©Mario Carbone, Pescatori e isola Tiberina, 1956
Laboratorio fotografico per bambini e passeggiata a Trastevere - domenica 17 dicembre ore 14.30 -16.30 - Museo di Roma in Trastevere

Trastevere tra memoria e contemporaneità

Museo di Roma In Trastevere / Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con Officine Fotografiche Roma.

Nell’ambito deIle Passeggiate Fotografiche Romane promosse dal MiBact, domenica 17 dicembre  dalle 14.30 alle 16.30 si svolgerà il laboratorio per bambini dai 10 ai 13 anni con passeggiata fotografica nelle piazze del rione, condotto da Simona Filippini e Silvia Telmon e con la guida del regista Ivano De Matteo. Il laboratorio nasce dalla collaborazione tra Officine Fotografiche Roma e il Museo di Roma in Trastevere. 

Il laboratorio prende avvio da alcune immagini del fondo fotografico del Museo realizzate tra il 1960 e il 1980 a Trastevere. Le fotografie saranno spunto di indagine e riflessione per condurre i bambini alla scoperta dell’identità culturale del quartiere e delle tradizioni popolari ancora persistenti. La passeggiata con Ivano De Matteo nel Rione di Trastevere, alla quale parteciperanno sia i ragazzi coinvolti nel laboratorio, sia chiunque voglia aggregarsi, toccherà tre piazze e luoghi simbolo del popolare rione.

L’appuntamento  sarà a Piazza S. Egidio davanti al Museo di Roma in Trastevere. Il regista De Matteo, dopo una breve proiezione all’interno del Museo di alcune immagini storiche del rione, condurrà i partecipanti verso Piazza Santa Maria in Trastevere, centro del rione e luogo di aggregazione e di religiosità, per poi giungere attraverso alcuni vicoli storici a  Piazza San Calisto, ultimo baluardo di persistenti tradizioni popolari, dove si trova il “protagonista” della piazza, il Bar San Calisto, punto d’incontro per eterogenee categorie di avventori.

A questo punto i ragazzi torneranno nel museo con le curatrici, non prima di aver scattato alcune fotografie durante il percorso.

La partecipazione al laboratorio è su prenotazione  (si può mandare una mail a silvia.telmon@comune.roma.it o silvana.bonfili@comune.roma.it) e prevede un numero massimo di 20/25 partecipanti.

L’ingresso alla proiezione è libero.

[fotografia di Mario Carbone, Pescatori e isola Tiberina, 1956]

Schermata 2017-12-05 alle 15.47.04
Presentazione editoriale - Martedì 12 dicembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

La Crepa di Carlos Spottorno e Guillermo Abril

Martedì 12 dicembre ore 19 a Officine Fotografiche Roma presentiamo il libro “La Crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril, il libro è stato menzione speciale dell’Aperture Photobook Award  2017 e vincitore del Premio Atomium nella categoria Reportage a fumetti al Brussels Comic Strip Festival 2017.

Dopo tre anni di viaggio, 25.000 foto, 15 quaderni di appunti, decine di articoli e un World Press Photo vinto, il fotografo Carlos Spottorno e il giornalista Guillermo Abril pubblicano questo straordinario libro sulle frontiere dell’Unione europea che unisce immagine e testo in una forma di racconto inedita e di grande impatto.
Marocco, Turchia, Lampedusa, Ungheria, Ucraina, Finlandia sono luoghi in cui le culture vengono a confronto e in cui gli uomini cercano di superare i confini per approdare a un futuro migliore. Tra viaggi della speranza, campi profughi, estremi gesti di accoglienza, ma anche sacche di razzismo e xenofobia, Spottorno e Abril parlano del nostro mondo con la forza dell’immagine e la semplicità di un testo fatto di didascalie ricche di informazioni che si fanno racconto attento e delicato.

