The Architecture of silence

Steven Seidenberg

Invito Seidenberg

Between 1952 and 1972, the Italian government implemented a land reform policy in a few key agrarian centers of the countryside, known as the Riforma Fondiaria. Funded by the Marshall Plan, the program placed land in the possession of impoverished families, but did so without the infrastructure necessary to make the small holdings sustainable. This failure brought about a mass migration into the developing industrial North, leaving dozens upon dozens of post-war, often cast-concrete structures abandoned in the now machine cultivated fields.

In 2017, photographer Steven Seidenberg began exploring the landscapes, material culture, and remaining structures of this failed program in the vast agricultural areas of Basilicata and Puglia. The resultant series of images, collected for the first time in this volume, is not simply documentary, but presents the imperiled remnants of these absent lives in the form of hauntingly beautiful, painterly compositions. Again and again, these photographs reveal a poetic fragility that compels a primordial empathy in the viewer, drawing our attention to the lives destroyed through the Riforma, and thereby evoking the elemental complexity of loss and its aftermath the world over.

The photographs are collected in the book The Architecture of Silence: Abandoned Lives of the Italian South, published by Contrasto. Join us on June 20 at 6.30pm  for a discussion of Steven Seidenberg’s work and a book presentation with Alessandra Mauro of Contrasto.

Biennale Itinerante del Sociale - 4 maggio - Officine Fotografiche

Biennale Itinerante del Sociale

BIS 2024 - LOCANDINA DIGITAL GENERALE

Cos’è BIS – Biennale ITINERANTE del Sociale?

BIS è uno spazio di risonanza internazionale: mostre, proiezioni, podcast, Talk, laboratori, mostre, tavole rotonde, presentazioni di libri. Contenuti innovativi, aggiornati e sempre accessibili.

Anche le piccole storie richiedono una grande audience!

BIS attua una lettura artistico-socio-culturale dei diritti umani e dell’impegno civile. Predilige contenuti che sensibilizzino la comunità globale ai temi dell’integrazione e marginalità sociale, dell’identità di genere, della salute mentale e ambientale.

Sono temi di natura “sociale”, quelli che parlano dei pochi ai molti.

Perché BIS?

BIS perché la società non deprivi ma aggiunga, perché lo spazio pubblico del sociale sia davvero comune e condiviso.

BIS ha l’obiettivo di scoprire, sostenere e promuovere la produzione di fotograf* e documentarist*.

BIS si concentra sul linguaggio artistico visivo ed audiovisivo: far parte della società vuol dire riconoscersi in una biografia collettiva. Queste espressioni artistiche sono in grado di sintetizzare, divulgare e rendere accessibili complessi nodi storici.

NON ESISTE STORIA SENZA TESTIMONI, I TESTIMONI SONO LE NOSTRE STORIE.

BIS si interessa di quelle storie che prendono posizione, che irrompono nella nostra vita segnandone l’immaginario ed indirizzando le nostre azioni.

BIS-BIS-BIS!

Perché vogliamo rievocare, ricordare e ripeterci che la società è un intreccio fitto di individualità, ognuno forma e deforma questo tessuto sociale senza il quale sarebbe impossibile qualsiasi forma di vita. Pachamama ritiene che siano proprio le artist* nel quadro complessivo della struttura sociale a svolgere il ruolo di interpreti e/o antagonisti della pluralità, ed è proprio a loro che poniamo i nostri interrogativi.

BIS vuol dire dare una chance, ancora una volta e una volta ancora. Vogliamo sostenere e dare visibilità a quei progetti a impatto sociale che sono rimasti incompiuti o privati, attualizzare ciò che c’è o che potrebbe nascere nel futuro: essere la Pachamama con cui poter crescere e in cui riconoscersi.

 

L’associazione culturale Pachamama si impegna nella ricerca di un equilibrio equo ed etico fra pratica curatoriale, divulgazione dei diritti umani, ambientali e animali.

PROGRAMMA DA SCARICARE

dal 6 al 20 aprile 2024 - 6 aprile - Officine Fotografiche Roma

Premio Giuseppe Primoli

Premio Primoli_web

La Fondazione Primoli assegna ogni anno tre premi internazionali dedicati alla figura del suo fondatore Giuseppe Primoli per promuovere giovani talenti: un premio per la fotografia; due premi letterari, per il romanzo e per la poesia, in lingua italiana e francese.

I riconoscimenti sono assegnati da commissioni che si fanno un punto d’onore nell’essere indipendenti da logiche editoriali o accademiche. A garantire l’autorevolezza dei premi è la Fondazione Primoli, che svolge la sua attività da quasi un secolo. A guidarla sono stati tra gli altri Mario Praz, Ettore Paratore e Massimo Colesanti. L’attuale presidente è Roberto Antonelli, autorevole filologo e presidente dell’Accademia dei Lincei.

