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Presentazione editoriale - Giovedì 19 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Presentazione Yogurt magazine

Yogurt, proiezione cartacea di Yogurtmagazine.com  si discosta dai consueti paradigmi editoriali, affermandosi piuttosto come una proposta curatoriale aperiodica, la cui ambizione è coltivare l’unicità dell’approccio autoriale, proponendo narrazioni che coltivino linguaggi visuali  inaspettati.

In questa uscita ci siamo soffermati sul corpo:  involucro e catalizzatore delle nostre pulsioni.

Antimatter è  quindi l’intenso viaggio visivo di quattro autori, il cui sguardo perturbante frantuma i paradigmi stessi dell’estetica fotografica, trasmutando il corpo in un simulacro, disgregato metafisicamente, violentemente carnale, suggerito o imposto, ma sempre presente.

Autori:
Dirk Braeckman
Julie Van Der Vaart
Fosi Vegue
Tian Doan Na Champassak


Yogurtmagazine.com

La Fattoria della Piana
Il cambiamento, tutto intorno a noi - Giovedì 5 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

CONCORSO STORIE DI ECONOMIA CIRCOLARE

Giovedì 5 aprile ore 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il
CONCORSO STORIE DI ECONOMIA CIRCOLARE – Il cambiamento, tutto intorno a noi
Intervengono:
Marica Di Pierri – presidente CDCA
Alessandra De Santis – coordinatrice equipe di ricerca progetto Storie di Economia Circolare
Emiliano Mancuso e Federico Romano- fotografi e autori Storia Pilota “Fattoria della Piana”
Presentazione dell’iniziativa
 
Un concorso a premi annuale per videomaker, fotografi, giornalisti e scrittori e un Atlante web che censisce e racconta le esperienze di Economia Circolare in Italia: sono i due strumenti dedicati alla cittadinanza e agli addetti ai lavori nel campo dell’informazione dal progetto Storie di Economia Circolare. L’obiettivo: stimolare coscienza diffusa sull’entità e le conseguenze della crisi ambientale attuale e l’urgenza di orientare alla sostenibilità tanto il modo di produrre che di consumare. In particolare, il Concorso a premi Storie di Economia Circolare è rivolto a giornalisti, videomaker, fotografi, scrittori, storyteller. Il concorso è uno strumento per sostenere ed incoraggiare chi è impegnato nel racconto, attraverso i vari linguaggi espressivi, di buone pratiche in campo economico e sociale. Raccontare storie di economia virtuosa è al contempo utile strumento per valorizzare l’impegno delle imprese impegnate in processi produttivi a basso impatto e per sensibilizzare il pubblico ad un consumo critico e sostenibile. Il concorso avrà cadenza annuale e prevede 4 categorie di prodotti culturali, ciascuno incentrato su una diversa forma espressiva: video, foto, radio e scrittura. Dopo una fase di votazione popolare on line, una giuria tecnica di qualità provvederà a proclamarne i vincitori. Le storie vincenti saranno proposte a testate e media nazionali.
Nel corso dell’incontro sarà presentato il progetto e saranno forniti tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione e le finalità dell’iniziativa.

 


Il concorso è patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
ISCRIZIONE GRATUITA
SCADENZA INVIO MATERIALI: 31 MAGGIO 2018

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Presentazione editoriale - Giovedì 22 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Vento e Il Melograno

un libro di Maurizio G. De Bonis e Orith Youdovich
interverrà Claudio Corrivetti/Postcart

Giovedì 22 marzo ore 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro Il vento e il melograno – fotografia contemporanea israeliana di Maurizio G. De Bonis e Orith Youdovich.

All’appuntamento interverrà Claudio Corrivetti della casa editrice Postcart edizioni.

L’evento sarà basato su un percorso analitico e divulgativo (con visione di numerose immagini), comparazioni e approfondimenti sui singoli artisti e sull’intero movimento fotografico israeliano.