La crepa è il viaggio di due giornalisti che attraversano il confine europeo, dall’Africa all’Artico, per svelare le cause e le conseguenze della crisi di identità in Europa.
La scelta di colorare le immagini rende il reportage di uno dei più apprezzati fotografi contemporanei un libro artistico e suggestivo, che affronta con il linguaggio della graphic novel il grande tema della nostra contemporaneità: lo scontro e l’incontro tra i popoli.
Spottorno e Abril sono riusciti a parlare in modo chiaro grazie all’arte e alla delicatezza di una narrazione che tiene al centro del suo discorso l’uomo e il suo modo di essere talvolta crudele, ma anche capace di gesti straordinari.

«La crepa è un racconto che toglie il fiato. È un’esperienza estetica impressionante che trascende la fotografia per invadere il campo della graphic novel.
È un’esperienza umana ed etica per il rispetto e la passione con cui gli autori indagano i confini slabbrati e arrugginiti di quello stato mentale che chiamiamo Europa.
È il tentativo di due intellettuali onesti di trovare risposte sincere a domande fondamentali: di cosa parliamo quando parliamo di Europa? Dove inizia e dove finisce il sogno dei padri fondatori? Fin dove arrivano le responsabilità di questa unione di Stati?»
Fabio Geda

 

Nemo immagine evento roma novembre 2017
Presentazione editoriale e mostra - Giovedì 23 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Presentazione editoriale e mostra illustrazioni Nemo's

Nemo's
In collaborazione con Logos Edizioni.

Giovedì 23 novembre ore 19 presentazione editoriale di Who is Nemo’s e H2O e mostra delle illustrazioni originali alla presenta dell’artista.

NemO’s ha iniziato a disegnare ancora prima di imparare a scrivere. Dopo la scuola media, si è iscritto al Liceo Artistico della sua città e in quel periodo si è avvicinato al “writing” e alla street art. Nel momento in cui ha iniziato a disegnare sui muri cittadini ha dovuto scegliersi un “Tag” e ha optato per Nemo, come il capitano di Ventimila leghe sotto i mari, il protagonista di uno dei primi fumetti di Winsor McKay e, da ultimo ma non per importanza, come la parola latina per “nessuno”, che rende il suo lavoro ancora più misterioso.

Ha aggiunto il genitivo sassone ’s in modo che il suo nome d’arte significhi “di nessuno”, così da completare il paradosso insito nel proprio modo di identificarsi. Ha iniziato a scrivere il suo nome sui muri per poi abbandonare il writing e l’aspetto calligrafico iniziando a riprodurre i suoi disegni.

È passato così a utilizzare personaggi e disegni per esprimere se stesso e tradurre visivamente le idee che non avrebbe potuto comunicare a parole. Il suo percorso artistico lo ha portato a maturare un particolare interesse per i colori e la carta riciclata e si è messo in cerca di un modo per “dipingere” i suoi disegni.

Fino a quel momento aveva usato solo vernice spray e colori acrilici ma la carta aveva qualcosa di speciale, era una materia viva. Il lavoro di NemO’s si divide in immagini grafiche ed essenziali, veicolando un messaggio sociale attraverso personaggi che compiono azioni poetiche e surreali come quelli di una fiaba non meglio definita.

Di recente ha iniziato a combinare la sua “tecnica con la carta” e disegni che affrontano tematiche sociali.
Il suo primo libro, Who is NemO’s, è una raccolta di disegni, ma soprattutto di riflessioni fatte con occhi critici e consapevoli sulla quotidianità che ci circonda, traducendola per immagini attraverso un umorismo macabro e cinico.

A ispirare la spinta espressiva di NemO’s è soprattutto la meraviglia per il potenziale umano e allo stesso tempo il disgusto per la società cosiddetta “civilizzata” che siamo riusciti a creare; una società che ci schiaccia, ci umilia e ci riduce a mera carne da macello, rendendoci prigionieri della nostra ingombrante materialità e della nostra spasmodica ricerca di perfezione e immortalità.

Non a caso, i protagonisti delle sue opere sono soprattutto corpi nudi, deformi e dalla pelle flaccida, spesso legati, straziati e ingabbiati, e sempre vittime inermi e allucinate della loro umiliante condizione di esseri umani.

