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Incontro con le guide Kailas - giovedì 24 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

CONGO: alla scoperta di vulcani e gorilla con le guide Kailas

con il geologo-vulcanologo Francesco Pandolfo

Givedì 24 ottobre alle 19 ospitiamo a Officine Fotografiche Roma l’incontro con le guide Kailas aperto a tutti “CONGO: alla scoperta di vulcani e gorilla”.

Un viaggio unico, che permette di inoltrarsi in una delle aree più remote e inaccessibili del nostro Pianeta e di andare a scoprire due meraviglie inestimabili che Madre Natura ci offre: l’immenso lago di lava nascosto nel cratere del Vulcano Nyragongo e il contatto con i gorilla di montagna nella foresta dei Monti Virunga.

Il geologo-vulcanologo Francesco Pandolfo dopo aver partecipato ad una rara e importante spedizione scientifica per studiare questi vulcani, ora vi accompagna per raccontarvi come questo luogo sia uno dei più attivi e interessanti di tutta la Rift Valley africana, assieme alla Dancalia (Etiopia).

Oltre alla salita sul Nyragongo e ai gorilla di montagna avrete modo di camminare su altri interessanti crateri, di raggiungere un’isola vulcanica che emerge dalle acque del Lago Kivu e soprattutto di entrare in contatto con la popolazione che ancora oggi ha avuto pochi contatti con il mondo fuori dall’Africa e che avrà in Noi la stessa curiosità e stupore che avremo Noi per questo angolo remoto del Mondo.

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Incontri di Fotogiornalismo - venerdì 18 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - Incontri di Fotogiornalismo

Venerdì 18 ottobre ore 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma l’ultimo numero della rivista ” Il Reportage”. Intervengono: Flaviana Frascogna, fotografa, Cecilia Ricchi, fotografa, Stela Xhunga, giornalista. Modera l’incontro: Riccardo De Gennaro, direttore di Reportage. 

Con il numero 40 si chiudono i primi dieci anni di Reportage, una strada lunga e faticosa, che ha toccato 124 Paesi diversi, ma che è stata ricca di soddisfazioni.

Festeggeremo il decimo compleanno con il numero di gennaio, un video speciale sulla nostra storia e una festa alla quale sarete tutti invitati. Ma ora parliamo di questo numero, che copre il trimestre ottobre–dicembre 2019.

L’apertura è dedicata ai trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino. Che cos’è oggi Berlino, qual è la sua vera identità? Rispondono a queste domande Alessandro Alviani, l’autore del pezzo, che vive  Berlino da molti anni, e – con le sue foto – Flaviana Frascogna. Il reportage successivo parla invece della Russia: Cecilia Ricchi racconta le donne alcolizzate di Ekaterinburg, una vita dura, spesso accanto a uomini anch’essi dediti all’alcol.

Con le parole di Chrstian Elia e le foto di Camilla de Maffei ci spostiamo poi in Kosovo, un Paese uscito dalla guerra, ma ancora tutto da decifrare, dove si sta verificando uno scontro generazionale sul modello di cambiamento. Micaela Latini, germanista, rievoca invece la Vienna dei caffè letterari, ricorda gli artisti e gli scrittori che li frequentavano, cita un passo emblematico di Thomas Bernhard. E ci dà una pessima notizia: uno dei più noti locali storici chiuderà e sarà soppiantato da un supermercato.

Francesca Del Boca e la fotografa Federica Cocciro hanno invece scoperto l’esistenza in Italia di numerosi centro di assistenza per uomini che hanno esercitato violenza sulle mogli e compagne, i “maltrattanti”. In questi centri, a Milano, Torino, Genova e altre città italiane si tenta il recupero e la rieducazione di questi individui al rispetto della donna. Il portfolio centrale è di Davide Bertuccio, il quale testimonia con le sue foto la vita degli ultimi sassoni della Transilvania, dopo che gran parte di loro sono rientrati in Germania.

Ci spostiamo poi oltre Atlantico, in Colombia, dove una parte delle Farc ha ripreso la lotta armata dopo il “tradimento” della pace di tre anni fa, data a partire dalla quale – peraltro – sono stati assassinati oltre 300 attivisti sociali (le foto e il testo sono di Samuel Bregolin).

Che cosa sappiamo, invece, del Guatemala? Ce lo spiega Michela Cannovale, la quale racconta di un Paese dove oggi è forte l’emigrazione per via del crollo del prezzo del caffè e il cambiamento climatico che non aiuta le colture. Un pezzo a sfondo storico è quello di Stela Xhunga, la quale racconta il Congo, da quando, nelle Expo universali e non solo, i colonialisti belgi allestivano i cosiddetti “zoo umani”, piccoli villaggi recintati con all’interno famiglie di congolesi, che il visitatore occidentale non si stancava di irridere.

Ancora dedicato all’Africa è il reportage, dal Gambia, di Marco Simoncelli e Davide Lemmi: anche qui sono arrivati i cinesi, in questo caso con tre grandi fabbriche di farina di pesce con l’inevitabile inquinamento dell’aria e del mare delle loro lavorazioni, che peraltro hanno sconvolto il mercato della pesca del piccolo Paese africano.

Il secondo portfolio è firmato da Piero Papa, che ci porta in giro per la steppa del Kirghizistan, un luogo di grande bellezza, che sta tentando di orientare l’economia verso un turismo sostenibile.

Il numero si chiude con un racconto inedito di Helena Janeczek, premio Strega 2018. Non mancano le pagine delle recensioni librarie, la rubrica “Un autore, un libro” di Maria Camilla Brunetti (lo scrittore intervistato è Stefano Gallerani, che ha scritto di Buenos Aires), nonché quella di Valerio Magrelli. La foto vintage è dedicata alla strage di piazza Fontana, avvenuta 50 anni fa; l’editoriale di Riccardo De Gennaro dice dell’ascesa e della caduta di Matteo Salvini.

