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Concorso Portfolio in mostra - Apertura mostra lunedì 7 maggio - Spazio Piano Aule Officine Fotografiche Roma

Là dove vivono i ricordi di Claudio Imperi

fotografie di Claudio Imperi

La Garbatella è il quartiere dove sono nato e dove ho trascorso tutta la mia adolescenza e gran parte del mio essere adulto.

Attraverso queste immagini provo a ripercorrere le sue strade e la sua anima, cercando di riscoprirla con una lettura personale ed intima.

Cerco di rivivere le sensazioni del tempo della mia giovinezza seguendo un percorso affettivo fatto di spazi familiari e scene di quotidianità già vissute usando

un linguaggio semplice ma carico di emotività, pensieri e ricordi.

“là dove vivono i ricordi” è quindi la ricerca di immagini di un mondo attuale che vive in bilico col mondo interiore della mia giovinezza.

Claudio Imperi è nato e vive a Roma.

Appassionato di fotografia inizia i suoi primi scatti negli anni ’80.

Dal 2009, frequentando vari corsi presso Officine Fotografiche, trova finalmente un ambiente e gli stimoli adatti per dedicarsi con più consapevolezza a temi quali la fotografia di Reportage, di indagine sociale e paesaggio urbano.

Ha fatto parte del pool di fotografi che ha realizzato il progetto :

“RhOME_Sguardi e memorie migranti” , presentato con una mostra nel Febbraio 2014 al Museo di Roma (Palazzo Braschi).

Durante il photoFestival di Fotoleggendo 2014 e 2015 ha esposto rispettivamente :

Giardini Urbani” e “Uomini dell’Asta.”

Info mostra

Dal 7 al 18 maggio 2018
Spazio Piano Aule
Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1
ingresso libero
Orari: 10 -13 / 15 -19
dal lunedì al venerdì
sabato e domanica chiuso

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Mostra - Venerdì 4 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Antipodes. Two Faces One Europe

fotografie di Alessandro Gandolfi

Venerdì 4 maggio dalle ore 19 inauguriamo a Officine Fotografiche Roma la mostra personale di Alessandro Gandolfi: Antipodes. Two Faces one Europe.


La distanza si vede a colpo d’occhio: lusso e penuria, floridezza e decadenza, prosperità e arretratezza. Sembrano due universi distanti nel tempo e nello spazio. Eppure. Benvenuti nell’Europa unita a due velocità, quella delle distanze siderali a chilometro zero. Raccontate attraverso il paradosso di due città: Wolfsburg (Germania) e Silistra (Bulgaria). Rispettivamente la più ricca e la più povera del Vecchio Continente. A separarle poco più di 1.500 chilometri e parecchi anni luce.

Alessandro Gandolfi ha voluto raccontare attraverso l’emblema di un paradosso una situazione che in realtà accomuna posti ancora più vicini fra loro, seppur con una forbice meno esasperata. Il linguaggio è quello che contraddistingue tutti i suoi lavori, in cui la serietà del fotogiornalismo viene stemperata attraverso una chiave ironica (senza tuttavia sminuire l’importanza del racconto).

La scelta visiva e materica è quella dei dittici, affinché sia evidente nel paragone immediato quanto raccontato dai numeri. Un operaio tedesco che guadagna 2.500 euro al mese, uno bulgaro che arriva a malapena a 200. Una città in crescita che punta prepotentemente alla perfezione e all’efficienza (perfino troppo, talvolta l’effetto alienante ricorda un po’ The Truman Show) e una che lotta per la sopravvivenza, e guarda impotente i suoi giovani andarsene lontano per poter sperare in un futuro.

