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Concorso Portfolio in mostra - Dal 23 ottobre al 3 novembre - Officine Fotografiche Roma - spazio piano aule

Lezioni di Funambolismo

Fotografie di Claudia Ioan e Massimiliano Tuveri

“Il funambolo sulla corda è in uno stato d’equilibrio instabile”.

Il suo baricentro tende continuamente a spostarsi. Così, ogni minimo spostamento comporta una scomposizione della forza di gravità, la pesantezza che agisce verticalmente si scompone in altre forze con spinta laterale. E’ questo che tende a far cadere l’equilibrista, e il suo talento consiste nel far sì che questa forza non acquisti mai una potenza superiore a quelle di cui egli dispone per contrastarla.

da ON THE HIGH WIRE, di Philippe Petit

Teresa, 38 anni, funambola, come lei stessa si definisce.

Nell’aprile del 2015 le viene diagnosticata una leucemia mieloide acuta. Da allora è costretta ad imparare l’arte dell’equilibrio in uno sforzo di sopravvivenza che le consenta di superare il vuoto.

La malattia la costringe all’introspezione continua. Costruisce ogni giorno il suo cavo segreto, sempre alla ricerca di risorse interiori che contrastino la sua caduta. I colori, il disegno, l’arte scoperta in una stanza d’ospedale, sono il bilanciere nella sua traversata tra quelli che Werner Herzog chiamava “due orli di precipizio”.

“Il funambolismo non è un’arte della morte, ma un’arte della vita – della vita vissuta al limite del possibile.”

Biografia

CLAUDIA IOAN nasce a Roma nel 1965. Docente universitaria, traduttrice e fotografa, ha al suo attivo numerose mostre fotografiche. Dirige da anni il Digital Daylight, concorso di fotografia digitale estemporanea.

E’ socia fondatrice di OSL e consigliere dell’associazione Istanti – Fotografia e Cultura. Nel 2016 il mensile Style Magazine del Corriere della Sera la include tra i 6 fotografi italiani emergenti nel web. È Delegata Provinciale di Perugia della FIAF. È co-fondatrice di Officine Creative Italiane.

MASSIMILIANO TUVERI

nasce a Roma nel 1967. Fotografo professionista, sviluppa parte della sua sperimentazione artistica tramite l’uso di fotocamere polaroid. Dal 2011 si occupa di street photography (una delle sue immagini è stata esposta al C.I.F.A.) e fotografia di reportage, realizzando diversi lavori esposti in Italia e all’estero. Nel 2016 il mensile Style Magazine del Corriere della Sera lo annovera tra i 6 fotografi italiani emergenti sulle piattaforme digitali. È co- fondatore di Officine Creative Italiane.

Frammenti 03
Mostra fotografica - Venerdì 27 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Frammenti di Bruno Cattani

di Bruno Cattani
a cura di Clelia Belgrado

Una fotografia – ci conferma Cattani – può svelarci cose che fino al momento in cui la guardiamo erano rimaste nascoste, celate nell’apparente ordinarietà del reale, e che solo quel congegno diabolico racchiuso nella macchina fotografica (attraverso la scelta di una certa inquadratura, dentro una certa luce) riesce a cogliere.

Certo, prima di noi chi l’ha scattata ha avuto modo di guardarla, talvolta di prefigurarne, come fanno i grandi fotografi, l’esito finale, o perlomeno di intuirlo, anche se solo nel processo di stampa spesso se ne colgono i misteri – come fa, emblema paradossale di queste virtù rivelatrici della fotografia, Thomas (David Hemmings), il protagonista di Blow-Up di Michelangelo Antonioni, quando scatta le sue immagini nel parco e poi, sviluppandole, arriva addirittura a intravedere un tentativo di assassinio.

Ciò che accomuna tutte le immagini di Cattani è quest’epifania, questo miracolo di un incontro inaspettato, di una memoria ritrovata. Il termine di “Memorie”, con il quale Bruno continua a connotare la sua raccolta di immagini, assume dunque una duplice declinazione, del resto insita in una parola così ricca di suggestioni e gravida di significati: il fotografo, nel cammino della sua vita, incontra situazioni che fanno scattare e riaffiorare in lui certe sensibilità, sepolte e a lungo rimaste, come i sensi che non vengono sollecitati dall’uso, silenti; colui che guarda queste immagini vi ritrova sentimenti e ricordi perduti, associazioni di senso che altrimenti mai si sarebbero affacciate alla sua mente. È davvero straordinaria la capacità di una fotografia di smuovere l’immaginario, di fare scattare una rêverie, una fantasia, forse talvolta memorie di sogni e di fantasmi, in cui si mescolano esperienze della realtà, letture di romanzi, visioni di film.

