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Presentazione editoriale - Giovedì 26 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

APPLEBY

di Mattia Zoppellaro

Giovedì 26 ottobre, alle ore 19.00, Mattia Zoppellaro presenta il suo libro Appleby a Officine Fotografiche di Roma.
L’incontro sarà un’occasione per ascoltare i racconti del fotografo rappresentato dall’Agenzia Contrasto che ha seguito per quattro anni la fiera dei cavalli di Appleby.
Appleby è un appuntamento annuale nel Westmorland, in Cumbria, che ogni primo giovedì di giugno attira tra i 10.000 e i 15.000 rom, gipsy e Irish Travellers di tutto il Regno Unito, che si incontrano per comprare e vendere cavalli, ritrovare vecchi amici e parenti e celebrare la loro cultura.

La fiera si tiene alle propaggini della città, lungo il fiume Eden, vicino a Gallows Hill, “la collina della forca”, così chiamata perché un tempo era qui che avevano luogo le pubbliche esecuzioni.

Dal 2012 al 2016 Zoppellaro, da sempre affascinato dalle sottoculture, ha puntato l’obiettivo su questo festival e soprattutto sugli Irish Travellers per dare vita a un reportage che è a tutti gli effetti uno studio antropologico.

Gli Irish Travellers, detti anche “Pavee”, sono un gruppo etnico nomade che ha mantenuto inalterate nel tempo molte delle sue tradizioni culturali. Parlano per lo più inglese, ma le loro origini storiche sono tutt’altro che certe.

Alcuni dicono che i loro antenati sono i proprietari terrieri irlandesi che persero i loro possedimenti dopo la conquista dell’Irlanda da parte di Cromwell e in seguito alla carestia che si abbatté sulle loro terre nel XIX secolo; altri sostengono che discendono dall’artigiano che forgiò i chiodi con cui fu costruita la croce di Gesù, e che quest’onta abbia costretto i Pavee a vagare in eterno senza dimora.

Durante la presentazione Mattia Zoppellaro ci parlerà dello spirito di appartenenza degli Irish Travellers, delle loro contraddizioni e tradizioni, dell’orgoglio di chi ha voluto mantenere intatte le proprie tradizioni culturali nonostante le difficoltà e l’emarginazione.

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Presentazione di Reportage numero 31 e - Giovedì 14 settembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - Incontri di Fotogiornalismo

Giovedì 14 settembre 2017 – dalle ore 19 doppio appuntamento con Il Reportage: la serata si apre con la presentazione del numero 31 della rivista (luglio-settembre) e si concluderà con la premiazione ufficiale dei vincitori del primo premio giornalistico “Il Reportage”. L’ingresso è libero.

Presentazione di Reportage numero 31

(Luglio-Settembre 2017)

Modera: Riccardo De Gennaro (Direttore di Reportage)
Intervengono: Maria Camilla Brunetti (Caporedattore di Reportage) e Cecilia Ricchi (fotografa)
 
* Premiazione ufficiale dei vincitori della 1^ Edizione del Premio Giornalistico “Il Reportage”
 
Modera: Maria Camilla Brunetti (Caporedattore di Reportage)
 
Interviene: Michela A. G. Iaccarino – Vincitore della Sezione Articoli Editi con l’articolo 
“Sono un broker di vite tra l’Egitto e l’Europa”- Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 20 giugno 2016
 
Intervengono: Cecilia Dalla Negra e Christian Elia - Vincitori della Sezione Articoli Inediti con l’articolo

“Walking the line”

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Michela A. G. Iaccarino – Vincitore della Sezione Articoli Editi
“Sono un broker di vite tra l’Egitto e l’Europa”
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 20 giugno 2016
 

Per aver saputo raccontare con uno stile originale e incisivo la vita controversa di un trafficante di migranti. Il reportage, estremamente chiaro e completo, dimostra poi la competenza e la capacità di analisi dell’autrice rispetto al complesso fenomeno della migrazione dai Paesi dell’Africa e del Medio Oriente verso l’Europa.