Wolfsburg altro non è che il prodotto di una delle fabbriche automobilistiche più floride del mondo: la Volkswagen. Tutto dipende dalla grande industria: l’occupazione, il reddito, i servizi, la previdenza, persino gli investimenti culturali. In un flusso che si autoalimenta e che non può neanche immaginare la possibilità di un corto circuito del meccanismo. Benvenuti nel parossismo del successo. Tutto deve essere sano, vitale, proiettato verso il progresso dell’uomo, inteso come emanazione della macchina. Il detto locale non per nulla è: “ogni volta che la Volkswagen tossisce, Wolfsburg ha il raffreddore”.

Silistra, all’opposto, è la realizzazione del peggiore incubo della cittadina tedesca: la fine dell’indotto, la chiusura delle aziende e il collasso di una società che ha visto tutto precipitare. Ritrovandosi senza un progetto che possa ambire, seppur nel tempo, a una rinascita.

Info mostra

Inaugurazione 4 maggio 2018, ore 19
In esposizione dal 4 maggio al 31 maggio 2018
lunedì-venerdì 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00
sabato e domenica chiuso

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Concorso Portfolio in Mostra 2018 - apertura mostra dal 18 aprile - Spazio Piano Aule Officine Fotografiche Roma

Lost in bassa

Brando Ghinzelli

Mercoledì 18 aprile apre nello spazio piano aule di Officine Fotografiche Roma la mostra selezionata all’interno del concorso “Portfolio in mostra” Lost in La Bassa di Brando Ghinzelli.

A mio nonno Adolfo Ghinzelli, storico per passione che, come ben lo descrisse Cesare Zavattini, scopriva “le vecchie foto del Po come un cane i tartufi”.

Luigi Ghirri diceva che la malinconia può affiorare anche quando un paesaggio ci riporta alla mente troppi ricordi.

Forse è proprio questa la sensazione che ho provato quando ho intrapreso questo percorso di 40 km di strada provinciale tra Mantova e Viadana, immerso nel silenzio e nella nebbia.

Viadana, paesino della cosiddetta bassa mantovana, è il luogo in cui sono nato. Molto piccolo mi sono trasferito in provincia di Vicenza, ma ogni fine settimana tornavo in visita ai miei parenti e davanti agli occhi scorreva sempre lo stesso paesaggio, a prima vista freddo e inospitale. Le visite col tempo si sono fatte sempre più rade proprio come le memorie legate a quei luoghi.

Nonostante ciò, non appena mi sono soffermato nuovamente a guardare, frammenti, colori e sfumature sedimentati nella mia mente e nel mio immaginario sono ritornati prepotentemente in vita in un effluvio di immagini.

La serie, pensata inizialmente come progetto di reportage puramente descrittivo ha quindi assunto inaspettatamente connotati sentimentali, facendo riaffiorare reminiscenze di momenti vissuti o forse di vecchie storie che ho solo sentito raccontare.

Brando Ghinzelli è nato a Viadana (Mantova) il 23 Marzo 1989 e risiede a Roma da 3 anni. Lavora per un’agenzia pubblicitaria e le immagini sono il suo strumento preferito per convogliare messaggi ed emozioni. Si è avvicinato alla fotografia come autodidatta poco più di un anno fa, per poi affinare la sua tecnica presso la scuola di Officine Fotografiche dove frequenta il corso base di reportage. Alcune sue foto sono state pubblicate su testate locali e nazionali e su blog di settore.

Info mostra

Dal 18 aprile al 4 maggio 2018
Spazio Piano Aule
Officine Fotografiche Roma
Dal lunedì al venerdì
Dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19

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Portfolio in mostra - Lunedì 19 marzo ore 19 - Spazio Piano Aule - Officine Fotografiche Roma

Scozia: appunti di viaggio

fotografie di Salvatore Franco

Nel lento fluire del viaggio, questa terra, a dispetto della storia travagliata, e dei suoi scenari, spesso spigolosi, offre quieti sprazzi di sé

Ho provato a raccogliere alcuni di questi istanti cercando di isolare piccoli dettagli nei grandi spazi che attraversavo, senza una meta definita se non quella di arrivare a fine giornata con tanti piccoli momenti da tenere

Sono abbastanza certo che se non avessi riportato indietro queste foto, avrei ritrovato questi lampi, questi paesaggi e la loro tradizione, in qualche cassetto della memoria, uno fra quelli meglio esposti

Salvatore FRANCO.