Le contraddizioni, le ingiustizie e le ipocrisie del mondo in cui siamo costretti a vivere prendono così la forma di incubi che si insinuano nella mente e nell’animo dello spettatore con la speranza di risvegliarne il desiderio di riscatto.

H2O, è costituito da quindici disegni consecutivi e visionari che traducono in un’allucinazione fantascientifica le conseguenze dello spreco di acqua sul nostro pianeta. Il personaggio che abbiamo già visto sui muri che fiancheggiano le strade delle nostre città e nel volume Who is Nemo’s ci accoglie nella prima tavola, intento a succhiare una cannuccia.
È l’incarnazione dell’uomo contemporaneo. La cannuccia, in questo libro che si snoda in orizzontale, in quindici tavole da affiancare una all’altra, striscia a terra e si trasforma in un tubo bicolore che si prolunga come un filo a cucire virtualmente tutte le pagine.

Attraverso la cannuccia l’uomo attinge acqua dal pianeta, mentre le tubature proliferano fino a formare una selva intricata. Sono i tubi di una pompa di benzina, di una macchinetta del caffè, i tubi collegati agli annaffiatoi che gravano sulla schiena durante il lavoro nei campi. Non abbandonano l’uomo nemmeno quando fa i suoi bisogni e continuano a serpeggiargli intorno mentre pulisce il pavimento o siede nella vasca da bagno.

Tutte situazioni quotidiane, in cui le tubature che ci circondano e solitamente rimangono nascoste vengono alla luce svelandoci come effettivamente utilizziamo la nostra risorsa più preziosa.

OFFICINE_screen
Incontro di presentazione "La giovane fotografia italiana incontra il Paese" - venerdì 17 novembre ore 19.15 - a Officine Fotografiche Roma

Call For Project | Abitare

in collaborazione con il Mibact e Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo

Introduce:
Emilio D’Itri / Direttore artistico Officine Fotografiche

Intervengono:
Fabio De Chirico / Dirigente MiBACT – Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane
Milena Farina / Architetto e Urbanista Università Roma Tre
Alessandro Imbriaco / Fotografo
Emiliano Mancuso / Fotografo

Coordina:
Matteo Balduzzi / curatore presso Museo Fotografia Contemporanea

In occasione del lancio delle Call for Projects #ABITARE, riservata a fotografi italiani #under35, si propone un momento di riflessione sulla fotografia contemporanea.

L’incontro discute il ruolo che la committenza pubblica può avere oggi per stimolare un’indagine sul paesaggio sociale in Italia attraverso gli strumenti dell’arte e per favorire la sperimentazione di nuove pratiche, linguaggi e progettualità.

l tema dell’abitazione e dell’abitare, intesi nella loro accezione più ampia, rappresentano oggi una questione centrale per quanto riguarda non soltanto le discipline del territorio e le politiche urbane, ma per la società nel suo complesso, di fronte alle sfide che le rapide trasformazioni economiche, politiche e sociali di questo inizio di millennio impongono alla vita delle persone.

La fotografia, nelle molteplici sfaccettature in cui si articola oggi e nella straordinaria capacità di ibridarsi con altre pratiche e linguaggi, rimane uno degli strumenti privilegiati per indagare una realtà sempre più complessa.

Agli artisti è affidato il compito di captare, interpretare e visualizzare nuove modalità di abitare gli spazi, da quello domestico a quello urbano, e indagando la relazione tra pubblico e privato, dentro e fuori, reale e virtuale, individuale e collettivo.

La partecipazione alla call è gratuita ed è rivolta ad artisti residenti in Italia, maggiorenni, che non abbiano compiuto il 36esimo anno di età alla data di pubblicazione della call. Occorre presentare la documentazione indicata nel bando entro le ore 12.00 del giorno 1 dicembre 2017 all’indirizzo abitare@mufoco.org.

L’appuntamento si configura anche come momento di approfondimento dei temi della Call e di dialogo con i possibili partecipanti.

Ingresso libero fino a esaurimento posti!