Conosciuto al Distretto 6 Ottobre al Cairo, – quando le chiese dei copti bruciavano in tutto l’Egitto e la minoranza cristiana cercava vie di fuga -, C. si occupava solo di falsificare documenti. Stava per iniziare la presidenza di al Sisi. Negli anni successivi C. è diventato una voce su whatzzapp e, mentre la migrazione cambiava, lo faceva anche il suo ruolo nel business delle partenze. Prima di ritirarsi con profitto dal traffico, ha cercato di scambiare le informazioni ricavate in questi anni per un passaporto europeo e una nuova esistenza. Non ci è riuscito. A differenza di molti migranti, non ha abbandonato le sponde egiziane.  (Michela A. G. Iaccarino).

Cecilia Dalla Negra e Christian Elia - Vincitori della Sezione Articoli Inediti con l’articolo

“Walking the line”

Per la forza evocativa e metaforica di una parola che indaga la memoria di una terra martoriata come l’area Israelo-Palestinese. Il reportage diviene così geografia di un luogo, testimonianza e presenza, fornendo al lettore strumenti di analisi critica e una chiave di lettura approfondita della storia e del presente.

Walking the Line è un progetto di giornalismo narrativo che racconterà – nell’arco di un anno – il confine che non c’è. A cinquanta anni dalla Guerra dei Sei Giorni, due giornalisti e un fotografo ripercorrono a piedi la Linea Verde, il confine che la comunità internazionale poneva come base della futura pace tra Israele e Palestina. Non è andata così; lungo quella linea si intrecciano il passato e il presente, senza traccia di futuro. Un viaggio, una mappa interattiva, incontri e interviste per capire quanto l’idea stessa di confine definito sia stata inglobata dalla storia. (Cecilia Dalla Negra e Christian Elia).

 

Un ringraziamento doveroso va alla giuria della 1^ Edizione del Premio Giornalistico “Il Reportage”

Stefano Citati (caporedattore esteri il Fatto Quotidiano), Riccardo De Gennaro (direttore il Reportage), Angelo Ferracuti (scrittore e giornalista), Andrea Gentile (direttore editoriale il Saggiatore), Gianni Perrelli (inviato l’Espresso), Giorgio Vasta (scrittore).

Il Reportage
Incontri di Fotogiornalismo - Martedì 18 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - nuovo numero

Martedì 18 aprile alle 19 ospitiamo a Officine Fotografiche la presentazione del nuovo numero della rivista “Il Reportage”. Interverranno alla serata: Emanuele Camerini, fotografo, Graziano Graziani, giornalista, Nola Minolfi, fotografa Riccardo De Gennaro, direttore il Reportage.

Il numero 30 della rivista apre con l’intervista a Paolo Di Paolo, un grande fotografo che di storie ne ha incrociate tante e le ha raccontate, grazie alla sua Leica, sul “mitico” Mondo di Pannunzio. Quando il Mondo chiuse, lui smise di fotografare, perché non vedeva altre riviste all’altezza. A noi ha regalato i suoi ricordi e sei bellissimi scatti, celeberrimi (Pasolini sul Monte dei cocci con un ragazzo) e inediti (Oriana Fallaci al Lido di Venezia). L’autore dell’intervista è Franco Maria Orsolini.

cop_eportage_30I due successivi reportage parlano rispettivamente del reinserimento dei guerriglieri delle Farc nella società civile colombiana (Virginia Negro, foto di Fabio Cuttica) e della Carovana delle Madres del Centro America che cercano i figli scomparsi in Messico (Orsetta Bellani). Ci spostiamo poi giù in Argentina, per l’esattezza nel sud del Sud del mondo, a Ushuaia (Terra del Fuoco), grazie a un fotoreportage di Emanuele Camerini e Nola Minolfi.

