01_rhome
Mostra fotografica - Inaugurazione mercoledì 20 marzo ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Rhome

di Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni
a cura di Lorenzo Castore

Mercoledì 20 marzo alle 19 inauguriamo a Officine Fotografiche Roma la mostra “Rhome” di Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni a cura di Lorenzo Castore.

Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni vivono a Roma, città dalla quale sono stati adottati. 

Dopo anni di esplorazioni di altri mondi i due fotografi hanno avuto l’urgenza di entrare sotto la pelle della città. 

Il loro viaggio attraverso Roma ha fatto emergere microcosmi che si intrecciano in un effetto domino di incontri e situazioni. 

Luoghi, istanti di vite private, atmosfere: uno scenario fuori dagli stereotipi, lontano dall’immaginario turistico, affrontato senza filtri. 

Con Rhome, Caimi e Piccinni presentano il secondo capitolo del progetto a lungo termine su tre “città in transizione” (Napoli, Roma, Istanbul): metropoli vulnerabili, in bilico, sempre esposte alla mutazione. 

Rhome ha vinto il primo premio del FUAM Dummy Book Award diventando recentemente un libro che racchiude 128 immagini del considerevole corpus di fotografie di cui è composto l’intero lavoro. 

Il capitolo del progetto a lungo termine dedicato a Napoli è stato pubblicato dall’editore Witty Kiwi con il titolo “Forcella”. 

La scelta delle immagini in mostra e il modo in cui sono presentate è il frutto della collaborazione di Caimi e Piccinni con Lorenzo Castore, fotografo con il quale il duo condivide una visione artistica e umana. 

Le stampe sono state realizzate da Digid’a fine art prints di Davide di Gianni.

 

Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni collaborano dal 2013 realizzando progetti sia documentaristici che di fotografia intima e personale. 

I loro reportage appaiono regolarmente sulla stampa e i media internazionali ricevendo numerosi riconoscimenti. 

Dai progetti autoriali a lungo termine, alla rivoluzione e la guerra in Ucraina, dai disastri ambientali, alla migrazione, al centro dei loro lavori la necessità e il desiderio di rappresentare da vicino storie umane, entrando in stretta relazione con le persone che fanno gli eventi.   

Del duo sono stati pubblicati quattro libri di fotografia in bianco e nero (Rhome, Forcella, Same Tense e Daily Bread) e i lavori esposti in diverse mostre personali in Europa e in Asia in gallerie come Vasli Souza Galleri (Svezia), Reminders Photography Stronghold (Giappone), Kunsthalle-Emden (Germania), Interzone Galleria (Italia) e in numerosi festival internazionali. 

www.caimipiccinni.com

Info mostra

Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni
Rhome
a cura di Lorenzo Castore
dal 20 marzo al 12 aprile 2019

Inaugurazione mercoledì 20 marzo ore 19

Visita guidata alla mostra giovedì 4 aprile alle ore 19

Officine Fotografiche Roma
Via G. Libetta, 1
orari di visita:
dal 21 marzo al 12 aprile
lunedì – venerdì ore 10.00-19.00
chiuso sabato e festivi
ingresso gratuito

02_Masria Teresa Menna (1)
Concorso Portfolio in mostra - Apertura mostra lunedì 11 marzo - Spazio Piano Aule - Officine Fotografiche Roma

Cibo per l'anima di Maria Teresa Menna

di Maria Teresa Menna

Tra i bisogni fondamentali per l’essere umano c’è senz’altro la connessione con la Natura, sempre più difficile da realizzare nel ritmo incalzante e frenetico delle nostre città, dove quest’ultima si ritrova, al massimo, spinta ai margini o segregata.

 

D’altra parte, in un’epoca dominata da desideri, spesso superflui, in cui tutto viene consumato, anche il cibo è diventato oggetto, merce o status symbol. Esso viene messo in mostra, fotografato e condiviso, assurto a star dei social network. Ironicamente, anche il cibo si è separato dalla Natura e dalla sua stessa essenza di nutrimento.

