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Collettiva fotografica - Sovrappasso Atac metro B - Garbatella - Da martedì 28 giugno a mercoledì 20 luglio - Sovrappasso Atac - metro B - garbatella

Un ponte per la fotografia -

a cura di Officine Fotografiche Roma

Da martedì 28 giugno alle 18.30 apre la mostra collettiva “Un ponte per le fotografia” all’interno della programmazione di FotoLeggendo.

Sul sovrappasso della metro B Garbatella saranno esposti dal 28 giugno al 20 luglio quasi 50 progetti provenienti dagli associati a Officine Fotografiche Roma.

Gli autori in mostra sono: Alessia Cicala, Alice Loseto, Angelica Porrari, Arianna Speranza, Assunta Amicuzi, Assunta Mezzanotte, Aurora Massini, Camillo Granchelli, Capulli Loredana, Chiara Vettori, Cindi Emond, Cinzia Profili, Claudio Mantovani, Federico Forte, Flaminia Gentile, Francesca Della Ratta, Franco Desiato, Franca Valcella, Giacomo Biassoni, Giacomo Pierpaolo Pepe, Gian Marco Venturi, Giovanni Cappiello, Irene Carnevale, Lorenzo Roncaglione, Ludovica Smargiassi, Mannino Bordet, Marco Valente, Martina Morbelli, Massimo Angelini, Massimo Mazzotta, Matteo Domenico Recine, Mauro Cittadini, Michela Poggipollini, Michele Damiano Bonfitto, Michele De Vincentis, Ornella Latrofa, Paola Vinciguerra, Paolo Costantino, Paolo Ottone, Patrizia Di Nola, Romina Tancredi, Sandro Luciani, Saverio Guarna, Serena Pergola, Serena Urbinati, Sergio Marchi, Stefano Gregori, Stefano Selci, Viviana Bertelli

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FotoLeggendo 2022 - XV edizione - Venerdì 24 giugno ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Borderlines di Paolo Pellegrin

di Paolo Pellegrin

Pellegrin ha viaggiato lungo la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti e tra i sobborghi di

Rochester, Miami e Milwaukee documentando le tensioni e i conflitti che segnano l’america contemporanea.

Seguendo il percorso delle pattuglie di confine, gli interventi della polizia nelle città e lavorando a stretto contatto con le comunità, il video esplora le dinamiche legate alle linee di separazione, fisiche e metaforiche, che caratterizzano gli Stati Uniti.

Paolo Pellegrin è nato a Roma nel 1964. Dopo aver studiato architettura, il suo interesse si focalizza sulla fotografia. Dopo dieci anni all’Agence Vu, entra a far parte di Magnum Photos come nominee nel 2001, diventando membro a pieno titolo nel 2005. Ha lavorato a contratto per “Newsweek” per dieci anni. Nella sua carriera ha ricevuto molteplici riconoscimenti internazionali, tra cui il Robert Capa Gold Medal Award. Nel 2006 gli viene riconosciuto il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography. Le sue foto sono state esposte in numerosi musei e gallerie tra cui: La Maison Européenne de La Photographie, i Rencontres d’Arles, il San Francisco Museum of Modern Art, la Corcoran Gallery of Art, il MAXXI di Roma, l’Aperture Foundation Gallery, il Foam Fotografiemuseum Amsterdam, la Deichtorhallen ad Amburgo, la Reggia di Venaria Reale e le Gallerie d’Italia a Torino.

Info mostra

FotoLeggendo 
dal 24 giugno al 15 luglio 2022
via Giuseppe Libetta,
orari weekend di apertura
Inaugurazione 24 giugno ore 18.30
25-26 giugno : dalle 10 alle 20.30
Dal 27 giugno al 15 luglio 2022
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato e domenica chiuso

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FotoLeggendo 2022 - XV edizione - Venerdì 24 giugno ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Paris Photo - Aperture Foundation Photobook Awards

in collaborazione con Aperture e Paris Photo

Paris Photo-Aperture Foundation Photobook Awards è uno dei maggiori premi internazionali riservato esclusivamente alle pubblicazioni di libri fotografici e a cui partecipano le più importanti case editrici di tutto il mondo, quelle indipendenti, ed anche self-publishing. Da New York, sede della casa editrice Aperture, le pubblicazioni selezionate sono state inviate a Parigi per essere esposte al Grand Palais Éphémère nei giorni della fiera Paris Photos 2021. 