Il prossimo 5 aprile presso le Officine fotografiche (via Giuseppe Libetta, 1), alle ore 18,00 saranno consegnati i premi per la fotografia 2023 e saranno esposti i progetti premiati.

Il primo premio, pari merito, è stato assegnato ai progetti fotografici Choice di Pietro Calligaris e Intersezioni di mondi di Emma Graziani.

Entrambi gli autori – si legge nella motivazione – hanno saputo dare un’interpretazione personale del tema proposto dal bando, attraverso l’utilizzo di uno spazio scenico esterno, un’opera immersiva come il cretto di Burri in Choice e un luogo non luogo come una spiaggia in Intersezioni di mondi. Inoltre, entrambi i progetti presentano omogeneità estetica, coerenza narrativa e notevoli qualità tecniche, pur differenziandosi nel metodo.

La giuria ha, inoltre, assegnato una menzione speciale a Straticore di Zoe Ferrara per la capacità di entrare nel tema del bando con notevoli capacità estetiche e tecniche attraverso riferimenti pittorici.

I premiati

 

Pietro Calligaris (Monfalcone 1999), fotografo freelence impegnato nella ritrattistica, fotografia concettuale, fotografie di scena, ritrattistica, editoriale.

Laureato in Filosofia all’università di Bologna, si è formato all’accademia di Belle Arti di Palermo, lavorando al contempo ai propri progetti fotografici e collaborando nell’ambito dell’associazionismo.

 

Emma Graziani (Lugo 1997) dopo il diploma in Comunicazione visiva e pubblicitaria nel 2017 ha conseguito la laurea triennale in Progettazione artistica per l’Impresa indirizzo Fotografia alla LABA di Rimini nel 2020, nel 2022 ha ottenuto il diploma in Fotografia e Video di Scena all’Accademia Teatro alla Scala.

Da quest’ultima esperienza ha deciso di approfondire il suo percorso formativo nel mondo dello spettacolo dal vivo iscrivendosi al Master “IKONA. Produzione, curatela digitale e valorizzazione dell’audiovisivo dello spettacolo dal vivo” dell’università di Bologna.

Dal 2011 ad oggi ha frequentato diversi corsi di fotografia, progetti e workshop.

 

Zoe Ferrara (Napoli 1997) nel 2017 conclude il primo percorso di studi di fotografia di ritratto e post produzione, diplomandosi presso la Scuola internazionale di Comics di Napoli. Nel 2023 conclude gli studi accademici quinquennali in Fotografia come Linguaggio d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Precedentemente attende workshop incentrati sul ritratto ambientato con Giuseppe Palmisano nel 2016 e Alessio Albi nel 2018.

 

Info mostra

 

La mostra sarà aperta dal 6 al 20 aprile dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 19.30. Ingresso libero

Per informazioni e immagini della mostra info@fondazioneprimoli.it

 

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Prima mostra fotografica su Luciano Ligabue - venerdì 9 febbraio ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

All Areas - Luciano Ligabue di Jarno Iotti

fotografie di Jarno Iotti

Un artista, anzi due. Uno dietro l’occhio della macchina fotografica, l’altro immortalato dall’obiettivo nella fugacità dell’istante. Così nasce ALL AREAS – LUCIANO LIGABUE, viaggio fotografico in 70 scatti più uno, attraverso il quale Jarno Iotti, fotografo appassionato e visionario, racconta il Liga nei vent’anni e oltre trascorsi insieme “su e giù da un palco”.

Jarno Iotti All Areas – Luciano Ligabue inaugurerà il 9 Febbraio 2024 alle Officijne Fotografiche di Roma e prosegue fino al 1 Marzo. Esposte 70 stampe in cornice, formato 40×30 cm, di scatti o sequenze che mostrano il musicista e cantante rock quasi sempre inconsapevole dell’obiettivo che lo inquadra, colto in attimi di pura verità, spesso sul palco, durante alcuni fra le migliaia di concerti vissuti nel millennio in corso, altre volte in momenti che solitamente restano inediti per il pubblico (ma anche per il soggetto fotografato), durante alcune delle migliaia di chilometri percorsi da Ligabue in questo infinito viaggio nella musica e nella vita. E da dove partire, se non dal primissimo scatto, quel “più uno”, che segna l’inizio della strada? Il filo impalpabile che guida il percorso è dato da ispirazione e visione, unite al raro dono di saper scomparire dietro l’obiettivo, caratteristiche che fanno di Jarno Iotti il fotografo capace come nessun altro di cogliere l’attimo fuggente nell’anima del musicista amico e concittadino. 