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Presentazione editoriale - Giovedì 10 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Enghelab Street, una Rivoluzione attraverso i libri.

di Hannah Darabi
a cura di Luciano Zuccaccia
Publisher: Spector books, LeBal 2018

Giovedì 10 ottobre alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche il libro “Enghelab Street, una “Rivoluzione attraverso i libri. Iran 1979 – 1983″. Incontro con Hannah Darabi a cura di Luciano Zuccaccia.

Enghelab Street, strada della Rivoluzione. Posta al centro della capitale dell’Iran, Teheran – principale arteria della vita culturale della città con numerose librerie.

Questo libro presenta numerose rare pubblicazioni di libri di propaganda collezionati dall’artista Hannah Darabi, iraniana di nascita ed ora operante  a Parigi.

I libri presi in esame comprendono un periodo storico tra il 1979 e il 1983, un arco temporale in cui si sono succeduti la fine del regime dello Shah e l’inizio del Governo Islamico per poi, dal 1981, l’avvento della “guerra imposta” con l’Iraq.

Attraverso quest’opera Darabi ci conduce al centro dell’inteso periodo artistico culturale della storia iraniana, accompagnata da un testo critico di Chowra Makaremi.
Grazie a questa pubblicazione si ha per la prima volta la possibilità di vedere delle rare pubblicazioni e di capire cosa sia avvenuto in quel periodo.

Il libro ha vinto il primo premio nella sezione libri storici ad Arles nel 2019 ed è in gara per il Catalogo dell’anno, premio istituito da Aperture.

Southern Italy
Proiezioni, letture portfolio e visita guidata alla mostra - - Museo di Roma in Trastevere

Eventi di chiusura - "Una diversa bellezza - Italia 2003 - 2018"

due giornate organizzate da Officine Fotografiche e Zona

Una diversa bellezza. Italia 2003-2018
Eventi di chiusura

Domenica 6 ottobre, al Museo di Roma in Trastevere, chiude con una serie di eventi gratuiti* la mostra “Una diversa bellezza. Italia 2003-2018″, dedicata al lavoro Emiliano Mancuso, fotografo e videomaker prematuramente scomparso lo scorso anno.

Sabato 5 e domenica 6 ottobre sarà possibile vedere i documentari realizzati da Emiliano Mancuso nell’ultima parte della sua vita (Il diario di Felix Le cicale, quest’ultimo con la co-regia di F. Romano), in due sessioni di proiezione, la mattina e il pomeriggio.
Inoltre, per ricordare il suo lato di docente appassionato e generoso, domenica 6 ottobre il cortile del Museo ospiterà una giornata di letture portfolio con photoeditor, curatori, galleristi e fotografi, un’occasione unica per i fotografi (amatori evoluti, studenti e professionisti) di confrontarsi con esperti del mondo della fotografia e ricevere un parere critico sul proprio lavoro.

Gli eventi di chiusura della mostra “Una diversa bellezza. Italia 2003-2018″ sono organizzati da Officine Fotografiche Roma e da Zona.

*Le letture portfolio sono gratuite con pagamento del biglietto del Museo (gratuito con la MIC). Per le proiezioni non è invece richiesto il biglietto del Museo, ma l’accesso è limitato alla sola sala multimediale.

Programma:

proiezione documentari
sala multimediale
sabato 5 e domenica 6 ottobre
ore 10:30 e ore 16:00
Il diario di Felix, regia di E. Mancuso (75′)
ore 12:00 e ore 17:30
Le cicale, regia di E. Mancuso e F. Romano (70′)
Ingresso alla sala multimediale gratuito fino ad esaurimento posti

letture portfolio

chiostro del Museo
domenica 6 ottobre
 
dalle 10:30 alle 13:30, ogni 30 minuti
letture con Alfredo Covino, Tiziana Faraoni, Samuel Gratacap, Michele Palazzi, Lina Pallotta, Daria Scolamacchia
dalle 15:30 alle 18:30, ogni 30 minuti
letture con Annalisa D’Angelo, Simone Donati, Niccolò Fano, Alessandro Imbriaco, Alessandro Penso, Livia Regali, Giulia Tornari
Letture gratuite con pagamento del biglietto del Museo (gratuito con la MIC). Prenotazione obbligatoria chiamando dal lunedì al venerdì, dalle 10.30 alle 13.30 allo 06/97274721. Una sola lettura prenotabile, secondo disponibilità.
Le letture durano 20 minuti. Si possono presentare portfolio di massimo 25 immagini, meglio se stampati. Se presentati in forma digitale va portato il proprio pc o tablet.

Il programma potrebbe subire variazioni.

 

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Mostra fotografica e presentazione editoriale - giovedì 12 settembre ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Il caso C. - un progetto di Alfredo Covino

di Alfredo Covino
mostra a cura di Chiara Capodici

 Giovedì 12 settembre 2019 ore 18.30 – Officine Fotografiche Roma 

Il Caso C. di Alfredo Covino

“Il caso C.” è un’indagine visiva sulla storia realmente accaduta della misteriosa scomparsa di Davide Cervia, ex sottufficiale della Marina Militare Italiana specializzato in Guerre Elettroniche (GE) e vincolato a segreto militare Nato, avvenuta nel 1990 a Velletri (Roma).

Il 12 settembre 2019, giorno dell’anniversario della sua scomparsa, un incontro e una mostra fotografica presentano il lavoro di Alfredo Covino che con questo progetto intende far emergere i punti più oscuri della storia di Davide Cervia.

Insieme alla presentazione del libro fotografico di Alfredo Covino e della mostra curata da Chiara Capodici, interverranno Marisa Gentile, moglie di Davide Cervia, Licia D’amico, avvocato della famiglia Cervia e il giornalista Gianluca Cicinelli, a lungo direttore di Radio Città Futura e autore di numerose inchieste.

“Il caso C.” nasce come progetto editoriale che, in un’alternanza di fotografie, documenti ufficiali, immagini d’archivio, testimonianze e illustrazioni, crea un intreccio tra scenari immaginari e tracce del caso, offrendo delle chiavi interpretative reali e visionarie su questo mistero.