Durante lo svolgimento dell’evento parigino sono stati annunciati i vincitori. Quest’anno fanno parte della selezione 35 volumi, divisi tra le categorie  “Photography Catalogue of the Year”;  “Photobook of the Year”;  “First Photobook”; Menzione “Junio’s special”.

Officine Fotografiche ospita l’unica tappa italiana della mostra itinerante.

Info mostra

FotoLeggendo 
dal 24 giugno al 15 luglio 2022
via Giuseppe Libetta,
orari weekend di apertura
Inaugurazione 24 giugno ore 18.30
25-26 giugno : dalle 10 alle 20.30
Dal 27 giugno al 15 luglio 2022
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato e domenica chiuso

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FotoLeggendo 2022 - XV edizione - Venerdì 24 giugno ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Circus Love di Stephanie Gengotti

di Stephanie Gengotti

Il Circo.

Non si può immaginare qualcosa di più anacronistico.

Giusto un retaggio di un millennio passato, tenuto in vita in micro cosmi fuori dalla realtà, dentro piccoli stati dell’Europa, per diletto e nostalgia di epoche ormai sepolte tra le pagine rovinate di logori libri di storia.

Il Circo così sorpassato, eppure così perfetto come simbolo di un mondo senza più frontiere, una ruota che gira e cigola in modo perenne, senza sosta e senza riposo.Il Circo con le sue allegrie e le sue disperazioni, metafora della vita. Le vite degli Artisti, gli amori, le vittorie e i trionfi, le sconfitte e le umiliazioni.

Nomade è l’amore per sua intima natura, segue rotte diagonali oppure circolari; come i cicli delle stagioni che per secoli hanno scandito e regolato l’esistenza e il cammino degli Uomini sulla Terra.

Il Circo, simbolo di libertà e schiavitù.

La libertà di non obbedire a padroni, né a confini. La schiavitù di andare sempre avanti, con la pioggia quando magari è inverno e l’acqua invade il caravan o sotto il sole quando avvampa l’estate e sulle strade polverose non trovi un po’ d’ombra nemmeno a barattarla con il tuo ultimo respiro. Lavori per te stesso e per la tua ‘famiglia’, i tuoi compagni di avventura. Perché il circo non è solo arte e creatività, ma anche pazienza, preparazione, allenamento fisico e lavoro manuale. Studio, progettazione, sangue e sudore. Ore per ideare un nuovo show, giorni lunghissimi di prove estenuanti. E magari qualche volta pochi spiccioli in tasca e poco cibo in dispensa e allora il tuo palcoscenico può essere il parcheggio di un supermarket.

Il suo più grande pregio coincide con il suo limite più grande.

L’impossibilità di un approdo definitivo, un eterno scorrere alla ricerca di qualcosa che forse esiste.

O forse no. Sogni una casa e un pizzico di stabilità? Invece, sei ancora nella tua roulotte e sotto il tendone, o all’aperto davanti ad un selezionato pubblico di 60 persone, perché questo spettacolo non è per tutti.

Il Brunette Bros Circus, il “più grande e il secondo più piccolo del pianeta”, è la conferma che l’Umanità del III millennio, dove tutto è iper tecnologico e connesso, ha ancora e sempre bisogno di connessioni empatiche: parole, occhi che si guardano, persone che non solo comunicano, ma esprimono emozioni e pensieri, corpi che si sfiorano, si toccano, entrano in relazione.

Come ha scritto il romanziere italiano Fabio Stassi nel romanzo ‘L’ultimo ballo di Charlot’: solo nel disordine chiamato Amore, ogni acrobazia è possibile.

Noi tutti siamo funamboli in precario equilibrio su un filo sottile e quasi impercettibile.

