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mostra fotografica - venerdì 10 dicembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

L'ombra della città

di Stefano Cioffi
a cura di Maurizio Giovanni De Bonis

Nelle immagini realizzate nell’area del fiume Aniene a Roma, Stefano Cioffi evita accuratamente il pericolo delle preesistenze e si dedica all’esplorazione sensoriale  delle pieghe che si incuneano in un’area della città fatta di interstizi e spazi “altri”.

Strade interrotte da inquietanti inondazioni, orti improvvisati e disordinati, manufatti abbandonati e distrutti, catapecchie pericolosamente abbarbicate sul bordo  del fiume, improvvise e vertiginose esplosioni di una natura incredibilmente selvaggia, luoghi vuoti e abbandonati, barriere invalicabili, radure inquietanti, sentieri nascosti che non portano da nessuna parte.

Sullo sfondo si stagliano, come fossero imperiosi guardiani della civilizzazione, enormi palazzi medio-borghesi collocati graniticamente nello spazio, simulacri di un benessere generalizzato che nascondono al loro interno angoscia esistenziale e autentica solitudine.

Stefano Cioffi si è mosso in questa realtà alternativa, fortunatamente, con lo sguardo dello straniero nonché mutando in continuazione il punto di vista.

Il suo percorso in questa “città invisibile” è stato, dunque, dinamico e problematico, lontano dalla nefasta concezione della spettacolarizzazione della marginalità e del disagio.  Allo stesso tempo, nelle sue inquadrature si palesa una vitalità oscura e scomposta che pone molti interrogativi sul concetto di civilizzazione, sviluppo e crescita.

Le zone intorno al fiume Aniene divengono, così, per l’autore territorio onirico-poetico, manifestazioni più del suo inconscio che documentazioni realistiche.

Per questo motivo, ci troviamo propriamente nel campo dell’estetica, cioè del riemergere di un sentimento percettivo inevitabile e irrefrenabile che spazza via in modo netto luoghi comuni, banalità, ovvietà.

(Maurizio G. De Bonis)

Mostra realizzata con:
il contributo di Roma Culture
in collaborazione con Siae e
Officine Fotografiche

Mostra prodotta da
Accademia Italiana del Flauto

Info mostra

Officine Fotografiche Roma
via Libetta, 1
00154 Roma
Dal 10 al 21 dicembre 2021
Orari: dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

Il 28, 29 e 30 dicembre dalle 15.30 alle 19.00
Ingresso libero

 

NY Jazz Stories
Mostra Fotografica - giovedì 11 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

NY Jazz Stories

di Andrea Boccalini
a cura di Emilio D'itri

NY Jazz stories di Andrea Boccalini inaugura giovedì 11 novembre alle 19 a Officine Fotografiche Roma a cura di Emilio D’Itri.

Eugene Smith all’apice della sua carriera nel 1957 si ritirò a vivere in un loft all’821 della Sixth Avenue nel quartiere dei fiori di NewYork, un quartiere povero, dove negli scantinati i jazzisti più importanti dell’epoca si incontravano per delle jam session che, oltre ad essere eventi musicali, mettevano in musica le istanze sociali e politiche dell’America di quei tempi.

Eugene Smith scattò in quasi nove anni 40 000 immagini. Dai grandi musicisti come Monk, Rollins e molti altri si passa a migliaia di immagini che Smith scattò direttamente dalla finestra riprendendo le attività di quella via frenetica e ai margini. Registrò anche 4000 ore di musica perché Smith era certo che l’anima più profonda degli Stati Uniti si rivelasse visivamente nel ritmo di quel quartiere popolare, e visivamente attraverso il ritmo del jazz.

Ne nacque un’opera geniale e complessa”jazz loft project”. Ho trascorso circa due anni a Ny e coadiuvato dal giornalista Enzo Capua ho compiuto un viaggio musicale e umano straordinario, che, nonostante fotografassi il jazz già da tempo, mi ha fatto scoprire l’essenza di questa musica e dei suoi musicisti più importanti lontani dai palchi dove siamo abituati a vederli. Ed ho capito in questa stagione per me fondamentale che sebbene le istanze siano cambiate il jazz, che lo si suoni nei club, nelle strade e nelle jam session, sia ancora la musica che riveli più di tutte l’identità di questa città, e che sia la colonna sonora dell’America che sogniamo e che vorremmo fosse.

 

Bio

Andrea Boccalini, ha iniziato la propria attività da professionista con il reportage lavorando in diversi progetti in Guatemala.