La mostra, a cura di Chiara Capodici, ripercorre le vicende del caso in una ricostruzione circolare, tra flashback ed evocazioni visive, con un allestimento che intende portare il visitatore all’interno del processo di ricerca e della trama indiziaria, che ha visto coinvolti in diverse modalità la famiglia Cervia, Alfredo Covino e gli Organi di Stato.

Bio

Nato nel 1973 a Roma, dove attualmente vive e lavora, Alfredo Covino ha studiato fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e successivamente ha conseguito un Master in fotogiornalismo presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI) di Roma.

Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive. Nel 2008 Alfredo ha vinto il premio Yan Geffroy dell’agenzia fotografica Grazia Neri con il suo progetto “Dear Moldova” e nel 2010 è stato finalista ai Sony World Photography Awards. Nel 2009 ha co-fondato “Punto di Svista”, associazione culturale che si occupa di progetti di ricerca, editoria e iniziative espositive nel campo della cultura visuale. Dal 2009 al 2014 è stato fotografo di  staff dell’agenzia fotografica OnOff Picture.

Attraverso la fotografia documentaria, esplora diversi temi: le connessioni tra memoria, luoghi e assenza, la trasformazione dei territori, le interazioni tra uomo e paesaggio. Attualmente sta portando avanti i suoi progetti in Italia e in altri paesi come Repubblica di Moldova, Argentina e Turchia.

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Presentazione editoriale & Crowdfunding - lunedì 10 giugno ore 19 - Officine Fotografiche Roma

‘O post mio' di Francesca Leonardi

fotografie di Francesca Leonardi
interviene Rosy Santella - photoeditor di Internazionale

‘O post mio’ è un lavoro fotografico durato otto anni durante i quali ho seguito la vita di Claudia che, insieme alle sue figlie, ha occupato una casa al Parco Saraceno.

Il Parco Saraceno si trova nel Villaggio Coppola, a Castel Volturno, vicino Napoli. Negli anni 60, quando fu costruito distruggendo una ricca pineta mediterranea, era il più grande agglomerato urbano abusivo d’Europa.

La vita di Claudia assomiglia al destino di questa pineta. Sul suo corpo sono state riversate colate di violenza ed emarginazione che ne hanno trasfigurato la vita. La sua bellezza combatte contro un continuo “abbrutimento” contaminato da povertà e criminalità. L’amore verso le figlie è un chiaro tentativo di riscatto, un modo per seppellire gli abusi e far rinascere una pineta ricca di linfa com’era il Parco Saraceno.

Conobbi Claudia nel 2010 mentre fotografavo questo enorme quartiere illegale sul mare. Sono rimasta subito colpita dalla sua vitalità, dal coraggio e dalla sua forza. È stato un vero colpo di fulmine. Quando poi mi raccontò la sua storia capii che, attraverso di lei, avevo l’opportunità di raccontare il modo in cui un territorio può determinare la vita di una persona.

Claudia è stata “venduta” dalla madre all’età di 16 mesi. Ritrovata dalla nonna in una famiglia di Modena, a 14 anni finisce in una comunità per minori a rischio. Qualche anno più tardi la vita la porta a conoscere il padre delle sue due figlie un “tutto fare” della camorra che l’ha lasciata presto per il carcere.

Nel corso di questi otto anni io e Claudia abbiamo stretto uno speciale rapporto di amicizia. Questa intimità mi ha permesso di entrare nella sua vita come mai mi era successo prima nel mio lavoro, ma mi mise anche di fronte a dei dilemmi. Sono stata testimone di una relazione violenta con un uomo con il quale ha avuto il suo terzo figlio. Di fronte alle loro liti mi chiedevo cosa fosse giusto fare: documentare o intervenire?

Questo libro è un doppio viaggio: quello nella vita di Claudia, una guerriera figlia di un territorio bello ma ostile e quello di una fotografa documentarista che esplora i confini e i conflitti del documentare.

‘O post mio è anche un audio documentario mandato in onda da Radio Tre. Questo il link per ascoltarne le puntate.

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Presentazione editoriale - giovedì 6 giugno ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Bulqizë di Elton Gllava

di Elton Gllava
introduce Chiara Capodici / Leporello

Giovedì 6 giugno ore 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro Il libro Bulqizë di Elton Gllava,intervengono all’incontro Chiara Capodici e Claudio Corrivetti.

“Bulqizë” racconta la realtà di  una piccola cittadina  nel nord-est dell’Albania, conosciuta come la città dei minatori. Dopo la scoperta del cromo nel 1939 e l’apertura delle prime miniere nel 1948, la città è diventata la terza produttrice mondiale di questo minerale. Sono andato a Bulqizë per la prima volta nel 2013.

Il primo impatto mi ha riportato indietro nel tempo. Gli edifici grigi che si affacciavano sulla strada principale delineavano una città che si era fermata nel tempo, cristallizzata nell’atmosfera dell’Albania della mia infanzia.

Attraverso questo racconto la storia di una comunità che siede su una “montagna d’oro”, ma che vede le sue risorse svanire incessantemente. Bulqizë è stato definito da alcuni come un ghetto sociale. Per me rappresenta un repertorio di archetipi culturali che ho cercato di catturare.”

Elton Gllava (Albania, 1974) è un fotografo con sede a Roma. Nel 1992, dopo che il regime comunista è crollato e le frontiere sono state aperte, ha colto l’occasione per conoscere un altro mondo e come migliaia di albanesi ha raggiunto l’Italia.

Nel 2007 ha intrapreso il percorso della fotografia e si è diplomato alla Scuola Romana di Fotografia e Cinema nel 2009. I suoi progetti fotografici esplorano le questioni sociali e ambientali in Italia e in Albania attraverso un personale approccio documentario. L’ultimo progetto Bulqizë, dopo aver ricevuto diversi premi  è diventato  libro pubblicato da Postcart Edizioni nel marzo 2019.