Il vento e il melograno. Fotografia Contemporanea Israeliana rappresenta un approfondimento critico relativo ai maggiori fotografi israeliani attivi negli ultimi trent’anni e costantemente presenti in numerose manifestazioni internazionali. Si tratta di una selezione di artisti, tra i molti che hanno contribuito allo sviluppo della scena di Israele, in grado di evidenziare un fenomeno creativo che oltrepassa, a causa del suo spessore culturale, della varietà di stili e di poetiche, i confini nazionali. Il risultato di questa ricerca sul campo durata alcuni anni, basata su ripetuti incontri nonché su lunghe visite agli studi dei fotografi, ha così evidenziato la vivacità e le innumerevoli sfaccettature di un movimento fotografico tra i più prolifici, stimolanti e moderni del panorama contemporaneo.

 

I fotografi presenti nel libro: Ilit Azoulay, Oded Balilty, Yair Barak, Deganit Berest, Yossi Breger, Elinor Carucci, Michal Chelbin, Barry Frydlender, Ori Gersht, Uri Gershuni, Pesi Girsch, Gaston Zvi Ickowicz, Vardi Kahana, Shai Kremer, Naomi Leshem, Ohad Matalon, Adi Nes, Gilad Ophir, Orit Raff, Simcha Shirman, Tal Shochat, Yanai Toister, Orit Siman-Tov, Pavel Wolberg, Sharon Ya’ari, Anna Yam, Lee Yanor

 

Danakil

Visita guidata alla mostra "Dancalia"

con il geologo guida Kailas Nicolas Martinoli

Il 16 marzo alle 18 negli spazi di Officine Fotografiche, il geologo – guida Kailas, Nicolas Martinoli, proporrà la visita guidata della mostra, raccontando le esperienze di viaggio, le sensazioni, le emozioni di un territorio in continua trasformazione. 

Nel febbraio 2016, Kailas Viaggi e Trekking ha organizzato e accompagnato il viaggio in Dancalia del fotografo Andrea Frazzetta.

Le fotografie di Andrea Frazzetta commissionate e pubblicate sul New York Times, vengono esposte nell’estate 2017 al Cortona On TheMove il festival internazionale di fotografia, per poi essere ospitate negli spazi di Officine Fotografiche in autunno a Milano e dal 23 febbraio 2018 a Roma.

Situata nel Nord Est dell’Etiopia, la vasta depressione della Dancalia è l’anello di congiunzione di tre placche tettoniche in costante espansione. Nell’attraversarla si scoprono aree geotermiche con sorgenti di acque calde a diverse temperature e fortemente mineralizzate, numerosi vulcani caratterizzati da lave molto liquide e ricche di gas.

Le fotografie testimoniano la meraviglia del luogo con le infinite distese di sale, i laghi dai mille colori sempre diversi e in continua trasformazione.

Un ambiente tra i più vulnerabili ed inospitali del pianeta – terra degli Afar, un popolo nomande, capace di  sopravvivere alla quasi totale mancanza di vegetazione e a temperature che possono raggiungere i 48 gradi.

©Lina Pallotta
Ciclo di incontri - martedì 13, lunedì 19 martedì 20 marzo 2018 ore 19 - Officine Fotografiche Roma

IMPARI OPPORTUNITÁ. Riflessione sul rapporto tra fotografie e genere

a cura di Lina Pallotta
Tre appuntamenti con: Raffaella Perna, Samantha Marenzi, Simona Filippini e Lina Pallotta.

In occasione del mese della donna, OF propone 3 incontri che confrontano il problema della paritá, di rappresentazione ed equitá, nel mondo della fotografia. Obiettivo è superare la cosiddetta sensibilizzazione, ma ampliare la comprensione della problematica e aumentare la conoscenza di figure fuori dalla comunicazione mainstream.

Femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale.

In un momento in cui le domande sui diritti, le responsabilità e i pericoli insiti nell’essere rappresentati e nel rappresentare gli altri, sono oggetto di riflessione in tutto il mondo, é necessario innescare una conversazione sul gap di presenza delle donne, abitualmente escluse o marginalinalizzate, sia nelle organizzazioni fotografiche, artistiche ed editoriali, sessisti nella loro selezione, che nella diffusione e divulgazione del lavoro stesso.

