Il Reportage
Incontri di Fotogiornalismo - Martedì 18 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - nuovo numero

Martedì 18 aprile alle 19 ospitiamo a Officine Fotografiche la presentazione del nuovo numero della rivista “Il Reportage”. Interverranno alla serata: Emanuele Camerini, fotografo, Graziano Graziani, giornalista, Nola Minolfi, fotografa Riccardo De Gennaro, direttore il Reportage.

Il numero 30 della rivista apre con l’intervista a Paolo Di Paolo, un grande fotografo che di storie ne ha incrociate tante e le ha raccontate, grazie alla sua Leica, sul “mitico” Mondo di Pannunzio. Quando il Mondo chiuse, lui smise di fotografare, perché non vedeva altre riviste all’altezza. A noi ha regalato i suoi ricordi e sei bellissimi scatti, celeberrimi (Pasolini sul Monte dei cocci con un ragazzo) e inediti (Oriana Fallaci al Lido di Venezia). L’autore dell’intervista è Franco Maria Orsolini.

cop_eportage_30I due successivi reportage parlano rispettivamente del reinserimento dei guerriglieri delle Farc nella società civile colombiana (Virginia Negro, foto di Fabio Cuttica) e della Carovana delle Madres del Centro America che cercano i figli scomparsi in Messico (Orsetta Bellani). Ci spostiamo poi giù in Argentina, per l’esattezza nel sud del Sud del mondo, a Ushuaia (Terra del Fuoco), grazie a un fotoreportage di Emanuele Camerini e Nola Minolfi.

Il primo dei due portfolio del numero 30 è firmato da Michal Siarek, un giovane fotografo polacco che ha seguito per mesi il processo di recupero dei fasti dell’impero di Alessandro Magno a Skopje (Macedonia). Graziano Graziani è stato invece nel Laos e ci racconta le trasformazioni e le mille contraddizioni di questo piccolo Paese. Di qui, con la giornalista Jamila Mascat, passiamo a Teheran, per l’esattezza a Lalehzar, il quartiere che è stato un po’ la mecca del cinema e del teatro iraniano.

Il terremoto dell’ottobre scorso nelle Marche è il tema del servizio di Marco Benedettelli e del fotografo Ennio Brilli, che hanno girato i paesini distrutti dal sisma e sono entrati nelle zone rosse con la Squadra ricerca dispersi sotto le macerie dei Vigili del Fuoco. Erika Cei racconta invece il caso della Ferriera di Servola, una sorta di “caso Ilva” a Trieste, dove i dati medici a causa dell’inquinamento sono più preoccupanti di quelli di Taranto. Segue un servizio di Francesco Ruggiero e la fotografa Serena Vallana, i quali sono entrati nel Centro Nexa, legato al Politecnico di Torino: qui i ricercatori studiano le nuove tecnologie informatiche e i possibili attacchi alla nostra privacy anche attraverso gli oggetti. Il secondo portfolio, anziché al futuro, ci porta nel passato, ovvero alla tradizione della transumanza: il fotografo Luciano Baccaro ha seguito la famiglia Colantuono che, ogni anno, nel mese di maggio, conduce per quasi 200 chilometri, dalla Puglia al Molise, oltre 300 capi di bestiame.

Il numero si chiude, come di consueto, con le recensioni dei libri, la rubrica “lettera aperta” di Valerio Magrelli, il racconto (qui dello scrittore torinese Ade Zeno) e la foto vintage (la morte di Gilles Villeneuve nel 1982, trentacinque anni fa). Ma questa volta con una novità: la rubrica dal titolo “Un autore un libro”. La prima intervista, firmata da Maria Camilla Brunetti, è a Giorgio Vasta, che parla del suo “Absolutely nothing”. L’opinione, questa volta, è di Gilda Policastro, che parla del ritorno del concetto di “comunismo/comunismi”. L’editoriale di Riccardo De Gennaro è una riflessione su un ipotetico Libro nero del Cattolicesimo.

ragazzi che corrono sulle dune del deserto
Presentazione editoriale - Martedì 4 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Harraga di Giulio Piscitelli

di Giulio Piscitelli
a cura di Giulia Tornari

Martedì 4 aprile alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro di Giulio Piscitelli HARRAGA In viaggio bruciando le frontiere a cura di Giulia Tornari per Contrasto.