Masaniello di Mario Spada
Presentazione editoriale - giovedì 30 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Masaniello - presentazione editoriale

Intervengono: Mario Spada, Italo Ferraro, Michele Attianese, Alberto D'Angelo.

Giovedì 30 maggio alle 19 Masaniello è un progetto in forma di libro de Iilfilodipartenope pubblicato nella collana Operette, collana che raccoglie traduzioni di senso e non letterali di canzoni popolari.

Al poeta-scrittore è affidata la traduzione allegorica e di senso del testo del canto popolare, in questo caso ’O cunto ’e Masaniello di Roberto De Simone.

Agli artisti è chiesto di tradurre in segno le parole dello scrittore ed il testo della canzone, realizzando opere originali di piccolo formato.

Il testo è di Italo Ferraro, gli artisti a cui è stata affidata la traduzione in segno sono Michele Attianese con disegni a grafite e olio su carta e Mario Spada con fotografie originali stampate su carta fineart.

All’interno del libro anche il testo de ’O cunto ‘e Masaniello di Roberto De Simone con la riproduzione del manoscritto della struttura musicale del canto ed una nota introduttiva di Massimiliano Virgilio.

La tiratura è di 100 copie numerate e firmate con due opere originali di Michele Attianese e 100 copie numerate e firmate con due fotografie originali di Mario Spada.

 

Dalla nota introduttiva di Massimiliano Virgilio.

Masaniello è una maschera. Non a caso, nel Cunto di Roberto De Simone “A lu tiempo de ‘sti gabelle, Masaniello è Pulcinenella”. Pulcinella. La maschera eccellente e porosa che tutto assorbe della napoletanità e della napoletanità tutto riflette, come se dalle froge e dagli occhi della sua bautta ne uscissero i raggi luminosi di un’appartenenza sbilenca, di un discorso iniziato, di un cunto ininterrotto ed eterno. Sempre ammesso, in deroga alla storia e alla logica, che col termine napoletanità si riesca a indicare qualcosa di preciso e poco nocivo. Ma se Pulcinella è la maschera-ombrello della napoletanità, Masaniello è la sabbia che lo tiene fermo al calduccio, è la granaglia di cui è composta la città traviata dai suoi diavoli “cresciuti nella contraddizione”, come scrive nel suo testo d’apertura Italo Ferraro.

Lo stesso studioso che ha dato vita al monumentale Atlante della città storica, opera fondamentale per capire Partenope, o meglio, per intraprendere quel percorso di comprensione di Partenope dagli sbocchi così incerti e oscuri, simili ai fondaci senza uscite né salvezza in quella parte di città che sta tra il mare e la città greca, il Mercato dove è ambientata la breve vita del pescivendolo Masaniello. Teatro, musica, canto, urbanistica, storia, sociologia. E poi la fotografia del miglior “ghostbusters” di masanielli contemporanei che abbiamo oggi, Mario Spada.

Napoli è la città delle interferenze, dove sono esistiti i migliori teatranti-filosofi e si sprecano i poeti-cantanti, letterati un po’ santi, salumai dal bel canto, camorristi che fanno gli attori e pescivendoli-capopopolo inconsapevolmente pronti a dormire sul fondo del mare, come ci mostra l’ipnotico disegno di Michele Attianese.

Napoli è una città, insomma, dove più proficuamente che altrove i linguaggi si mischiano, si confondono e si sa – dove i confini si perdono – forte è lo smarrimento, ma nel caso di questo librini è più simile all’ebbrezza che arriva dopo il vino. Il sapore è corposo, l’effetto può inebetire. Prevista anche la doppia, schizofrenica reazione: immalinconirci o incazzarci. La risposta tocca a noi lettori. Dipende dal modo in cui approcciamo alle relazioni sotterranee che i diversi linguaggi sulla tavola intrecciano per raccontare Masaniello.

Fili invisibili che si muovono ad arte per disarcionare la maschera e sottoporla a carotaggio. Bisogna immergersi in profondità per comprendere ciò che non è dato afferrare in superficie: il vostro sguardo di lettori è la trivella.

 

 

Satantango-Bela Tarr
Presentazione editoriale - Martedì 21 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

EUFONIE - Cinque fotografi e il cinema di Béla Tarr

Gruppo di Ricerca Satantango - Luca Cappellaro, Simona Lunatici, Massimiliano Pugliese, Simona Scalas, Orith Youdovich
a cura di Maurizio Giovanni De Bonis

Martedì 21 maggio ore 19 sarà presentato a Officine Fotografiche Roma “EUFONIE – Cinque fotografi e il cinema di Béla Tarr”.  La presentazione è il risultato del Gruppo di Ricerca Satantango composto da: Luca Cappellaro, Simona Lunatici, Massimiliano Pugliese, Simona Scalas, Orith Youdovich a cura di Maurizio Giovanni De Bonis.

Intervengono alla serata: Maurizio Giovanni De Bonis e Claudio Corrivetti.

Misurarsi con l’estetica di Béla Tarr non è certo procedimento semplice da mettere in pratica. È necessario cogliere in modo preciso l’essenza degli spazi inquadrati dal cineasta ungherese, la sua capacità di far vivere tali spazi mentre sono in relazione con la figura umana e quella di cogliere la sostanza non psicologica, quanto piuttosto paesaggistico-figurativa, dei volti dei suoi attori.

In tal senso, ciò che i cinque fotografi del Gruppo di Ricerca Satantango hanno messo in atto è stato un lavorìo profondo di preparazione, di affinamento di una sensibilità espressiva soggettiva che doveva entrare in sintonia con il senso.

dilatato dello spazio-tempo presente nelle immagini di Béla Tarr, con la forza decadente e primordiale delle sue inquadrature, con le questioni pressanti nel cinema dell’autore ungherese: la tragica illusione dell’esistenza, la dolorosa delusione nei riguardi della vita e delle relazioni umane, la solitudine e l’angoscia, la decadenza della società raffigurata nel disagio individuale e nell’abbrutimento degli esseri umani incapaci di stabilire relazioni limpide.

Ingresso libero.