Puoi farti un’istruzione per corrispondenza, come i bambini che crescono in questa compagnia delle Arti, ma la Vita la imparerai solo e sempre in viaggio, su strade di mille colori, consumando le tue scarpe all’inseguimento di sogni e meraviglie.

Stephanie Gengotti è una fotografa di nazionalità italo/francese con sede a Roma. Ha una laurea in Traduzione inglese e francese, un diploma di laurea in fotogiornalismo rilasciato dalla Scuola Romana di Fotografia, dove ha anche frequentato un Master in fotografia di moda e di ritratto. Si occupa principalmente di fotografia di reportage e ritratto. Il suo lavoro è stato premiato ed esposto in numerose mostre in Italia e all’estero. Ha Numerosi gli assegnati e le pubblicazioni sulle principali riviste italiane e straniere tra le quali: Internazionale, GEO Magazine, Le Monde Magazine, Stern, DER Spiegel, National Geographic, The New York Times, The Sunday Times Magazine, Sekai, The Guardian, Le Monde, 6 Mois, L’Espresso, Io Donna, China Newsweek, El Mundo, Vanity Fair, IL, Il Reportage ecc. Attualmente è rappresentata da Institute Artist.

Info mostra

FotoLeggendo 
dal 24 giugno al 15 luglio 2022
via Giuseppe Libetta,
orari weekend di apertura
Inaugurazione 24 giugno ore 18.30
25-26 giugno : dalle 10 alle 20.30
Dal 27 giugno al 15 luglio 2022
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato e domenica chiuso

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FotoLeggendo 2022 - XV edizione - Venerdì 24 giugno ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Pornoland Redux di Stefano de Luigi

di Stefano de Luigi

Stefano De Luigi, in punta di piedi, quasi un’ombra sul set cinematografico, riscrive le dinamiche di un immaginario ormai cristallizzato in una lunga ma definita serie di situazioni, contrapponendo la banalità del quotidiano al climax del momento eroico.   L’eroe non ha il pene perennemente eretto, brandito come un gladio, pronto ad affondare nel corpo della vittima predestinata, lo vediamo sussurrare amichevolmente un pensiero all’orecchio della partner. Il gruppo di maschi in mutande, sul palco illuminato dai riflettori, fa pensare ad un qualunque drappello di lavoratori in attesa di un qualunque faticoso lavoro. Né ci sono eroine, tranne una statua di Atena, vergine guerriera, che impugna una lancia, a vegliare indignata la scena di un amplesso. Una bambola gonfiabile e un set di vestiti da indossare fanno pensare ad una riduzione in comico del rito della vestizione dell’armatura. 

L’immagine pornografica è sempre evocata, ma mai esibita. Dentro una stanza che ricorda un salotto un uomo nudo tiene in mano il pene. Sul lato destro della fotografia una donna osserva la scena. Il suo corpo in controluce è scuro e in contrasto con una luce calda e gialla che avvolge la stanza. Il gesto dell’uomo è intimo, non pensa ci sia qualcuno che lo stia osservando. La donna invece osserva senza essere vista. Attende. Cosa? Ci si chiede. Che lui sia pronto per iniziare la scena. 

Le fotografie non descrivono e nemmeno raccontano, ma eludono, o più spesso alludono. Non vi sono corpi levigati che si muovono fra paradisi edenici o lussuose residenze californiane colme di specchi e piscine dalle acque blu. Non compare alcuna delle delizie di Bosch. Ciò che le immagini racchiudono e significano è volutamente rimandato a un dopo, quasi come se la funzione di queste foto fosse quella di proteggere nello spazio i corpi degli attori, e rimandare nel tempo le loro azioni. Lo sguardo del fotografo si sofferma spesso su ciò che non appare, che non ci si aspetta di vedere.

Stefano De Luigi è un fotografo italiano che attualmente vive a Parigi. Ha iniziato la sua carriera lavorando per il Museo del Louvre come fotografo dal 1989 al 1996.

Nel 2000 ha ricevuto la Menzione d’Onore del Leica Oskar Barnack Award .