Il primo dei due portfolio del numero 30 è firmato da Michal Siarek, un giovane fotografo polacco che ha seguito per mesi il processo di recupero dei fasti dell’impero di Alessandro Magno a Skopje (Macedonia). Graziano Graziani è stato invece nel Laos e ci racconta le trasformazioni e le mille contraddizioni di questo piccolo Paese. Di qui, con la giornalista Jamila Mascat, passiamo a Teheran, per l’esattezza a Lalehzar, il quartiere che è stato un po’ la mecca del cinema e del teatro iraniano.

Il terremoto dell’ottobre scorso nelle Marche è il tema del servizio di Marco Benedettelli e del fotografo Ennio Brilli, che hanno girato i paesini distrutti dal sisma e sono entrati nelle zone rosse con la Squadra ricerca dispersi sotto le macerie dei Vigili del Fuoco. Erika Cei racconta invece il caso della Ferriera di Servola, una sorta di “caso Ilva” a Trieste, dove i dati medici a causa dell’inquinamento sono più preoccupanti di quelli di Taranto. Segue un servizio di Francesco Ruggiero e la fotografa Serena Vallana, i quali sono entrati nel Centro Nexa, legato al Politecnico di Torino: qui i ricercatori studiano le nuove tecnologie informatiche e i possibili attacchi alla nostra privacy anche attraverso gli oggetti. Il secondo portfolio, anziché al futuro, ci porta nel passato, ovvero alla tradizione della transumanza: il fotografo Luciano Baccaro ha seguito la famiglia Colantuono che, ogni anno, nel mese di maggio, conduce per quasi 200 chilometri, dalla Puglia al Molise, oltre 300 capi di bestiame.

Il numero si chiude, come di consueto, con le recensioni dei libri, la rubrica “lettera aperta” di Valerio Magrelli, il racconto (qui dello scrittore torinese Ade Zeno) e la foto vintage (la morte di Gilles Villeneuve nel 1982, trentacinque anni fa). Ma questa volta con una novità: la rubrica dal titolo “Un autore un libro”. La prima intervista, firmata da Maria Camilla Brunetti, è a Giorgio Vasta, che parla del suo “Absolutely nothing”. L’opinione, questa volta, è di Gilda Policastro, che parla del ritorno del concetto di “comunismo/comunismi”. L’editoriale di Riccardo De Gennaro è una riflessione su un ipotetico Libro nero del Cattolicesimo.

ragazzi che corrono sulle dune del deserto
Presentazione editoriale - Martedì 4 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Harraga di Giulio Piscitelli

di Giulio Piscitelli
a cura di Giulia Tornari

Martedì 4 aprile alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro di Giulio Piscitelli HARRAGA In viaggio bruciando le frontiere a cura di Giulia Tornari per Contrasto.

Contrasto pubblica l’edizione internazionale di Harraga, il primo libro di Giulio Piscitelli, fotogiornalista italiano il cui lavoro è rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Harraga è il termine con cui, in dialetto marocchino e algerino, si definisce il migrante che viaggia senza documenti, che “brucia le frontiere”. Giulio Piscitelli ha seguito le rotte dei migranti che provano a entrare in Europa. Lo ha fatto nel Mediterraneo orientale e in quello occidentale, imbarcandosi in Tunisia per raggiungere le coste italiane, documentando le enclave spagnole di Melilla, i viaggi verso Lampedusa, i profughi del Corno d’Africa che attraversano il deserto, i siriani, gli iracheni, gli afghani che approdano sulle isole greche nella speranza di raggiungere l’Europa. Frutto di un lungo progetto iniziato nel 2010, Harraga è una testimonianza unica, in immagini e parole, del periodo storico che stiamo attraversando; un archivio visivo che lascia un segno indelebile nella mente di chi guarda. Le immagini del libro documentano le lunghe attese prima della partenza (trascorse in appartamenti gestiti da bande mafiose locali che lucrano sul traffico di migranti), il tragitto, l’arrivo. Un approdo, però, che non significa la fine del viaggio. Quello di Piscitelli è infatti anche il primo reportage che documenta cosa attende i migranti al loro arrivo: i CIE, lo sfruttamento della manodopera a Rosarno, i campi di Castelvolturno. Giulio Piscitelli ha seguito anche La Rotta Balcanica documentando gli sbarchi sull’Isola di Kos e di Lesbo le migliaia di persone a Idomeni in attesa di attraversare il confine tra Grecia e Macedonia.