14-posner.petersburg
Presentazione editoriale - Giovedì 16 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Past Perfect Continuous

di Igor Posner
Francesco Merlini, photoeditor dell'Agenzia Prospekt, dialogherà con l'autore

Giovedì 16 novembre alle 19 presentiamo il libro “Past Perfect Continuous” di Igor Posner edito da Red Hook Editions a Officine Fotografiche Roma. Durante la presentazione Francesco Merlini, photoeditor dell’Agenzia Prospekt, dialogherà con l’autore.

L’ingresso è libero. 

Nel 2006 Igor Posner è tornato per la prima volta in 14 anni a San Pietroburgo, la città dove è nato. Messo di fronte alla risonanza in continuo movimento del luogo e della memoria, le immagini risultanti sono fondamentalmente impressioniste, immagini afferrate attraverso la distanza del tempo.

Questa città è in parte osservata e in parte ricordata, due versioni che si sovrappongono senza combaciare, una mappatura dove il passato e il presente si intersecano – una città immaginaria, e in un certo senso evocata dal desiderio di trovare una qualche incarnazione ormai persa di ciò che una volta era familiare – un desiderio che alla fine non verrà mai esaudito. Posner sta cercando di comprendere ciò che significa affrontare il passato attraverso la fotografia.

Vi è una collisione di esperienze distinte e tempi diversi. Il suo attuale incontro con la città è inevitabilmente plasmato da quello che conosceva – il racconto è uno dei risultati prodotti dal ritorno e dall’attesa; l’incerta oscurità di queste immagini, il loro tormentato senso di distacco ne sono prova; Questi luoghi parlano non solo di quello che sono ora, ma anche di quello che avrebbero potuto essere.

 

Biografia

Nato a San Pietroburgo (Leningrado). Igor Posner si trasferisce in California nei primi anni ’90. Ha studiato biologia molecolare e cellulare presso l’Università della California a Los Angeles, dove ha iniziato a fotografare e sperimentare in camera oscura.

L’infatuazione iniziale per la fotografia ha portato Igor a esplorare l’esperienza silenziosa e sconvolgente di camminare nella notte per le strade di Los Angeles e Tijuana. La collisione del sociale e dell’ordinario con ciò che è personale e psicologico, dà vita alla sua prima serie di immagini “None Such Records”, progetto che assapora la strana solitudine dell’enigmatica regione tra California e Messico; solitudine che si percepisce nelle strade, nei bar, nei motel e nelle figure che scompaiono nella notte.

Dopo 14 anni, Igor è tornato a San Pietroburgo nel 2006, dedicandosi a tempo pieno alla fotografia e dando vita al libro Past Perfect Continuous, pubblicato da Red Hook Editions, nel 2017.

Igor attualmente vive a New York e lavora al progetto a lungo termine Cargo, che esplora gli aspetti psicologici della migrazione e la graduale scomparsa dei quartieri abitati dalle comunità di immigrati Russi negli Stati Uniti.

Il lavoro di Igor è stato in mostra negli Stati Uniti, in Europa, in Russia e nel Sud-est asiatico.

Entra a far parte dell’agenzia Prospekt nel 2011.

Il Reportage
Presentazione rivista - Venerdì 3 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - incontri di fotogiornalismo

Venerdì 3 novembre alle 19 riprendono gli incontri di fotogiornalismo di Il Reportage a Officine Fotografiche Roma, per l’occasione sarà presentato il nuovo numero di Reportage, il numero 32.

Modera: Riccardo De Gennaro (direttore di Il Reportage)
Intervengono: Cristiano Tinazzi (giornalista) e Graziano Graziani (scrittore e giornalista)


Il numero 32 di Reportage contiene un autentico regalo per i lettori: sette fotografie (compresa quelle in copertina) tra le meno conosciute del grande Luigi Ghirri, foto peraltro spiegate dal critico d’arte e fotografia Mauro Zanchi, che parla del “bianco” nei lavori del fotografo emiliano deceduto nel 1992.