Vivo a Roma da 52 anni e lavoro in una multinazionale delle TLC

Pratico la fotografia con alterna costanza, ed ho frequentato anche qualche corso ad Officine Fotografiche. Con l’alibi del tempo mancante sempre pronto da mostrare, sono alla continua ricerca di un mio percorso.

Per ora l’innata impazienza mi fa esprimere quasi esclusivamente con lavori a breve respiro temporale, come può essere un reportage di viaggio, o il racconto di un qualche evento circoscritto nel tempo .

 

 

 

Danakil
Mostra - venerdì 23 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Danakil: Land of Salt and Fire

fotografie di Andrea Frazzetta
Questa mostra è stata prodotta in collaborazione con il festival internazionale di fotografia Cortona On The Move - Direzione artistica Arianna Rinaldo - Con la partecipazione di Kailas, Viaggi e Trekking.

Se vai in Dancalia cercando avventure, non riuscirai ad andare oltre la tua superficialità. Che ti apparirà insopportabile. Il sole bianco e rovente, l’indifferenza degli Afar, la monotonia di un deserto privo di colori ti faranno sentire nudo e impotente. E il tuo equilibrio, fisico e mentale, rischierà di andare in pezzi. Devi difenderti in Dancalia. Devi mostrare, soprattutto a te stesso, di avere un’anima di poeta. Si va in Dancalia per cambiare punto di vista.”

Dal libro “Dancalia”, di Andrea Semplici, edito da Terre di Mezzo.

Infinite distese di sale, laghi dai colori psichedelici e vulcani attivi: questa terra in continua evoluzione è allo stesso tempo paradiso e inferno. È un luogo ancestrale, dove è ancora possibile osservare i fenomeni che hanno dato origine al mondo.

Situata nella parte settentrionale del triangolo di Afar, zona che deve il nome alle popolazioni nomadi che vi abitano, la vasta depressione della Dancalia è l’anello di congiunzione di tre placche tettoniche in costante espansione tra Etiopia, Eritrea e Gibuti.

Questa terra fatta di fuoco, sale e lava nei pressi della rift Valley – la lunga faglia che taglia in due il continente – è un oceano fantasma.

Quando 20mila anni fa le sue acque si sono ritirate e il mare è evaporato si sono create le particolari condizioni che han generato  la Dancalia, una distesa di rocce evaporitiche che dà origine alla grande piana del sale, un deserto circa 600 chilometri. Si tratta di uno dei luoghi più vulnerabili al mondo: il fuoco è proprio sotto i nostri piedi, a cinque chilometri, e la crosta terrestre viene sottoposta a sollecitazioni di ogni tipo. È una parte del pianeta dove puoi percepire il cuore pulsante della Terra.

Le capanne Afar costruite con fango e ramoscelli appaiono sulla vasta pianura come un miraggio. Questo popolo nomade dedito principalmente all’estrazione di minerali, vive su una delle terre più inospitali del pianeta. Il luogo abitato più caldo che ci sia, con pochissima vegetazione e temperature che possono raggiungere i 48 gradi. Gli Afar sembrano emersi dal nulla. Hanno mantenuto una forte identità senza avere testimonianze del loro passato. La loro economia era e resta precaria. Sono nomadi che devono affrontare l’ostilità del clima e del territorio. Si sono adattati a sopravvivere in una terra dura e impossibile e nel tempo si sono guadagnati la fama di un popolo di guerrieri.

Originariamente prodotto su commissione per The New York Times Magazine, Danakil è stato il servizio di copertina del Voyages Issue 2016. Nel 2017 è diventato un documentario in realtà virtuale, diretto da Andrea Frazzetta e prodotto da New York Times, ora disponibile sulla app NYTVR.