Contrasto pubblica l’edizione internazionale di Harraga, il primo libro di Giulio Piscitelli, fotogiornalista italiano il cui lavoro è rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Harraga è il termine con cui, in dialetto marocchino e algerino, si definisce il migrante che viaggia senza documenti, che “brucia le frontiere”. Giulio Piscitelli ha seguito le rotte dei migranti che provano a entrare in Europa. Lo ha fatto nel Mediterraneo orientale e in quello occidentale, imbarcandosi in Tunisia per raggiungere le coste italiane, documentando le enclave spagnole di Melilla, i viaggi verso Lampedusa, i profughi del Corno d’Africa che attraversano il deserto, i siriani, gli iracheni, gli afghani che approdano sulle isole greche nella speranza di raggiungere l’Europa. Frutto di un lungo progetto iniziato nel 2010, Harraga è una testimonianza unica, in immagini e parole, del periodo storico che stiamo attraversando; un archivio visivo che lascia un segno indelebile nella mente di chi guarda. Le immagini del libro documentano le lunghe attese prima della partenza (trascorse in appartamenti gestiti da bande mafiose locali che lucrano sul traffico di migranti), il tragitto, l’arrivo. Un approdo, però, che non significa la fine del viaggio. Quello di Piscitelli è infatti anche il primo reportage che documenta cosa attende i migranti al loro arrivo: i CIE, lo sfruttamento della manodopera a Rosarno, i campi di Castelvolturno. Giulio Piscitelli ha seguito anche La Rotta Balcanica documentando gli sbarchi sull’Isola di Kos e di Lesbo le migliaia di persone a Idomeni in attesa di attraversare il confine tra Grecia e Macedonia.

La testimonianza presentata in Harraga è un lungo racconto che si articola in tre momenti fondamentali che corrispondono alle diverse fasi del reportage: dalle rotte africane verso l’Europa, passando per l’Italia e la Francia, fino ad arrivare alla rotta balcanica. Un diario visivo, un itinerario vissuto e raccontato in prima persona dal fotografo stesso. La spontaneità e l’intensità della scrittura diaristica, che accompagna con un unico grande sguardo le fotografie, amplifica il valore della testimonianza. L’attenzione del fotografo incontra “l’uomo” di cui racconta caso per caso e con grande umanità le esperienze e i drammi personali.

Completano il volume un testo introduttivo di Alessandro Leogrande e le mappe inedite disegnate appositamente per questo lavoro dal cartografo Philippe Rekacewicz.

Le_cicale-Mancuso
Evento di lancio della campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal basso - Mercoledì 15 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Sosteniamo "Le cicale" | serata di crowdfunding

Un progetto di documentario di Emiliano Mancuso e Federico Romano
in collaborazione con Zona

Mercoledì 15 marzo alle 19 presenteremo a Officine Fotografiche il lancio del progetto “Le cicale” a cura di Emiliano Mancuso e Federico Romano, sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso.

Le Cicale è un viaggio intimo nella vita di chi, già andato in pensione o in procinto di andarci, pur senza il supporto dello stato sociale continua a lottare perché è un diritto arrivare vivi alla morte.
Durante la serata si alterneranno proiezioni di estratti dal documentario in lavorazione con gli interventi degli autori e di Fabrizio Nizi (Action) e Daniele Nalbone, giornalista e scrittore.

 

Schermata 2017-03-08 alle 16.19.50

 

zona

 

locandina take me to the river
Doppia presentazione editoriale - Martedì 14 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Take me to the river

in collaborazione con DER*LAB

Due libri, due fiumi, un racconto di identità, memoria e conflitto lungo la riva.

A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli: due libri attraversati da un fiume. Due storie italiane che riflettono sul corso d’acqua come confine identitario, come motore di sviluppo, come custode di leggende e come catalizzatore di contraddizioni.

A come Arno di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ultimo photobook curato e prodotto da DER*LAB, è un’indagine tra presente e memoria del fiume Arno a 50 anni dalla grande alluvione del 4 novembre 1966.

Tara, il fiume dei miracoli del Collettivo DAV che, dopo il sold out della prima edizione, DER*LAB presenta in una nuova versione pocket, è un’esplorazione fotografica di un piccolo fiume, le cui acque sono considerate miracolose, che scorre all’ombra dell’ILVA di Taranto.