Il problema intrinseco nell’analizzare l’esclusione sulla base di genere, razza, sessualità e possibili categorie “altro” è che automaticamente si relega il gruppo in uno spazio separato, specchio della narrazione dominante che spesso esclude o ghettizza la molteplicitá di voci ed esperienze. Ma é dall’analisi di questa rapporto di potere che bisogna partire per costruire un inclusione culturale, lavorativa e sociale equa.

Per esempio, nel rapporto del WPP, The State of News Photography 2016 –

https://www.worldpressphoto.org/sites/default/files/upload/The%20State%20of%20News%20Photography%202016.pdf

Il sondaggio ha rilevato che, il gap di genere è pari all’incirca all’85% maschile e al 15% femminile.

James Estrin, fotografo e editore di Lens Blog del The New York Times osserva nell’articolo “Highlighting Women in Photojournalism”, https://lens.blogs.nytimes.com/2017/02/01/highlighting-women-in-photojournalism/ , che “le donne costituiscono la maggioranza degli studenti nei programmi di fotografia universitari e post-laurea e che molti dei migliori foto-editor sono donne”. Daniella Zalcman fondatrice di “Women Photograph,” dice “non c’è carenza di donne fotografe, solo una mancanza di un equa assunzione”. I numeri non mentono!

 

Martedì 13 Marzo, ore 19
Raffaella Perna

Riflessioni attorno a una mostra: la fotografia delle donne nella Collezione Donata Pizzi

L’incontro propone una riflessione sulla fotografia delle donne in Italia a partire dall’esperienza della mostra L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2015, tenutasi tra il 5 ottobre 2016 e l’8 gennaio 2017 alla Triennale di Milano, in cui è stata presentata per la prima volta la Collezione Donata Pizzi, costituita con lo scopo di valorizzare e promuovere la ricerca fotografica di alcune tra le più significative interpreti nel panorama italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi. Nell’incontro verranno presi in esame i criteri storico-critici che hanno guidato la selezione delle opere, l’allestimento, la cura del catalogo e la comunicazione dell’evento, mettendo a fuoco le metodologie e le questioni di carattere teorico e pratico emerse durante l’organizzazione della mostra. Qual è il significato di operare, oggi, una selezione in base al sesso? Quali ricadute ha sul piano culturale, estetico e politico una scelta siffatta? Da questi interrogativi muove l’incontro, che intende riflettere sul rapporto tra fotografia e genere, e sulla formazione di un racconto della storia fotografica alternativo a quello dominante, che tuttora marginalizza la presenza femminile.

Raffaella Perna è dottore di ricerca in storia dell’arte. Dal 2016 è professore a contratto di storia dell’arte contemporanea all’Università di Macerata. I suoi studi si sono concentrati sull’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta e sui rapporti tra arte, fotografia e femminismo, argomenti a cui ha dedicato diversi saggi, conferenze e i libri: Piero Manzoni e Roma (Electa, 2017); Pablo Echaurren. Il movimento del ’77 e gli indiani metropolitani (Postmedia Books, 2016); Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta (Postmedia Books, 2013); In forma di fotografia. Ricerche artistiche in Italia tra il 1960 e il 1970 (DeriveApprodi 2009). È inoltre curatrice dei volumi: Ketty La Rocca. Nuovi studi (con F. Gallo, 2015); Etica e fotografia. Potere, ideologia e violenza dell’immagine fotografica (con I. Schiaffini, 2015); Il gesto femminista. La rivolta delle donne: nel corpo, nel lavoro, nell’arte (con I. Bussoni, 2014) e Le polaroid di Moro (con S. Bianchi, 2012). Ha curato mostre in gallerie e spazi pubblici (Triennale di Milano, Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, Auditorium Parco della Musica di Roma, Scala Contarini del Bovolo di Venezia, Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell Sapienza di Roma). 

