NY Jazz Stories
Mostra Fotografica - giovedì 11 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

NY Jazz Stories

di Andrea Boccalini
a cura di Emilio D'itri

NY Jazz stories di Andrea Boccalini inaugura giovedì 11 novembre alle 19 a Officine Fotografiche Roma a cura di Emilio D’Itri.

Eugene Smith all’apice della sua carriera nel 1957 si ritirò a vivere in un loft all’821 della Sixth Avenue nel quartiere dei fiori di NewYork, un quartiere povero, dove negli scantinati i jazzisti più importanti dell’epoca si incontravano per delle jam session che, oltre ad essere eventi musicali, mettevano in musica le istanze sociali e politiche dell’America di quei tempi.

Eugene Smith scattò in quasi nove anni 40 000 immagini. Dai grandi musicisti come Monk, Rollins e molti altri si passa a migliaia di immagini che Smith scattò direttamente dalla finestra riprendendo le attività di quella via frenetica e ai margini. Registrò anche 4000 ore di musica perché Smith era certo che l’anima più profonda degli Stati Uniti si rivelasse visivamente nel ritmo di quel quartiere popolare, e visivamente attraverso il ritmo del jazz.

Ne nacque un’opera geniale e complessa”jazz loft project”. Ho trascorso circa due anni a Ny e coadiuvato dal giornalista Enzo Capua ho compiuto un viaggio musicale e umano straordinario, che, nonostante fotografassi il jazz già da tempo, mi ha fatto scoprire l’essenza di questa musica e dei suoi musicisti più importanti lontani dai palchi dove siamo abituati a vederli. Ed ho capito in questa stagione per me fondamentale che sebbene le istanze siano cambiate il jazz, che lo si suoni nei club, nelle strade e nelle jam session, sia ancora la musica che riveli più di tutte l’identità di questa città, e che sia la colonna sonora dell’America che sogniamo e che vorremmo fosse.

 

Bio

Andrea Boccalini, ha iniziato la propria attività da professionista con il reportage lavorando in diversi progetti in Guatemala.

Dopo il reportage è subentrata la passione per la per la ritrattistica, che insieme alla passione per il jazz lo ha condotto a scattare le immagini di oltre 200 dischi e a collaborare con alcuni degli artisti più importanti del panorama jazz mondiale. Il readers pool di Jazzit lo ha decretato per sei anni consecutivi miglior fotografo jazz italiano.

 

 

Negli ultimi anni ha collaborato con riviste nazionali e internazionali (New York Times, New York Post, Jazztimes, Downbeat, Rolling Stones, Musica Jazz e molte altre)

 

Da anni segue con la fotografia storie ai margini, riportando al centro la dignità delle persone che vivono in contesti periferici, periferia urbana e periferia sociale.

 

Attivo come fotografo per campagne pubblicitarie e di corporate tutte declinate nella ritrattistica, ha avuto tra i suoi clienti; Huawei, Samsung, Pirelli, Galbani Francia, Ducati, Lavazza, Bim produzione.

 

Docente della Leica AkademieE’ stato ospite con Workshop, seminari e mostre di alcuni tra i più importanti festival di fotografia. E’ stato il primo fotografo coinvolto nel progetto arte nelle scuole per la fondazione MAXXI.

Consulente scientifico per le ultime tre stagioni del programma di di Sky Arte “Master of Photography”.

Ha illustrato l’ultimo numero del libro “The passenger” dedicato a Roma.

 

 

Info mostra

NY Jazz Stories

di Andrea Boccalini

Dall’11 novembre al 3 dicembre  2021

via Giuseppe Libetta, 1
orari visite
dal lun- al ven.
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19
Ingresso gratuito

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Mostra - venerdì 8 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Quarantined - storie di resistenza (e disagio) digitale

Simone D’Angelo, Davide Bertuccio, Karim El Maktafi, Camilla Ferrari, Fabio Itri, Gianmarco Maraviglia, Sara Rossatelli, Elisabetta Zavoli,
a cura di Chiara Oggioni Tiepolo, Teodora Malavenda, Laura Tota, Federico Graziani
in collaborazione con Rassegnally e Canon

Venerdì 8 ottobre alle 19 inauguriamo la mostra ” Quarantined – storie di resistenza (e disagio) digitale. Una collettiva con in mostra le fotografie dei fotografi:  Simone D’Angelo, Davide Bertuccio, Karim El Maktafi, Camilla Ferrari, Fabio Itri, Gianmarco Maraviglia, Sara Rossatelli, Elisabetta Zavoli.