La testimonianza presentata in Harraga è un lungo racconto che si articola in tre momenti fondamentali che corrispondono alle diverse fasi del reportage: dalle rotte africane verso l’Europa, passando per l’Italia e la Francia, fino ad arrivare alla rotta balcanica. Un diario visivo, un itinerario vissuto e raccontato in prima persona dal fotografo stesso. La spontaneità e l’intensità della scrittura diaristica, che accompagna con un unico grande sguardo le fotografie, amplifica il valore della testimonianza. L’attenzione del fotografo incontra “l’uomo” di cui racconta caso per caso e con grande umanità le esperienze e i drammi personali.

Completano il volume un testo introduttivo di Alessandro Leogrande e le mappe inedite disegnate appositamente per questo lavoro dal cartografo Philippe Rekacewicz.

Le_cicale-Mancuso
Evento di lancio della campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal basso - Mercoledì 15 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Sosteniamo "Le cicale" | serata di crowdfunding

Un progetto di documentario di Emiliano Mancuso e Federico Romano
in collaborazione con Zona

Mercoledì 15 marzo alle 19 presenteremo a Officine Fotografiche il lancio del progetto “Le cicale” a cura di Emiliano Mancuso e Federico Romano, sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso.

Le Cicale è un viaggio intimo nella vita di chi, già andato in pensione o in procinto di andarci, pur senza il supporto dello stato sociale continua a lottare perché è un diritto arrivare vivi alla morte.
Durante la serata si alterneranno proiezioni di estratti dal documentario in lavorazione con gli interventi degli autori e di Fabrizio Nizi (Action) e Daniele Nalbone, giornalista e scrittore.

 

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zona

 

locandina take me to the river
Doppia presentazione editoriale - Martedì 14 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Take me to the river

in collaborazione con DER*LAB

Due libri, due fiumi, un racconto di identità, memoria e conflitto lungo la riva.

A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli: due libri attraversati da un fiume. Due storie italiane che riflettono sul corso d’acqua come confine identitario, come motore di sviluppo, come custode di leggende e come catalizzatore di contraddizioni.

A come Arno di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ultimo photobook curato e prodotto da DER*LAB, è un’indagine tra presente e memoria del fiume Arno a 50 anni dalla grande alluvione del 4 novembre 1966.

Tara, il fiume dei miracoli del Collettivo DAV che, dopo il sold out della prima edizione, DER*LAB presenta in una nuova versione pocket, è un’esplorazione fotografica di un piccolo fiume, le cui acque sono considerate miracolose, che scorre all’ombra dell’ILVA di Taranto.

Take Me To The River, presentazione e temporary exhibition, porta a Officine Fotografiche i temi e le immagini di A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli.

Il fiume, non solo come luogo fisico ma anche come paesaggio sociale e culturale, diventa elemento unificante di due progetti e di due territori che, collocati a longitudini diverse – sud e nord d’Italia – sono entrambi segnati da un conflitto, a tratti paradossale, tra diritti della terra e rincorsa al progresso.

Laia Abril immagine di donna con libro in mano
Incontro - Lunedì 30 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Incontro con Laia Abril

Lunedì 30 gennaio alle 19 ospiteremo a Officine Fotografiche Roma la fotografa spagnola Laia Abril per un incontro aperto al pubblico.

Durante la serata l’autrice racconterà la genesi delle idee e i processi creativi alla base dello sviluppo editoriale dei suoi progetti passati e a quelli previsti in uscita per il 2017.