Lunedì 19 Marzo, ore 19
Samantha Marenzi

Donne che ritraggono le donne: tre esempi celebri dalla storia profonda della fotografia

Nell’ambito dei seminari Storie della fotografia per Fotografia e donna, aperto in via eccezionale al pubblico 

Un piccolo seminario sul meccanismo del ritratto al femminile che usa l’immagine come uno specchio e trasforma muse e celebrità dei primi decenni del secolo in fragili e meravigliosi esseri umani. Tre esempi bastano a disegnare la mappa di intere storie della fotografia del Novecento venate dalla presenza femminile. I ritratti di Lotte Jakobi a Valeska Gert (ca. 1930), di Dora Maar a Nusch Eluard (1935), e di Martine Franck a Lily Brik (1976).

Samantha Marenzi è docente di Iconografia del teatro e della danza al Dams dell’Università Roma Tre, dove sta concludendo il suo terzo anno da assegnista con un progetto di ricerca sui rapporti tra arti visive e performative.  Specializzata in fotografia analogica e antiche tecniche di stampa, realizza e organizza mostre, cura progetti di diffusione della cultura e delle pratiche della fotografia. Insegna stampa analogica in bianco e nero, fotografia di scena, storia della fotografia del Novecento.

 

Martedì 20 Marzo, ore 19                 

Simona Filippini
Istantanee dall’Iran – Il possibile incontro con una cultura altra attraverso le immagini pubblicate su Instagram dalle giovani fotografe iraniane

 

Lina Pallotta
Fotografe afro-americane

 

Istantanee dall’Iran  – Il percorso proposto da Simona Filippini nasce dalla visione e selezione di diversi profili di Instagramers iraniane presenti nel progetto #1415IRAN della piattaforma 1415mobilephotographers.com, un percorso guidato dalla curiosità di scoprire un luogo mai visitato, ma non sconosciuto, attraverso lo sguardo delle giovani donne che vi vivono in un momento storico cruciale a livello globale sui temi delle libertà individuali delle donne e della parità di genere.

 

Fotografe afro-americane – Pioniere dell’esplorazione e critica culturale, sociale, relazionale e politica, il lavoro delle fotografe-artiste afro-americane è lo spazio dove critica e riflessione sullo stato del mondo e le problematiche legate alla rappresentazione visiva diventano resistenza attiva.

Raccontare le storie e produrre immagini in prima persona, è la priorità che sfida la lunga eredità di rappresentazioni razziste e sessiste del mondo afro-americano. Un riappropiarsi del discorso che ri-costruisce identità e autoaffermazione.

Simona Filippini si occupa di fotografia dal 1986. Pubblica i suoi ritratti, reportage e testi su riviste italiane e straniere, partecipa a mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Fonda nel 2008 l’Associazione Culturale “Camera21, fotografia contemporanea”.

Collabora con numerosi istituti scolastici sul territorio nazionale, organizzando laboratori di educazione all’immagine e corsi di fotografia. E’curatrice di mostre e ideatrice di progetti fotografici e co-regista di cortometraggi.

www.simonafilippini.it

Lina Pallotta, classe 1955, fotografa campana, vive tra NY e Roma. Nel 1990 si diploma in Fotogiornalismo e Documentario Fotografico all’ICP-International Center of Photography di New York. Ha lavorato per l’agenzia Impact Visuals Agency (NY) e dal 1992 al 2002 per l’Agenzia Grazia Neri di Milano.
Ha pubblicato per varie riviste nazionali e internazionali. Numerose le mostre personali e collettive, in Europa e America, tra le quali al Queens Museum of Art (New York) e a L’Atelier de Visu (Marsiglia). Tra i premi ottenuti The Catalogue Project 1998 della New York Foundation for the Arts.
Ha pubblicato “Shattering Myths And Claiming The Futur” (2002); “Piedras Negras” (1999); “ImmaginAction-poesia in movimento” (1999); “I’m from Lower East Side” (1998). Dal 1990 ha insegnato e tenuto stage per diversi istituti come l’ICP e l’Empire State College di New York.

immagine utilizzata in copertina è di ©Lina Pallotta.

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Presentazione editoriale - Giovedì 15 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

STILL EUROPE di Luca Nizzoli Toetti

Interviene all'incontro Claudio Corrivetti

 L’uniformità e il vuoto culturale.  E contro tali due orchi che è necessario dichiarare e condurre in maniera netta una guerra all’ultimo sangue, per salvare la “ricchezza della differenza” che caratterizza tutto quanto c’è di importante nella cultura umana.