 

Ligabue, per la prima volta protagonista di una mostra fotografica a lui dedicata, nell’introduzione che dà inizio al viaggio chiosa: “Jarno mi è stato vicino per tanto tempo e, conoscendomi così bene, è riuscito a ritrarmi nella mia versione più vera, quella in cui “non sento” la macchina fotografica. Il risultato lo potete vedere in questa mostra di cui sono molto felice non tanto per me come soggetto (ma sì, poi, anche quello), quanto per lui come autore.

E devo ringraziarlo perché questa serie di scatti sono una specie di diario che non ho scritto io, ma che, ricordandomi dove sono stato e che cosa ho fatto, mi muove profonde emozioni”.



Jarno Iotti (Reggio Emilia, 1973) nasce come fotografo professionista agli albori del millennio, quando decide di reinventare la propria vita sull’onda di una passione – quella per la fotografia – coltivata fin da piccolo. “Il mio amore per la fotografia nasce da bambino, a dir la verità si può dire che sia stato un colpo di fulmine sulle rive del fiume Po, il giorno in cui rubai a mio padre una vecchia compatta dell’Olympus. Allora non sapevo sarebbe stato un amore duraturo, ma sul grande fiume scattai le mie prime foto e mai avrei immaginato che quella sarebbe diventata un giorno la mia professione. Nel 1999, dopo anni di lavoro come operaio, lascio un lavoro sicuro per mettermi totalmente in discussione entrando a far parte dello staff di Luciano Ligabue.

Un’esperienza, quella al fianco di Ligabue, durata oltre 20 anni e che mi ha permesso di riscoprire la passione per la fotografia affiancando l’artista nell’attività live e documentandola “su e giù da un palco”. Parallelamente sono cresciuto professionalmente partecipando a workshop e coltivando incontri unici nel mondo della musica (mia grande passione da sempre), del cinema e del teatro che mi hanno dato l’opportunità d’immortalare molti grandi artisti del panorama italiano. Ho poi rivolto lo sguardo e l’obiettivo anche verso ambiti diversi, portando il mio stile fotografico e le conoscenze acquisite in ogni nuovo progetto. Citando Luigi Ghirri, credo che la fotografia possa metterci in relazione con il mondo in maniera profondamente diversa”.

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29 FEBBRAIO “ALL AREAS” EVENTO FINISSAGE IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

Info mostra

All Areas – Luciano Ligabue
fotografie di Jarno Iotti
Inaugurazione
venerdì 9 febbraio ore 19
Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1
00154 – Roma

Orari mostra:

dal lun. al ven.
dalle 10.00 alle 19.00
sabato 10.00- 12.00 – domenica chiuso
Ingresso libero

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Mostra - Martedì 14 novembre ore 18.00 - Officine Fotografiche Roma

Volti della Pubblica Amministrazione

con le fotografie di: Andrea Boccalini, Daria Addabbo, Dario De Dominicis, Simona Filippini, Stefano Mirabella e Fabio Moscatelli.

Officine Fotografiche è stata incaricata dal Sistema dei Conti Pubblici Territoriali dell’Agenzia per la coesione territoriale di realizzare una serie di reportage sui mestieri della Pubblica Amministrazione in Italia. Sei indagini fotografiche su settori chiave per i servizi pubblici alla comunità mostrano come dietro ai dati sulla spesa pubblica ci sono le persone che ci lavorano.

I sei fotografi che hanno messo il loro sguardo al servizio di questo progetto sono Andrea Boccalini, Daria Addabbo, Dario De Dominicis, Simona Filippini, Stefano Mirabella e Fabio Moscatelli.

La mostra è visitabile Martedì 14 novembre dalle 18.00 in via Giuseppe Libetta 1.