[Immagine in alto: Frame tratto da Satantango regia di Béla Tarr, 1994 ]

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Presentazione - Giovedì 16 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Groenlandia Est, tra ghiacciai, fiordi e montagne - Kailas viaggi

con la guida Kailas Nicolas Martinoli

Giovedì 16 maggio alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma “Groenlandia Est, tra ghiacciai, fiordi e montagne” – con la guida Kailas Nicolas Martinoli.

Compiere un viaggio avventuroso nell’estrema Groenlandia Est ci porta a scoprire spazi incontaminati e silenziosi, visitare aree dove il turismo non è ancora arrivato, o dove si ferma molti chilometri prima; le emozioni che si possono provare in questi territori, ancora in buona parte allo stato selvaggio, sono uniche.

In Groenlandia dell’Est questo è possibile, affidandosi a guide esperte che ci accompagnano nella natura per raccontarci quello che vediamo, ma anche per permetterci di raggiungere luoghi “un po’ estremi”.
In questa serata, grazie al racconto di Nicolas Martinoli, geologo e guida del team Kailas viaggi, verremo accompagnati in questo luogo magico attraverso fotografie, video ed entusiasmanti racconti di viaggio.

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Presentazione editoriale - martedì 16 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Presentazione Il Reportage - n. 38

Martedì 16 aprile dalle 19 a Officine Fotografiche Roma presentazione del n.38 della rivista Il Reportage.

Modera: Riccardo De Gennaro (direttore di Reportage)

Intervengono: Viviana Berti (fotografia), Emanuele Giordana (giornalista), Davide Lemmi (giornalista), @Marco Simoncelli (giornalista)

Il numero 38 di Reportage (aprile-giugno 2019) apre con una lunga intervista di Maria Camilla Brunetti a un giovane ma già pluripremiato fotografo italiano (tra gli altri suoi premi il Wpp e il Robert Capa prize), Fabio Bucciarelli. Il quale racconta la propria storia di fotoreporter di guerra, la sua “filosofia” e i suoi progetti futuri.

Segue un reportage che spiega il Brasile “dittatoriale” di Jair Bolsonaro, un Paese nel caos, anche a causa della morsa delle chiese evangeliche e dei gruppi paramilitari. Lo firma un giornalista argentino, Alejandro Brittos.

Un viaggio romantico in Argentina lo compie invece Viviana Berti, per l’esattezza nella pampa. Sue le foto e il testo. Con Raùl Moreno voliamo a Chernobyl per verificare le condizioni del territorio dopo l’incidente della centrale nucleare nel 1986.

Qui Moreno ha incontrato – tra gli altri – il vigile del fuoco bielorusso Ivan Shavrei che si trovava nella centrale al momento dell’incidente e che è sopravvissuto salvando altre vite.

Continua a leggere sul sito de “Il Reportage”.

 

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Presentazione editoriale - Giovedì 11 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Alberto Selvestrel presenta Link

di Alberto Selvestrel

Giovedì 11 aprile alle 19 Alberto Selvestrel presenta a Officine Fotografiche Roma il suo nuovo libro “LINK” una raccolta di fotografie scattate negli ultimi tre anni in Europa.
L’introduzione del libro è scritta da Giovanni Gastel. L’incontro è moderato da Stefano Mirabella.

La ricerca di Selvestrel è focalizza sul paesaggio antropico e le sue modificazioni ed è volta a condensare il massimo della sua espressione concettuale nel minimo della forma, questo grazie ad un approccio geometrico e minimale.

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Proiezione e Incontro con il pubblico - Venerdì 12 aprile ore 19.00 - Officine Fotografiche Roma

Mare Amarum

un documentario di Philippe Fontana con le immagini di Stefano De Luigi
Con il patrocinio del Municipio Roma VIII

Venerdì 12 aprile alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma

Mare Amarum 

un documentario di Philippe Fontana con le immagini di Stefano De Luigi. 

Insieme al regista e al fotografo/videographer ne parleranno: Riccardo Travaglini, Sindaco di Castelnuovo di Porto, Annalisa Camilli, Giornalista Internazionale, Eric Jozsef, Giornalista Libération

Darà il saluto agli ospiti: Amedeo Ciaccheri, Presidente Municipio Roma VIII

A inizio 2018 il fotografo italiano Stefano De Luigi è salito a bordo dell’Aquarius per seguire una missione di salvataggio di profughi provenienti dalla Libia. In questo documentario ci offre il suo sguardo sul Mediterraneo, le sue emozioni e il suo sentimento di impotenza di fronte alla tragedia umana. E ci lascia con un interrogativo: l’Europa è ancora un luogo di speranza?

 

Regia : Philippe Fontana

Fotografia : Stefano De Luigi

Suono : Mélissa Petitjean

Musica : Quentin Sirjacq

Montaggio : Philippe Fontana / Solveig Risacher

Produzione : Quark Productions

Produttrice / Produttore : Juliette Guigon / Patrick Winocour

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Presentazione dell'attività espositiva - giovedì 28 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Incontro con Fondazione MAXXI

a cura di Giulia Pedace e Simona Antonacci

Il 28 marzo 2019, alle ore 19, Fondazione MAXXI presenta a Officine Fotografiche Roma il proprio calendario espositivo per l’anno in corso.

Ricco di fotografia il calendario delle mostre verrà presentato da Giulia Pedace, responsabile servizio iconografico e documentazione e da Simona Antonacci, responsabile della collezione di fotografia della sezione Architettura.

Il 3 aprile apre al pubblico il focus dedicato a  ELISABETTA CATALANO. Tra immagine e performance, che indaga il rapporto tra la sua fotografia e la performance proponendo ritratti di artisti (Joseph Beuys, Fabio Mauri, Vettor Pisani, Cesare Tacchi) nella fase gestionale del processo performativo (in collaborazione con Archivio Catalano, a cura di Aldo Enrico Ponis, 3 aprile – dicembre 2019).