 

Così ho creato una serie di still life ispirate alla food photography, in cui non c’è nulla di commestibile, con l’intento di cortocircuitare lo sguardo e spostare l’attenzione su quello che può nutrire non la nostra pancia o la nostra vanità, ma un nostro bisogno più profondo, la comunione con la natura.

Maria Teresa si imbatte, quasi per caso, nella sua prima Nikon a 17 anni. Erano i tempi delle macchine a pellicola.

Nuova di zecca, la prende in prestito dalla mamma in occasione del suo primo viaggio a Parigi con un’amica. Inizia così a guardare il mondo attraverso il 50mm e ne rimane affascinata. Quella scatola che rinchiude la realtà e ti permette di riportarla a casa ti spinge a osservare le cose più in profondità a coglierne, in qualche modo, un po’ l’essenza.

Molta strada, molti viaggi e diverse macchine fotografiche sono passati da allora e siamo approdati nell’era digitale, ma quella passione è rimasta ancora intatta.

 

1_Filippo Giuseppe Iannone (1)
Selezionato Concorso Portfolio in mostra - Lunedì 25 febbraio -

“Paesaggi in scena” di Filippo Giuseppe Iannone

Questi paesaggi non hanno un’origine geografica comune poiché fotografati in Italia e in Giappone; da questa caratteristica il lavoro prende vita.

Con l’uso del colore che ricordano i paesaggi Ghirriani e talvolta, con un’esasperata composizione, le immagini esplorano una quotidianità intesa come un palcoscenico teatrale in cui elementi di diversa natura dialogano tra loro per così creare un meta luogo. La macchina fotografica è a metà tra quello che c’è realmente e quello che è lo sforzo per identificarlo, in un processo in cui il fotografo evidenzia una continua ricerca della sua identità, immergendosi tra solitudine e memorie.

Filippo, romano di nascita, completate le scuole superiori nel 2012, spinto dalla famiglia parte per un viaggio di studi linguistici in Australia.

Affascinato dalla natura selvaggia ed incontaminata, vi protrae la permanenza per quasi quattro anni, affrontando esperienze lavorative di vario genere . La passione per la fotografia e per l’arte lo spinge ad iscriversi al college TAFE di Sidney, dove perfeziona ed affina le tecniche fotografiche ed artistiche. Nell’aprile 2016, in Giappone, nasce la sua prima figlia .

Trasferitosi nel paese del “sol levante”, vi soggiorna per più di un anno per poi tornare nuovamente in Europa al fine di concludere gli studi, frequentando un master in “Fine Arts” presso l’Accademia delle arti, università HKU di Utrecht in Olanda, ove tutt’ora sta completando l’ultimo anno.

Carolyn Drake_Internat_03
Mostra fotografica - venerdì 15 febbraio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Internat di Carolyn Drake

di Carolyn Drake
a cura di Laura De Marco
in collaborazione con SiFest - Savignano Immagini Fetsival e con il patrocinio della città di Savignano sul Rubicone.

A partire dal 15 febbraio 2019 Officine Fotografiche ospita a Roma Internatprogetto della fotografa statunitense Carolyn Drake, curato da Laura De Marco, in collaborazione con SI FestSavignano Immagini Festivale con il patrocinio della città di Savignano sul Rubicone.

Tra il 2014 e il 2016, Carolyn Drake realizza una serie di immagini all’interno di un orfanotrofio russo che ospita giovani con disabilità, tra cui molte giovani donne che diventano adulte nel completo isolamento. Frutto di un percorso individuale ed esistenziale che nasce anni prima degli scatti realizzati, Internat è la testimonianza di un’intensa collaborazione tra la Drake e le ospiti della struttura che, su suo invito, hanno prodotto proprie creazioni, a partire dalle opere di Taras Shevchenko, artista ucraina, etnografa, poetessa e prigioniera politica.

La natura, gli oggetti della vita quotidiana e le mura dell’orfanotrofio sono mezzi per discutere questioni quali il controllo sociale, l’identità individuale e collettiva, la libertà di immaginazione e la normalizzazione del comportamento femminile.