A cura di Chiara Oggioni Tiepolo, Teodora Malavenda, Laura Tota e Federico Graziani.

L’emergenza Covid ha stravolto le vite di ciascuno di noi e ci ha costretti a rivedere molti dei progetti che avevamo pianificato e nei quali eravamo coinvolti. Con le regole imposte dal lockdown abbiamo vissuto per più di due mesi in isolamento, lontani dagli affetti e costretti a una routine casalinga innaturale e a tratti surreale.

Le mura domestiche si sono fatte confini oltre i quali era vietato andare. In questo spazio, rassicurante roccaforte di protezione e certezze ma anche contenitore di ansia e costrizione, abbiamo imparato a ridefinire le nostre abitudini.

La tecnologia e i social network ci hanno consentito di lavorare, di incontrare gli amici, di fare aperitivi, di partecipare ai compleanni dei nostri cari. Quasi tutto è stato possibile seppur in modalità surrogate.

E’ stato durante questo periodo paradossale, di reclusione in un’epoca di libertà e di paura in un’epoca di benessere, che abbiamo accolto il senso di smarrimento e abbiamo deciso di lasciare segni di noi. Di come l’abbiamo vissuta, di come l’abbiamo subita mentre l’unico affaccio, spesso, era solo quello su un monitor.

 

Nasce così QUARANTINED. Il progetto, ideato e curato da: Chiara Oggioni Tiepolo ,Teodora Malavenda, Laura Tota e Federico Graziani, ha voluto scrutare e indagare lo spazio virtuale, per tante settimane unica e affollata agorà entro la quale sono state sperimentate le più svariate forme di espressione/aggregazione.

A partire dalle finestre digitali dello smart working, dalla condivisione di immagini, video, fake news e status per arrivare alle forme più spinte di esibizionismo e protagonismo, ai deliri complottistici e alle analisi geopolitiche in pieno stile “uno vale uno”.

 

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Concorso Portfolio in mostra - Apertura mostra 27 ottobre 2020 - Spazio Piano Aule - Officine Fotografiche Roma

IPHONOPATIA - di Andrea Taschin

Martedì 27 ottobre apre la mostra selezionata all’intewrno del concorso Portfolio in mostra “iPhonopatia di Andrea Taschin”

iPhonopatia: patologia degenerativa del sistema cognitivo umano causata da un intenso e prolungato uso dello smartphone. Ne è affetta la maggior parte degli individui, indipendentemente dalla loro età e genere, a causa del suo carattere epidemico e contagioso.

La malattia porta l’individuo a identificare lo smartphone con una necessità vitale primaria, inserendolo così alla base della piramide dei bisogni umani di Maslow. All’esigenza di utilizzo compulsivo del mezzo si aggiunge l’irrefrenabile necessità di elevare la propria autostima mediante la ricerca ossessiva di consensi sui social networks. Ha come effetti collaterali altre due patologie molto gravi, la dialegopatia (incapacità di colloquiare con i propri simili attraverso la comunicazione verbale) e la liberlegopatia (incapacità di leggere supporti cartacei).

Se protratta nel tempo, l’iPhonopatia può portare l’individuo all’isolamento e alla totale schiavitù.

Biografia

Andrea Taschin nasce a Venezia nel 1971 e vive a Firenze da lungo tempo. La sua profonda passione lo ha portato alla pratica fotografica ormai da molti anni; di professione fisico, è per questo esperto di scienza del colore e di gestione digitale del colore.

Ha acquisito conoscenze avanzate di fotografia e post produzione partecipando ad incontri e workshop tenuti da fotografi professionisti.