I progetti

‘The Epilogue’ è il racconto di una storia sulla malattia e sulla perdita attraverso una narrazione empatica e un intenso lavoro di ricerca dell’autrice e di ricostruzione della memoria. Il libro è stato selezionato per il ParisPhoto-Aperture First Book Award, il Kassel PhotoBook Festival e il Photo España Best Book Award. ‘Lobismuller’ narra dal punto di vista femminile la storia di Manuel Blanco Romasanta, sanguinoso e più enigmatico serial killer della Spagna; è stato presentato a Paris Photo nel 2016. ‘On Abortion’ è un progetto sull’aborto che documenta e allo stesso tempo concettualizza i pericoli e i danni causati dalla mancanza di accesso legale, sicuro e libero all’aborto. Il libro, che fa parte del progetto più ampio A History of Misogyny, sarà pubblicato da Dewi Lewis nel 2017.

Laia Abril (Barcelona, 1986) è una fotografa, book maker e artista visiva di Barcellona. Dopo essersi laureata in giornalismo a Barcellona, e aver studiato fotografia a New York, è stata artista in residenza a FABRICA, dove ha lavorato 5 anni come editor creativa e fotografa per COLORS Magazine.
I suoi progetti sono stati mostrati internazionalmente: Stati Uniti, Canada, GB, Cina, Polonia, Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Italia e Spagna. Il suo lavoro si trova in collezioni private e pubbliche come il Musée de l’Elysée, il Winterthur Museum in Svizzera o il MNAC di Barcelona. Nel 2015 è stata nominata per Paul Huf Award di Foam, e per la Joop Swart Masterclass nel 2014. Più di recente, ha ricevuto il Premio Revelación PhotoEspaña e il premio Madame Figaro – Rencontres Arles per l’esposizione A History of Misogyny, chapter one: On Abortion.

carretto con asino con fotografi a bordo
Presentazione - Giovedì 19 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Viaggio Fotografico

Giovedì 19 gennaio alle 19 ospitiamo Roberto Gabriele e Simona Ottolenghi di Viaggio Fotografico, con i quali abbiamo stretto una partnership con sconti riservati a tutti i nostri soci che decideranno di partire per un viaggio fotografico insieme a loro.

ll binomio che c’è tra il viaggiare e il fare fotografia è per molti un cortocircuito emozionale cui è davvero difficile resistere. Se chiedessimo a 100 fotografi quale è il genere di fotografia che preferiscono, una buona parte direbbe quella di viaggio, o comunque una fotografia che permetta di uscire dal proprio mondo per immergersi e esplorarne uno nuovo e lontano. Se chiedessimo a 100 viaggiatori abituali qual’è la prima cosa che mettono nella valigia prima di partire, la maggior parte di loro senza esitazione direbbe la fotocamera.

Simona Ottolenghi e Roberto Gabriele hanno creato Viaggio Fotografico 4 anni fa, unendo la grande passione per i viaggi con l’esperienza lavorativa maturata in oltre 20 anni di fotografia professionale e di insegnamento. Organizzano Viaggi Fotografici in Italia, Europa e resto del Mondo, trovando per ogni viaggio le particolarità più interessanti sia dal punto di vista fotografico che da quello strettamente culturale ed esperienziale del viaggio.

Nell’incontro del 19 gennaio ci presenteranno le loro attività, il loro modo di essere, di pensare ma soprattutto il loro modo di guardare il mondo con un occhio solo: quello della fotocamera.

Saranno presentate anche le proiezioni di due lavori interessanti: il primo realizzato da Simona Ottolenghi a Cuba durante i giorni di lutto nazionale per la morte di Fidèl Castro. Un progetto che racconta l’assenza e il desiderio di cambiamento di un Paese che non ha voglia di crescere e dovrà farlo suo malgrado a causa della colonizzazione americana che sta entrando prepotentemente nel tessuto sociale cubano.