Cosa definisce l’identità di una persona all’interno della società? La sua famiglia e i rapporti che si instaurano con essa; il cerchio allargato delle persone che via via incontra; le esperienze che fa del mondo, e così via. Cosa succede quando tutto questo viene negato? Quando si cresce all’interno dei confini murati di una istituzione?

Questa è la premessa di Internat di Carolyn Drake, un lavoro su cui ha iniziato a riflettere dodici anni fa, ma che è stato poi sviluppato tra il 2014 e il 2017. Internat è una pensione immersa nella foresta attorno alla città di Ternopil’, in Ucraina.

Sembrerebbe, così descritto, un posto idilliaco, ma è invece un edificio circondato da alte mura in cui vengono recluse ragazze adolescenti ritenute non abili a condurre una vita regolare in società. Quando nel 2006 Drake si imbatte in questo luogo, è convinta che a quelle ragazze, una volta cresciute, verrà garantito il ritorno alla vita nel mondo reale; ma anni dopo, quando ritorna con l’idea di andare a scoprire come sono cambiate le loro vite una volta uscite, la sconcertante scoperta che le allora adolescenti sono ora donne adulte, ancora rinchiuse tra quelle mura, porta l’artista a porsi le domande all’inizio di queste righe.

Come si sviluppa l’identità di una giovane donna in queste condizioni?

In un microcosmo come quello di un istituto, che rapporti si instaurano tra chi fa le regole, la direzione, e chi le subisce? Può una realtà di questo tipo essere vista come esempio in miniatura di ciò che accade nel macrocosmo della società “libera”? Probabilmente, sì. 

Drake inizia a fotografare la vita delle ragazze e a coinvolgerle nel suo lavoro utilizzando l’ambiente, le relazioni tra di loro e l’arte stessa per aprire un dialogo onesto e diretto e, soprattutto, una possibilità di confronto. Scopre così che la fantasia, la natura, i rapporti interpersonali e la routine delle azioni quotidiane sono tra le cose che l’essere umano riesce sempre a trovare per imparare a definire e a definirsi, anche creandosi un mondo del tutto personale e autonomo.

Internat si sviluppa come una vera e propria pratica di collaborazione alla produzione del lavoro artistico: Drake condivide la sua autorialità con i soggetti coinvolti, nel tentativo di creare un progetto che possa fare luce sulle molteplici sfaccettature di questo micro mondo. Includendo i suoi soggetti nel processo creativo, Drake ha la possibilità di andare oltre a una annosa questione (non solo pratica, ma anche etica) della fotografia documentaria classica: chi è che racconta le storie e a favore di chi lo fa? Ovvero, i soggetti, soprattutto di storie delicate come questa, hanno effettivamente voce in capitolo nel momento in cui la loro storia viene raccontata o non si fa altro che diffondere narrazioni a una unica via, quella dell’autore che le racconta? Coinvolgendo le ragazze dell’orfanotrofio, non solo Drake stabilisce un rapporto più profondo con loro, e dunque ha accesso a una intimità maggiore, ma dà anche loro la possibilità di costruire la propria narrazione e avere il controllo su quella che è la loro storia. Approccio rischioso, dal punto di vista dell’artista, ma decisamente potente e illuminante.

Carolyn Drake(Los Angeles, 1971) si è diplomata alla Brown University ed è fotografa per Magnum Photos. Nel suo lavoro, la fotografia è un medium in grado di riscrivere la realtà e la storia, per le sue misteriose capacità di attivare le emozioni umane. Drake ha vissuto per un decennio a Istanbul, sviluppando progetti personali e lavorando su commissioni in Turchia, Ucraina, Asia Centrale e Cina. Negli Stati Uniti dal 2014, vive e lavora a Vallejo, in California. Tra i premi che le sono stati assegnati compaiono il Guggenheim Fellowship, il Lange Taylor Prize, il Fulbright Fellowship e il premio Anamorphosis. I suoi libri fotografici autoprodotti hanno ricevuto ampia attenzione e sono stati tradotti nella forma installativa. Sue mostre personali sono state recentemente esposte al SFMOMA e al Houston Center for Photography.