Da grande appassionato, si mantiene costantemente aggiornato grazie a libri, riviste, siti internet, forum fotografici.

La sua fotografia è di tipo creativa e concettuale. È membro del circolo fotografico Rifredi Immagine di Firenze

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Concorso Portfolio in mostra -- Spazio piano aule - dal 13 al 23 ottobre 2020 -

In the bubble di Simone Morelli

Un solo attimo….quello di una flashata, tanto basta a far uscire le persone dal loro mondo, dai loro pensieri, dai loro sguardi assenti, dalla costrizione di un non “luogo” inospitale e consegnarle idealmente agli occhi del fotografo prima, e dello spettatore poi, che faranno con loro un altro tipo di viaggio. Un viaggio onirico, profondo e senz’altro più affascinante di quello che può regalare una semplice corsa in bus.

(Stefano Mirabella)

Questo progetto nasce con l’intento di aprire una finestra sulle vite degli altri. Quegli “altri” che ogni giorno popolano il nostro quotidiano, ci passano accanto e sfiorano la nostra umanità senza che ce ne accorgiamo. In questi scatti ho rappresentato le persone assorte nei loro silenzi, intrappolate nella loro bolla di esistenza durante gli spostamenti sui mezzi pubblici della mia città. È un esempio di vita vissuta in un “non luogo” dove a dispetto dell’alta frequentazione è più facile isolarsi che socializzare.

Simone Morelli è nato a Roma nel 1987.
La sua passione nasce nel 2016 quando comincia a fotografare con ossessione ogni giorno la sua città natale in compagnia di una macchinetta a pellicola russa. Ha una formazione da autodidatta fino al 2018 anno nel quale frequenta i corsi di Officine Fotografiche Roma, tra i quali il corso di Street Photography tenuto da Stefano Mirabella. Attualmente lavora con materiali analogici e digitali.

Info mostra

La mostra apre martedì 13 ottobre alle 18 ed è visitabile dal 14 al 23 ottobre con orario: lunedì-venerdì 10.00 – 13.00 | 16.00 – 19.00

Si applicano restrizioni di accesso durante gli orari  di ingresso ai corsi.

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Mostra fotografica - apertura mostra venerdì 2 ottobre 2020 - Officine Fotografiche Roma

At home in Sweden, Germany and America

di Gerry Johansson
a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi

Apre al pubblico il 2 ottobre 2020 alle 18.30, presso Officine Fotografiche Roma, la mostra At home in Sweden, Germany and America del fotografo svedese Gerry Johansson che riunisce 60 fotografie tratte dalla nota trilogia Amerika (1998), Sverige (2005) e Deutschland (2012).

La mostra, a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi, è parte dell’iniziativa “Uno sguardo sul paesaggio contemporaneo” realizzata con il contributo della Regione Lazio ed in collaborazione con OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est.

Realizzate nel corso di vent’anni di campagne fotografiche condotte in America, Svezia e Germania, le fotografie esposte propongono una selezione di paesaggi urbani che ritraggono cittadine di medie dimensioni. Pur appartenendo a luoghi geograficamente distanti, le immagini possiedono la capacità di restituire i frammenti di un universo che trova il modo di ricomporsi attraverso la dimensione autoriale del fotografo svedese, esse trasmettono un valore iconico e invitano l’osservatore a decifrare, attraverso ogni singolo dettaglio, la visione d’insieme che avvicina al presente.

Così il paesaggio contemporaneo, che sempre più spesso ostenta una contaminazione di elementi di natura globale innestati accidentalmente in ambito locale, si offre allo sguardo mostrando confini sempre più labili e l’esistenza di architetture che sembrano vivere nell’impassibilità della loro stessa esistenza. Se ‘la mappa non è il territorio’ ma offre possibilità illimitate di esplorazione, i paesaggi raffigurati da Johansson sono pronti a comunicare semplicemente l’autenticità di ciò che sono.