Zygmunt Bauman

Dopo “ALMOST EUROPE”, il primo libro di Luca Nizzoli Toetti, un viaggio alla ricerca dell’Europa, da Kaliningrad a Istanbul, lungo la “Cortina blu”, il nuovo confine disegnato dopo l’allargamento a est della Comunità Europea.

Postcart Edizioni è lieta di presentare “STILL EUROPE”, il secondo volume della trilogia sull’Europa di LNT, un viaggio alla riscoperta dell’Europa, alla ricerca del minimo comune denominatore che definisce il Vecchio Continente.

Con un testo di Francesco Acerbis e di Zygmunt Bauman, 128 fotografie che ci accompagnano nella straordinaria normalità di un’Europa fatta prima di tutto di persone che si muovono, si incontrano, dialogano e imparano a conoscersi. 3 primavere, 3 viaggi, 16000 km in treno, 39 città a piedi, un fotografo.

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Presentazione editoriale e incontro - giovedì 1 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Selfie&cibo - La grande abbuffata 3.0

di Loredana De pace
Editore: emuse

TUTTO PER UNA RAGIONE. DIECI RIFLESSIONI SULLA FOTOGRAFIA

di Loredana De Pace

Di fronte al titolo di questo libro viene spontaneo domandarsi: qual è questa ragione?

La prima risposta è strettamente connessa alla meravigliosa duttilità dell’immagine fotografica.

Le altre ragioni che hanno portato l’autrice, Loredana De Pace, a riflettere sulla fotografia, sono raccontate in ciascuno dei dieci capitoli attraverso le immagini, le considerazioni, gli interrogativi, gli approfondimenti, pagina dopo pagina.

Dieci i capitoli, dieci i ragionamenti su altrettanti temi che la fotografia sfiora, tocca, attraversa.

Nate anche attraverso il lavoro corale di autorevoli menti (sociologi, psicologi, filosofi, direttori di festival e di musei, esperti di fotografia) che, a vario titolo, hanno partecipato alla riflessione, le pagine si sono riempite di considerazioni, domande e forse anche di qualche risposta.

Ma soprattutto, della possibilità di sviluppare una personale visione e coltivare senso critico, partendo ciascuno dalla propria ragione.

Loredana De Pace è giornalista pubblicista, curatrice indipendente e, quando sente di avere qualcosa da dire, anche fotografa. Scrive da quattordici anni per la testata FOTO Cult – Tecnica e Cultura della Fotografia. Ha collaborato con vari media on line dedicati alla cultura e alla fotografia. Cura l’archivio dell’autrice Gina “Alessandra” Sangermano; partecipa a giurie di premi nazionali e internazionali e letture portfolio.

Collabora con associazioni culturali nell’organizzazione di eventi e conferenze sulla fotografia e partecipa alla realizzazione di progetti editoriali.

Come fotografa, ha esposto il reportage El pueblo de Salinas, Ecuador: il piccolo gigante (2011) che è anche un libro con introduzione di Luis Sepúlveda, Sono un cielo nuvoloso (2014, Galleria Interzone-Roma), Qualcosa è cambiato (Priverno, 2017).

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Presentazione editoriale - Martedì 27 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Destino Final

fotografie di Giancarlo Ceraudo
Interviene Marco Pinna, redattore del National Geographic Italia e in collegamento skype Miriam Lewin, giornalista e co-autrice dell'inchiesta

Martedì 27 febbraio all 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro “Destino Final” di Giancarlo Ceraudo. Ingresso libero.

“Destino Final” è un’espressione in lingua spagnola usata dai piloti nei voli di linea per indicare il luogo di arrivo di un aereo. “Destino Final” è anche un lungo lavoro, iniziato intorno al 2003, che unisce fotografia e indagine e che ha portato il fotografo Giancarlo Ceraudo, insieme alla giornalista Miriam Lewin, ex-desaparecida, al ritrovamento degli aerei e dei piani di volo usati dalla giunta militare argentina, dal 1976 fino al 1983, per eliminare gli oppositori al regime.