Il secondo lavoro è un audiovisivo di Roberto Gabriele che racconta un Viaggio Fotografico fatto in Etiopia durante i riti del Natale Copto. La cerimonia viene celebrata nelle chiese rupestri di Lalibela, davanti a 20.000 persone, con una messa a lume di candela che dura dal tramonto all’alba, di potentissimo impatto visivo e grande spiritualità.

Viaggio Fotografico si occupa di diffondere la cultura del Viaggio e della Fotografia quali strumenti di divulgazione sociale e culturale, come mezzi di scambio e interazione, di conoscenza e di scoperta. La Fotografia aiuta il Viaggiatore a raccontare al meglio i propri viaggi e ad esprimerne il racconto attraverso immagini evocative. Il Viaggio, già forte elemento di crescita personale, diventa un potentissimo elemento di stimolo per tutti i Fotografi in cerca di emozioni e storie da raccontare con le loro immagini. Riunire tutto questo in un binomio vincente è proprio lo scopo istituzionale delle nostre numerose.

 

Cosa fanno?

  1. Organizzano Viaggi Fotografici in Italia, Europa e resto del Mondo, trovando per ogni viaggio le particolarità più interessanti dal punto di vista fotografico e da quello strettamente culturale ed esperienziale del viaggio. Festival, incontri con la gente, itinerari poco turistici fanno parte delle nostra formula vincente. Poi c’è il coaching fotografico, con il quale aiutano gli allievi a raggiungere i propri personali obiettivi di formazione.
  2. Organizzano gratuitamente visite guidate alle mostre fotografiche romane. Accompagnano ed introducono l’autore e le sue opere discutendone con i partecipanti durante il percorso della visita.
  3. Organizzano serate di proiezione dei viaggi con i racconti e le fotografie dei partecipanti che hanno modo di condividere le proprie esperienze con un pubblico di appassionati.

 

Chi sono?

Roberto Gabriele: Fotografo professionista dal 1992 ed Accompagnatore Turistico abilitato.

Simona Ottolenghi: Architetto ribelle che ha scelto la strada della fotografia a quella della progettazione.

dettaglio copertina il reportage
Presentazione il Reportage n. 29 - Giovedì 26 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - nuovo numero e nuova grafica

Giovedì 26 gennaio alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il nuovo numero della rivista il Reportage. La grande novità di questo inizio 2017 è una veste grafica completamente rinnovata. 

unnamedSobria, leggibile, aerea, “per una visione più nitida della realtà”, come recita lo slogan della campagna abbonamenti 2017. Dal punto di vista grafico, insomma, il Reportage assume d’ora in avanti una veste giovane, che siamo certi troverà il pieno gradimento dei lettori abituali e dei nuovi, nonché dei reporter e dei fotoreporter. Ma veniamo ai contenuti del numero di gennaio-marzo 2017, il nostro ottavo anno. La rivista apre con la storia di copertina, un reportage dell’antropologo Riccardo Bononi, che ha vissuto in un villaggio del Madagascar abitato esclusivamente da esorcisti e da “posseduti” tenuti in catene nei cortili delle case. Segue il punto di Alessandro Falco sulla situazione in Venezuela, dove il sogno della rivoluzione permanente è sprofondato nella miseria e nella violenza. Camillo Pasquarelli si è occupato, invece, della ripresa della rivolta della popolazione del Kashmir per l’indipendenza della regione dall’India.

Il portfolio centrale è di Jacques de Lannoy, pseudonimo di un importante fotografo americano, il quale ha frequentato a lungo le coste del Tamil Nadu, imprigionate dal cemento, dall’inquinamento e a rischio tsunami. Francesca Mannocchi descrive la situazione in Libia anche attraverso le interviste ai giovani combattenti di Sirte e Misurata, cinque anni dopo la caduta di Gheddafi (le foto sono di Alessio Romenzi). Ci trasferiamo poi nelle Filippine con Michela Cannovale, la quale spiega le tragiche conseguenze del pugno di ferro del dittatore Duterte contro il traffico di droga.