Info mostra

Inaugurazione
venerdì 15 febbraio ore 19.00
Visita guidata con la curatrice
sabato 16 febbraio ore 11.00

La mostra rimane aperta
dal 18 febbraio all’ 8 marzo 2019
Orari di visita
dal lunedì al venerdì, ore 10.00/13.30 e ore 15.30/19.30
Sabato e festivi chiuso
Ingresso gratuito

 

mcenery
Mostra fotografica - Inaugurazione venerdì 18 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Creature

David McEnery
a cura di Stefano Bianchi

Officine Fotografiche ospiterà nella sue sede di Roma la retrospettiva dedicata al britannico David McEnery (1936-2002), con scatti fotografici autografi provenienti dall’Archivio Mantovani Galerie diSaint Maden (Francia) in collaborazione con l’Associazione Culturale Ponti x l’Artedi Milano.

Nei suoi trascorsi professionali, McEnery ha lavorato per varie testate giornalistiche internazionali fra cui la prestigiosa rivista Life, catturando gli aspetti più insoliti e divertenti della quotidianità. Il suo sguardo, improntato sulla leggerezza e l’ironia, garantisce uno stile unico e assai ricercato. Da autentico purista, non ha mai utilizzato il flash. La moglie Pat (anche lei fotografa e spesso sua modella) racconta che per eseguire un solo scatto David pazientava tutta la giornata pur di ottenere la luce che voleva.

La sua personalità, traboccante d’umorismo, gli ha consentito di creare situazioni fotografiche inventando curiosi accessori e oggetti di scena (una custodia per serpenti, una motocicletta per ranocchi…) da lui stesso costruiti che interagiscono coi personaggi umani. Peter Galassi, ex direttore del Department of Photography del MoMA di New York, ha commentato: «Scattare foto divertenti è molto difficile: richiede tatto e delicatezza. David McEnery possiede queste doti, oltre a un innato “sense of humour”».

L’allestimento della mostra, curato dal giornalista critico d’arte Stefano Bianchi, metterà in risalto l’arte fotografica attraverso l’efficacia delle immagini di McEnery, irresistibile mix di Slapstick Comedy (la gag da film muto che sfrutta il linguaggio del corpo) e umorismo tipicamente britannico.

Rimbalzando da un mondo all’altro (incluso l’universo animale), questo reporter dell’ironia declina l’essere, il non essere, l’apparire di quell’imprevedibile commedia che si chiama vita.

In vendita presso il bookshop b.strOf (aperto dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30)il  nuovo libro fotografico David McEnery “Creature” (2018) e “Smile!” (2014) edizioni gmebooks 

Info mostra

Officine Fotografiche Roma –
Via Giuseppe Libetta, 1 – 00154 –

Roma

of@officinefotografiche.org

Orari:
dal Lunedì al Venerdì

10.00-13.00 / 15.00 – 19.00

Visioni di Gruppo-01
mostra - inaugurazione Venerdì 14 dicembre 2018 ore 19.00 - Officine Fotografiche Roma

Visioni di gruppo #7

Venerdì 14 dicembre alle 19 inaugureremo la mostra dei gruppi di lavoro dell’a.a. 2017/2018. Come sempre sarà l’occasione per vedere il risultato finale dei laboratori portati a termine dai fotografi di Officine Fotografiche sotto la guida dei coordinatori dei vari gruppi.

Le tematiche in mostra sono:

  • LUCI DELLA NOTTE – Coordinatori: Angelo Antonelli, Adriana Miani, Stefano Marcovaldi
  • UN, DUE, TRE…STELLA! – Coordinatori: Andrea Alessandrini, Aldo Frezza, Carola Gatta, Angelo Miranda
  • … E IL GIARDINO CREÒ L’UOMO… – Coordinatori: Liliana Ranalletta, Fiammetta Carloni
  • LE CHIESE DEGLI ALTRI – Coordinatori: Carlo Bertana, Stefania De luca, Riccardo Allevi
  • MACRORIFLESSIONI – Coordinatori: Stefano Majolatesi, Achille Salerni, Giuseppe Marsoner
iniziativa di beneficenza

Quest’anno abbiamo organizzato una nuova iniziativa di beneficenza in collaborazione con i fotografi della collettiva Visioni di Gruppo #7.