Take Me To The River, presentazione e temporary exhibition, porta a Officine Fotografiche i temi e le immagini di A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli.

Il fiume, non solo come luogo fisico ma anche come paesaggio sociale e culturale, diventa elemento unificante di due progetti e di due territori che, collocati a longitudini diverse – sud e nord d’Italia – sono entrambi segnati da un conflitto, a tratti paradossale, tra diritti della terra e rincorsa al progresso.

Laia Abril immagine di donna con libro in mano
Incontro - Lunedì 30 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Incontro con Laia Abril

Lunedì 30 gennaio alle 19 ospiteremo a Officine Fotografiche Roma la fotografa spagnola Laia Abril per un incontro aperto al pubblico.

Durante la serata l’autrice racconterà la genesi delle idee e i processi creativi alla base dello sviluppo editoriale dei suoi progetti passati e a quelli previsti in uscita per il 2017.

I progetti

‘The Epilogue’ è il racconto di una storia sulla malattia e sulla perdita attraverso una narrazione empatica e un intenso lavoro di ricerca dell’autrice e di ricostruzione della memoria. Il libro è stato selezionato per il ParisPhoto-Aperture First Book Award, il Kassel PhotoBook Festival e il Photo España Best Book Award. ‘Lobismuller’ narra dal punto di vista femminile la storia di Manuel Blanco Romasanta, sanguinoso e più enigmatico serial killer della Spagna; è stato presentato a Paris Photo nel 2016. ‘On Abortion’ è un progetto sull’aborto che documenta e allo stesso tempo concettualizza i pericoli e i danni causati dalla mancanza di accesso legale, sicuro e libero all’aborto. Il libro, che fa parte del progetto più ampio A History of Misogyny, sarà pubblicato da Dewi Lewis nel 2017.

Laia Abril (Barcelona, 1986) è una fotografa, book maker e artista visiva di Barcellona. Dopo essersi laureata in giornalismo a Barcellona, e aver studiato fotografia a New York, è stata artista in residenza a FABRICA, dove ha lavorato 5 anni come editor creativa e fotografa per COLORS Magazine.
I suoi progetti sono stati mostrati internazionalmente: Stati Uniti, Canada, GB, Cina, Polonia, Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Italia e Spagna. Il suo lavoro si trova in collezioni private e pubbliche come il Musée de l’Elysée, il Winterthur Museum in Svizzera o il MNAC di Barcelona. Nel 2015 è stata nominata per Paul Huf Award di Foam, e per la Joop Swart Masterclass nel 2014. Più di recente, ha ricevuto il Premio Revelación PhotoEspaña e il premio Madame Figaro – Rencontres Arles per l’esposizione A History of Misogyny, chapter one: On Abortion.

carretto con asino con fotografi a bordo
Presentazione - Giovedì 19 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Viaggio Fotografico

Giovedì 19 gennaio alle 19 ospitiamo Roberto Gabriele e Simona Ottolenghi di Viaggio Fotografico, con i quali abbiamo stretto una partnership con sconti riservati a tutti i nostri soci che decideranno di partire per un viaggio fotografico insieme a loro.

ll binomio che c’è tra il viaggiare e il fare fotografia è per molti un cortocircuito emozionale cui è davvero difficile resistere. Se chiedessimo a 100 fotografi quale è il genere di fotografia che preferiscono, una buona parte direbbe quella di viaggio, o comunque una fotografia che permetta di uscire dal proprio mondo per immergersi e esplorarne uno nuovo e lontano. Se chiedessimo a 100 viaggiatori abituali qual’è la prima cosa che mettono nella valigia prima di partire, la maggior parte di loro senza esitazione direbbe la fotocamera.

Simona Ottolenghi e Roberto Gabriele hanno creato Viaggio Fotografico 4 anni fa, unendo la grande passione per i viaggi con l’esperienza lavorativa maturata in oltre 20 anni di fotografia professionale e di insegnamento. Organizzano Viaggi Fotografici in Italia, Europa e resto del Mondo, trovando per ogni viaggio le particolarità più interessanti sia dal punto di vista fotografico che da quello strettamente culturale ed esperienziale del viaggio.