Da Berlino Pietro Romeo parla della triste scomparsa delle vecchie birrerie operaie, soppiantate da locali per giovani e turisti. Una ricognizione nelle abbazie ortodosse del Monte Athos, severamente vietate alle donne, è il focus del reportage di Lorenzo Pompeo. Lo scrittore Maurizio Torchio, invece, è entrato nel carcere di Bollate per un’inchiesta sui detenuti over 65anni. Alberto Prunetti svela la faccia nascosta del regista di b-movie Umberto Lenzi, grande appassionato di Guerra civile di Spagna: Prunetti si è recato alla Biblioteca civica di Follonica alla quale Lenzi ha recentemente donato il suo ricchissimo fondo composto di libri e riviste e altri cimeli (le foto sono di Valentina Piccinni). Il portfolio conclusivo è di Jasper Bastien, che con questo suo lavoro sul confine tra Lituania e Bielorussia si è classificato al secondo posto del nostro Premio di fotoreportage 2016 intitolato “Borders”.

Mimmo Càndito, storica firma della Stampa, interviene infine nel dibattito su social network e fake news con un pezzo che lamenta la scomparsa degli inviati di guerra. L’intervista è di Gilda Policastro, che ha sentito il critico Walter Pedullà, prendendo spunto dall’uscita del Meridiano da lui curato e dedicato all’opera di Luigi Malerba. Il racconto, questa volta, è della giovane scrittrice Ilaria Gaspari, autrice del romanzo “Etica dell’acquario” per Voland.
Completano il numero la consueta rubrica di Valerio Magrelli e l’editoriale di Riccardo De Gennaro sull’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

Uomo con cellulare in mano corso photo generation
presentazione editoriale - mercoledì 18 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Photo Generation

di Michele Neri
Gallucci editore - Collana Capricci

Mercoledì 18 gennaio alle 19  presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro “Photo Generation”, di Michele Neri (Gallucci editore). Insieme all’autore sarà presente Riccardo Falcinelli, grafico e teorico del design.

“C’è una possibilità di contagio virtuoso tra Sebastião Salgado,
capace d’interpellare direttamente il pianeta, e Kim Kardashian che si
ritrae allo specchio con il proprio smartphone?”

IL LIBRO
Il mondo affronta un vibrante e pericoloso paradosso. Proprio quando, tra selfie, social e smartphone, viviamo d’immagini, vero alfabeto del nostro tempo, la fotografia tradizionale è in crisi: sembra aver perduto il suo prestigio, eclissandosi. Ma è proprio la generazione in cui tutti sono creatori d’immagini a dover riscoprire oggi l’eredità morale, rivoluzionaria, intellettuale dei grandi fotoreporter. Perché ognuno possa raccontare davvero la propria storia. È impossibile sfuggire alla marmellata di immagini che coprono il pianeta. Quali di queste hanno un significato? Quali ci danneggiano? Stiamo usando i nuovi mezzi di ripresa per descrivere noi e l’altro in modo corretto? E poi è giusto che tutto ciò che capiti sia raccontato? Da chi si è occupato professionalmente di fotografia giornalistica ed è stato precursore nel campo delle foto scattate con gli smartphone, una provocazione per non rimanere vittime della società delle immagini. Quale forma artistica prenderà la fotografia? Come rinascerà l’interpretazione del mondo attraverso l’obiettivo, che sia di una camera digitale o di un telefonino?

L’AUTORE
Michele Neri (Milano, 1959) ha diretto la gloriosa agenzia fotografica “Grazia Neri” creata dalla madre e ha fondato (insieme a Marcello Mencarini) la prima comunità al mondo di fotografi con il telefonino: Makadam. È autore del mémoire Scazzi, scritto insieme al figlio Nicola.