In sostegno all’Associazione DVF Onlus, in particolare per supportare un progetto di cura di una giovane ragazza seguita dall’associazione, abbiamo selezionato una fotografia da ogni gruppo di lavoro. Chi vorrà, nella serata del 14 dicembre potrà contribuire all’iniziativa, ricevendo in cambio una delle fotografie selezionate*.

1_DSC2290foto034 Shanti trebuddistig.sabato1piero di domenicantonio - e il giardino___ DSC_2868

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi aspettiamo alla serata!

* Le foto saranno date in cambio di un contributo di almeno 20 euro. Potranno essere scelte durante la serata e saranno stampate per il 18 dicembre. 

Fascetti_1 - IMG_7792 (9)
Concorso Fotografico Portfolio in mostra - Apertura mostra 19 novembre 2018 - Officine Fotografiche Roma - Spazio piano Aule

Stanze di Alessandro Fascetti

di Alessandro Fascetti

Dal 19 novembre è visitabile la mostra Stanze di Alessandro Fascetti, selezionata all’interno del concorso Portfolio in Mostra, riservato ai soci di Officine Fotografiche Roma.

Un antico palazzo in un paese della Calabria perde la sua ultima anziana proprietaria, anche ultima custode della sua storia secolare.

L’antico palazzo osserva l’oblio, la polvere sottile che si distende, il silenzio ininterrotto nelle sue numerose stanze, ormai inutili. Testimone di nuovi sguardi, talora smarriti in bilico tra passato e presente, osserva spaesato i nuovi abitanti come fantasmi aggirarsi nelle stanze quasi spoglie, ed infine affida con mesto orgoglio al fotografo la propria vetusta nudità.

Alessandro Fascetti

Decenni orsono fotografavo con una Ferrania Ibis, fermavo momenti, da inconsapevole dilettante.

Mi sono promosso fotografo esperto dopo lunga gavetta con macchine reflex analogiche fin oltre l’avvento del digitale, al quale ha poi ampiamente aderito, pur continuando ad amare la pellicola e i suoi effetti âgé.

Amo ancora cogliere l’attimo che il mio cuore-pancia-occhio (e quant’altro) mi suggeriscono al momento – e questo è un guaio, nel tempo del progetto (la fotografia al tempo del progetto, parafrasando Gabriel Garcia Marquez).

Comunque ci provo, per non rimanere emarginato, e il lavoro che presento lo testimonia.

Info mostra

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta,1
Spazio Piano Aule
dal 19 al 30 novembre
dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19

Porpora NYC 1993-Lina Pallotta
Mostra fotografica - giovedì 15 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Porpora - una mostra di Lina Pallotta

Inaugura giovedì 15 novembre alle 19 negli  spazi di Officine Fotografiche Roma, a via Giuseppe Libetta, 1 la mostra “Porpora”, fotografie di Lina Pallotta.

La mostra è un ritratto fotografico di Porpora Marcasciano, attivista per i diritti umani e presidente onorario del Mit (Movimento Identità Transessuale).

A partire dal 1990 e fino ad oggi, l’intimo viaggio visivo ci invita a partecipare al dispiegarsi del rapporto personale tra Lina e Porpora, iniziato ai tempi dell’università a Napoli, nel lontano 1977, all’interno di un movimento che hanno attraversato e dal quale si sono fatti attraversare: non tanto rappresentazione di singoli percorsi di vita ma stratificazione di livelli di significato e di percezioni che si intrecciano con il nomadismo di entrambi e anche con l’evoluzione, i cambiamenti sociali e culturali della nostra epoca.