A seguire, il primo reportage è di Francesca Mannocchi, che con le foto di Alessio Romenzi, racconta il dopo-liberazione di Mosul, una fase che non ha però ancora restituito fiducia alla popolazione irachena. Federico Vespignani, invece, parla del dramma dei desaparecidos nel Salvador attraverso le giornate di un criminologo alla ricerca dei corpi delle persone scompare e, presumibilmente, eliminate dalle gang che, come in Messico, infestano il Paese. La guerra di alcune milizie musulmane contro l’Isis è al centro del reportage di Cristiano Tinazzi nelle Filippine (le foto sono di Alberto Maretti), mentre – nel servizio successivo – Albertina d’Urso spiega come mai il referendum sull’autonomia o l’annessione agli Stati Uniti come stato federale non abbia risolto la crisi di Porto Rico.

Il portfolio centrale è dedicato alla vita dei cittadini giapponesi, segnata da una grandissima solitudine. L’autore è James Withlow Delano, un importante fotoreporter che ha base, appunto, in Giappone. Graziano Graziani, invece, è andato in Islanda, per la precisione nel paesino nei pressi di Reykjavic dove nel 1972 si tenne la finale del campionato del mondo di scacchi tra Fischer e Spassky e dove lo stesso Fischer, dopo il mandato di cattura da parte degli Usa, è sepolto.

Seguono tre storie italiane. La prima, firmata da Angelo Mastrandrea e con le foto di Andrea Sabbadini, parla di un maestro di scuola in pensione, il quale da qualche anno va in giro per la Lucania con il suo Ape carico di libri da dare in prestito ai bambini.

La seconda storia è la vita di James Joyce a Trieste: la Berlitz dove insegnava, i caffè, l’ex bordello… Ce la racconta la scrittrice Rosa Matteucci (le foto sono di Erika Cei).

La terza storia è di due reporter documentaristi, Joshua Wahlen e Alessandro Seidita, che sono andati in cerca degli eremiti d’Italia. Il reportage anticipa un loro importante video di imminente produzione.

Il secondo portfolio, che chiude il numero, è dedicato ai nomadi irlandesi, largamente osteggiati, come da noi i rom, in Gran Bretagna, dove sono considerati ladri e alcolizzati. Il lavoro è del giovane fotoreporter Marco Sconocchia. Alle domande di Maria Camilla Brunetti per la rubrica “Un autore un libro” risponde Carmen Pellegrino.

Il racconto finale è di Claudio Morandini, autore di “Neve, cane, piede” (Exòrma), ed è intitolato “Per noia della montagna”. Non mancano la rubrica “Lettera aperta” di Valerio Magrelli, la foto vintage che ha per tema i 50 anni dall’uccisione di Ernesto Che Guevara, e l’editoriale di Riccardo De Gennaro, che mette in guardia dal processo di “fascistizzazione” del Paese.

Il numero contiene anche il lavoro che ha vinto la prima edizione del nostro Premio giornalistico per il miglior reportage, sezione inediti, firmato da Cecilia Dalla Negra e Christian Elia (il premio per la sezione articoli editi è stata invece vinta da Michela A.G. Iaccarino con un pezzo pubblicato dal Fatto quotidiano).

Schermata 2017-10-13 alle 15.56.22
Presentazione editoriale - Giovedì 26 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

APPLEBY

di Mattia Zoppellaro
Presentazione a cura di Daria Scolamacchia

Giovedì 26 ottobre, alle ore 19.00, Mattia Zoppellaro presenta il suo libro Appleby a Officine Fotografiche di Roma.
L’incontro sarà un’occasione per ascoltare i racconti del fotografo rappresentato dall’Agenzia Contrasto che ha seguito per quattro anni la fiera dei cavalli di Appleby.
Appleby è un appuntamento annuale nel Westmorland, in Cumbria, che ogni primo giovedì di giugno attira tra i 10.000 e i 15.000 rom, gipsy e Irish Travellers di tutto il Regno Unito, che si incontrano per comprare e vendere cavalli, ritrovare vecchi amici e parenti e celebrare la loro cultura.

La fiera si tiene alle propaggini della città, lungo il fiume Eden, vicino a Gallows Hill, “la collina della forca”, così chiamata perché un tempo era qui che avevano luogo le pubbliche esecuzioni.