Ci si può così riconoscere, grazie alla nostra educazione sentimentale, in qualcosa che, pur essendoci ignoto, pur non avendo mai fatto parte della nostra esperienza visuale nel corso della nostra vita, ci appare come familiare. Grazie a fotografie come quelle di Bruno Cattani possiamo cogliere la verità profonda di un’altra annotazioni di Charles Simic: “Si può provare nostalgia per un tempo e un luogo che non si sono mai conosciuti? Secondo me sì”.

Che cosa rende peculiari e riconoscibili le immagini di Bruno Cattani del ciclo Memorie? Al di là della diversità dei soggetti – che tuttavia, se li si esamina attentamente, coprono uno spettro ristretto del reale, pur essendo stati fissati in luoghi anche molto lontani del mondo, quasi che Bruno abbia ormai selezionato un proprio linguaggio, un proprio codice di lettura che sa riconoscere e nominare alcune cose –, ciò che s’impone al nostro sguardo è il taglio prospettico e il tono che le pervade.

Cattani padroneggia la cultura del frammento, assieme all’esigenza di geometrie che tutto governino – si pensi ai non infrequenti rispecchiamenti tra cielo e terra, accentuati da un tono che uniformemente li pervade –, e  dell’importanza, talvolta determinante, di ciò che sta fuori dell’immagine, e che possiamo intuire con la fantasia o con qualche lacerto che appare magari sui bordi. Nello stesso tempo, è chiaramente andato alla ricerca e alla conquista, in questi anni, di una tonalità che caratterizzasse i sentimenti che intendeva esprimere.

Se nelle prime opere tutto pareva rivestito di un colore un po’ plumbeo e fosco, quando la luce declina verso il buio o quando nuvole compatte impediscono ai raggi del sole di squarciare il velo che scherma l’azzurro del cielo, ora talvolta il mondo ci appare più terso, anche se sempre c’è qualcosa di biancastro e di caliginoso – una sorta di chiarore nevoso, come se in tutta la visione aleggiassero evanescenti fiocchi biancastri – che ci ricorda la distanza da un luogo e da un tempo, che non possono mai essere quelli in cui ci troviamo ora immersi a guardare.

Avigdor Arikha ha osservato che lo stile è “una frequenza” che “sta all’artista come il timbro della voce sta all’uomo”: Cattani ha ormai conquistato un proprio stile peculiare, che lo rende immediatamente riconoscibile; la voce di Bruno si è fatta in questi anni forse più pacata e sommessa, ma ancor più ricca di sentimenti e di sfumature. Nelle sue immagini trovano spazio “le ragioni del cuore” di cui parlava Blaise Pascal (“il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”), certo da non intendersi come sentimentalismo buono per tutte le stagioni e occasioni, ma come pensiero, intuizione poetica della mente che sceglie di vedere il reale attraverso il filtro congiunto del cuore e delle ragione: le sue immagini sono l’esito di una visione del mondo e di una percezione dell’occhio, che sa selezionare certi scorci.

Stile e tono tutto impregnano e unificano in queste immagini, che ci coinvolgono in sensazioni che vanno ben oltre il piacere dello sguardo, per diventare riflessioni sul valore e sul senso dell’esistenza, per di più catturati da queste inestricabili visioni di familiare e di magico. Mi paiono, le fotografie di Cattani, la conferma della verità profonda che Glenn Gould aveva intuito: “Lo scopo dell’arte non è procurare una momentanea scarica di adrenalina ma è, piuttosto, la costruzione graduale di uno stato di meraviglia e serenità che dura tutta la vita”.

Bruno Cattani vive e lavora a Reggio Emilia. Negli anni riceve numerosi incarichi nell’ambito della ricerca fotografica per musei quali il Musée Rodin, il Musée du Louvre, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi; l’Istituto Nazionale per la Grafica, il Pergamonmuseum di Berlino e la Soprintendenza Archeologica di Pompei. Nel 2000 è presente nell’esposizione D’après l’Antique al Musée du Louvre e, nello stesso anno, la sua mostra L’arte dei luoghi è inserita all’interno del programma del Mois de la Photo di Parigi. Figure Nel Tempo è il titolo della personale che si tiene, nel 2002, alla Galleria Civica di Modena a cura di Walter Guadagnini. Nel 2003 espone alcune sue fotografie che gli sono state commissionate dal Musée Rodin di Parigi, nella mostra curata da Sandro Parmiggiani Camille Claudel. Anatomie della vita interiore tenutasi a Palazzo Magnani di Reggio Emilia. E’ tra gli artisti invitati ad esporre nel 2011 al Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, selezionato da Italo Zannier.

Il 2014 è l’anno della ristampa del volume Memorie, edito da Danilo Montanari Editore, nuovo capitolo della sua ricerca che prosegue con molti nuovi scatti.