I suoi numerosi premi includono quattro premi World Press Photo (1998, 2007, 2010, 2011), la borsa di studio Eugene Smith (2008), il Getty Grant for Editorial Photography, il Days Japan International Photojournalism Award (2010) e il Syngenta Photography Award (2015) la borsa alla produzione per ildocumentario”Mare Amarum” del CentroNazionaledel Cinema in Francia ed éstato invitato nel 2021 come artista residente con la borsa alla creazione al Festival Planches Contact a Deauville in Francia.

Durante il suo percorso fotografico, ha pubblicato 5 libri: Pornoland (Contrasto 2004), Blanco (Trolley Books, 2010), iDyssey (Editions Bessard, 2017), Babel con Michela Battaglia (Postcart Edizioni, 2018) e Pornoland Redux (selfpublished) 2021.

Attualmente lavora su dei progetti di lungo respiro sul paesaggio e collabora regolarmente con la Fondazione e l’Accademia della sua agenzia.

Dal 2008, Stefano De Luigi è membro della VII Agency.

Info mostra

FotoLeggendo 
dal 24 giugno al 15 luglio 2022
via Giuseppe Libetta,
orari weekend di apertura
Inaugurazione 24 giugno ore 18.30
25-26 giugno : dalle 10 alle 20.30
Dal 27 giugno al 15 luglio 2022
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato e domenica chiuso

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FotoLeggendo 2022 - XV edizione - Venerdì 24 giugno ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Kuiwait Soul di Gabriele Cecconi

di Gabriele Ceccono / Parallelozero
a cura di Laura Carnemolla
in collaborazione con Parallelozero

KUWAIT SOUL
Un paese in bilico fra Islam e materialismo

Stretto fra Iraq e Arabia Saudita, il Kuwait è uno dei paesi al tempo stesso più piccoli e ricchi del mondo. Raramente sotto i riflettori, l’emirato diventò protagonista fra il 1990 e il 1991 della Guerra del Golfo, il primo vero conflitto televisivo della storia. Ma perché trent’anni fa una scheggia di deserto priva di qualsiasi attrattiva divenne oggetto di contesa?

La risposta è nella sua storia: da sempre strategico porto naturale, il Kuwait venne sostanzialmente creato un secolo fa dagli inglesi per bloccare all’Iraq lo sbocco al mare. Ai tempi l’economia era basata sul commercio di perle, spezie e incenso, e la popolazione era composta da pescatori e beduini. Gli stessi che decenni prima, fuggendo dalla siccità, si accamparono lungo un corso d’acqua a ridosso di un antico kout, un fortino in terra battuta: nacque così il nome “Kuwait”, e la città sorse esattamente in quel luogo. La ricchezza vera arrivò con il petrolio (i primi pozzi furono scoperti nel 1934) e con la successiva indipendenza dalla Gran Bretagna, avvenuta sessant’anni fa (era il 19 giugno del 1961). Oggi il Kuwait resta un luogo estremo dove d’estate la temperatura si alza a livelli record e dove solo il due per cento del suolo è coltivabile; le raffinerie di petrolio contribuiscono alla pessima qualità dell’aria, con conseguenze nefaste per la salute della popolazione. Che si suddivide fra lavoratori immigrati, perlopiù asiatici ed egiziani (la maggioranza, quasi 2,5 milioni di persone) e i veri e propri cittadini, circa 1,5 milioni. Sono loro che negli ultimi anni, godendo di un’enorme ricchezza economica, hanno sviluppato una visione esasperata del modello capitalistico: una realtà dove un materialismo quasi distopico si mescola alla forte tradizione islamica. Due spinte moralmente conflittuali che generano depressioni e nevrosi: un vuoto interiore, spesso tabù per la società, al quale si risponde a volte con un consumismo estremo.

Gabriele Cecconi è un fotografo documentarista italiano interessato a questioni culturali, politiche e ambientali. Si è avvicinato alla fotografia dopo una laurea in legge e nel 2015 è stato selezionato da Camera Torino e Leica per una masterclass con il fotografo Magnum Alex Webb. Da allora ha realizzato diversi reportage fino al 2018 quando ha iniziato a lavorare su progetti a lungo termine.