Nell’incontro del 19 gennaio ci presenteranno le loro attività, il loro modo di essere, di pensare ma soprattutto il loro modo di guardare il mondo con un occhio solo: quello della fotocamera.

Saranno presentate anche le proiezioni di due lavori interessanti: il primo realizzato da Simona Ottolenghi a Cuba durante i giorni di lutto nazionale per la morte di Fidèl Castro. Un progetto che racconta l’assenza e il desiderio di cambiamento di un Paese che non ha voglia di crescere e dovrà farlo suo malgrado a causa della colonizzazione americana che sta entrando prepotentemente nel tessuto sociale cubano.

Il secondo lavoro è un audiovisivo di Roberto Gabriele che racconta un Viaggio Fotografico fatto in Etiopia durante i riti del Natale Copto. La cerimonia viene celebrata nelle chiese rupestri di Lalibela, davanti a 20.000 persone, con una messa a lume di candela che dura dal tramonto all’alba, di potentissimo impatto visivo e grande spiritualità.

Viaggio Fotografico si occupa di diffondere la cultura del Viaggio e della Fotografia quali strumenti di divulgazione sociale e culturale, come mezzi di scambio e interazione, di conoscenza e di scoperta. La Fotografia aiuta il Viaggiatore a raccontare al meglio i propri viaggi e ad esprimerne il racconto attraverso immagini evocative. Il Viaggio, già forte elemento di crescita personale, diventa un potentissimo elemento di stimolo per tutti i Fotografi in cerca di emozioni e storie da raccontare con le loro immagini. Riunire tutto questo in un binomio vincente è proprio lo scopo istituzionale delle nostre numerose.

 

Cosa fanno?

  1. Organizzano Viaggi Fotografici in Italia, Europa e resto del Mondo, trovando per ogni viaggio le particolarità più interessanti dal punto di vista fotografico e da quello strettamente culturale ed esperienziale del viaggio. Festival, incontri con la gente, itinerari poco turistici fanno parte delle nostra formula vincente. Poi c’è il coaching fotografico, con il quale aiutano gli allievi a raggiungere i propri personali obiettivi di formazione.
  2. Organizzano gratuitamente visite guidate alle mostre fotografiche romane. Accompagnano ed introducono l’autore e le sue opere discutendone con i partecipanti durante il percorso della visita.
  3. Organizzano serate di proiezione dei viaggi con i racconti e le fotografie dei partecipanti che hanno modo di condividere le proprie esperienze con un pubblico di appassionati.

 

Chi sono?

Roberto Gabriele: Fotografo professionista dal 1992 ed Accompagnatore Turistico abilitato.

Simona Ottolenghi: Architetto ribelle che ha scelto la strada della fotografia a quella della progettazione.

dettaglio copertina il reportage
Presentazione il Reportage n. 29 - Giovedì 26 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - nuovo numero e nuova grafica

Giovedì 26 gennaio alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il nuovo numero della rivista il Reportage. La grande novità di questo inizio 2017 è una veste grafica completamente rinnovata. 

unnamedSobria, leggibile, aerea, “per una visione più nitida della realtà”, come recita lo slogan della campagna abbonamenti 2017. Dal punto di vista grafico, insomma, il Reportage assume d’ora in avanti una veste giovane, che siamo certi troverà il pieno gradimento dei lettori abituali e dei nuovi, nonché dei reporter e dei fotoreporter. Ma veniamo ai contenuti del numero di gennaio-marzo 2017, il nostro ottavo anno. La rivista apre con la storia di copertina, un reportage dell’antropologo Riccardo Bononi, che ha vissuto in un villaggio del Madagascar abitato esclusivamente da esorcisti e da “posseduti” tenuti in catene nei cortili delle case. Segue il punto di Alessandro Falco sulla situazione in Venezuela, dove il sogno della rivoluzione permanente è sprofondato nella miseria e nella violenza. Camillo Pasquarelli si è occupato, invece, della ripresa della rivolta della popolazione del Kashmir per l’indipendenza della regione dall’India.