Senza sovrastrutture, le città, i paesi, le strade, le case, le vetrine, gli edifici pubblici, le costruzioni industriali, gli ambiti urbani e rurali, soggetti amati e ricorrenti nei paesaggi antropizzati ritratti, grazie all’atto del guardare sono democraticamente elencati e organizzati all’interno del formato quadrato delle fotografie.

L’uso del bianco e nero dai toni morbidi che, come un rituale, Johansson sviluppa e stampa personalmente in camera oscura assieme alla composizione precisa di ogni fotografia sembrano voler suggerire, nella loro combinazione, il desiderio di superamento della dimensione soggettiva dell’immagine pronta a svelare i molteplici aspetti del paesaggio contemporaneo.

In occasione della mostra è stato pubblicato l’omonimo libro At home in Sweden, Germany and America (Tiraboooks, Svezia 2020) che raccoglie venti fotografie inedite tratte dalla trilogia di Gerry Johansson Sverige, Deutschland e Amerika. A cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi, con il progetto grafico di Damiano Fraccaro, il volume è stato prodotto con il supporto di Spazio Labo’, Officine Fotografiche Roma, Otium e il Circolo fotografico El Paveion.

La mostra è stata organizzata la prima volta in Italia nell’ambito del progetto OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est in collaborazione con: Alma Mater Studiorum / Università di Bologna / Dipartimento di Architettura, Spazio HEA, Otium Studio, Circolo Fotografico El Paveion.

Gerry Johansson

Nato a Örebro nel 1945, vive a Höganäs in Svezia dal 1969. Si forma come grafico alla Scuola di Design e Artigianato di Göteborg in Svezia. Insieme a Yngve Neglin, Jan Olsheden e Werner Noll fonda nel 1972 la casa editrice Fyra Förläggare AB che successivamente lascerà per lavorare come fotografo indipendente. Nel 1995 pubblica Amerikabilder. Fotografa su commissione per i progetti Japan Today nell’isola di Shikoku (1999) e Dronning Maud Land in Antartide, le fotografie realizzate saranno esposte al Museum of Modern Art di Stoccolma nel 2003.

Riceve una borsa di studio dall’Istituto Svedese per fotografare Tokyo nell’inverno del 2004.

Il progetto Deutschland (Mack, 2012), che lo consacra in ambito internazionale come uno dei più importanti fotografi contemporanei chiude la trilogia iniziata con America (1998) e Sverige (2005). Tra le pubblicazioni più recenti si ricordano Tokyo (Only Photography, 2016), American Winter (Mack, 2018), America Revised (Only Photography, 2018), At Home in Sweden, Germany and America (Tirabooks, 2020), e Meloni Meloni (Johansson and Jansson, 2020). Gerry Johansson è rappresentato da GunGallery di Stoccolma.

gerryjohansson.com

Info mostra

L’ingresso è su prenotazione:
prenotazioni@officinefotografiche.org
Orari: 
Lun- ven
dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
dal 2 al 30 ottobre 2020

Per mantenere la distanza di sicurezza sarà consentito l’accesso massimo a 20 persone contemporaneamente in sala.

 

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Mostra fotografica - 20 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Charlie surfs on lotus flowers di Simone Sapienza

di Simone Sapienza a cura di Lina Pallotta
a cura di Lina Pallotta
La mostra è Realizzata per Fotografia Europea 2018, con il supporto di PhotoTales / Emerging Talents Festival, Spazio Labo' e Minimum".

Giovedì 20 febbraio inaugura a Officine Fotografiche Roma la mostra “Charlie surfs on lotus flowers” di Simone Sapienza a cura di Lina Pallotta.

Circa quarant’anni dopo la vittoria dei Vietcong contro gli Stati Uniti d’America, il Vietnam ha radicalmente cambiato ambizioni e progetti. Infatti, supportato da una popolazione giovanissima e piena di energia, il Vietnam è destinato a diventare la prossima Tigre Asiatica a farsi strada. Del resto quasi il 95% della popolazione è a favore di una economia a mercato libero di tipo capitalista, mentre secondo gli esperti il Vietnam è considerato uno dei paesi con l’economia più in crescita in scala mondiale fino al 2050.