Il suo progetto sulle conseguenze ambientali della migrazione dei Rohingya nel sud del Bangladesh ha ricevuto numerosi premi internazionali tra cui l’Yves Rocher Photography Award al Visa pour l’image, POY, Andrei Stenin Grand Prix, PX3 photographer of the year e il LUMIX Sustainability award tra gli altri.

Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in musei, festival e gallerie tra cui il Museo di Stato Hermitage, la sede delle Nazioni Unite, Photo Vogue Festival, Festival della Fotografia Etica, ed è stato pubblicato da giornali italiani e internazionali tra cui L’Espresso, National Geographic, Internazionale, Newsweek, Courrier international.

Parallelamente svolge attività di ricerca sul rapporto tra cultura, potere e rappresentazione e sugli aspetti spirituali e pedagogici delle arti visive.

 

Info mostra

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dal 24 giugno al 15 luglio 2022
via Giuseppe Libetta,
orari weekend di apertura
Inaugurazione 24 giugno ore 18.30
25-26 giugno : dalle 10 alle 20.30
Dal 27 giugno al 15 luglio 2022
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato e domenica chiuso

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FotoLeggendo 2022 - XV edizione - Venerdì 24 giugno ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Glitters Blues di Lorenzo Castore

di Lorenzo Castore
in collaborazione con Unsocial Studio

San Berillo è un piccolo quartiere di Catania, quanto centrale tanto marginale. È da sempre il distretto delle puttane.

Ho incontrato Franchina per caso, nel 2004. Dopo di lei mi sono imbattuto in Cioccolatina e poi ho conosciuto Lulù, Ramona, Brigida, Ornella, Monica la vichinga, Fiorella, Rosa, Ambra, Graziella e le altre. 

Il quartiere delle ragazze è sistemato nella città in modo da sembrare un territorio a parte, come un’isola senza mare intorno o un castello senza fortificazioni. 

Mi sono immaginato questi bruchi muoversi per la città da un estremo a un altro, il loro convergere dalle periferie verso il centro, mischiandosi al caos di un’umanità varia in cui tutto sembra indistinto, fino ad arrivare sulla soglia di una stanzetta umida di pochi metri quadri dove appena entrati avviene la trasformazione e i bruchi diventano farfalle dalle ali colorate.


Questa storia non è solo poetica. È anche una storia di dolore per un’identità reietta. C’è il bisogno di vendersi come unica possibilità di esistere. C’è l’impossibilità o l’incapacità di creare intorno a sé degli affetti stabili e una vita normale. Esiste un senso di colpa che fa a botte con la voglia di riscatto. Il contesto è una terra dove la tradizione cattolica vive a stretto contatto con quella criminale e dove religione, devozione, peccato, sessualità e violenza sono intrecciati da una forza magica che li sintetizza.

Ma la loro è anche una scelta estrema di libertà e di affermazione del proprio essere, con tutti i rischi e i limiti che questo comporta in una società falsamente aperta come la nostra. C’è anche il forte senso di appartenenza ad una comunità, con tutte le tensioni che implica vivere in una comunità così al margine.

Però le ragazze non hanno padroni e per molte di loro il sesso è o è stato anche divertimento, possibilità, viaggi e avventure. La vita l’hanno fatta ma l’hanno anche vissuta e quando ci sono riuscite se la sono goduta, fino in fondo. Vivono per essere accettate per quello che sono, per avere la libertà di essere loro stesse con tutte le contraddizioni che questo comporta.

Lorenzo Castore è nato a Firenze il 22 giugno 1973.

Il suo lavoro è caratterizzato da progetti di lungo termine che hanno come tema principale l’esperienza personale, l’identità, la memoria e la relazione tra piccole storie individuali, il presente e la Storia.

È stato rappresentato dall’Agenzia Grazia Neri dal 2001 al 2009 ed è stato membro dell’Agence e Galerie VU’ dal 2002 al 2017.