Le analisi e i dati sul ciclo di vita della spesa pubblica italiana, che ogni anno il Sistema dei Conti Pubblici Territoriali produce e diffonde, hanno i volti di uomini e donne che ogni giorno dedicano il proprio lavoro ad attività utili per la comunità. Il ciclo parte dal versamento delle imposte e si conclude con la produzione di servizi, alcuni di carattere universale altri per categorie specifiche di cittadini. I dipendenti pubblici ottengono il legittimo compenso per il proprio lavoro grazie al contributo economico di tutti noi e per questo sono investiti di una grande responsabilità.
Ogni giorno incontriamo queste donne e questi uomini, ne incontriamo qualcuno per strada, nelle scuole, sugli autobus, nei presidi sanitari, nei parchi pubblici, nei quartieri più benestanti così come in quelli della marginalità. Incontriamo i loro gesti e i loro sguardi suscitano in noi emozioni contrastanti, fino alla solidarietà e persino gratitudine.
Vogliamo accompagnare i nostri dati e le nostre analisi con l’aiuto delle immagini, con brevi racconti fotografici in grado di rendere più vividi i numeri e le parole sulla spesa pubblica. I sei fotografi con i quali abbiamo lavorato hanno condiviso il punto di vista proposto: quello, appunto, del cittadino che incontra un dipendente pubblico che lavora per lui.
L’attenzione si è rivolta ad alcuni settori della spesa pubblica che i CPT misurano: trasporti, rifiuti, istruzione, sociale, ambiente, salute.
I fotografi Andrea, Daria, Stefano, Simona, Dario, Fabio hanno restituito immagini che conducono nei luoghi di lavoro e mettono in contatto con i volti di alcuni operatori pubblici. Scorrendo le pagine di questo libro rimane un segno che si fa memoria di tutte le volte che abbiamo incrociato uno di quei volti nei tanti incontrati.
Un segno che, fotografia dopo fotografia, si trasforma nella domanda su uno scenario alternativo: la loro possibile assenza. Un mondo nel quale i ragazzi non trovano l’insegnante in classe, il parco non viene curato, l’autobus non parte, il rifiuto non viene raccolto, la malattia non incontra il medico, la donna non trova assistenza.
Nel tentativo di rispondere a questa domanda allora i dati e le analisi sulla spesa pubblica prendono vita, si muovono, vanno incontro ai decisori politici e ai gestori degli uffici pubblici per esprimere la loro utilità: migliorare le politiche pubbliche, gestirle con efficacia ed efficienza, soddisfare i bisogni della comunità e dei lavoratori della pubblica amministrazione.
E sollecitano noi che lavoriamo per produrre conoscenza nei ventidue uffici della pubblica amministrazione che compongono il Sistema CPT, collocati in tutte le regioni italiane, a continuare il nostro lavoro e a innovarlo ogni qualvolta ne intuiamo la possibilità e l’urgenza. Noi che insieme abbiamo provato che la somma di tutti noi può far molto più del mero totale.
(Andrea Vecchia)Il progetto di Officine Fotografiche


A partire dalla sua invenzione la fotografia è stata il mezzo privilegiato a cui affidarsi per la documentazione delle attività umane, soluzione perfetta per essere testimone di traguardi raggiunti grazie alla semplicità dell’utilizzo e all’immediatezza della diffusione. In questo lodevole e ambizioso progetto commissionato da CPT la fotografia riguadagna il suo posto d’onore in quanto medium per mostrare, illustrare, e soprattutto comunicare. Ognuno dei sei settori oggetto di questa indagine è affidato ad un interprete: Daria Addabbo ha seguito una squadra di operatori ecologici durante le loro attività quotidiane, ma anche avvicinandosi con delicatezza ai momenti più intimi di preparazione e quelli della fine di una giornata.
Il lavoro di Andrea Boccalini ci conduce in un viaggio in alcune Scuole Superiori appartenenti a diverse zone della città di Roma, annullandone le distanze come se tutte le aule si affacciassero sullo stesso corridoio.
Le fotografie ci mostrano gli ultimi giorni di lezione prima dell’esame di maturità, e testimoniano quei legami stretti che si creano tra insegnanti e studenti.
Dario De Dominicis ha seguito, nelle lunghe giornate di giugno, il lavoro dei guardiaparco nel Parco Regionale dell’Appia Antica, per i quali la bellezza del contatto continuo con la natura corrisponde nella sua misura alla responsabilità della sua conservazione e trasmissione tramite le tante attività educative a cui danno vita.
Simona Filippini testimonia del lavoro quotidiano di un medico di base, il suo enorme impegno quotidiano su un territorio molto ampio in cui rappresenta un incrollabile punto di riferimento per tantissime persone, ancora di più negli anni della pandemia, che trovano nel suo studio e nelle sue visite domiciliari conforto oltre che cure.
Stefano Mirabella ha viaggiato sugli autobus e sui tram di Roma condividendo i percorsi con gli autisti di Atac, imperterriti e sorridenti in una città sempre problematica e faticosa sul fronte della mobilità, ma in cui Stefano ha saputo cogliere anche fuggevoli attimi di armonia.
Nell’ultimo reportage Fabio Moscatelli ritrae con discrezione e delicatezza le giornate di un assistente sociale del VI municipio a Roma, le situazioni dure e complesse in cui quotidianamente si trova, e la sua estrema dedizione nel sostegno ai soggetti più deboli che lo porta anche a infruttuose peregrinazioni, che più che insuccessi sono ulteriori dimostrazioni di fragilità e bisogno dei suoi assistiti.
I fotografi che hanno lavorato a questa indagine sono autori che si dedicano normalmente a progetti fotografici a lungo termine, e si sono avvicinati con rispetto e senza fretta ai loro soggetti, dedicando a ognuno il tempo necessario.
Grazie a questo approccio garbato riusciamo a vedere attraverso il loro sguardo che è alla ricerca di una storia da raccontare prima che di un’immagine, di comprensione prima che di documentazione, di persone prima che di ruoli.
Dall’insieme di questo lavoro emerge chiarissima l’umanità che, spesso dimenticata, costituisce il cuore di tutti gli apparati ai quali ogni giorno ci affidiamo.
(Marco Rapaccini)

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mostra fotografica - venerdì 17 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Home is Home (All alone)

di Guido Gazzilli
a cura di Fiorenza Pinna
stampe a cura di Digid'A - di Davide Di Gianni

Venerdì 17 novembre alle 19  inaugura a Officine Fotografiche Roma – via G. Libetta, 1 – la mostra Home is Home di Guido Gazzilli, a cura di Fiorenza Pinna. 