Tuttavia, nonostante una libertà sempre più ampia in ambito economico ed un crescente ottimismo nella nuova generazione, il potere politico è ancora in mano al governo Comunista. Guidato da un solo partito esistente, il Partito Comunista ancora esercita un potere assoluto in Vietnam, a dispetto dell’illusoria libertà economica. “Charlie surfs on Lotus Flowers” è sin dal suo stesso titolo una rappresentazione metaforica delle società dello spettacolo in Vietnam dove, nonostante l’ordine e il controllo gravato dal potere Comunista, la nuova generazione vuole cavalcare l’onda del nuovo sviluppo economico.

Simone Sapienza è un fotografo laureato in “Documentary Photography” presso la University of South Wales a Newport (Regno Unito), recentemente selezionato tra i venti artisti internazionali del Foam Magazine Talent 2020. Nel 2018 è stato pubblicato il suo primo fotolibro, “Charlie surfs on lotus flowers”, edito da AkinaBooks.

I suoi progetti sono stati esposti in mostre personali e collettive a livello internazionale e collabora con periodici e magazine editoriali. Nel 2015 è stato tra i fondatori di Gazebook: Sicily Photobook Festival, mentre dal 2016 è tra i curatori delle attività di Minimum a Palermo.

Dal 2019, collabora con la scuola Spazio Labo’ Fotografia di Bologna come docente, con un’attenzione particolare ai linguaggi e alla progettazione fotografica. Per maggiori info: www.simonesapienza.com

Ghost
Premio Ghost 2019 – i vincitori in mostra - Dal 3 al 7 febbraio 2020 - Officine Fotografiche Roma

Bando Ghost - I vincitori in mostra

In mostra a Officine Fotografiche Roma dal 3 al 7 febbraio le immagini post prodotte dai 4 vincitori del Premio Ghost: Paolo Lecca, Martina Romano, Hugo Weber, Alessandro Zoboli.

Le immagini post prodotte sono per i fotografi: Giulio Di Sturco, Letizia Romano, Paolo Ventura, Alex Majoli .
Venerdì 7 febbraio alle 18, a Officine Fotografiche terremo un talk di presentazione del progetto da parte dei promotori del Premio e dei quattro vincitori.
Ingresso libero.

La Commissione di valutazione del Premio Ghost 2019 ha individuato i 4 post produttori vincitori dei premi di 4000 euro messi in palio nel Bando promosso dal MiBACT – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana (già Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane) in collaborazione con l’Associazione Officine Fotografiche Roma: Paolo Lecca, Martina Romano, Hugo Weber, Alessandro Zoboli.

I vincitori del Premio parteciperanno a una mostra delle immagini presentate in concorso e ad una sessione di seminari presso gli spazi di Officine Fotografiche Roma dal 30 gennaio al 7 febbraio 2020, durante la quale illustreranno il loro lavoro a giovani under 35 (tra fotografi, post-produttori della fotografia e studiosi della materia) che avranno aderito ad un’apposita selezione su tutto il territorio nazionale.

 

La Commissione del Premio Ghost 2019 è composta da: Mariella Boccadoro (Responsabile dell’editoria fotografica e tecnica digitale, Officine Fotografiche Roma), Davide Di Gianni (Stampatore e postproduttore, titolare di Digid’a – Roma), Filippo Maggia (Curatore per fotografia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Alida Moltedo (Funzionario Storico dell’arte, MiBACT – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana), Moira Ricci, Presidente (Fotografa).

Bandone Kassel finale
Incontri, mostre e workshop legate ai dummy fotografici - Dal 20 al 29 gennaio 2020 - Officine Fotografiche Roma

Kassel&Roma

in collaborazione con il FotoBookFestival Kassel

*** la mostra è prorogata fino al 29 gennaio*** 

 

Dal 20 al 29 gennaio 2020, Officine Fotografiche Roma ospita nei suoi spazi i dummy selezionati al Kassel Dummy Award, la competizione internazionale che premia il miglior prototipo di libro fotografico dell’anno, continuando la felice collaborazione iniziata nel 2014 nell’ambito del festival FotoLeggendo. In esposizione,  per cause non dipendenti dalla nostra volontà, troverete solo metà dei 53 prototipi proposti dal Festival.