 

Info mostra

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dal 24 giugno al 15 luglio 2022
via Giuseppe Libetta,
orari weekend di apertura
Inaugurazione 24 giugno ore 18.30
25-26 giugno : dalle 10 alle 20.30
Dal 27 giugno al 15 luglio 2022
dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato e domenica chiuso

Life_Framer
Inaugurazione - giovedì 19 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Life Framer

Giovedì 19 maggio ore 19 apre la settima edizione della mostra collettiva “Life Framer” arriva negli spazi di Officine Fotografiche Roma. 
Life Framer è un concorso fotografico unico e una piattaforma rinomata per scoprire ed esporre la fotografia contemporanea che organizza mensilmente bandi di concorso, ognuno con un tema e alla fine di ogni 12 mesi espone i vincitori in gallerie di tutto il mondo.

La mostra arriva a Roma dopo essere stata a Londra e a Rotterdam, per poi proseguire per Seoul.

Fondata a Londra nel 2013 da un team di appassionati di fotografia, ha trovato spazio per qualcosa di innovativo e coinvolgente: un premio accessibile ai fotografi emergenti.

Info mostra

Info

LIFE FRAMER
Dal 19 maggio al 10 giugno 2022
via Giuseppe Libetta, 1 Roma
Ingresso libero
orari: lun-ven. 10-13.30 15.30-19.00

PVC Portfolio_in_Mostra

Portfolio in mostra - collettiva

Venerdì 6 maggio ore 19 a Officine Fotografiche Roma inaugura la mostra collettiva Portfolio in Mostra, i portfolio erano stati selezionati nel 2020, ma purtroppo causa emergenza sanitaria il calendario delle esposizioni era stato rimandato.

Celebriamo così con una grande collettiva tutti i portfolio selezionati che resteranno esposti nella sala espositiva di Officine Fotografiche dal 6 al 13 maggio 2022. 

I portfolio sono stati scelti da una giuria di membri interni ed esterni all’associazione, invitati da Alberto Placidoli responsabile del Concorso Portfolio in mostra.

La giuria ha selezionato 11 lavori sui 35 pervenuti, che parteciperanno alla selezione finale per l’elezione del Miglior Portfolio 2020.

In mostra:

  • “Mare di vita”, di Patrizia Di Nola
  • “in the bubble”, di Simone Morelli
  • “iPhonopatia”. di Andrea Taschin
  • “Nulla di nuovo sotto questo sole”, di Claudio Imperi
  • “Una donna”, di Tiziana Pennacchi
  • “Delitti eccellenti romani”, di Camillo Granchelli
  • “Summertime”, di Laura Pierangeli
  • “I Ragazzi del Bilancione”, di Giuseppe Marsoner
  • “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, di Laura Bussotti
  • “Cuba di fuori”, di Salvatore Franco
  • “Io ti ricordo!”, di Stefano Majolatesi

To the left of the Christ
mostra fotografica - visita guidata alla mostra 22 aprile ore 18 - Officine Fotografiche Roma

Alla sinistra di Cristo

di Dario De Dominicis

Visita guidata della mostra con l’autore: 22 aprile alle ore 18 a Officine Fotografiche

Nell’area già economicamente depressa della baia di Guanabara, porto naturale di Rio de Janeiro, lo sviluppo industriale si sta accaparrando il territorio a discapito della pesca tradizionale, lasciando solo il 12% dell’intera area alle comunità degli 8.000 pescatori artigianali.

Le limitazioni nell’uso degli spazi di mare sono dovute, in parte, alle attività della Marina militare e alle rotte marittime congestionate, ma ancor di più alle restrizioni sempre maggiori imposte dalle compagnie petrolifere.

La Petrobras, Compagnia di Stato del petrolio, e altri colossi del settore hanno colonizzato la baia sopra e sotto la superficie dell’acqua, costruendo una grande quantità di impianti e piattaforme offshore e installando sul fondo marino una fitta rete di oleodotti e gasdotti. Oltre a possibili contaminazioni da parte dell’industria petrolifera, stimate a 0,3 tonnellate di metalli pesanti come piombo, zinco e mercurio fuoriusciti ogni giorno, la baia è anche minacciata dall’inquinamento urbano.