Le sue fotografie sono conservate presso gli Archives Photographiques du Musée du Louvre, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, The New York Public Library for the Performing Arts, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Bibliotéque Nationale de France di Parigi, il Musée Réattu d’Arles, il Musée de la photographie di Charleroi, il Musée Nicephore Niépce Ville de Chalon sur Saône, la Maison Europeenne de la Photographie di Parigi, la Polaroid Collection e il Museo di Thessaloniki (Grecia).

Info mostra
Frammenti
di Bruno Cattani
a cura di Clelia Belgrado
Inaugurazione mostra
venerdì 27 ottobre ore 19
Officine Fotografiche Roma
dal 30 ottobre al 17 novembre
dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13.30 e dalle 15 alle 19
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Portfolio in mostra - Apertura mostra lunedì 9 ottobre - Spazio Piano Aule

Moloch

Livia Di Lucia

Le paure più profonde hanno assunto un significato quando ho iniziato ad analizzare i miei sogni durante sedute di psicoanalisi.
Le nostre inquietudini riemergono di notte, si manifestano attraverso il sogno, parlano con un simbolismo archetipico e individuale ed è complicato concepire cosa si intende quando si parla dell’inconscio e di ciò che c’è al di là del pensiero razionale.

Moloch è un’angoscia così grande che non si è in grado di guardarla ad occhio nudo, ma che può essere rappresentata attraverso la fotografia.
Con semplici messe in scena e autoritratti, realizzati per la maggior parte dentro un appartamento, ricreo la sensazione dietro al sogno, il messaggio che una determinata immagine veicola.

Molte volte ci fermiamo ad una lettura superficiale degli avvenimenti; paradossalmente il nostro punto di vista logico-razionale ci impedisce una analisi lucida dei fatti.
Le nostre paure generano forme e immagini che nel sogno sembrano prendere vita propria ma che non sono altro che noi stessi in un’altra forma.

Freud paragona l’immagine onirica alla fotografia affermando che entrambe sono finestre su un mondo fuori campo, che sono solo apparentemente casuali, e che condividono la necessità di razionalizzazione attraverso la parola.

Biografia

Livia Di Lucia (Roma 1991): Nel 2011 inizia a studiare fotografia all’ISFCI e allo stesso tempo studia Storia Moderna e Contemporanea all’Università di Roma La Sapienza, dove nel 2015 realizza una tesi sull’uso della fotografia come fonte storica.

Nell’anno 2015-2016 si dedica totalmente allo studio della fotografia nella scuola Grisart di Barcellona. Attualmente vive a Roma e continua a studiare frequentando workshop con autori come Antoine D’Agata, Anders Petersen e Todd Hido.

Nel corso dell’anno 2016-2017 Moloch è stato proiettato nella Fundación Foto Colectania di Barcellona, esposto nell’ambito del festival Photogenic, nella Galería Mutuo e all’interno della scuola Grisart, nella stessa città.

Info mostra

Moloch di Livia Di Lucia
Dal 9 al 23 ottobre 2017
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19
Spazio Piano Aule
Officine Fotografiche Roma
Via G. Libetta, 1 – Roma

 

 

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Mostra Fotografica - Inaugurazione mercoledì 11 ottobre ore19 - Officine Fotografiche Roma

BURKINABÈ di Francesco Cocco

di Francesco Cocco
a cura di Giulia Tornari
in collaborazione con Osservatorio AiDS – Aids Diritti Salute
e Aidos - Associazione italiana donne per lo sviluppo, Officine Fotografiche Roma e Contrasto.

Ritratti in bianco e nero, volti di giovani donne, a volte dall’identità sessuale incerta, certamente vulnerabile come l’Africa in cui vivono: Adjara, Sarina, Linda, Celine, Juliette, Therese, Marietta, Afonsine, Blessed, Charlene, Zanaba, Mariam, Ibauldo Celine, Kabare.

Hanno fra i 16 e 19 anni, vivono nella provincia di Kadiogo, fuori Ouagadougou, in un centro di accoglienza per donne e ragazze che hanno subito violenza o fuggono da matrimoni combinati. E poi, ancora uomini nella sala di aspetto di dispensari sanitari e madri con neonati urlanti, anziane considerate streghe e bimbi abusati da professori bianchi occidentali, bambini che scavano in miniere d’oro abusive e altri che giocano a biliardino o sulla terra arsa, nonostante tutto.

La Repubblica del Burkina Faso nelle immagini scattate da Francesco Cocco nel febbraio del 2017 più che la “terra degli uomini integri” ci appare come la “terra delle donne sospese”, fra povertà e riscatto, paura e desiderio di cambiare, tradizioni come macigni e nuovi diritti tutti da conquistare.