Dal 2012 al 2016 Zoppellaro, da sempre affascinato dalle sottoculture, ha puntato l’obiettivo su questo festival e soprattutto sugli Irish Travellers per dare vita a un reportage che è a tutti gli effetti uno studio antropologico.

Gli Irish Travellers, detti anche “Pavee”, sono un gruppo etnico nomade che ha mantenuto inalterate nel tempo molte delle sue tradizioni culturali. Parlano per lo più inglese, ma le loro origini storiche sono tutt’altro che certe.

Alcuni dicono che i loro antenati sono i proprietari terrieri irlandesi che persero i loro possedimenti dopo la conquista dell’Irlanda da parte di Cromwell e in seguito alla carestia che si abbatté sulle loro terre nel XIX secolo; altri sostengono che discendono dall’artigiano che forgiò i chiodi con cui fu costruita la croce di Gesù, e che quest’onta abbia costretto i Pavee a vagare in eterno senza dimora.

Durante la presentazione Mattia Zoppellaro ci parlerà dello spirito di appartenenza degli Irish Travellers, delle loro contraddizioni e tradizioni, dell’orgoglio di chi ha voluto mantenere intatte le proprie tradizioni culturali nonostante le difficoltà e l’emarginazione.

copertina_ilreportage
Presentazione di Reportage numero 31 e - Giovedì 14 settembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - Incontri di Fotogiornalismo

Giovedì 14 settembre 2017 – dalle ore 19 doppio appuntamento con Il Reportage: la serata si apre con la presentazione del numero 31 della rivista (luglio-settembre) e si concluderà con la premiazione ufficiale dei vincitori del primo premio giornalistico “Il Reportage”. L’ingresso è libero.

Presentazione di Reportage numero 31

(Luglio-Settembre 2017)

Modera: Riccardo De Gennaro (Direttore di Reportage)
Intervengono: Maria Camilla Brunetti (Caporedattore di Reportage) e Cecilia Ricchi (fotografa)
 
* Premiazione ufficiale dei vincitori della 1^ Edizione del Premio Giornalistico “Il Reportage”
 
Modera: Maria Camilla Brunetti (Caporedattore di Reportage)
 
Interviene: Michela A. G. Iaccarino – Vincitore della Sezione Articoli Editi con l’articolo 
“Sono un broker di vite tra l’Egitto e l’Europa”- Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 20 giugno 2016
 
Intervengono: Cecilia Dalla Negra e Christian Elia - Vincitori della Sezione Articoli Inediti con l’articolo

“Walking the line”

***
Michela A. G. Iaccarino – Vincitore della Sezione Articoli Editi
“Sono un broker di vite tra l’Egitto e l’Europa”
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 20 giugno 2016
 

Per aver saputo raccontare con uno stile originale e incisivo la vita controversa di un trafficante di migranti. Il reportage, estremamente chiaro e completo, dimostra poi la competenza e la capacità di analisi dell’autrice rispetto al complesso fenomeno della migrazione dai Paesi dell’Africa e del Medio Oriente verso l’Europa.

Conosciuto al Distretto 6 Ottobre al Cairo, – quando le chiese dei copti bruciavano in tutto l’Egitto e la minoranza cristiana cercava vie di fuga -, C. si occupava solo di falsificare documenti. Stava per iniziare la presidenza di al Sisi. Negli anni successivi C. è diventato una voce su whatzzapp e, mentre la migrazione cambiava, lo faceva anche il suo ruolo nel business delle partenze. Prima di ritirarsi con profitto dal traffico, ha cercato di scambiare le informazioni ricavate in questi anni per un passaporto europeo e una nuova esistenza. Non ci è riuscito. A differenza di molti migranti, non ha abbandonato le sponde egiziane.  (Michela A. G. Iaccarino).

Cecilia Dalla Negra e Christian Elia - Vincitori della Sezione Articoli Inediti con l’articolo

“Walking the line”

Per la forza evocativa e metaforica di una parola che indaga la memoria di una terra martoriata come l’area Israelo-Palestinese. Il reportage diviene così geografia di un luogo, testimonianza e presenza, fornendo al lettore strumenti di analisi critica e una chiave di lettura approfondita della storia e del presente.