Andrea Frazzetta è un contributor di The New York Times Magazine e National Geographic Travel, ed è rappresentato da INSTITUTE for Artist Management.

Biografia

Andrea Frazzetta (1977, Lecce, Italia) è cresciuto a Milano, dove ha studiato arte e architettura.

Una settimana dopo la laurea segue una piccola ONG nella foresta amazzonica e realizza il suo primo servizio fotografico. Da allora si dedica completamente alla fotografia e la usa come mezzo esplorativo e narrativo. Inizia a viaggiare e produrre diversi reportage in Africa, Sud america e nell’area del Mediterraneo.

Realizza progetti personali e su commissione in più di 50 Paesi. Il suo lavoro è pubblicato da testate come Newsweek, New York Magazine, The Times, Bloomberg Businessweek, The Guardian, Der Spiegel, GEO, L’Espresso, D Repubblica, National Geographic, Vanity Fair.

Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali e il suo lavoro ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Canon Prize per Giovani fotografi, il Yann Geffroy Award, il PDN photo annual, l’American Photography Prize, e il PX3 – Prix De La Photographie Paris.

E’ contributor di The New York Times Magazine e National Geographic Travel, ed è rappresentato da Institute for Artist Management.

Info mostra


Officine Fotografiche Roma
Via Giuseppe Libetta , 1 – Roma

Orari di visita
Dal 26 febbraio al 22 marzo
lunedì – venerdì ore 10.30/19.30
Ingresso gratuito

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Mostra fotografica - Venerdì 26 gennaio 2018 ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Canindé – L’anima francescana del Brasile

Giorgio Negro e Dario De Dominicis

Venerdì 26 gennaio 2018 alle 19 inaugura a Officine Fotografiche Roma la mostra Canindé – L’anima francescana del Brasile di Giorgio Negro e Dario De Dominicis.

Canindé è una piccola città situata nel cuore del sertão, una regione semi-desertica del nord-est del Brasile. Sarebbe una tranquilla e anonima cittadina di provincia se non fosse che ogni anno ospita il secondo maggior pellegrinaggio al mondo dedicato alla figura di San Francesco d’Assisi.

In ottobre, un’immensa moltitudine di devoti invade la città, provenendo dagli angoli più remoti di quella regione, tradizionalmente molto cattolica. Si tratta di persone umili che dimostrano la propria fede con pratiche tipiche della cultura religiosa locale: se da un lato accettano i dogmi imposti dalla Chiesa, dall’altro non rinunciano al loro patrimonio di tradizioni, dove la fede si confonde con superstizioni e credenze popolari.

Nei giorni della festa di San Francesco, Canindé si trasforma in un quadro vivente di quel cattolicesimo popolare che ha fatto della devozione ai santi il fulcro del proprio universo religioso, garantendo con esso l’impulso alla diffusione del cattolicesimo ufficiale.

Il lavoro fotografico presentato in questa esposizione si intitola Canindé – L’anima francescana del Brasile e nasce da una ricerca realizzata dai fotografi Giorgio Negro e Dario De Dominicis. Colpiti dalla forza visiva dell’evento e incuriositi dal fenomeno sociale connesso, essi hanno documentato l’evento per quattro anni consecutivi.

In questo scenario anche la fotografia vive il suo momento di protagonismo: fotografi ambulanti in cerca di clienti, pellegrini e curiosi con i loro immancabili selfies, fino a ritrovarsi consacrata come oggetto di fede, nelle mani dei tanti devoti che offrono immagini di ogni tipo come ex-voto al Santo.

L’esperienza vissuta dai due fotografi ha dato anche origine ad un film documentario intitolato “Un altro Francesco”, scritto e diretto da Margarita Hernández e prodotto dalla Globo Film Brasile. Attraverso l’analisi del processo creativo di un saggio fotografico, il film vuole promuovere la riflessione sulla funzione dell’immagine nella nostra società e creare un parallelo tra le visioni popolare e “elitista” della fotografia.