La metropoli scarica nella baia 17 tonnellate al secondo di acque reflue provenienti dagli scarichi domestici non trattati. Secondo recenti studi dell’Università Statale di Rio, l’acqua della baia presenta un’alta concentrazione di composti che alterano il sistema endocrino. I micro-inquinanti recentemente scoperti sembrano causare disfunzioni nei pesci, come la diminuzione della percentuale di uova da cova e la femminilizzazione dei maschi.

Negli esseri umani, gli effetti dei micro-inquinanti favoriscono invece la formazione di diverse tipologie di cancro, come quello della prostata, del seno e dei testicoli. 

Questi attacchi all’ecosistema sono ancora più aggressivi a causa della mancanza di controllo istituzionale sul territorio e del business criminale dei rifiuti tossici, controllato da alcune fazioni del narco-traffico e dalle milizie.

Negli ultimi cinque anni, il fotografo ha documentato le conseguenze che l’inquinamento sta producendo sull’economia e sulla salute dei pescatori artigianali di Guanabara.

Con la volontà di sensibilizzare le coscienze su un emergenza che non è più esclusivamente ambientale ma che  si colloca all’interno del delicato dibattito sulla sicurezza alimentare. Come affermato in una delle recenti risoluzioni internazionali delle Nazioni Unite, la pesca artigianale rappresenta oltre il 90% della pesca estrattiva mondiale.

Proteggere le piccole comunità di pescatori significa proteggere gli habitat la cui biodiversità è fondamentale per garantire l’equilibrio alimentare del nostro pianeta. 

Dario De Dominicis (Roma 1965) lavora come fotografo professionista dal 1993, e ha pubblicato i suoi lavori su diverse riviste italiane e internazionali.  Dal 1998 ha rivolto sempre di più la sua attenzione alla fotografia documentaria realizzando diversi progetti personali. Nel 2001 ha pubblicato sul Corriere della Sera Magazine un’inchiesta, durata quattro anni, sui movimenti monarchici in Italia.

Dal 2002 al 2009 ha insegnato fotogiornalismo presso l’Istituto Statale del Cinema e Televisione Roberto Rossellini di Roma. Dal 2003 al 2009 ha tenuto corsi di foto-reportage a Officine Fotografiche e in altre scuole della capitale. Nel 2004, ha pubblicato il suo primo libro in bianco e nero “Una storia cubana”, edito da Postcart. Questo progetto a lungo termine riassume un’indagine di dieci anni sulla trasformazione in atto a Cuba dopo la caduta del blocco socialista europeo.

Nel 2009 si trasferisce a Rio de Janeiro. Dal 2011 al 2016 ha collaborato con le principali testate giornalistiche europee per le quali ha seguito le vicende socio-politiche brasiliane in preparazione dei Mondiali FIFA e delle Olimpiadi.

Tra il 2012 e il 2013 realizza diversi viaggi in Amazzonia per la documentazione fotografica del libro “Soldati di Gomma”, pubblicato nel 2015 da Escrituras Editrice. Tra il 2013 e il 2017 ha seguito un importante pellegrinaggio dedicato alla figura di San Francesco, che si svolge nel nord-est brasiliano.

Il lavoro è stato esposto a Roma e a Rio de Janeiro e fa parte di un film-documentario sulla fotografia, prodotto dalla Globo Film. Dal 2014 documenta le gravi conseguenze che l’inquinamento marino sta provocando sull’economia e sulla salute della comunità di pescatori artigianali della baia di Guanabara.

Questo progetto fotografico nel 2020 ha ottenuto il primo premio nella sezione “Madre Terra” del Festival della Fotografia Etica di Lodi e nel 2021 è stato finalista al W. Eugene Smith Fund Grant.

Info mostra

Alla sinistra di Cristo
di Dario De Dominicis
Inaugurazione venerdì 1 aprile ore 19
via Giuseppe Libetta, 1
Dal 1 al 22 aprile 2022
Orari di apertura
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19

sabato dalle 10 alle 12
Ingresso gratuito