Fotografie ruvide, sgranate e poetiche che ci conducono in viaggio intimo, fatto di appunti visivi nei diversi stati d’animo dell’autore. 

 

“I luoghi e le persone che ho incontrato nel corso della mia vita mi hanno insegnato cosa sia la città del riparo. Riparo dei sensi, dal caos, dell’esperienza urbana. Le stanze dell’intimità dove la strada penetra e poi resta. Il riparo della propria intimità nella giungla del calore umano, la grande città.

Cercare riparo non altrove, nell’estasi per la vastità della natura o nell’eremo impervio dove la natura è sempre una minaccia, ma proprio nell’alveare che accoglie e nutre gli animali notturni. In questo eterno carosello mostro volti, corpi, ombre, profili di un’ umanità fuori dagli schemi, alla ricerca di una tregua. Lo faccio con uno sguardo privato, rigoroso, compatto. Per uscire dalla solitudine ogni gesto sembra ridicolo, ma ne vale la pena.

Là fuori continuano invece gesti e frenesie, soste e rotture degli umani.
L’apocalisse può aspettare. “

 

Guido Gazzilli è nato a Roma nel 1983. Nel 2006 si è laureato allo IED di Roma in “Arti Visive”. Dal 2010 costruisce un corpo di lavoro sull’identità e sulle condizioni dell’essere umano, attraverso narrazioni personali e soggettive. Ha trascorso la maggior parte del suo tempo in strada,ritraendo persone e luoghi come diari personali, spesso concentrandosi sulle sottoculture giovanili e suscene musicali.Il suo lavoro è stato pubblicato dalle principali testate giornalistiche, tra cui: The New York Times, The Guardian, De Spiegel, Internazionale, El Pais,Süddeutsche Zeitung, Le Monde. 

Lavora su commissione per ritratti ed editoriali per riviste quali: Gq, Vice, RollingStone, L’Uomo Vogue, Billboard, Smithsonian,Vanity Fair, Purple. Guido ha collaborato per diversi brand tra cui: Nike, Adidas, Fred Perry, Gucci,Fendi, Valentino.Il lavoro di Guido è stato esposto a livello internazionale ed è stato selezionato per premi internazionali e residenze d’artista. Ha lavorato come assistente di Paolo Pellegrin / Magnum Photos (2010-2013) Insegna in alcune accademie d’arti visive di Roma.Vive e lavora tra Roma e la campagna, è rappresentato dall’agenzia Contrasto.

Info mostra
Info mostra

Home is Home
di Guido Gazzilli
a cura di Fiorenza Pinna


Inaugurazione
Venerdì 17 novembre 2023
dalle 19.00 alle 21.30

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1

officinefotografiche.org

Orari mostra:
dal 17 novembre al 7 dicembre 2023
lun. – ven. dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.00
sabato dalle 10.00 alle 12.00

Ingresso libero

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Mostra fotografica - Premio Emiliano Mancuso - venerdì 13 ottobre ore 19.00 - Officine Fotografiche Roma

Le monde Ou Rien

Angelo Leonardo
a cura di Hugo Weber
mostra realizzata in collaborazione con Digid'à e Fiammeri Cornici

Venerdì 13 ottobre alle 19.00 inaugura a Officine Fotografiche la mostra “Le Monde Ou Rien” di Angelo Leonardo, vincitore della prima edizione del Premio Emiliano Mancuso in occasione della XV edizione del Festival FotoLeggendo 2022.

Le Monde Ou Rien racconta del viaggio che Angelo Leonardo ha intrapreso nel 2019 attorno alla circonvallazione esterna di Milano, la grande strada che cinge morbosamente il centro della città. Lontano dalla Milano da copertina del Duomo o di City Life, gravita il vero cuore pulsante della città, fatto da chi svolge i lavori più umili e proviene da ogni parte del mondo nel tentativo di migliorare la propria condizione. Cinisello Balsamo, San Siro, Barona, Corvetto, La Trecca, Bovisasca, sono solo alcune delle tante borgate che esistono in una dimensione parallela alla città che li ospita.