Seconda monografica importante quella dedicata a PAOLO DI PAOLO. Mondo Perduto, in collaborazione con Gucci, è la grande monografica dedicata a uno straordinario cantore dell’Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta, che ha pubblicato sul settimanale Il Mondo di Pannunzio più di 500 fotografie, ritraendo protagonisti del mondo dell’arte, della cultura, della moda, del cinema, accanto a gente comune. Tra le sue foto, riscoperte dopo più di 50 anni di oblio, quelle di Pier Paolo Pasolini, Tennesse Williams, Anna Magnani, Kim Novak, Sofia Loren e Marcello Mastroianni (a cura di Giovanna Calvenzi, 17 aprile-30 giugno 2019)

Il focus TERRE IN MOVIMENTO racconta attraverso gli occhi di 3 grandi fotografi – Olivo Barbieri, Paola De Pietri e Petra Noordkamp – il paesaggio marchigiano dopo il terremoto (a cura di Pippo Ciorra, Carlo Birrozzi, in collaborazione con Cristiana Colli, 10 maggio– agosto 2019).

La fotografia e i suoi linguaggi sono, inoltre, presenti nel nuovo allestimento della collezione Lo Spazio dell’Immagine che ospita , tra le altre nuove acquisizioni, fotografie di Paolo Di Paolo, Hassan Hajjaj e il suggestivo polittico di Paolo Pellegrin costruito assemblando immagini de l’Aquila e prima parte della committenza del MAXXI al grande fotografo romano che prevede la realizzazione di altri scatti che andranno a arricchire, prossimamente, la collezione di MAXXI l’Aquila.

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Visita Guidata - giovedì 4 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Rhome - visita guidata

a cura di Jean-Marc Caimi e Vantina Piccinni

Giovedì 4 aprile alle 19 i fotografi Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni saranno presenti a Officine Fotografiche per una visita guidata alla mostra Rhome curata da Lorenzo Castore. 

La vita alla mostra è gratuita e riservata ai soci di Officine Fotografiche Roma.

 

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Incontro con Max Pinckers

In occasione del workshop che terrà a Officine Fotografiche Roma sabato 9 e domenica 10 marzo, venerdì 8 marzo Max Pinckers sarà ospite a Officine Fotografiche per un incontro aperto al pubblico dove parlerà dei suoi progetti e dei suoi lavori.

Max Pinckers nasce a Bruxelles nel 1988. Ha studiato presso la Scuola d’Arte KASK di Ghent. Nel 2015 ha fondato la casa editrice Lyre Press ed è diventato un candidato dell’Agenzia Magnum Photos.

E’ stato vincitore al City of Levallois Photography Award ed è stato nominato da Martin Parr per il Best Photo Book of the Year al Fotobook Festival di Kassel.  Le sue immagini e le sue pubblicazioni sono note in tutto il mondo.

Ingresso libero.

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Presentazione prpgetto - giovedì 7 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Around the Walk

a cura di Pietro Vertamy e Ilaria Di Biagio

“La pratica del cammino e la storia dell’arte si incontrano lungo tutto l’arco del’900 sulla traccia di percorsi inaspettati e poco conosciuti.

L’indagine del paesaggio atto alla comprensione profonda di un territorio, trovano nell’esplorare a piedi uno strumento preciso ed unico.

Ilaria Di Biagio e Pietro Vertamy presentano al pubblico di Officine Fotografiche il loro collettivo Around The Walk, un laboratorio errante di ricerca visuale che unisce al bisogno di lentezza la disciplina dell’arte fotografica per l’indagine e la documentazione del terriotrio italiano.

Per scoprirne caratteristiche e peculiarità. Per riflettere sul rapporto fra l’uomo e il cosa vive oggi.

Oltre alla visione dei progetti realizzati da ATW in questi anni, i percorsi, le mappature, saranno presentate al pubblico le prossime iniziative e quelle in corso.”

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Presentazione - Giovedì 28 febbraio alle 19 - Officine Fotografiche Roma

"ISLANDA: tra deserti, vulcani e ghiacciai con le Guide di Kailas"

Giovedì 28 febbraio alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma “ISLANDA: tra deserti, vulcani e ghiacciai con le Guide di Kailas”.

Islanda, una terra viva, nata dai vulcani e cresciuta con una natura travolgente che modella ogni giorno la nuova roccia creata dal vulcanismo più recente.

Un mondo di ghiacciai, deserti, scogliere abitate da milioni di uccelli e lagune costiere dove ogni anno decine di specie migrano per nidificare.
Viaggiare in Islanda significa compiere un viaggio in una terra primitiva, di estrema varietà, che ci stupisce ogni giorno sempre di più, lasciandoci estasiati!
In questa serata la Guida Kailas Antonello Lezziero, grazie ad entusiasmanti racconti ed esperienze personali, accompagnati da stupendi scatti fotografici, ci “immergeremo” nel vivo delle terre d’Islanda, emozionandoci!

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Incontro con i fotografi - mercoledì 27 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Roma Inversa

Santolo Felaco e Gian Marco Sanna
introduce Steve Bisson

Il 27 febbraio 2019, alle ore 19:00 ospitiamo a Officine Fotografiche Roma un incontro con i fotografi Santolo Felaco e Gian Marco Sanna per discutere assieme al pubblico dei loro recenti lavori personali e dei progetti del Collettivo L.I.S.A.

Assieme ai due autori, modera il direttore di Urbanautica Institute Steve Bisson che ha curato le rispettive pubblicazioni ‘Caput Mundi’ (2018) e ‘Malagrotta’ (2017).

‘Caput Mundi’, città del potere spirituale e di quello politico, città d’arte e di sogni infranti. La capitale attraversa un momento storico complicato, ostaggio di malgoverno e corruzione. Sommersa da debiti e dai rifiuti. Roma: una città sempre più nevrotica e stanca. Con una popolazione invecchiata e pochi giovani che faticano a farsi largo.

Qui regna il malcontento e la nostalgia di una grande bellezza. Qui fa pensare a un uomo che si mantenga col mostrare ai viaggiatori il cadavere di sua nonna, scriveva tra le sue lettere Joyce. Qui, forse, è un luogo che non esiste più se non nel suo passato.