Gli elementi documentaristici ma quasi diaristici ci rimandano a una riflessione sul ruolo delle immagini e alle problematicità della rappresentazione mediatica di situazioni marginali. Il lavoro, semplicemente, è una presentazione di esperienze condivise che solo la fotografia è in grado di carpire dall’incoscienza dell’attimo. È l’istantanea del momento, il frammento che sfida l’analisi razionale di ciò che pretende di documentare e si rifiuta di imporre un’interpretazione oggettiva e prevedibile della realtà. Le fotografie sono iconografie di momenti privati, che trovano ragione e valore al di là dell’ideologia.

 “Ci siamo poste mille domande sulla responsabilità, il bisogno, il desiderio di riportare una storia troppo importante per rimanere schiacciata dalla paura del nostalgico. Troppe bocche senza testa, soprattutto senza cuore, hanno divagato sulla necessità di rimuovere epoche ed esperienze, facendo largo al nulla. Per poi trovarci in questo mondo, dove non c’è più poesia capace di raccogliere i senza voce della storia, quelli che di solito non hanno diritto di parola, perché sovrastati dalle parole e dai gesti di quegli uomini da cui dipende il rumore del mondo, troppo spesso scambiato col destino della terra.” Porpora

Con la fotografia non esploro la distanza, ma anzi cerco di afferrare sentire e mostrare ciò che è là fuori. È nel caos delle emozioni, nel disordine effimero e imperfetto della vita personale che fugaci e mutevoli momenti di verità prendono forma. E, tra gli interstizi dei segni e simulacri della contemporaneità, spero si insinui la gioia della solidarietà e una timida sovversione.”

Lina

Biografia

Lina Pallotta Fotografa documentaria nata a San Salvatore Telesino (BN), si trasferisce a New York alla fine degli anni ottanta, dove si diploma in “Fotogiornalismo e Documentario fotografico” all’International Center of Photography. Spinta da una forte motivazione a fare la differenza, è attratta dalla cultura underground, dalle sottoculture, dalle storie meno gridate, dalle donne del Messico, dalle persone che hanno storie di rivalsa da raccontare.

Tra i lavori più conosciuti: Porpora e Valerie (2013); BASTA – to Work and Die on the Mexican Border (1999), sulla vita delle lavoratrici messicane nelle fabbriche di frontiera. Ha esposto in mostre personali e collettive in Europa e negli Stati Uniti, e pubblicato in riviste nazionali e internazionali.

Dalla metà degli anni 2000 tiene regolarmente seminari e conferenze per l’International Center of Photography, l’Empire State College, di New York; Frontline Club, Londra; Spazio Labo’, Bologna; Limes, Cagliari; Minimum, Palermo; e “F.project – Scuola di Fotografia e Cinematografia”, Bari. Tiene il master annuale SHOOT! Narrazione e Ricerca ad Officine Fotografiche Roma ed è stata membro del comitato scientifico di Fotoleggendo, per cui ha curato le mostre di Morten Andersen, Birgitte Grignet, Jason Eskenazi, Katrien De Blauwer, Michael Ackerman e Igor Posner. È stata la direttrice artistica di Gazebook: Sicily Photobook Festival 2017.

Nel 2014 vince il Premio Osvaldo Buzzi del “International Trophies of Photography” BN.

Info mostra

Info mostra

Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta, 1 – Roma

Orario di visita:

dal 16 novembre al 7 dicembre 2018

Lunedì – venerdì: 10.00 – 19.00

Chiuso sabato e festivi
Apertura straordinaria
Domenica 2 dicembre
dalle 16.00 alle 20.00
con visita guidata dall’autrice alle 18.00
Ingresso gratuito
of@officinefotografiche.org

Liliana Ranalletta_30_84A1610_m (11)
Concorso Portfolio in mostra - Lunedì 15 ottobre - Officine Fotografiche Roma - Spazio Piano Aule

Vorrei cambiare il mondo

fotografie di Liliana Ranalletta

Mario D’Amico all’età di 65 anni continua ad essere un sognatore.