I giovani che la abitano, i milanesi di domani, parlano lingue diverse e vivono in alte torri di Babele. Gli alloggi popolari sono per lo più grandi blocchi costruiti durante gli anni ’50 per dare un tetto alla manodopera industriale proveniente dal mezzogiorno. Sono aree silenti, senza voce, che tornano a farsi sentire solo per mezzo di altri, quando fatti particolarmente gravi catturano la fuggevole attenzione delle masse. Sono infatti zone tristemente note alla cronaca per povertà, criminalità e degrado generale.

Viaggiando di quartiere in quartiere, Angelo ha spontaneamente iniziato a osservare questi micro-mondi come fossero uno soltanto, un’unica grande periferia. Periferia intesa non solo come spazio fisico con caratteristiche urbane e architettoniche comuni, ma soprattutto come immaginario collettivo fatto di difficoltà abitative, assenze incolmabili, fragilità socio-economiche, scarsa istruzione, voglia di riscatto, liti domestiche e problemi con le istituzioni.

È in questo contesto complesso che nel 2020 incontra Diego Guarino, un bambino di appena 11 anni. Abita nelle popolari di Cerkovo insieme a sua madre, suo padre e i suoi tre fratelli. Era un torrido pomeriggio di luglio in Via Pascarella e Diego si era appena tagliato i capelli, accompagnato da sua madre Annamaria e sua zia Debora. Con il passare dei mesi Angelo Leonardo scopre come Diego fosse l’autore di quadri formidabili, astratti, convulsi e tormentati. Senza nessuna base tecnica o conoscenza pittorica Diego riversa le sue emozioni sulle tele e crea immagini straordinariamente evocative. Esprime spontaneamente il suo mondo interiore attraverso un mezzo che trova semplice, l’arte e offre inconsciamente e generosamente, un percorso intimo dentro le vite dei ragazzi come lui.

La mostra de Le Monde Ou Rien in mostra a Officine Fotografiche fino al 3 novembre, offre un doppio punto di vista sulla periferia milanese: uno interno e uno esterno. Uno famigliare l’altro alieno. Uno intimo l’altro perfomativo. Uno fatto di colori, l’altro di sfumature di bianco e di nero. I due immaginari si rincorrono, si alternano e dialogano nello spazio generando immaginari conflittuali e mutevoli.

Angelo Leonardo è nato a Reggio Calabria il 22 agosto 1994.
Viene in contatto con la fotografia sin da bambino grazie a suo padre
da sempre appassionato di fotografia.
Cresce a Taranto dove vive fino alla maturità classica nel 2012.
Nel 2019 si laurea in giurisprudenza corso comparato transazionale
presso l’Università di Trento e nello stesso anno vince una borsa di
studio per frequentare il corso biennale di fotografia dell’Accademia
John Kaverdash di Milano.
Nel 2020-2021 lavora un anno come assistente di Luca Santese,
fotografo, curatore e membro fondatore dell’Agenzia fotografica
Cesura, impegnato nella produzione di lavori documentari.
Dal 2020 ha collaborato per progetti editoriali con I-D , Icon magazine,
InCf magazine, Zero Eu e altri.
“Le monde ou rien” è il suo primo long-term project, svolto a Milano dal
2019 e ancora in corso.
Nel 2022 il lavoro è risultato vincitore del Premio Emiliano Mancuso di
Officine Fotografiche e del Premio Giovani promosso da Regione
Lombardia ed è stato selezionato tra i finalisti del CRAF (IT), del Felix
Schoeller Award, del GOMMA Black and White grant e dell’ISPA Award.
Nel contempo Angelo collabora continuativamente con brand e agenzie
di tutta Italia come Mondadori, CP Company, The Vision, Open Eyes,
Lavazza, Ferrari, Rinascente, Samsung, etc.
La ricerca fotografica di Angelo si focalizza sulla documentazione della
società odierna, osservando la complessa relazione tra l’individuo e la
massa alla luce dell’era post-contemporanea.
Dal 2019 Angelo vive a Milano e collabora con Hugo Weber e Alex
Zoboli sotto il nome di LTP Studio. Il principale progetto dello studio, al
momento, è T-House, che promuove collaborazioni con Festival e
giovani autori al fine di produrre, curare e allestire mostre fotografiche.
La prima mostra è stata chiamata “INEVITABLES” durante Les
rencontres d’Arles (FR) del 2022. Il progetto è stato un successo e in
un anno ha già collaborato con diversi Festival in Europa: Chiasso
Letteraria (CV), Lagos Photo Festival (NI) , Aosta (IT), Frome Photo
Festival (UK), Bordeaux (FR), MAST festival (IT).