Dopo il reportage è subentrata la passione per la per la ritrattistica, che insieme alla passione per il jazz lo ha condotto a scattare le immagini di oltre 200 dischi e a collaborare con alcuni degli artisti più importanti del panorama jazz mondiale. Il readers pool di Jazzit lo ha decretato per sei anni consecutivi miglior fotografo jazz italiano.

 

 

Negli ultimi anni ha collaborato con riviste nazionali e internazionali (New York Times, New York Post, Jazztimes, Downbeat, Rolling Stones, Musica Jazz e molte altre)

 

Da anni segue con la fotografia storie ai margini, riportando al centro la dignità delle persone che vivono in contesti periferici, periferia urbana e periferia sociale.

 

Attivo come fotografo per campagne pubblicitarie e di corporate tutte declinate nella ritrattistica, ha avuto tra i suoi clienti; Huawei, Samsung, Pirelli, Galbani Francia, Ducati, Lavazza, Bim produzione.

 

Docente della Leica AkademieE’ stato ospite con Workshop, seminari e mostre di alcuni tra i più importanti festival di fotografia. E’ stato il primo fotografo coinvolto nel progetto arte nelle scuole per la fondazione MAXXI.

Consulente scientifico per le ultime tre stagioni del programma di di Sky Arte “Master of Photography”.

Ha illustrato l’ultimo numero del libro “The passenger” dedicato a Roma.

 

 

Info mostra

NY Jazz Stories

di Andrea Boccalini

Dall’11 novembre al 3 dicembre  2021

via Giuseppe Libetta, 1
orari visite
dal lun- al ven.
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19
Ingresso gratuito

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Mostra - venerdì 8 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Quarantined - storie di resistenza (e disagio) digitale

Simone D’Angelo, Davide Bertuccio, Karim El Maktafi, Camilla Ferrari, Fabio Itri, Gianmarco Maraviglia, Sara Rossatelli, Elisabetta Zavoli,
a cura di Chiara Oggioni Tiepolo, Teodora Malavenda, Laura Tota, Federico Graziani
in collaborazione con Rassegnally e Canon

Venerdì 8 ottobre alle 19 inauguriamo la mostra ” Quarantined – storie di resistenza (e disagio) digitale. Una collettiva con in mostra le fotografie dei fotografi:  Simone D’Angelo, Davide Bertuccio, Karim El Maktafi, Camilla Ferrari, Fabio Itri, Gianmarco Maraviglia, Sara Rossatelli, Elisabetta Zavoli.

A cura di Chiara Oggioni Tiepolo, Teodora Malavenda, Laura Tota e Federico Graziani.

L’emergenza Covid ha stravolto le vite di ciascuno di noi e ci ha costretti a rivedere molti dei progetti che avevamo pianificato e nei quali eravamo coinvolti. Con le regole imposte dal lockdown abbiamo vissuto per più di due mesi in isolamento, lontani dagli affetti e costretti a una routine casalinga innaturale e a tratti surreale.

Le mura domestiche si sono fatte confini oltre i quali era vietato andare. In questo spazio, rassicurante roccaforte di protezione e certezze ma anche contenitore di ansia e costrizione, abbiamo imparato a ridefinire le nostre abitudini.

La tecnologia e i social network ci hanno consentito di lavorare, di incontrare gli amici, di fare aperitivi, di partecipare ai compleanni dei nostri cari. Quasi tutto è stato possibile seppur in modalità surrogate.

E’ stato durante questo periodo paradossale, di reclusione in un’epoca di libertà e di paura in un’epoca di benessere, che abbiamo accolto il senso di smarrimento e abbiamo deciso di lasciare segni di noi. Di come l’abbiamo vissuta, di come l’abbiamo subita mentre l’unico affaccio, spesso, era solo quello su un monitor.

 

Nasce così QUARANTINED. Il progetto, ideato e curato da: Chiara Oggioni Tiepolo ,Teodora Malavenda, Laura Tota e Federico Graziani, ha voluto scrutare e indagare lo spazio virtuale, per tante settimane unica e affollata agorà entro la quale sono state sperimentate le più svariate forme di espressione/aggregazione.

A partire dalle finestre digitali dello smart working, dalla condivisione di immagini, video, fake news e status per arrivare alle forme più spinte di esibizionismo e protagonismo, ai deliri complottistici e alle analisi geopolitiche in pieno stile “uno vale uno”.