ChiaraErnandes

Dna Pictures - I selezionati

Dopo una lunga e difficile selezione, siamo felici di annunciare i nomi dei selezionati per partecipare a DNApictures 2015, il laboratorio di fotografia di scena con Samantha Marenzi in collaborazione con Officine Fotografiche e DNA/Romaeuropa Festival.

Alessandra Ascrizzi, Chiara Ernandes, Dayana Montesano, Fabio Caramelli, Gioia Onorati, Marco Pasqua, Matteo Domenico Recine, Michela Corsi, Patrizia Chiatti, Silvia Aresca
Il laboratorio si terrà dal 31 ottobre al 14 novembre, e prevede una mostra finale che sarà allestita nello spazio espositivo di Officine Fotografiche dal 3 al 9 dicembre.
Le sessioni di ripresa avranno luogo dal 3 al 7 novembre al Teatro India, con orari da definire.
Il laboratorio avrà inizio con un incontro di natura teorica sabato 31 ottobre dalle 15:00 alle 18:00 presso l’Opificio in Via dei Magazzini Generali 20/A.
Sabato 14 novembre dalle 15:00 alle 19:00 presso Officine Fotografiche (Via Giuseppe Libetta, 1) si terrà una lezione conclusiva dedicata all’analisi critica dei lavori prodotti e alla selezione del materiale destinato alla mostra finale.

Complimenti a tutti e grazie per aver partecipato!

progetto pluriennale - a ottobre-novembre di ogni anno - luoghi vari

DNApictures - la fotografia e la danza

in collaborazione con Fondazione Romaeuropa e il network Aerowaves

dnapictures2-670x442A partire dal 2014, la Fondazione Romaeuropa e Officine Fotografiche Roma collaborano ad un progetto pluriennale sulla rappresentazione fotografica dell’atto performativo.

A tal fine, in occasione del Romaeuropa Festival, organizzano ogni anno DNApictures, un laboratorio di fotografia di scena a partecipazione gratuita e su preselezione, che si tiene tra ottobre e novembre sotto la guida della fotografa e docente Samantha Marenzi.

Il laboratorio consiste in lezioni teoriche e in alcune sessioni di scatto durante le prove generali degli spettacoli della sezione DNAeurope del Romaeuropa Festival.

Alla fine del laboratorio le fotografie realizzate dai partecipanti sono selezionate da una commissione interna di Officine Fotografiche Roma e Fondazione Romaeuropa per essere esposte in una mostra nella sede di Officine Fotografiche Roma a fine anno.

Le fotografie realizzate durante il laboratorio confluiscono poi in un archivio della Fondazione Romaeuropa dedicato alla promozione della danza emergente e alle attività formative del network Aerowaves.

La collaborazione tra la Fondazione Romaeuropa e Officine si riflette anche nelle attività formative dell’Associazione. Nell’ambito del corso La fotografia e la scena – corso teorico-pratico di scatti di teatro e danza, tenuto da Samantha Marenzi sono infatti previsti incontri con alcuni artisti coinvolti nelle attività della Fondazione, nonché alcune riprese fotografiche di performance realizzate durante l’anno.

Alcune foto del laboratorio 2014.

 

È stata bandita la call DNApictures 2015!

Info

DNA danza nazionale autoriale nasceva nel 2010 come focus sulla danza italiana d’autore. Dal 2013 l’indagine del codice genetico diventa europeo ospitando giovani coreografi di diversa nazionalità, così da trasformarsi in DNAeurope allargando definitivamente il suo campo di ricerca all’Europa, intendendola come una grande e unica Nazione.