E il domani non succederà nulla, sarà tutto come prima e così tra cento, mille giorni. Il viaggio disincantato di Felaco è soprattutto una pelegrinare solitario tra quei simboli e frammenti che compongono il quadro della condizione e del destino di Roma.

‘Malagrotta’ è la discarica di Roma, e una tra le più grandi d’Europa. Salita alla cronaca come caso di mala gestione, oggi è chiusa e si manifesta in tutto il suo degrado. Attorno al sito sono molte le cicatrici, i segni che testimoniano un inquinamento diffuso e persistente. Un luogo che appare nel suo insieme come un danno ambientale gigantesco capace di produrre esternalità negative ben oltre i suoi confini.

Gian Marco Sanno la conosce bene la zona di Malagrotta, avendola vissuta a lungo da abitante prima che da fotografo. Una terra avvolta dal silenzio, in un buio impenetrabile, dove acque nere scorrono attraverso montagne artificiali. Qui, la vita sembra lontana sebbene di notte Malagrotta sembra rianimarsi di una vita parallela fatta di fumi, fuochi e ombre, accompagnati da un odore insopportabile e una nube bianca e densa: è la città di neve.

 

L.I.S.A. è un collettivo di stanza a Roma impegnato nella realizzazione e divulgazione di progetti fotografici. Il focus è di volta in volta nelle storie da raccontare e interpretare. Il recente ‘But I Love You’, edito in una fanzine, svela la vicenda del Gay Pride di Roma a 30 anni dalla prima manifestazione italiana. Ad emergere sono toni e consapevolezze diverse.

Urbanautica è una istituzione internazionale nell’ambito dell’antropologia visiva e dello studio dei paesaggi culturali. Svolge attività nell’educazione, ricerca ed editoria

Info

INFO:
Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta, 1

Roma

Ingresso libero

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Incontro - venerdì 1 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Iran a 360° con le guide di Kailas

presentato da Marco Montecroci, geologo e fondatore di Kailas

Venerdì 1 febbraio alle 19 scopriremo, grazie al racconto appassionato e professionale del geologo Marco Montecroci, le bellezze e i segreti dell’iran, culla di una delle civiltà più vaste del passato, la Persia, segnata dall’incontro di numerose e differenti culture.

Un paese affascinante sotto tutti gli aspetti, tra I quali quello geologico-naturalistico, con gli stupendi Monti Zagros, all’interno dei quali sono spesso incastonati piccoli villaggi, dove resistono ancora oggi differenze etnografico culturali ben rappresentate dalle genti che vivono in queste comunità.

Camminare in montagna permette di vivere il fascino di ambienti silenziosi e ricchi di colori, che caratterizzano un Iran diverso e ancora poco conosciuto.

Un turbinio di emozioni da vivere, spaziando dalle lavorazioni artigianali di tappeti persiani, fino al deserto, con incredibili paesaggi di dune di sabbia e di laghi salati, giungendo poi a palazzi storici di rara bellezza.
Un Iran in cui “immergersi” completamente, emozionandosi.

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Presentazione della rivista - giovedì 24 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - Incontri di Fotogiornalismo

Giovedì 24 gennaio alle 19 presentiamo il n. 37 della rivista Il Reportage, un trimestrale che quest’anno compie dieci anni di vita. Come in ogni numero numerose storie e racconti dal mondo.  L’ingresso è libero e aperto a tutti. 

Intervengono:
Michela Iaccarino, giornalista e fotografa
Angelo Mastrandrea, giornalista
Camillo Pasquarelli, fotografo

Coordina:
Riccardo De Gennaro, direttore il Reportage

Con il nuovo numero, il 37, il Reportage entra nel suo decimo anno (il primo numero uscì nel gennaio del 2010). E’ stato un percorso lungo e faticoso, ma le soddisfazioni sono state tante, così come il numero sempre crescente dei collaboratori, ai quali tutti va il nostro ringraziamento, e i riscontri sempre positivi e spesso entusiastici da parte dei lettori, in primo luogo gli abbonati, che ci dimostrano continuamente il loro sostegno e ci chiedono di resistere. E noi, tra tante difficoltà, resisteremo, cercando di dare sempre il meglio e proponendo un’informazione sana, approfondita e che va in cerca di fenomeni, personaggi e situazioni spesso nascosti e poco conosciuti.

Il numero 37 apre con l’intervista a un personaggio che invece è parecchio conosciuto, lo scrittore portoghese Antonio Lobo Antunes, il cui nome ricorre ogni anno tra i candidati al premio Nobel della letteratura. Lo ha lungamente intervistato – in occasione del Premio Bottari Lattes Grinzane 2018 – Angelo Mastrandrea, che l’anno scorso aveva “catturato” Ian McEwan (le foto sono di Bruno Murialdo). Dopo questo “preludio” partiamo per un viaggio che copre tre continenti. Il fotografo Didier Bizet racconta la vita degli allevatori di yak (i buoi tibetani) in Mongolia, mentre Luciano Baccaro ci porta nei luoghi meno turistici della Thailandia. Sergio Matalucci, invece, è entrato in un posto speciale delle Filippine di Duterte: il carcere di Iwahig, che è grande 24mila ettari e dove i 2.500 detenuti possono coltivare risaie, camminare per i giardini tropicali, farsi un bagno del fiume. Ai più meritevoli è anche consentito fare da guida ai visitatori. Con Michela A.G. Iaccarino, vincitrice l’anno scorso del nostro premio per il miglior reportage edito in Italia, e il fotografo Denis Meyer, ci spostiamo in Europa. Michela ha scoperto la “repubblica” di Uzupia, una micronazione nata nei pressi di Vilnius (Lituania), mentre con il portfolio centrale Denis racconta gli effetti del micidiale impatto del turismo di massa in Islanda.