Il portfolio centrale è di Jacques de Lannoy, pseudonimo di un importante fotografo americano, il quale ha frequentato a lungo le coste del Tamil Nadu, imprigionate dal cemento, dall’inquinamento e a rischio tsunami. Francesca Mannocchi descrive la situazione in Libia anche attraverso le interviste ai giovani combattenti di Sirte e Misurata, cinque anni dopo la caduta di Gheddafi (le foto sono di Alessio Romenzi). Ci trasferiamo poi nelle Filippine con Michela Cannovale, la quale spiega le tragiche conseguenze del pugno di ferro del dittatore Duterte contro il traffico di droga.

Da Berlino Pietro Romeo parla della triste scomparsa delle vecchie birrerie operaie, soppiantate da locali per giovani e turisti. Una ricognizione nelle abbazie ortodosse del Monte Athos, severamente vietate alle donne, è il focus del reportage di Lorenzo Pompeo. Lo scrittore Maurizio Torchio, invece, è entrato nel carcere di Bollate per un’inchiesta sui detenuti over 65anni. Alberto Prunetti svela la faccia nascosta del regista di b-movie Umberto Lenzi, grande appassionato di Guerra civile di Spagna: Prunetti si è recato alla Biblioteca civica di Follonica alla quale Lenzi ha recentemente donato il suo ricchissimo fondo composto di libri e riviste e altri cimeli (le foto sono di Valentina Piccinni). Il portfolio conclusivo è di Jasper Bastien, che con questo suo lavoro sul confine tra Lituania e Bielorussia si è classificato al secondo posto del nostro Premio di fotoreportage 2016 intitolato “Borders”.

Mimmo Càndito, storica firma della Stampa, interviene infine nel dibattito su social network e fake news con un pezzo che lamenta la scomparsa degli inviati di guerra. L’intervista è di Gilda Policastro, che ha sentito il critico Walter Pedullà, prendendo spunto dall’uscita del Meridiano da lui curato e dedicato all’opera di Luigi Malerba. Il racconto, questa volta, è della giovane scrittrice Ilaria Gaspari, autrice del romanzo “Etica dell’acquario” per Voland.
Completano il numero la consueta rubrica di Valerio Magrelli e l’editoriale di Riccardo De Gennaro sull’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

Uomo con cellulare in mano corso photo generation
presentazione editoriale - mercoledì 18 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Photo Generation

di Michele Neri
Gallucci editore - Collana Capricci

Mercoledì 18 gennaio alle 19  presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro “Photo Generation”, di Michele Neri (Gallucci editore). Insieme all’autore sarà presente Riccardo Falcinelli, grafico e teorico del design.

“C’è una possibilità di contagio virtuoso tra Sebastião Salgado,
capace d’interpellare direttamente il pianeta, e Kim Kardashian che si
ritrae allo specchio con il proprio smartphone?”

IL LIBRO
Il mondo affronta un vibrante e pericoloso paradosso. Proprio quando, tra selfie, social e smartphone, viviamo d’immagini, vero alfabeto del nostro tempo, la fotografia tradizionale è in crisi: sembra aver perduto il suo prestigio, eclissandosi. Ma è proprio la generazione in cui tutti sono creatori d’immagini a dover riscoprire oggi l’eredità morale, rivoluzionaria, intellettuale dei grandi fotoreporter. Perché ognuno possa raccontare davvero la propria storia. È impossibile sfuggire alla marmellata di immagini che coprono il pianeta. Quali di queste hanno un significato? Quali ci danneggiano? Stiamo usando i nuovi mezzi di ripresa per descrivere noi e l’altro in modo corretto? E poi è giusto che tutto ciò che capiti sia raccontato? Da chi si è occupato professionalmente di fotografia giornalistica ed è stato precursore nel campo delle foto scattate con gli smartphone, una provocazione per non rimanere vittime della società delle immagini. Quale forma artistica prenderà la fotografia? Come rinascerà l’interpretazione del mondo attraverso l’obiettivo, che sia di una camera digitale o di un telefonino?