Walking the Line è un progetto di giornalismo narrativo che racconterà – nell’arco di un anno – il confine che non c’è. A cinquanta anni dalla Guerra dei Sei Giorni, due giornalisti e un fotografo ripercorrono a piedi la Linea Verde, il confine che la comunità internazionale poneva come base della futura pace tra Israele e Palestina. Non è andata così; lungo quella linea si intrecciano il passato e il presente, senza traccia di futuro. Un viaggio, una mappa interattiva, incontri e interviste per capire quanto l’idea stessa di confine definito sia stata inglobata dalla storia. (Cecilia Dalla Negra e Christian Elia).

 

Un ringraziamento doveroso va alla giuria della 1^ Edizione del Premio Giornalistico “Il Reportage”

Stefano Citati (caporedattore esteri il Fatto Quotidiano), Riccardo De Gennaro (direttore il Reportage), Angelo Ferracuti (scrittore e giornalista), Andrea Gentile (direttore editoriale il Saggiatore), Gianni Perrelli (inviato l’Espresso), Giorgio Vasta (scrittore).

Il Reportage
Incontri di Fotogiornalismo - Martedì 18 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Il Reportage - nuovo numero

Martedì 18 aprile alle 19 ospitiamo a Officine Fotografiche la presentazione del nuovo numero della rivista “Il Reportage”. Interverranno alla serata: Emanuele Camerini, fotografo, Graziano Graziani, giornalista, Nola Minolfi, fotografa Riccardo De Gennaro, direttore il Reportage.

Il numero 30 della rivista apre con l’intervista a Paolo Di Paolo, un grande fotografo che di storie ne ha incrociate tante e le ha raccontate, grazie alla sua Leica, sul “mitico” Mondo di Pannunzio. Quando il Mondo chiuse, lui smise di fotografare, perché non vedeva altre riviste all’altezza. A noi ha regalato i suoi ricordi e sei bellissimi scatti, celeberrimi (Pasolini sul Monte dei cocci con un ragazzo) e inediti (Oriana Fallaci al Lido di Venezia). L’autore dell’intervista è Franco Maria Orsolini.

cop_eportage_30I due successivi reportage parlano rispettivamente del reinserimento dei guerriglieri delle Farc nella società civile colombiana (Virginia Negro, foto di Fabio Cuttica) e della Carovana delle Madres del Centro America che cercano i figli scomparsi in Messico (Orsetta Bellani). Ci spostiamo poi giù in Argentina, per l’esattezza nel sud del Sud del mondo, a Ushuaia (Terra del Fuoco), grazie a un fotoreportage di Emanuele Camerini e Nola Minolfi.

Il primo dei due portfolio del numero 30 è firmato da Michal Siarek, un giovane fotografo polacco che ha seguito per mesi il processo di recupero dei fasti dell’impero di Alessandro Magno a Skopje (Macedonia). Graziano Graziani è stato invece nel Laos e ci racconta le trasformazioni e le mille contraddizioni di questo piccolo Paese. Di qui, con la giornalista Jamila Mascat, passiamo a Teheran, per l’esattezza a Lalehzar, il quartiere che è stato un po’ la mecca del cinema e del teatro iraniano.

Il terremoto dell’ottobre scorso nelle Marche è il tema del servizio di Marco Benedettelli e del fotografo Ennio Brilli, che hanno girato i paesini distrutti dal sisma e sono entrati nelle zone rosse con la Squadra ricerca dispersi sotto le macerie dei Vigili del Fuoco. Erika Cei racconta invece il caso della Ferriera di Servola, una sorta di “caso Ilva” a Trieste, dove i dati medici a causa dell’inquinamento sono più preoccupanti di quelli di Taranto. Segue un servizio di Francesco Ruggiero e la fotografa Serena Vallana, i quali sono entrati nel Centro Nexa, legato al Politecnico di Torino: qui i ricercatori studiano le nuove tecnologie informatiche e i possibili attacchi alla nostra privacy anche attraverso gli oggetti. Il secondo portfolio, anziché al futuro, ci porta nel passato, ovvero alla tradizione della transumanza: il fotografo Luciano Baccaro ha seguito la famiglia Colantuono che, ogni anno, nel mese di maggio, conduce per quasi 200 chilometri, dalla Puglia al Molise, oltre 300 capi di bestiame.