Durante la settimana, la mostra sarà accompagnata da attività e appuntamenti legati al dummy fotografico e al libro d’arte, tutti ad ingresso libero e gratuito.

Programma

lunedì 20 gennaio, ore 19:
Seminario speciale dedicato al libro d’arte, del ciclo “Libri e fotografia. Teoria, arte, storia, tecnica, biografia“, a cura di Samantha Marenzi

ATTENZIONE ANNULLATO *** martedì 21 gennaio, ore 19:
3X3
Un mini percorso alla mostra attraverso tre dummy scelti da Chiara Capodici, Lina Pallotta e Fiorenza Pinna

giovedì 23 gennaio, ore 19:
Open Dummy Review
a cura di Fiorenza Pinna e Sara Palmieri
Lettura pubblica di dummy selezionati tra quelli che saranno consegnati presso la segreteria di Officine Fotografiche Roma entro il 20 gennaio

venerdì 24 gennaio, ore 19:
Dal dummy al libro
Incontro con Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, menzione speciale al Kassel Dummy Award 2019

Per gli appassionati del self-publishing, Officine Fotografiche Roma ospita anche due workshop:

mercoledì 22 gennaio, dalle 19 alle 22
Realizzare un libro “con carta trovata in giro”, con Libri Finti Clandestini  

venerdì 24 gennaio, dalle 17 alle 21
Corso breve di legatoria giapponese con L’atelier de “Le Piccole Virtù”

Tutte le informazioni sono alla pagina dei Workshop.

Dopo Roma, la mostra dei dummy si trasferirà dal 6 febbraio nella sede di Officine Fotografiche a Milano! Stay tuned.

Info mostra

 

I dummy in mostra sono consultabili

  • da martedì 21 a venerdì 24 gennaio dalle 10 alle 19
  • sabato 25 gennaio dalle 10 alle 14 con ingresso entro le 12
  • da lunedì 27 a mercoledì 29 gennaio dalle 10 alle 19

Ingresso libero e gratuito

Visioni di Gruppo
Mostra dei laboratori di Officine Fotografiche - Giovedì 12 dicembre ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Visioni di Gruppo#8

Giovedì 12 dicembre alle 19 inaugureremo la mostra dei gruppi di lavoro dell’a.a. 2018/2019. Come sempre sarà l’occasione per vedere il risultato finale dei laboratori portati a termine dai fotografi di Officine Fotografiche sotto la guida dei coordinatori dei vari gruppi e per festeggiare con un brindisi di Natale!

Le tematiche in mostra sono:

  • Ora ed allora, un luogo, diverse rappresentazioni, Laboratorio coordinato da Luca Remotti e Massimiliano Miotti
  • L’altro territorio,  Laboratorio coordinato da Fiammetta Carloni e Liliana Ranalletta
  • ROMA + OFFICINE FOTOGRAFICHE Laboratorio coordinato da Simone Falcomatà, Stefano Marcovaldi, Massimo Valdarchi, con la supervisione di Stefano Mirabella
  • MEMORIE DI FERRO Laboratorio coordinato da Adriana Miani e Angelo Antonelli
  • MACRO – CLOSE UP Laboratorio coordinato da Stefano Majolatesi, Achille Salerni

 

Durante la serata saranno presentate anche le attività associative per l’anno 2019/2020.

Non mancate!!

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Mostra fotografica - Inaugurazione 14 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Over.State di Ilias Georgiadis

di Ilias Georgiadis
a cura di Michele Corleone
in collaborazione con Interzone Galleria

Giovedì 14 novembre alle 19 apre a Officine Fotografiche Roma la mostra Over.State di Ilias Georgiadis a cura di Michele Corleone. 

“Per me, la fotografia è il punto mancante che collega ciò che è profondamente dentro di noi e non possiamo capire o descrivere, con il mondo. Una connessione che trascende e si muove attraverso lo spazio-tempo, in modi imprevedibili, misteriosi e non lineari. Un legame tra realtà e amore. Credo che facciamo fotografie perché il nostro io interiore vuole riconnettersi con il cosmo.