L’AUTORE
Michele Neri (Milano, 1959) ha diretto la gloriosa agenzia fotografica “Grazia Neri” creata dalla madre e ha fondato (insieme a Marcello Mencarini) la prima comunità al mondo di fotografi con il telefonino: Makadam. È autore del mémoire Scazzi, scritto insieme al figlio Nicola.

oblivion copertina libro
Presentazione Editoriale - Martedì 13 dicembre ore 19.30 - Officine Fotografiche Roma via Giuseppe Libetta, 1

From static oblivion - Presentazione editoriale

di Ion Grigorescu | Avarie Publishing
Saranno in dialogo Giuliana Prucca - Avarie Publishing e Lina Pallotta - docente e fotografa
In collaborazione con la nona edizione di “Visioni Fuori Raccordo – Rome Documentary Fest"

All’interno della nona edizione del “Festival Visioni Fuori Raccordo – Rome Documentary Fest”  martedì 13 dicembre ore 19.30 ospitiamo l’appuntamento per la sezione Visioni Extra: Giuliana Prucca (Avarie Publishing) in dialogo con Lina Pallotta presenta il libro From Static Oblivion, foto e video-performance dell’artista rumeno Ion Grigorescu.

From static oblivion intende approfondire, a partire dalla ricca produzione dell’artista contemporaneo rumeno Ion Grigorescu, la riflessione sullo statuto dell’immagine in quanto equilibrio di forze in tensione, forma di ciò che è in continuo movimento e operazione paradossale di cancellazione del corpo attraverso la sua stessa rappresentazione.

Nel lavoro di Grigorescu, come nel libro, il corpo è esibito continuamente sotto diverse forme – dalla fotografia al film, dalla performance al disegno – eppure assente, sospeso. Nell’impossibilità di performare e mostrare la propria attività artistica durante il regime, il corpo di Grigorescu finisce per nascondersi, scomparire nell’immagine. L’immagine cela, invece di mostrare, perché non è documentaria e trasmissibile, ma è costitutiva ed esecutiva, è un atto di nascita, una prova di (r)esistenza dell’artista innanzitutto in quanto uomo, dentro (o contro) ogni contesto geografico e storico. Non c’è arte, dice Deleuze, senza liberazione di una potenza di vita: nella ritualità dei suoi gesti e nel simbolismo delle sue perfomances, Grigorescu trova un modo per restare vivo, preservando il proprio essere intellettuale ma anche difendendo la dignità del quotidiano.

In una completa sovrapposizione di micro e macrocosmo, l’artista ingloba simultaneamente elementi della realtà circostante, mostrandoci una continuità tra arte e vita, un’interferenza tra l’opera e lo spazio di lavoro o di esperienza quotidiana: la sua dissidenza non è provocazione estrema e ostentata, ma un’operazione antiestetica che attraverso la sperimentazione e i mezzi tecnici limitati ci svela la finzione dell’arte e denuncia gli artifizi della rappresentazione.

Come una linea che progressivamente prende volume, il corpo di Ion Grigorescu si trasforma da occhio a obiettivo, fino a farsi schermo o pagina su cui si proiettano visioni interne o esterne, convertendosi da soggetto che fotografa in oggetto fotografato e osservato. Vera e propria narrazione di una “imago”, la parabola del corpo in realtà traccia un ritorno non al corpo stesso ma alla sua immagine. Il corpo “si scorpora”, diserta, si astrae, rendendo così, per proprietà transitiva, ogni immagine astratta. Nel tentativo di combinare l’orientamento concettuale e minimalista dell’opera di Grigorescu con la pratica segreta della body-art, il libro cerca di “sfreddare” il proprio contenuto dal carattere fortemente organico e poetico inscrivendolo in forme più geometriche ed epiche.

Le azioni di Ion Grigorescu, nudo davanti allo specchio o davanti alla camera, si accompagnano alla trascrizione dei suoi sogni notturni degli anni 70-80 dove sono evocati elementi della situazione politica e storica in cui egli si trovava ad operare. Le interrogazioni sul genere e sull’identità sessuale si associano ai dubbi di un’identificazione con il potere e ai timori di un’influenza dei discorsi propagandistici che attraversano la materia notturna. Grigorescu si produceva comunque nella segretezza del suo studio, sfidando le proibizioni o i pericoli di denuncia e dimostrando così che l’arte alla fine può essere un universo più libero di quello del sogno, capace di rappresentare il vero spazio del desiderio come categoria critica e di affermare l’immagine come strumento di un potere sovversivo.