Fra i paesi più poveri al mondo, con il 63,8% della popolazione che vive in condizioni di miseria e il 44,5% al di sotto della soglia di povertà assoluta, in Burkina vivono circa 110mila persone con Hiv/Aids e il numero di coloro che ricevono la terapia antiretrovirale è aumentato notevolmente negli ultimi dieci anni: da 3.000 censiti nel 2004 a 46.623 nel 2015. Sono ancora molti i pazienti che non vi accedono soprattutto nelle zone rurali ma, in generale, ci sono stati alcuni sensibili miglioramenti per quanto riguarda la mortalità infantile e materna e l’aspettativa di vita, anche grazie a una serie di riforme che il governo del paese ha messo in atto per garantire l’accesso universale ai servizi sanitari.

Un lavoro importante sostenuto sul campo dalle organizzazioni della società civile, come Aidos – Associazione italiana donne per lo sviluppo, impegnata da sempre in progetti per i diritti e l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva di donne e ragazze. L’Osservatorio AiDS – Aids Diritti e Salute, di cui Aidos fa parte, ha promosso una missione conoscitiva in Burkina per sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sulla lotta all’Aids, sostenuta anche dal Fondo Globale, e sull’accesso ai farmaci, ma anche sulla violenza maschile sulle donne e i minori e i matrimoni forzati: il racconto fotografico di Francesco Cocco restituisce con estrema delicatezza la battaglia quotidiana di donne e uomini per sopravvivere alla malattia e al dolore, insieme alla loro coraggiosa resilienza.

Osservatorio AiDS – Aids Diritti Salute

L’Osservatorio AiDS – Aids Diritti Salute è una rete di 11 organizzazioni della società civile impegnate nella lotta contro l’Aids e per il diritto alla salute.

Nella convinzione che l’Aids rappresenti uno dei più gravi ostacoli allo sviluppo dei popoli, l’Osservatorio è nato nel 2002 con lo scopo di creare un servizio di confronto, informazione, analisi e monitoraggio per gli interventi di lotta contro la pandemia, soprattutto nei Paesi con maggiori difficoltà di accesso alle strutture sanitarie, creando un canale comune per l’azione promossa dalle organizzazioni della società civile su temi relativi ai diritti umani e alle politiche sanitarie. Nel corso degli anni e con il lavoro sul campo si è evidenziato il nesso fra accesso alla salute globale e lotta alle tre epidemie di Aids –Tbc – Malaria: l’Osservatorio mira dunque a contribuire alla realizzazione dei nuovi obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con particolare attenzione ai temi connessi al diritto alla salute.

AidosAssociazione italiana donne per lo sviluppo

Dal 1981, AidosAssociazione italiana donne per lo sviluppo lavora per i diritti, la dignità e la libertà di scelta di donne e ragazze nel mondo. Una prospettiva di genere per uno sviluppo sostenibile.

Aidos lavora in partenariato con organizzazioni e istituzioni locali, per fornire strumenti alle donne e alle loro organizzazioni, soprattutto nei settori in cui l’esperienza del movimento femminista in Italia ha dato i frutti più significativi.

L’approccio di Aidos nasce quindi dal dialogo ininterrotto e paritario con le organizzazioni femminili e non governative di tutto il mondo e con chi si occupa di diritti umani, diritti delle donne e della comunità Lgbtqi.

Le attività in Europa, in Italia e nel web sono uno strumento indispensabile per promuovere il cambiamento e sensibilizzare la società sulla necessità di abbandonare pratiche dannose come matrimoni precoci e mutilazioni genitali femminili.

Aidos ha status consultivo speciale presso l’Ecosoc (Economic and Social Council of the United Nations) ed è strategic partner in Italia di Unfpa (United Nations Population Fund).

 

Francesco Cocco

Francesco Cocco ha iniziato la sua carriera come fotografo nel 1989, raccontando la marginalità sociale, con particolare attenzione all’universo infantile in Africa, Sud America e nel continente asiatico. Nel 2002 inizia il suo progetto sulle condizioni carcerarie in Italia, un lavoro presentato nel 2005 al Visa pour l’Image a Perpignan e nel 2006 ai Rencontres Internationales de la Photographie di Arles, e da cui è nato anche un libro “Prisons” (ed. Logos, 2006). Nel 2003 collabora con Medici Senza Frontiere ad un progetto a lungo termine sull’immigrazione in Italia, con anche la pubblicazione di “Nero” (ed. Logos, 2007) con prefazione di Gian Antonio Stella.