 

  • Officine Fotografiche Roma – via Giuseppe Libetta, 1
  • Opificio Romaeuropa – via dei Magazzini Generali, 20/A

 

Progetto interdisciplinare - da dicembre 2014 a febbraio 2015 - Officine Fotografiche Roma e Parrocchia N. S. di Lourdes

La metafora del viaggio al tempo di Internet

di Officine Fotografiche Roma, in collaborazione con le associazioni culturali Tra le Righe, L'Isola che c'è e Chiaramente
con il sostegno di Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo - Dipartimento Cultura - Servizio Spettacoli ed Eventi

BETC idyssey 010Il 27 febbraio 2015, con il finissage della mostra iDyssey di Stefano De Luigi, si è conclusa la manifestazione La metafora del viaggio al tempo di Internet, progetto realizzato dall’Associazione Officine Fotografiche Roma con il sostegno di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo – Dipartimento Cultura – Servizio Spettacoli ed Eventi, ed in collaborazione con le associazioni Chiaramente, L’Isola che c’è e Tra le Righe.

Il progetto ha indagato il tema del viaggio come metafora della vita, coinvolgendo un pubblico ampio di migranti, cittadini adulti e bambini delle scuole del Municipio Roma VIII, dove opera Officine Fotografiche Roma ed è situato il teatro della Parrocchia N.S. di Lourdes, sedi di realizzazione del progetto.

La metafora del viaggio al tempo di Internet si è avvalso di numerose collaborazioni: da quella della comunità Instagramers Roma – e dell’Huffington Post Italia, al magazine The Trip, media partner per la mostra iDyssey.

Il fulcro del progetto è stata la rilettura in chiave moderna dell’Odissea, declinata in modalità e linguaggi differenti.

La prima tappa del progetto è stata la mostra iDyssey, di Stefano De Luigi, a cura di Laura Serani, che ha inaugurato il 6 febbraio a Officine.

Il famoso fotografo, membro della VII agency, ha ripercorso le tappe del viaggio di Ulisse fotografando con uno strumento ultramoderno come lo smartphone, e filmando con lo stesso strumento la lettura di passaggi significativi del poema, come un moderno cantore multimediale che reincorpora i riti della civiltà orale.

La mostra è stata anticipata da un contest #UlisseOggi su Instagram, organizzato in collaborazione con L’Huffington Post Italia e Instagramers Roma, che ha visto la partecipazione di oltre 1200 persone che hanno postato la loro personale interpretazione e visione del mito di Ulisse.

Il contest è stato pensato per coinvolgere il pubblico abbattendo i preconcetti che impediscono di avvicinarsi alla cultura classica e spingerlo a riflettere sulla condizione dell’uomo moderno. Nelle foto inviate si vede tutta la varietà d’interpretazioni che il mito offre, tra fotografie di viaggi, paesaggi simbolici, autoritratti, immagini metaforiche. La selezione delle migliori 82 immagini è stata pubblicata da L’Huffington Post Italia e proiettata al finissage della mostra iDyssey il 27 febbraio.

Sempre legati alla mostra, nei tre giorni successivi alla sua apertura, si sono svolti a Officine un workshop a pagamento, tenuto da Stefano De Luigi, incentrato sull’editing dei progetti a lungo termine e una lecture pubblica sul tema delle nuove tecnologie in relazione allo sguardo fotografico.

Declinando sul territorio la metafora del viaggio, tra il 10 e il 20 febbraio, Officine ha organizzato un laboratorio di ricerca fotografica sul quartiere Ostiense, sotto la guida del fotografo e docente di reportage Alberto Di Cesare.

Il laboratorio è stato pensato per favorire gli under 35 con migliore qualità artistica e con maggiori legami con il quartiere. Il fine ultimo era quello di stimolare i partecipanti alla creazione di un corpus collettivo di opere sul quartiere, attraverso una visione personale e intima, senza tralasciare l’osservazione dei cambiamenti e delle riqualificazioni urbane degli ultimi anni.

Una declinazione diversa del progetto sulla metafora del viaggio è stata la realizzazione di un cortometraggio incentrato sul tema di Ulisse al mondo d’oggi, che Officine ha commissionato all’Associazione Chiaramente. Il cortometraggio è stato realizzato su sceneggiatura originale, coinvolgendo alcuni Licei del territorio (Liceo Scientifico Levi, Liceo scientifico Peano, Liceo Classico Vivona) e il Centro Anziani San Michele, ed è stato proiettato il 27 febbraio a Officine Fotografiche.