 

Biografie

 

Dario De Dominicis (Roma 1965) inizia a lavorare come fotografo professionista nel 1993, pubblicando su numerosi giornali italiani ed esteri. Dal 1999 ha rivolto sempre di più l’attenzione alla ricerca personale, lavorando su progetti di lungo termine: la pastorizia semi-nomade nell’Europa meridionale, i nostalgici della Monarchia in Italia, la vita dei seminaristi del Pontificio Seminario Romano.

Dal 2001 al 2009 ha insegnato fotogiornalismo presso l’Istituto di Istruzione Superiore Statale Cine-tv Roberto Rossellini. Nel 2004 pubblica il suo primo libro, “Una storia cubana”, pubblicato da Postcart, che riassume un’indagine di quindici anni sulla trasformazione socio-economica di Cuba dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Dal 2003 al 2009 ha tenuto corsi di fotogiornalismo presso la scuola Officine Fotografiche di Roma. Alla fine del 2009 si trasferisce a Rio de Janeiro. Tra il 2011 e il 2015 collabora assiduamente con testate francesi e tedesche per le quali segue i principali eventi della vita sociale brasiliana e l’impatto generato dall’arrivo di due mega-eventi, come FIFA World Cup e Olimpiadi. Nel 2012 e 2013 viene chiamato per realizzare la documentazione visuale di un libro dedicato alla storia dei lavoratori brasiliani schiavizzati in Amazzonia durante la II Guerra Mondiale, intitolato “Soldati di Gomma” e pubblicato da Escrituras Editora. Nel 2013 e 2016 ha tenuto workshops e conferenze presso il Festival Internazionale di Fotografia “Paraty em Foco”.

 

Giorgio Negro (Torino, 1959) coltiva, oltre al suo lavoro “abituale”, una forte passione fotografica sin dal 1992. Dopo essersi laureato in Ingegneria Elettronica, si trasferisce in Svizzera, dove inizia a lavorare come progettista software fino al 1995, quando entra a far parte del Comitato internazionale della Croce Rossa in qualità di Delegato. Da qui inizia una serie di missioni che lo porteranno in tutto il mondo, lavorando in ambito umanitario in molti conflitti armati e guerre: Cecenia, Perù, Colombia, Iraq, Israele e Territori Occupati, Sudan, Ciad, Libia tra gli altri. Nel 2005 Giorgio incontra il fotografo internazionale Ernesto Bazan, che gli farà scoprire la fotografia di strada, introducendolo al mondo dell’immagine in bianco e nero. Nel 2007 la rivista francese Réponses Photo pubblica un portfolio della prima fase del suo progetto Américas Latinas, attualmente in corso.

Nel 2012 inizia un progetto fotografico che documenta abitudini e costumi del suo paese di adozione, la Svizzera. La ricerca, ancora in corso, è realizzata in formato esclusivamente panoramico. Nel 2015 realizza un reportage fotografico sugli indios Ashaninka, in Perù.

Le foto sono state presentate in una mostra collettiva dal titolo Desaparecidos esposta nel Museo della Memoria a Lima ed in vari altri musei peruviani. Nell’autunno del 2018 il progetto sull’America Latina sarà raccolto in un libro fotografico pubblicato dalla BazanPhotos Publishing.

Info mostra

Giorgio Negro e Dario De Dominicis
Canindé – L’anima francescana del Brasile
dal 26 gennaio al 16 febbraio 2018
Officine Fotografiche Roma
Inaugurazione venerdì 26 gennaio ore 19

orari di visita:
dal 29 gennaio al 16 febbraio 2018
lunedì – venerdì ore 10.00/19.00
chiuso sabato e festivi
Ingresso gratuito