Nel 2006 partecipa al progetto collettivo “Beijing. In and out”, mentre l’anno successivo lavora in Cambogia per Action Aid, realizzando un reportage che diventerà parte del libro La ruota Che Gira (ed. Contrasto, 2007). Nel 2009, il suo lavoro in Afghanistan, iniziato in collaborazione con Emergency, lo vede tra i finalisti del Photoespana Ojodepez Human Values Award. Con l’Osservatorio AiDS/Aidos è stato in Etiopia nel 2016 e in Burkina Faso nel 2017, documentando i progetti della cooperazione internazionale.

Dal 2003 Cocco è rappresentato dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto.

Info mostra

BURKINABÈ di Francesco Cocco
a cura di Giulia Tornari
coordinamento di Barbara Romagnoli

Inaugurazione mercoledì 11 ottobre 2017 ore 19
La mostra è visitabile dal 12 al 20 ottobre 2017
dal lunedì al venerdì – dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 19
sabato dalle 11 alle 20  domenica dalle 12 alle 19

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1
- ingresso libero.

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FotoLeggendo 2017 - Giovedì 22 giugno ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Watermark di Michael Ackerman

di Michael Ackerman
a cura di Lina Pallotta

Giovedì 22 giugno alle 19 apre all’interno di FotoLeggendo negli spazi espositivi di Officine Fotografiche Roma la mostra Watermark di Michael Ackerman a cura di Lina Pallotta. La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 15 luglio.Nome: Sospensione,

Verbo: Sospendere: “Provocare un’interruzione temporanea, tenere in sospeso; sospendere il giudizio”.

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie, al contempo grandiose e senza pretese. Tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi. Immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata.

I particolari viaggi racchiusi nel suo libro Half Life abbracciano New York, L’Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili. Già da tempo, nelle sue fotografie, Michael muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura. La traiettoria è chiara: allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale per arrivare a una forma del tutto diversa di approdare al mondo.

Se il lavoro di Michael è a volte duro, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. Michael ha un amore profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l’Europa, soprattutto l’Europa Orientale, specialmente per i treni notturni, mezzo di trasporto preferito di entrambi. Su questi treni si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore. Questo nulla in cui le cose fluttuano si riverbera nelle sue stampe, sebbene il bianco sia a volte fortemente vignettato, quasi fosse l’oscurità a imporlo. A tratti, invece, gli sfondi possono essere totalmente neri, e allora il soggetto irradia come una candela.

Negli ultimi anni Michael ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, shock, di semplice erotismo e naturalmente d’amore che, quando lo si considera con onestà, comprende un baule di contraddizioni. La paura si mescola dunque all’audacia, la gioia comporta un po’ di trepidazione, l’innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace.

Tuttavia, riflettendo sull’opera di Michael nel suo complesso, mi viene da pensare che una delle grandi sfide con cui gli artisti si misurano è capire quando fermarsi di fronte al proverbiale limite. Chi  cerca costantemente di superare il limite a volte cade in una trappola negativa che ha un proprio compiacimento. Un’immagine garbata o discreta o puramente bella può in realtà essere il rischio che non vogliono correre. Camminare sul filo è sempre stato parte integrante del lavoro di Michael, tuttavia non lo vedo cadere in questo tranello oscuro, ed è per questo che la sua opera è scabrosa ma mai cinica, forte ma anche dolce.

Estratti da “Sospensione” – un testo di Jem Cohen su Michael Ackerman

Biografia

Nato nel 1967 a Tel Aviv. Vive a Berlino.

Dalla sua prima mostra, nel 1999, Michael Ackerman ha lasciato la sua impronta per il suo approccio nuovo, radicale e unico. Il suo lavoro su Varanasi, intitolato End Time City sfugge ogni sorta di esotismo o qualsiasi tentativo di descrizione aneddotica per interrogare il tempo e la morte con una libertà che gli è concessa dall’uso di formati diversi, da quello panoramico – il cui utilizzo ha rinnovato – al quadrato e al rettangolare.

In bianco e nero, con un rischio permanente che lo ha portato ad esplorare illuminazioni impossibili, ha permesso alle immagini granulose di creare visioni enigmatiche e pregne. Michael Ackerman cerca – e trova – nel mondo che percorre, riflessi del suo personale malessere, dubbi e angoscia. Ha ricevuto il Premio Nadar per il suo libro “End Time City” nel 1999 e il Premio Infinity per Young Photographer dell’International Center of Photography nel 1998. Nel 2009 ha vinto il premio SCAM Roger Pic per la sua serie ““Departure, Poland “. Il suo ultimo libro “Half Life” è stato pubblicato nel 2010 da Robert Delpire. Nel 2014 ha collaborato con Vincent Courtois, violoncellista e Christian Caujolle, curatore, in uno spettacolo “L’intuition” che propone un dialogo tra fotografia e creazione musicale.