Per circa 5.000 persone “Destino Final” ha assunto un significato atroce: drogate, prive di sensi, caricate su aerei militari, tristemente noti come i “voli della morte”, venivano gettate, ancora vive, nell’Oceano Atlantico, la loro destinazione finale. Solo alcuni dei loro corpi sono stati recuperati.

Ceraudo e Lewin hanno condotto un’indagine che ha portato alla scoperta, dopo più di 30 anni, di cinque aerei della Marina argentina utilizzati per i “voli della morte” e i piani di volo dettagliati conservati a bordo. Gli aerei sono stati trovati nelle città argentine di Buenos Aires e Bahia Blanca (due velivoli modello Lockheed Electra) e in Lussemburgo, Inghilterra e Fort Lauderdale negli Stati Uniti (tre velivoli modello Short Skyvan).

I piani di volo includevano il modello dell’aereo, il numero di serie, la data di volo, l’itinerario, il nome del pilota, la durata della missione: tutto era stato registrato. Questi documenti hanno rappresentato un’incredibile e preziosa prova d’accusa consegnata alla giustizia argentina.

Tra l’8 e il 10 dicembre 1977, alcune Madri di Plaza de Mayo, due suore francesi e altri attivisti per i diritti umani furono sequestrati dopo un incontro nella Chiesa della Santa Cruz a Buenos Aires, portati alla ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada), il campo di concentramento più grande durante la dittatura argentina, torturati e gettati vivi da uno dei voli della morte, presumibilmente dal volo del 14 dicembre 1977. Pochi giorni dopo il sequestro, l’Oceano ha restituito alcuni dei loro corpi, ritrovati sulla spiaggia di Santa Teresita, 300 chilometri a sud di Buenos Aires.

Incrociando le perizie medico-legali sui corpi, i pubblici ministeri conclusero che le vittime erano state gettate dallo Skyvan PA51 ritrovato da Ceraudo e Lewin a Fort Lauderdale in Florida.

Il 12 aprile 2011, a seguito dell’esame di queste prove, e in particolare dei piani di volo ritrovati, un procuratore della corte di Buenos Aires ha chiesto l’arresto di Enrique José De Saint Georges, Mario Daniel Arru e Alejandro Domingo D’Agostino, tre dei piloti presumibilmente al comando del volo della morte operato dallo Skyvan PA51 la notte del 14 dicembre 1977.

Dopo cinque anni in carcere in attesa di giudizio, il 29 novembre 2017 Arrù e D’Agostino sono stati condannati all’ergastolo (Enrique José De Saint Georges è deceduto in carcere per cause naturali nel febbraio del 2017) nell’ambito della Megacausa ESMA, il maxiprocesso per la morte dei desaparecidos e per tutti i crimini commessi durante gli anni della dittatura che si è concluso con 48 condanne.

Nel corso degli anni Giancarlo Ceraudo è stato in numerosi centri clandestini di detenzione e morte, ha lavorato con le Madri di Plaza de Mayo e con gli antropologi forensi e ha fotografato alcuni dei sopravvissuti.

“Destino Final” racconta un appassionante lavoro di indagine che ha squarciato il velo su una delle pagine più tristi della storia recente, non solo argentina.

 

 

 

Giancarlo Ceraudo è un fotografo documentarista nato a Roma. Ha una formazione accademica in antropologia e lavora indagando questioni sociali, ambientali e legate ai diritti umani. Dal 2001 si occupa di America Latina, raccontando molti dei principali eventi e cambiamenti che hanno investito il Continente. Ha lavorato, inoltre, in Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

Il suo lavoro è ampiamente pubblicato sulla stampa italiana e internazionale e le sue immagini fanno parte della collezione permanente del Maxxi.