Il montaggio del libro e l’editing delle fotografie si fa per reiterazioni successive, laddove l’immagine ripetuta non è mai uguale alla precedente per prospettiva, temporalità e modalità tecnica diverse. I vari materiali del libro sono spesso estrapolati da complessi figurativi più ampi, che possono dare un’impressione continua di déjà-vu e costringono in qualche modo il lettore ad arrestarsi, a tornare indietro eventualmente e a muoversi così all’interno del volume, coinvolgendolo in una lettura altrettanto performativa. Alcune delle sequenze dei film riprodotti sono montate specularmente in modo che il rispecchiamento tra l’artista e lo spettatore sia totale, mentre una serie di testi più descrittivi associati a schizzi, disegni e litografie dell’artista funzionano come piccoli manuali d’istruzione: anche in questo caso si richiede una partecipazione attiva del lettore che può così fare “accadere” il libro ogni volta come fosse un evento o la 25esima immagine di un film, l’immagine fantasma o inesistente che si produce per arresto (o avaria appunto) della pellicola e che il volume, nella sua forma, cerca di rendere visibile.

copyright Giuliana Prucca/Avarie Pubblishing

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Info

immagini: copyright Ion Grigorescu/Avarie

 

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Presentazione editoriale - giovedì 24 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

LAND INC. - Presentazione editoriale

TerraProject
Testi e direzione editoriale: Cécile Cazenave
Direzione artistica e graphic design: Mónica Santos 
Prefazione: José Bové
Infografiche: Studioburo

Edition Intervalles, 2016

Giovedì 24 novembre alle 19 a Officine Fotografiche Roma presentiamo il libro LAND INC. del collettivo TerraProject, che quest’anno compie 10 anni, sarà presente all’incontro Rocco Rorandelli.

Dal momento della crisi alimentare del 2008, la sicurezza alimentare e la sovranità erano diventate un obiettivo chiave per molti paesi. Una crescente domanda globale di cibo, soprattutto carne, e di carburante, spinge il governo e le imprese a investire in terreni, con leasing o acquisto di vaste aree agricole, al fine di produrre colture, spesso per essere successivamente importate di nuovo ai loro mercati interni. Mentre il fenomeno è spesso considerato come “land grabbing”, le sue ragioni e le dinamiche sono più profonde e complesse di come una semplice formula potrebbe dedurre.

Le incontrollate speculazioni di terra su larga scala possono essere una minaccia per la biodiversità e possono innescare violazioni dei diritti umani a danno di alcuni dei 1,5 miliardi di persone indigene, titolari di diritti, la cui vita è basata sulla piccola agricoltura e che sono privati del possesso o dell’accesso alle loro terre. Questa forma di competizione per la terra è drammaticamente sbilanciata, con i produttori a basso reddito da un lato, e governi stranieri o di rilevanti dimensioni, sostenuti dalle autorità locali, e nazionali, dall’altro. Tutto questo avviene a prescindere dal fatto che i piccoli produttori possono invece svolgere un ruolo fondamentale nel ridurre la povertà e l’insicurezza alimentare.

Dal 2012 al 2013, TerraProject ha documentato le tendenze, i meccanismi e gli impatti di acquisizioni di terreno nei principali paesi coinvolti dal fenomeno: Brasile, Dubai, Etiopia, Filippine, Indonesia, Madagascar ed Ucraina.
Il progetto rivela una varietà di forze storiche e socio-economiche che stanno dietro gli investimenti e le acquisizioni dei terreni, il che rende difficile etichettarlo con una semplice definizione, ma anche evidenzia come il risultato finale, in tutti questi diversi scenari, è spesso lo stesso. In effetti, la tendenza globale è quello di sostenere le grandi azienda agricole, minando il modello dei piccoli agricoltori.

TerraProject

 
TerraProject  è un collettivo di fotografia documentaria fondato nel 2006 a Firenze da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli. Prima realtà in Italia a sviluppare lavori di gruppo, TerraProject ha innovato il linguaggio della fotografia autoriale elaborando uno stile collettivo unico nel suo genere, in cui le individualità dei singoli si fondono, esaltando i reciproci talenti e arrivando a comunicare livelli molteplici di complessità. Da oltre 10 anni TerraProject collabora con le principali riviste italiane e internazionali, agenzie non governative, ong, fondazioni, aziende commerciali e il mercato fine art. I suoi fotografi hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, mentre i lavori personali e di gruppo sono stati esposti presso gallerie e festival in tutto il mondo.