Per cambiare la prospettiva di sguardo sul viaggio, la metafora di Ulisse è stata declinata anche come tensione verso il futuro attraverso le azioni di altre due associazioni del territorio del Municipio Roma VIII: Tra le righe e L’Isola che c’è, alle quali sono stati commissionati uno spettacolo teatrale e un cortometraggio che riflettessero sulla condizione dei migranti nel nostro territorio.

Scarica la locandina

Info
  •  Officine Fotografiche Roma – via Giuseppe Libetta, 1
  • Teatro della Parrocchia di N. S. di Lourdes – via Andrea Mantegna, 147
Progetto annuale - da marzo 2013 a gennaio 2014 - luoghi vari

Rhome - sguardi e memorie migranti

a cura di Claudia Pecoraro
Un progetto del Museo di Roma, in collaborazione con l’Associazione Culturale “èarrivatoGodot”, il CNR - Dipartimento Scienze Umane e Sociali Patrimonio Culturale e Officine Fotografiche Roma

copertina_rhomeRhome è un progetto di ricerca curato da Claudia Pecoraro che ha affiancato il Museo di Roma e un campione di migranti della città lungo un percorso di conoscenza e riconoscimento reciproco, che si è mosso dal sentimento della memoria della città per guardare in direzione del dialogo interculturale e dell’inclusione sociale.

Il rapporto è stato attivato accogliendo i migranti nel Museo, e chiedendo ai nuovi cittadini il loro punto di vista sulla città, coinvolgendoli come soggetti attivi della ricerca.

Il progetto si è articolato in cinque fasi, in collaborazione con l’Associazione Culturale “èarrivatoGodot”, il CNR – Dipartimento Scienze Umane e Sociali Patrimonio Culturale e Officine Fotografiche Roma, a conclusione delle quali è stata realizzata una mostra a palazzo Braschi.

fase 1. Il supporto scientifico: studio teorico e incontri

La fase preliminare, durata cinque mesi, è consistita nello studio e approfondimento della più aggiornata e accreditata bibliografia italiana e internazionale in materia di migrazioni. In contemporanea, si sono svolti incontri con molteplici operatori italiani che, a diversi livelli, lavorano a stretto contatto con gli immigrati, ed è stato instaurato un fitto dialogo con i principali uffici di servizi per gli immigrati, Caritas, Centro Astalli, Casa dei Diritti Sociali, Comunità di S. Egidio, ricercatori del CNR, centri di cultura esteri, fondazioni e associazioni private, medici dell’immigrazione, giornalisti, ecc.

fase 2. La scelta dei partecipanti

Coinvolgimento degli “stranieri migranti”, attraverso una serie di interviste.
Requisiti richiesti:
– maggiore età;
– presenza sul territorio non inferiore a uno-due anni (tempo necessario a sviluppare un legame con la città);
– essere migranti di prima generazione (in quanto oggetto della ricerca è il punto di vista di chi si è spostato dal proprio luogo d’origine)
Il profilo dei partecipanti è stato scelto sulla base del dato che gli immigrati a Roma – come in tutte le maggiori metropoli – costituiscono una realtà molto variegata e frammentaria. Si è cercato dunque di coinvolgere interlocutori differenziati per origine, età, cultura, fasce sociali, lingue, religioni, mestieri, motivi e cause del trasferimento a Roma. Sono state individuate in totale 35 persone, riservando particolare riguardo di rappresentanza alle 14 comunità più numerose a Roma (secondo i dati del IX Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni) e scegliendo anche tra immigrati
provenienti da altri paesi. I 35 selezionati sono stati contattati dalla curatrice del progetto e da alcuni collaboratori. Molti degli intervistati hanno procurato altri contatti, innescando un procedimento a catena. Laddove necessario, sono state interpellate associazioni specifiche delle varie comunità.