“Destino Final”, il lavoro a cui si è dedicato per oltre dieci anni, è un’inchiesta sulla dittatura argentina condotta insieme alla giornalista Miriam Lewin, sopravvissuta ai campi di concentramento, con cui è riuscito a rintracciare gli aerei dei “voli della morte” usati per gettare in mare i corpi narcotizzati dei desaparecidos. L’inchiesta ha portato all’arresto di quattro persone, tre piloti e un civile, ancora in attesa di giudizio. Nel 2015 “Destino Final” è arrivato finalista all’Eugene Smith Grant e nel 2017 è stato pubblicato da Schilt Publishing.

 

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Presentazione multimediale - mercoledì 21 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

RELOCATED IDENTITIES

fotografie di Alessio Cupelli

Mercoledì 21 febbraio, alle ore 19 a Officine Fotografiche si terrà la presentazione del progetto multimediale RELOCATED IDENTITIES, realizzato dall’organizzazione umanitaria italiana INTERSOS e finanziato dal Dipartimento per la protezione civile e gli aiuti umanitari della Commissione europea (ECHO).

Interverranno, insieme agli operatori di INTERSOS, il fotografo Alessio Cupelli e la giornalista Maria Cuffaro.

Centinaia di migliaia di rifugiati siriani vivono in Giordania senza documentazione legale e civile. Sono invisibili, stanno perdendo le loro identità, sono esposti a varie forme di sfruttamento e abuso, oltre al rischio di essere trasferiti con la forza nei campi o deportati in Siria. Raccogliere le loro storie, a quasi sette anni dall’inizio della guerra in Siria, significa sottrarre le loro esistenze al silenzio.

Il racconto multimediale, raccolto nel sito relocatedidentities.intersos.org, documenta le esperienze personali di uomini, donne e bambini che lottano per salvaguardare la propria identità di esseri umani e proteggere i propri diritti e la propria libertà.

Storie e interviste uniche delle famiglie di rifugiati siriani che affrontano la sfida di regolarizzare lo stato della propria documentazione legale e civile, raccolte da Alessio Cupelli e dalla produttrice multimediale Katia Marinelli nelle settimane trascorse con gli operatori di INTERSOS in Giordania.

Nel corso della presentazione del 21 febbraio oltre a contributi fotografici, video proiezioni e testimonianze dal vivo, sarà possibile usufruire di due postazioni per navigare direttamente il sito.

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Presentazione editoriale - martedì 23 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

The fabulous destiny of Dainaly

Fotografie di Liliana Ranalletta
progetto a cura di DER*LAB
book project: Irene Alison
art direction Alessandra Pasquarelli
production: Antonella Sava
communication: Francesca Avallone

Martedì 23 gennaio alle 19 a Officine Fotografiche Roma presenteremo il libro The fabulous destiny of Dainaly di Liliana Ranalletta a cura di DER*LAB. 

Dainaly ha 24 anni, ama gli elefanti e la sua “casa” è il circo. Dainaly è speciale. È speciale perché il suo cielo è un tendone a strisce, la sua stanza è in una roulotte, e suo fratello è un supereroe. Ma è speciale anche perché è autistica. Per il mondo di fuori, Dainaly è “diversa”. Ma che significa essere “diversi” nel confine del circo, dove Dainaly da sempre vive, circondata dall’amore di sua madre e dei suoi nonni, felicemente sospesa sul filo di un’immaginazione che la fa volare insieme agli acrobati e che non le fa temere i leoni, chiusa nel suo universo interiore ma integrata in un mondo nomade in cui la diversità non fa paura?

Il Favoloso Mondo di Dainaly di Liliana Ranalletta, nuovo photobook curato da DER*LAB, è il racconto del suo quotidiano in questo reame di meraviglia e stupore, in bilico tra luce e ombra, segatura e polvere di stelle.

 

 

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Presentazione nuovo numero della rivista - Mercoledì 31 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - incontri di Fotogiornalismo

Mercoledì 31 gennaio alle 19 riprendono gli incontri di presentazione della  rivista Il Reportage. Intervengono: Floriana Bulfon, giornalista, Viviana Berti, fotografa, Angelo Mastrandrea, giornalista. Modera l’incontro: Riccardo De Gennaro, direttore il Reportage.

Ad aprire il primo numero di Reportage del 2018 trovate un’intervista al grande scrittore inglese Ian McEwan, che parla dei suoi libri e dei problemi del Regno Unito. L’autore è Angelo Mastrandrea.