Info mostra

Le Monde Ou Rien
di Angelo Leonardo
Inaugurazione
Venerdì 13 ottobre
dalle 19.00 alle 21.30

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1

Orari mostra:
dal 16 ottobre al 3 novembre 2023
lun. – ven. dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.00
sabato dalle 10.00 alle 12.00

Ingresso libero

We Are Still Dreaming
Progetto vincitore del Premio FotoLeggendo 2022 - mercoledì 21 giugno ore 19 - Officine Fotografiche Roma

We are still dreaming di Matteo Trevisan

di Matteo Trevisan
a cura di Annalisa Polli

Inaugura mercoledì 21 giugno alle 19 la mostra “We are still dreaming” di Matteo Trevisan, il progetto è stato premiato durante l’ultima edizione del Festival FotoLeggendo 2022 come vincitore del Premio FotoLeggendo per le letture portfolio 2022. 

Cosa significa vivere una vita che obbliga a mettere in dubbio da sempre la bontà delle istituzioni del proprio paese e che porta a considerare le figure che dovrebbero proteggerci come una minaccia per la propria libertà? 

“We are still dreaming” è indagine visuale sulla comunità di giovani under 30 che vivono nella valle di Susa, una delle valli alpine più selvagge d’Italia, che detiene il primato di luogo più militarizzato della penisola ed ospita il movimento di protesta più longevo mai esistito in Italia, i No Tav. 

Il movimento si è originato agli inizi degli anni Novanta tra gli abitanti della Val di Susa, i quali si dichiarano contrari alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, considerata uno spreco di denaro pubblico e ritenuta dannosa per il territorio. 

Ad oggi, in Italia, in oltre 30 anni di lavori e cantieri non è stata ancora realizzata nemmeno 1 metro dei 12,5 kilometri di galleria che dovrebbero ospitare i treni del TAV. 

Con il progetto “We are still dreaming” Matteo Trevisan ha deciso di raccontare, attraverso i ritratti e la raccolta in un diario delle loro testimonianze, la storia di questa nuova generazione di giovani che non hanno mai conosciuto una vita priva di lotte, denunce, arresti e proteste. Una generazione che sta affrontando la situazione del TAV con nuovi strumenti ed attenzione importante verso il clima e l’ambiente. 

Matteo Trevisan è un fotografo documentarista e videomaker, rappresentato dall’agenzia Contrasto, che si divide tra Roma, città in cui vive e lavora, e Gorizia, suo luogo d’origine.

Nel 2018, dopo aver studiato fotografia presso la scuola ISCFC di Roma e frequentato alcuni corsi di specializzazione a Officine Fotografiche Roma, ha iniziato a lavorare come fotografo e videomaker. Appassionato alpinista nato nella terra di confine tra Italia e Slovenia, i progetti di Trevisan si concentrano principalmente su tematiche sociali, in particolare legate all’ambiente e all’antropologia. Le sue fotografie sono state pubblicate da importanti riviste come New York Times, The Guardian, Wall Street Journal, Internazionale, National Geographic Italia, Espresso e altre ancora. 

Attualmente sta lavorando a un progetto personale sulla regione italiana Friuli Venezia Giulia e a un progetto ambientale a lungo termine nei Balcani centrali.

Nel 2022 ha vinto il Premio FotoLeggendo – Festival ideato e prodotto da Officine Fotografiche Roma – come miglior portfolio con il progetto “We are still dreaming”.

 

Info mostra

We are still dreaming
di Matteo Trevisan
a cura di Annalisa Polli
Inaugurazione: mercoledì 21 giugno ore 19
Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1 Roma

In mostra dall’21 giugno all’11 luglio 2023
Orari:
lun.- ven. dalle 10.00 alle 13.30
e dalle 15.30 alle 19.00
sab. dalle 9.30 alle 12.30
domenica chiuso
Ingresso libero

Carlo Riggi_7
Mostra - Martedì 30 maggio ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Essere HOLGA - di Carlo Riggi

di Carlo Riggi
a cura di Giusy Tigano
Organizzata da GT Art Photo Agency
in collaborazione con S.M.I. Technologies and Consulting srl

Inaugura martedì 30 maggio presso le Officine Fotografiche di Roma la mostra fotografica HOLGA”di Carlo Riggi, dedicata al nome della storica fotocamera che ha appassionato generazioni difotografi a partire dal 1982, anno della sua comparsa sul mercato, e che è rimasta a lungo il simbolo di Essere un particolare modo di fare fotografia.

L’esposizione, a cura di Giusy Tigano e organizzata da GT Art Photo Agency, recentemente esposta a Milano in modalità diffusa presso la Libreria Hoepli e – contemporaneamente – presso Spazio Ardire Milano, si muove ora a Roma, grazie anche al prezioso supporto di S.M.I. Technologies and Consulting srl. SMI crede fortemente nel sostegno alla creatività e all’innovazione: “Eventi culturali come la mostra fotografica di Carlo Riggi facilitano la nascita di nuove idee e progetti creativi, rendendo disponibili al grande pubblico un punto di vista non convenzionale e una fotografia quanto mai evocativa” (Cesare Pizzuto, CEO).