Questo spettacolo è stato presentato, tra l’altro, al festival Banlieues Bleues e al Rencontres d’Arles 2014. Il lavoro di Michael Ackerman è stato esposto negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, e recentemente alla Galleria Tete di Berlino.

E’ rappresentato dalla Galerie Camera Obscura, Parigi, e dalla Galleria MC2 di Milano.

Info mostra
Inaugurazione

Giovedì 22 giugno, ore 19.00

Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta 1, 00154 – Roma

Orari

dal 22 giugno al 15 luglio
dal lunedì al venerdì 10-13 / 14.30-19

sabato e domenica chiuso

apertura straordinaria sabato 15 luglio dalle 16 alle 20

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Concorso fotografico Portfolio in Mostra - apertura mostra lunedì 15 maggio - Officine Fotografiche Roma - spazio piano aule

Bagnoli di Guglielmo Verrienti

fotografie di Guglielmo Verrienti

Bagnoli è uno dei luoghi più contraddittori di Napoli. Zona dalla forte vocazione turistica fin dai tempi degli antichi romani, subÏ uno stravolgimento totale dovuto all’insediamento, durante tutto l’arco del secolo scorso, di uno dei pi˘ importanti poli industriali del Mezzogiorno. Dopo il grande boom degli anni ’60 e ’70, che decretÚ la fine degli stabilimenti balneari nell’area, le attivit‡ delle fabbriche diminuirono gradualmente, sino alla chiusura dell’ultima industria nel 1992.
Oggi Bagnoli vede le nuove architetture confrontarsi con gli scheletri degli enormi capannoni ormai dismessi, nel mezzo di un deserto fatto di terreni inquinati e immense zone inaccessibili mentre Nisida, verde isolotto che ospita il carcere minorile, osserva dal mare come un estraneo spettatore.
In questa realt‡, tanto complessa quanto affascinate, è situata la Città della Scienza (polo museale nato nel 1996), spaccata in due da via Coroglio che ne separa la parte intatta da quella andata in fiamme nel rogo del 2013, ancora senza colpevoli; i cantieri attivi nel complesso fanno da contraltare al generale immobilismo di un quartiere prigioniero del suo passato, al quale contribuisce anche il sequestro delle grandi aree dove una volta sorgevano Italsider ed Eternit, terreno di disputa tra le istituzioni politiche locali e quelle nazionali. Lidi, turisti e spiagge piene di ombrelloni restano solo un lontano ricordo.

Guglielmo Verrienti, nato a Napoli nel 1985, laureato in arredamento, interno architettonico e design alla Federico II con una tesi sull’architettura nella storia della fotografia, coltiva da sempre la passione per gli scatti e, nel 2012, si avvicina al reportage. Nel 2014 frequenta i corsi del Centro di Fotografia Indipendente diretto da Mario Spada a Napoli, con il quale attualmente collabora. Nel 2016 espone nel complesso di Santa Sofia a Salerno in occasione della rassegna Officina Reporter.

www.guglielmoverrienti.it

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Photography Prize 2017 - Giovedì 18 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Life Framer

In collaborazione con DudeMag

Questa mostra itinerante segna il culmine della terza edizione del premio di fotografia Life Framer, che avrà come ulteriori tappe Tokyo, Londra e New York.

Le esposizioni metteranno in mostra la splendida fotografia contemporanea dei 24 fotografi vincitori,ciascuno di loro scelto nei dodici mesi passati da giudici acclamatia livello globale attraverso tematiche differenti.

Ogni tema è consapevolmente astratto al fine di creare libertà e incoraggiarela creatività e il risultato di questa selezione fotografica, impegnativae significativa, non è che il testamento di tutto questo.

FOTOGRAFI PRESENTI:

Maja NydalDK, Mark BenningtonUS, Melissa SpicciaAU, Sandrine LopezFR, Gustavo GomesBR, Alex KryszkiewiczCA, Sian GrahlAU, Stephanie StonemDE, Bas LosekootNL,Marcel LaponderUK, Prue StentAU, Luis Alberto RodriguezUS,Kovi KonowieckiUS, Kristof VadinoBE, Sandra MehlFR, Melanie ClearySA, Yasmin MundAU, Toby BinderDE, Demetris KoilalousGR, John SandersonUS, Valery MelnikovRU, Pierre AbensurFR, Giuseppe Lo SchiavoIT, Loreal PrystajUS

LIFE FRAMER

Life Framer è una piattaforma di fama mondiale dedicata allascoperta e alla celebrazione della fotografia contemporanea diamatori, artisti emergenti e professionisti di tutto il mondo. Ospita un premio indipendente assistito da una crescente comunità difotografi, progettato per la cultura creativa online e offline.

www.life-framer.com

#lifeframer

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Selezione Concorso Portfolio in mostra - Apertura venerdì 28 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma - spazio piano aule

Il Parco Regionale dell'Appia antica, tra storia e natura.

fotografie di Sandro Luciani

Un parco meraviglioso di 3400 hm quadri, istituito nel 1988 dalla Regione Lazio e che si sviluppa all’interno dei territori comunali di Roma, Ciampino e Marino.