Il primo servizio, invece, è quello di copertina: la blindatissima Corea del Nord come l’ha vista e fotografata Filippo Venturi, compresi i retroscena. Segue un reportage negli allevamenti di salmoni in Norvegia, tra aumento della produzione e rischio malattie. Lo firma Marcello Rossi, le foto sono di Alessandro Iovino.

Con Samuel Bregolin, invece, andiamo in Spagna, dove è particolarmente sviluppato e cresce ogni giorno un movimento femminista che non conosce confini tra Madrid e Barcellona e che oggi lotta in particolare contro la violenza sulle donne e i femminicidi. In Tunisia, invece, la Primavera è lontanissima, il regime è nuovamente repressivo ed è qui, infatti, che si è formato il più recente flusso di migranti che cercano la libertà attraversano il Mediterraneo (il reportage è di Federica Tourn, le foto di Stefano Stranges).

Il portfolio centrale è dedicato all’insospettabile squadra di cricket dello Stato del Vaticano, squadra che partecipa, sotto le insegne del cattolicesimo, a un campionato dove sfida i team anglicano, musulmano e induista. L’autrice è Viviana Berti, che ha recentemente scelto di affiancare alla ritrattistica il fotoreportage. Con Flaviana Frascogna restiamo in Europa e voliamo in Polonia, un Paese che oggi ha due facce: quella della crescita economica e quella del fascismo montante, anche a causa di un governo di estrema destra. A Misnk, la capitale della Bielorussia, invece, il pericolo dell’Onda nera non esiste. Come raccontano la giornalista Angela Gennaro e il fotografo Andrea Di Biagio, i giovani imitano, nel possibile, i modi di vita degli occidentali e non si interessano alla politica.

Chiudono tre servizi dall’Italia. Il primo riguarda tre navi cargo, una russa e due ucraine, che sono ormeggiate e abbandonate da moltissimi anni nel porto di Ravenna. Il rischio, come raccontano Chiara Bissi e Alessandro Mazza, l’autore delle foto, è che affondino. La giornalista d’inchiesta Floriana Bulfon ci spiega, tramite interviste ad esperti, magistrati e investigatori, l’infondatezza della tesi secondo la quale i terroristi dell’Isis non colpiscono l’Italia grazie a un patto di scambio sulle armi e la droga con la mafia. Il secondo portfolio è di Christian Mantuano e racconta del progressivo declino fisico di Silvio Berlusconi, tornato nuovamente in campo per le elezioni del 3 marzo, ma ormai la caricatura di se stesso.

Non mancano le consuete rubriche di Maria Camilla Brunetti (“Un autore un libro”, breve intervista con Davide Orecchio) e di Valerio Magrelli, oltre all’editoriale di Riccardo De Gennaro (dedicato questa volta allo sdoganamento “elettorale” dell’estrema destra) e alle cinque recensioni di libri. Il racconto è di Mario Andrea Rigoni, la foto vintage ricorda un grande giorno, quello dell’arresto di Totò Riina, deceduto pochi mesi orsono. E per questo primo numero è tutto. Abbonatevi per il 2018, ne vale la pena.

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Incontro - martedì 30 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

"La fotografia é altrove? Discussione sulla relazione tra la fotografia e l’esotico”.

In occasione della mostra “Canindé – L’anima francescana del Brasile” martedì 30 gennaio alle 19 in sala espositiva ospitiamo un incontro che vuole essere uno scambio di idee su come ciascuno affronta il problema di “dove e cosa fotografare”, prendendo spunto dalle esperienze di due fotografi viaggiatori: Dario De Dominicis e Giorgio Negro.

La fotografia, come ogni forma d’arte, non poggia su verità assolute, ma lascia a ciascuno la libertà di scegliere il proprio processo creativo.

Questa libertà spesso porta il fotografo a guardare lontano, forse troppo, a cercare il “diverso” o “l’esotico”, e a considerare tutto ciò  che è vicino e quotidiano come banale o poco ispiratore.

Ingresso libero.