 

Per la prima volta tutte le opere esposte distintamente nelle due sedi milanesi vengono proposte tutte insieme in un’unica sede espositiva, dando corpo a una raccolta significativa e articolata.

Il lavoro di ricerca espressiva condotto da Carlo Riggi con questa particolare fotocamera nell’arco della sua vita si ritrova anche nell’omonimo libro fotografico pubblicato nel 2022. Il volume, edito da EBS

Print (pagine 150) e in vendita in tutte le librerie italiane (oltre che in Officine Fotografiche), è testimonianza viva e sintesi narrativa di un legame molto speciale tra l’autore e la sua fotocamera preferita, che ha condizionato fortemente non solo il linguaggio ma anche l’essenza stessa della ricerca fotografica, della poetica e della sensibilità creativa del fotografo.

Le 110 fotografie in bianco e nero che compongono il volume, delle quali 60 in mostra, non hanno in comunque un soggetto o un luogo specifico, ma realizzano nel loro insieme una visione molto ampia e significativa della poetica dell’autore, evidenziandone la capacità creativa e interpretativa in relazione intima con questo apparecchio spartano, essenziale, antimoderno, i cui limiti oggettivi diventano di fatto amplificatori sensoriali, capaci di mettere in contatto in modo unico le immagini prodotte con le risonanze emotive di autore e fruitore.

Come scrive Giusy Tigano nell’introduzione al libro, “Assecondando negli anni l’identità stessa dell’autore, Holga ha saputo descriverla fedelmente e con generosità attraverso il tempo, appagandone i bisogni creativi e la necessità di autorappresentarsi, tracciandone la crescita come fotografo e l’evoluzione personale”.

Tutte le opere esposte possono essere acquistate come stampe fine art in edizione limitata, certificate e firmate in originale dall’autore, rivolgendosi all’Agenzia GT Art Photo Agency che ne cura la vendita in esclusiva. In concomitanza con la mostra in corso, e quindi solo per un periodo limitato di tempo, le stampe fine art relative a questo lavoro sono offerte ad un prezzo molto speciale.

 Ingresso libero.

Info mostra

OFFICINE FOTOGRAFICHE
Via Giuseppe Libetta 1, Roma

Dal 30 maggio al 17 giugno 2023

Orari di visita:
lun – ven. 10.00-13.30 / 15.30-19
sab. 9.30-12.30

Ingresso libero

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Mostra fotografica - venerdì 5 maggio ore 19.00 - Officine Fotografiche Roma

Tra il buio e la luce

di Fabio Moscatelli
a cura di Tony Gentile

Inaugura venerdì 5 maggio a Officine Fotografiche Roma la mostra tra Tra il buio e la luce di Fabio Moscatelli a cura di Tony Gentile.
Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo non vedono.”
José Saramago
L’inizio del mio viaggio alla scoperta della cecità non inizia nel presente, ma in un passato lontano quando gli autobus erano verdi, il telefono di casa era a disco e internet era come il miraggio di un viaggio sulla Luna.

Ho trascorso la mia infanzia e parte della mia adolescenza con un nonno non vedente, una figura paterna che si aggiungeva a quella di mio padre. La sua cecità si è trasformata paradossalmente in un incredibile opportunità per la mia crescita; ho trascorso giornate intere leggendo quotidiani, allora di carta e odore di petrolio, libri e addirittura sfidando le parole crociate e le sue caselle bianche e nere.

Mi domandavo spesso come sognasse un cieco?
Oggi la fotografia mi regala l’opportunità di rispondere a questa domanda e indagare questo mondo, oscuro nell’immaginario collettivo, bianchissimo come racconta Saramago, pieno di colori come raccontano alcuni protagonisti del mio racconto.
L’Istituto S. Alessio di Roma realizza, da più di un secolo, attività volte all’inclusione sociale dei ciechi, anche con minorazioni aggiuntive attraverso interventi abilitativi e riabilitativi, educativi ed assistenziali.
Incontro tante persone, esperienze molto diverse, da chi cieco è nato, a chi lo è diventato per cause diverse tra cui anche la brutalità dell’uomo.
Esperienze preziose, che mi portano lontano, indietro nel tempo, a ricordare quella mano che cercava nell’infinito buio di dare un volto al bambino che non si stancava mai di leggere e di ascoltare le avventure di un nonno speciale a cui piaceva raccontare storie di uomini coraggiosi e animali fantastici!
Ti ho ritrovato, rivissuto e questo è il mio omaggio per te.

Info mostra

Tra il buio e la luce

di Fabio Moscatelli

Inaugurazione venerdì 5 maggio ore 19

Dall’8 maggio al 25 maggio 2023

via Libetta, 1 – Roma

dal lun al ven

orari: 10.00- 13.30 / 15.30 -19

sabato 9.30 – 12.30 – domenica chiuso