Il numero si chiude, come di consueto, con le recensioni dei libri, la rubrica “lettera aperta” di Valerio Magrelli, il racconto (qui dello scrittore torinese Ade Zeno) e la foto vintage (la morte di Gilles Villeneuve nel 1982, trentacinque anni fa). Ma questa volta con una novità: la rubrica dal titolo “Un autore un libro”. La prima intervista, firmata da Maria Camilla Brunetti, è a Giorgio Vasta, che parla del suo “Absolutely nothing”. L’opinione, questa volta, è di Gilda Policastro, che parla del ritorno del concetto di “comunismo/comunismi”. L’editoriale di Riccardo De Gennaro è una riflessione su un ipotetico Libro nero del Cattolicesimo.

ragazzi che corrono sulle dune del deserto
Presentazione editoriale - Martedì 4 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Harraga di Giulio Piscitelli

di Giulio Piscitelli
a cura di Giulia Tornari

Martedì 4 aprile alle 19 presentiamo a Officine Fotografiche Roma il libro di Giulio Piscitelli HARRAGA In viaggio bruciando le frontiere a cura di Giulia Tornari per Contrasto.

Contrasto pubblica l’edizione internazionale di Harraga, il primo libro di Giulio Piscitelli, fotogiornalista italiano il cui lavoro è rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Harraga è il termine con cui, in dialetto marocchino e algerino, si definisce il migrante che viaggia senza documenti, che “brucia le frontiere”. Giulio Piscitelli ha seguito le rotte dei migranti che provano a entrare in Europa. Lo ha fatto nel Mediterraneo orientale e in quello occidentale, imbarcandosi in Tunisia per raggiungere le coste italiane, documentando le enclave spagnole di Melilla, i viaggi verso Lampedusa, i profughi del Corno d’Africa che attraversano il deserto, i siriani, gli iracheni, gli afghani che approdano sulle isole greche nella speranza di raggiungere l’Europa. Frutto di un lungo progetto iniziato nel 2010, Harraga è una testimonianza unica, in immagini e parole, del periodo storico che stiamo attraversando; un archivio visivo che lascia un segno indelebile nella mente di chi guarda. Le immagini del libro documentano le lunghe attese prima della partenza (trascorse in appartamenti gestiti da bande mafiose locali che lucrano sul traffico di migranti), il tragitto, l’arrivo. Un approdo, però, che non significa la fine del viaggio. Quello di Piscitelli è infatti anche il primo reportage che documenta cosa attende i migranti al loro arrivo: i CIE, lo sfruttamento della manodopera a Rosarno, i campi di Castelvolturno. Giulio Piscitelli ha seguito anche La Rotta Balcanica documentando gli sbarchi sull’Isola di Kos e di Lesbo le migliaia di persone a Idomeni in attesa di attraversare il confine tra Grecia e Macedonia.

La testimonianza presentata in Harraga è un lungo racconto che si articola in tre momenti fondamentali che corrispondono alle diverse fasi del reportage: dalle rotte africane verso l’Europa, passando per l’Italia e la Francia, fino ad arrivare alla rotta balcanica. Un diario visivo, un itinerario vissuto e raccontato in prima persona dal fotografo stesso. La spontaneità e l’intensità della scrittura diaristica, che accompagna con un unico grande sguardo le fotografie, amplifica il valore della testimonianza. L’attenzione del fotografo incontra “l’uomo” di cui racconta caso per caso e con grande umanità le esperienze e i drammi personali.

Completano il volume un testo introduttivo di Alessandro Leogrande e le mappe inedite disegnate appositamente per questo lavoro dal cartografo Philippe Rekacewicz.