Un luogo che trasmette tranquillità, ma anche pieno di vita, in cui staccare la spina dalla quotidiana routine cittadina: è sufficiente camminare pochi minuti sulla via Appia Antica, per sentirsi in una bolla che estrania dalla frenesia della città.

E’ un luogo denso di storia e natura, dove queste due realtà coesistono e formano un sinolo armonioso. Dagli acquedotti Claudio e Anio Novus (38 -52) alla medievale Tor Fiscale, dall’acquedotto Felice, costruito dal 1585 al 1590, al Casale del Sellaretto, casa cantoniera di metà ‘800, molti sono gli edifici e i ruderi dal prezioso valore storico che si trovano nel parco, immersi nel verde.

Capita, poi, quando si vengono a creare particolari giochi di luce, di trovarsi a contemplare delle scene quasi surreali, in cui queste antiche costruzioni, inserite nel paesaggio naturale, ci forniscono delle magnifiche istantanee.

C’è qualcosa che conquista il cuore di tutti coloro che hanno avuto l’occasione -l’onore- di passeggiare in questi prati. Poco importa la stagione: il Parco è, e sarà sempre, un luogo accogliente e magico.

 

Biografia

Mi chiamo Sandro Luciani e sono nato a Roma 50 anni fa.

Ho avuto il mio colpo di fulmine per la fotografia con la classica Polaroid che si regalava alla prima comunione.

Da quel giorno in poi, come potevo mettevo l’occhio in un mirino.

Amo la fotografia sotto tutte le sue forme e sto ancora cercando di capire cosa voglio fare da “grande” :)

Devo dire che in questo OF mi sta aiutando molto nel trovare la strada.

L’anno scorso in occasione di Fotoleggendo, ho partecipato alla mostra collettiva “Un Ponte per la Fotografia”

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Finalisti del Premio Celeste - venerdì 21 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Streamers - i progetti finalisti in mostra

A cura di Irene Alison

Venerdì 21 aprile ore 18 a Officine Fotografiche inaugura la mostra Streamers a cura di Irene Alison. Durante la serata la chief-juror Irene Alison annuncerà i nomi dei due progetti vincitori che si aggiudicheranno gli 8.000 €.
Un caloroso ringraziamento ai giurati Xavier Antoinet, Camilla Invernizzi, Arianna Rinaldo e James B Wellford per la scelta dei progetti finalisti.

Esplorazione, introspezione. Viaggio in avanti nel tempo per indovinare i percorsi del futuro, o a ritroso, nella memoria, per preservare ricordi e nutrire le radici. Partecipazione, documentazione, astrazione: approcci diversi a un racconto visivo che quasi sempre mette al centro il conflitto, il rimosso collettivo, i nodi non sciolti. Che si tratti di un muro, di una guerra o di una piccola e personalissima frattura come un divorzio.

Ma quante funzioni può avere oggi la fotografia? Quante lingue diverse può parlare? La collettiva Streamers, che riunisce il lavoro dei dieci finalisti dell’omonimo premio, è una breve traiettoria che tocca alcuni punti del discorso visivo contemporaneo proponendo l’opera di fotografi e artisti differenti, uniti per l’occasione da un filo rosso che prova a tenere insieme (anche con salti e snodi azzardati) un pensiero condiviso sulla fotografia come strumento utile a decifrare e metabolizzare la complessità del tempo/mondo in cui viviamo.

A questi fotografi, selezionati dalla giuria tra tutti i partecipanti al premio per la qualità dei loro lavori, abbiamo chiesto di condividere con noi non solo l’approdo finale del loro itinerario, ma anche le tappe del loro processo creativo, nel tentativo di fare di Streamers un’occasione di riflessione sull’importanza dell’architettura progettuale in un’epoca di bulimia iconografica; sulle diverse declinazioni che può assumere il linguaggio fotografico in funzione di un determinato contenuto; sulla progressiva messa a fuoco del punto di vista sul contesto o concetto al centro del racconto. Attraverso gli account che i candidati hanno aperto nello spazio virtuale di Streamers, abbiamo visto i loro progetti prendere forma, abbiamo seguito il filo del loro pensiero visivo, abbiamo avuto l’opportunità di frugare tra i loro appunti, di consultare le loro mappe, di ricostruire gli indizi e le ispirazioni attraverso i quali sono approdati a una certa interpretazione e sintesi. Abbiamo avuto modo di valutare le loro scelte di editing e le loro decisioni nello stabilire una gerarchia tra le immagini. Abbiamo provato a immaginare un premio che fosse (per tutti) una possibilità di confronto e non solo di giudizio, disegnando i confini di un playground in cui provare – fuori dagli asfittici limiti dei premi-lotteria – a definire se stessi e a mettere il proprio lavoro in prospettiva, fornendo un background, ripercorrendo un cammino, rivelando le prove e gli errori del work in progress.