fase 3. Le interviste-conversazioni

I migranti hanno partecipato per adesione spontanea, dopo aver ascoltato un’accurata spiegazione del progetto e degli obiettivi. Le interviste si sono svolte individualmente, nei tempi concordati di volta in volta con la curatrice, nei luoghi più vari della città. È stato seguito il metodo dell’“intervista in profondità”, attraverso un questionario non rigido, ma con domande aperte, tali da stimolare gli intervistati a raccontarsi in modo informale, come in una vera e propria conversazione. Fin dall’inizio, considerate la composizione eterogenea dei partecipanti e la possibilità che tra loro vi fossero rifugiati politici, è stato deciso di non registrare le interviste in audio o in video, per evitare qualsiasi forma di disagio e per consentire a tutti una maggiore spontaneità e apertura. Le domande hanno indagato il rapporto di ciascuno degli intervistati con Roma, la loro memoria personale, il sentimento di affezione o disaffezione, il senso di accoglienza o rifiuto rispetto ai luoghi della città. A ognuno è stato infine chiesto di scegliere un luogo in particolare da fotografare, che rispondesse alla seguente domanda:
“Qual è un luogo che non dimenticherai mai di Roma? Un luogo che, anche se tornassi nel tuo Paese d’origine o andassi a vivere in un altro posto, porteresti sempre con te?”

fase 4. Le fotografie in giro per la città …e la visita al museo

La fase fotografica è stata supportata dall’associazione no profit Officine Fotografiche di Roma, che ha selezionato il gruppo di 12 allievi e insegnanti che hanno partecipato attivamente al progetto. I 35 migranti sono stati ricontattati e si sono recati sul luogo da essi prescelto, accompagnati da un fotografo e sempre in presenza della curatrice. Fotografi e migranti hanno intessuto un dialogo mirato a comprendere in profondità le ragioni della scelta del luogo, ragionando insieme sulla costruzione dell’immagine, sull’inquadratura che meglio riuscisse ad esprimere la visione personale di ciascuno. In questo modo, ogni fotografo si è reso, grazie alle sue competenze professionali, “occhio” dell’altro, che è rimasto il vero regista della fotografia. Nella stessa occasione e nello stesso scenario i fotografi hanno realizzato il ritratto dei migranti. Il materiale raccolto è stato seguito in tempo reale dagli insegnanti e dal presidente di Officine Fotografiche, il quale ha indirizzato e curato la scelta delle fotografie. Nel corso di questa fase, tutti i partecipanti sono stati invitati a palazzo Braschi, per incontrarsi e per conoscere il museo nel quale saranno rappresentati. E’ stata un’occasione di dialogo e di scambio a cui è seguita una visita accompagnata attraverso le sale espositive, momento particolarmente significativo per chi non aveva ancora mai avuto l’opportunità di visitare un museo. Migranti, fotografi, curatori, staff del Museo di Roma e ricercatori del CNR, tutti hanno partecipato a questa importante esperienza di condivisione.

fase 5. La mostra

A conclusione del progetto, a febbraio 2014, è stata allestita una mostra a palazzo Braschi.
L’esposizione ha raccolto i risultati della ricerca. Ogni partecipante è stato rappresentato dalla fotografia del posto prescelto, dal proprio ritratto fotografico e dal breve racconto delle motivazioni che rendono quel luogo speciale e significativo.
Materiali audio e video hanno raccolto le testimonianze e le voci dei migranti in lingua originale. Una sezione della mostra è stata affidata al CNR, in particolare ai demografi dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali. Schede e pannelli didattici hanno contribuito a contestualizzare il progetto in un quadro generale dedicato al fenomeno delle migrazioni in Italia e a Roma. A marzo 2014 è stato infine prodotto e presentato un catalogo che ha non solo raccolto il materiale fotografico, ma anche illustrato gli obiettivi, le fasi e i risultati della ricerca.