Vogliamo sentirci vicini a persone, luoghi, oggetti e col passare del tempo riconosciamo in loro una parte di noi stessi. Con la fotografia ci riveliamo all’ignoto, pur mantenendo un legame con il reale. Il mio lavoro descrive i miei stati più intimi di paura, desiderio, affetto. Stando nel mezzo tra la vita e la morte.

In particolare, “Over.State” descrive la storia di una persona giovane e persa che cerca di sentirsi libera e di trovare l’amore. Un’esplorazione emotiva della condizione umana. Un tentativo di capire come esprimiamo la libertà, l’intimità, la vicinanza; come cerchiamo la vera connessione con l’io interiore e con l’altro. Tuttavia qui, per la prima volta, sto presentando anche opere nate prima di “Over.State” (“Archives”) e opere molto recenti (“Vialattea”).

Ciò che mi interessa è mettere in discussione la coerenza ed esplorare quei momenti cruciali di cambiamento durante il processo artistico e creativo. E nel dare vita ad un’ambientazione di zone differenti sto cercando di esprimere e visualizzare questa esperienza, trasformandola in qualcosa di illusoriamente lineare e diversificato che è come preferiamo percepire i cambiamenti nel tempo. ” I.G.


 

“Over.State”, di Grzegorz Kosmala (editore, Blow Up Press)

Ci sono molti libri che parlano della vita dei loro autori. Grazie a loro possiamo sentire la voce di tutta la loro generazione, conoscere le sue paure e speranze, preoccupazioni e gioie. Ma nessuno di questi libri ne parla in modo visivamente sofisticato come fa Ilias Georgiadis nel suo libro di debutto…

“Over.State” non contiene informazioni sul tempo e lo spazio, il che rende il libro ancora più universale. Possiamo pensare, conosciamo i suoi personaggi, li abbiamo incontrati da qualche parte lungo la strada. Inoltre, la mancanza di un’introduzione alla storia, un tentativo di spiegarlo, conferisce a questo libro una dimensione speciale: il lettore deve affrontarlo da solo, pagina per pagina, deve cercare di comprendere il significato delle parole scritte caoticamente qua e là per realizzare alla fine: “Questo riguarda me…”

Indipendentemente da ciò che rappresentano, le fotografie scattate da Ilias sono magnetiche. Ti assorbono completamente, rimangono nella memoria per ore dopo averle viste. E ogni volta che ritorni a loro, lo fanno ancora e ancora, e ancora…

Quando guardi le foto di “Over.State” puoi avere l’impressione di stare in bilico sul limite tra realtà e sogno, vita e morte, tra qualcosa di permanente e di effimero. Queste immagini sono come una poesia d’amore e Ilias Georgiadis diventa un poeta della fotografia…

 

Biografia

Nato nella Grecia settentrionale, Ilias ha iniziato a sperimentare il mezzo fotografico all’età di 19 anni. Nel 2011, dopo lunghi viaggi, interrompe gli studi universitari e inizia a fare fotografie in una maniera ossessiva.

Il suo principale interesse si focalizza su ciò che è alla base delle attuali problematiche sociali e interpersonali riguardanti la natura umana. Un approccio che è iniziato nel 2012 in Grecia e continua tutt’oggi in Europa.

Ilias mette sempre in discussione il corpo e la mente, cercando di raggiungere ed esprimere i limiti di se stesso in tutti i modi possibili.

La serie di opere di debutto di Ilias denominata “Over.State” è stata esposta in vari festival internazionali, mostre personali e collettive in tutto il mondo ed è stata presentata in pubblicazioni online e stampate. Nel 2019 “Over.State” è stato pubblicato come monografia di Blow Up Press (Varsavia). Attualmente, Ilias sta lavorando al suo nuovo libro intitolato “Vialattea”.

Info mostra

Dal 14 novembre al 6 dicembre 2019

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1
00154 Roma
dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19
of@officinefotografiche.org