Dopodiché si vola in Africa. Il giornalista e fotografo Adriano Marzi spiega come la Cina si sia “mangiata”, ricostruendole, le infrastrutture viarie dell’Etiopia, ferrovie, aggredendo anche l’edilizia. Immediatamente dopo, la coppia formata da Daniele Bellocchio (testo) e Marco Gualazzini (fotografie) parla di un grave disastro umanitario intorno al lago Ciad, provocato dal processo di desertificazione e dal terrorismo di Boko Haram. Veniamo infine in Italia: Nicola Zolin, che è stato a casa di Domenico Lucano, racconta che cosa sia oggi Riace, dopo le leggi del “governo Salvini”. Il sogno dell’accoglienza attraverso i laboratori è definitivamente tramontato o potrà rinascere? Camillo Pasquarelli, che si è classificato terzo nell’edizione 2018 del nostro premio per il miglior fotoreportage, alza invece il velo su Porta Portese, il noto grande mercato domenicale di Roma, raccontando le storie dei “facchini” che – nella notte – montano i banchi.

Il secondo portfolio di questo numero è dedicato all’onta e all’emarginazione nelle quali sono costretti a vivere gli iraniani che decidono di non sposarsi, senza ottemperare dunque ai precetti di Maometto. Le foto (in bianco e nero) sono di Abbas Hajimohammadi Saniabad. Il numero si chiude con le consuete rubriche: le recensioni librarie,  un autore un libro (Maria Camilla Brunetti intervista Lorenzo Tondo) e la lettera aperta di Valerio Magrelli. Il racconto è di Fuvio Abbate, l’editoriale di Riccardo De Gennaro è dedicato ai rischi del cambiamento climatico e all’inerzia dei governi su questo tema così cruciale per il futuro del pianeta. La foto vintage mostra il ritiro dell’Armata rossa dall’Afghanistan, trent’anni fa.

Alberto Sed (famiglia)
Documentario - venerdì 25 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Finché avrò voce - Storia di Alberto Sed

Alessandro Martinelli e Andrea Quattrini
in occasione della giorno della momoria

In occasione del Giorno della Memoria, venerdì 25 gennaio alle ore 19.00 verrà proiettato il documentario “Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed” realizzato da Alessandro Martinelli ed Andrea Quattrini. Il film racconta la vita di Alberto Sed, ebreo romano ora novantenne sopravvissuto all’inferno di Auschwitz e testimone della Shoà.

Negli anni della guerra, Alberto è un bambino orfano di padre, cresciuto in collegio fino a quando le leggi razziali del 1938 gli impediscono di proseguire gli studi. Sfuggito alla retata del 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma da parte delle truppe tedesche, Alberto viene catturato dopo qualche mese, probabilmente per una soffiata, insieme alla madre e alle tre sorelle, Angelica, Fatina ed Emma. Transitando per il campo di Fossoli, vicino Modena, la famiglia giunge ad Auschwitz su un carro bestiame.

Emma di soli sei anni e la madre appena arrivate vengono giudicate inabili al lavoro e condotte alle camere a gas. La sorella Angelica, invece, riesce a sopravvivere nel campo sino a che, un mese prima della fine della guerra, viene sbranata dai cani per il divertimento delle SS. L’altra sorella, Fatina, riesce a tornare a Roma ma rimarrà per sempre segnata da ferite profonde anche per aver assistito alla terribile morte di Angelica e per essere stata sottoposta agli esperimenti dello spietato dottor Mengele.

Alberto, nonostante sia solo un ragazzino, marchiato con il numero A 5491, riesce a sopravvive per 13 mesi a varie selezioni, alla fame, ai lavori forzati, alle malattie, alle torture, al rigido inverno polacco, alla marcia della morte e allo sfinimento. Durante la prigionia partecipa per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati per lo svago domenicale delle SS e delle loro donne. Nell’aprile del 1945, dopo essere scampato a un bombardamento, viene liberato dalle truppe americane a Dora, riuscendo a tornare a Roma nel settembre successivo ancora sedicenne.

Per più di 60 anni Alberto non ha mai raccontato del suo inferno nel campo di sterminio, un po’ per il timore di non essere creduto e un po’ per tentare di lasciare tutto alle spalle e concentrarsi sulla nuova vita. Giovanissimo sposa Renata, “la prima cosa bella avuta dalla vita”, con cui mette al mondo tre figlie che lo rendono nonno di molti nipoti e pronipoti. Anche alla sua famiglia nasconde a lungo le violenze e gli orrori di Auschwitz fino a che nel 2007 incontra Roberto Riccardi che lo convince con “parole dolci” ad aprirsi. Alberto così inizia a raccontare la sua storia, che Riccardi raccoglie nel libro “Sono Stato un Numero.

Alberto Sed racconta” (ed. La Giuntina), ed ad andare nelle scuole per testimoniare. Questa opera di testimonianza e l’affetto spontaneo che i giovani gli dimostrano in ogni occasione di incontro, sono per Alberto la vera rivincita sull’orrore di Auschwitz.

Grazie all’impegno assunto come testimone delle atrocità compiutesi nei campi di sterminio, nel 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferisce ad Alberto l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Alessandro Martinelli ed Andrea Quattrini, appassionati fotografi (Alessandro è anche uno storico iscritto di Officine), dopo aver conosciuto Alberto, hanno sentito forte il dovere di raccoglierne la testimonianza documentando la sua storia e realizzando un film che aiutasse a mantenere viva la memoria delle violenze accadute nei lager nazisti, quale monito per la generazione attuale a non dimenticare ed indelebile memoria per le generazioni future.

Info

Proiezione Film documentario: “Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed”

Titolo: “Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed”

Autori/Regia: Alessandro Martinelli e Andrea Quattrini

Musica: “Sad Song” di Tristan Norton e Martin Kottmeier

Durata: 40 minuti

Ringraziamenti: Si ringrazia Alberto Sed e la sua famiglia; Roberto Riccardi, autore del libro “Sono stato un numero. Alberto Sed racconta” (ed. La Giuntina, Firenze 2009) e Roberto Olla, per la gentile concessione delle immagini di repertorio.