A conclusione del premio, la collettiva vuol essere uno spazio aperto di dialogo  tra queste voci fotografiche così diverse, in cerca di assonanze, differenze, parallelismi e contrasti da elaborare e rielaborare liberamente: il filo rosso che lega insieme questi lavori è un’ipotesi, una sfida, un pensiero che può essere tagliato e riannodato come si vuole.

Molti dei loro progetti sono tutt’ora in corso, sono inizi di racconti più ampi, tappe di un viaggio che parte da qui ma che arriverà più lontano: Streamers è anche, quindi, un’occasione per scoprirli, conoscerli, appassionarsi al loro tragitto, e decidere che vale la pena non perderli di vista.

Irene Alison

Progetti in mostra:
Arianna Arcara ‘On the other side of’
Pietro Paolini TerraProject Photographers ‘Caso collettivo 11.227′
Fabio Moscatelli ‘A Sky Full Of Stars For A Roof’
Michael Cheung ‘Underground Life’
Francesca Cao ‘Hidden identities’
Franco Monari ‘E poi verrà la nebbia’
Davide Monciatti ‘on land’
Daria Addabbo ‘Marco’
Alberto Giuliani ‘Surviving humanity’
Diambra Mariani ‘The last summer’

Info mostra

Streamers
a cura di Irene Alison
Inaugurazione mostra
venerdì 21 aprile 2017 ore 18

Officine Fotografiche Roma
Via G. Libetta, 1
Tel. +39 06 97274721

orari di visita
dal 26 aprile al 5 maggio 2017
lunedì – venerdì ore 10.00/13.30 e 14.30/19.00
Ingresso gratuito

 

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Fotografie del gruppo di lavoro - Macro & Close-up - Inaugurazione mostra giovedì 20 aprile ore 19 - Teatro Ambra alla Garbatella

Opus Tessellatum

coordinatori del gruppo Liliana Ranalletta, Antonio Russo, Stefano Majolatesi

Giovedì 20 aprile alle 19 inaugura al Teatro Ambra alla Garbatella la mostra Opus Tessellatum, del gruppo di lavoro “Marco&Close up“coordinato da Liliana Ranalletta, Antonio Russo, Stefano Majolatesi. 

“Che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile.”

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe

La fotografia macro è spesso pensata e immaginata come uno strumento per vedere scientificamente i dettagli di esseri dalle piccole dimensioni, come un mezzo per indagare la realtà.

Il gruppo ha iniziato il suo percorso e ha lavorato a lungo su questi temi che sono alla base dell’apprendimento di una tecnica solida e più che mai necessaria. In seguito si è provato a uscire dalle regole e a scomporle, ad usare tecnica e sentimento per guardare il mondo da un altro punto di vista, e trovare in esso quella bellezza a volte nascosta e spesso ignorata.

Ogni lavoro qui esposto è un progetto a sé, con un titolo, un tema portante, un senso. Guardandoli tutti insieme sembrano tessere di un unico disegno, un insieme di figure che si compongono e si avvicinano per colore, forma, grafismo. Un continuum armonico, come la stessa natura intorno a cui si richiamano e dalla quale prendono spunto. Da qui il titolo di questa collettiva.

In essa troviamo soggetti molto diversi. Dettagli di ruggine, dita che si muovono su tasti, sfere attraversate da luci colorate e fiori che sembrano disegni botanici. Parti, dettagli, segmenti astratti che a volte si fatica a capire da dove vengano.

Questo è stato il filo conduttore di tutti gli autori. Ognuno con la sua sensibilità, ognuno con la sua curiosità è andato, guardando da vicino, a scovare tratti che ad uno sguardo veloce possono sfuggire. Immagini che richiedono di andare oltre, che non vogliono presentare la realtà per quello che è, ma per quello che suscita, mentre si cerca un senso in oggetti noti e quotidiani.

Fotografi:
Anna Ammendolia, Fiammetta Carloni, Peppino Giannone, Giuseppe Marsoner, Maria Teresa Menna, Roberto Palombarani, Giuseppe Quattrone, Achille Salerni, Alessandro Vitale, Angela Volpe

Info mostra

Teatro Ambra alla Garbatella
dal 20 aprile al 21 maggio 2017
Inaugurazione giovedì 20 aprile 2017 ore 19