Quattro anni fa, per realizzare i suoi sogni, comincia a dipingere i muri del suo quartiere che diventa, non più triste periferia, ma centro di bellezza.

Dice che davanti ad un muro colorato le gente è più serena e non pensa alle avversità della vita.

Vuole cambiare il suo mondo, quello di tutti i giorni, e decide di donare la bellezza alle vie, scuole, centri anziani, case, scale, ad ogni cosa che lo circonda, dando un’anima a quei muri che parlano a tutti con dei semplici colori, cancellando la politica, il calcio, le infamie, lasciando solo la poesia.

Questa ondata di colori diventa solidarietà, socializzazione ed energia positiva.

All’inizio è solo, con pochi soldi in tasca ma ha fiducia che la più importante opera di bellezza è ormai in atto nella sua testa.

Si uniscono a lui altri amici e diventano i Pittori Anonimi del Trullo e si firmano PAT.

Info mostra

Dal 15 al 26 ottobre 2018
Officine Fotografiche Roma
Spazio Piano Aule
via Giuseppe Libetta, 1
dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19

 

_LOM2781
Mostra fotografica - Giovedì 18 ottobre ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Resolution 808 - Inside the Yugoslavia Tribunal

Un progetto di Martino Lombezzi e Jorie Horsthuis
a cura di Daria Scolamacchia, Designer Marcello Piccinini
La mostra è prodotta da Festival della Diplomazia col supporto dell’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia e di Officine Fotografiche. L’iniziativa è parte di Contemporaneamente Roma 2018, promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale.

Visita guidata alla mostra mercoledì 24 ottobre alle 19 alla presenza del fotografo Martino Lombezzi e Daria Scolamacchia.

Il Tribunale penale internazionale per l’ex Yugoslavia (ICTY) è stato creato nel 1993 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per indagare sui crimini di guerra che avvenivano nel conflitto balcanico: assedio, detenzione in campi di concentramento, uccisioni di massa, genocidio. Per la prima volta nella storia un tribunale è stato istituito nel mezzo di una guerra, con il compito di perseguire e giudicare i principali responsabili politici e militari delle atrocità. Non esistevano precedenti per guidare il lavoro pratico di questa istituzione, la prima corte penale internazionale dopo i processi di Norimberga e Tokyo alla fine della seconda guerra mondiale.

Il fotografo Martino Lombezzi e la giornalista Jorie Horsthuis nel corso del 2017 hanno avuto un accesso privilegiato a questa istituzione, e nella mostra “Resolution 808” ci portano dietro le quinte del tribunale, raccontandolo attraverso immagini degli interni, ritratti di molti protagonisti ed interviste esclusive. Accanto a ciò, hanno avuto la possibilità di lavorare negli archivi e fotografare oggetti provenienti dalla scena dei crimini che hanno segnato la fine della Jugoslavia.

Il Tribunale ha pronunciato la sua ultima sentenza lo scorso novembre: Ratko Mladic, ex comandante dell’esercito serbo bosniaco, accusato di genocidio e crimini contro l’umanità per il massacro di Srebrenica e molti altri crimini di guerra commessi dalle sue truppe durante la guerra del 1992-1995, è stato condannato all’ergastolo. Dopo questo giudizio lungamente atteso, l’ICTY ha chiuso i battenti, mettendo fine a venticinque anni di indagini sui crimini di guerra.

Il progetto “Resolution 808” vuole essere anche una riflessione sul senso di questa esperienza, il primo esempio pratico di giustizia penale internazionale.

GLI AUTORI

Martino Lombezzi (1977, Genova) è un fotografo italiano. Sviluppa progetti sulla memoria, il territorio, l’identità. Si è laureato all’Università di Bologna nel 2003 con una tesi sulla nascita dell’ICTY e il suo ruolo nella guerra nei Balcani. Collabora con riviste italiane e internazionali. www.martinolombezzi.it

 

Jorie Horsthuis (1981, Amsterdam) è una giornalista e ricercatrice olandese. Ha ottenuto il master nel 2007 presso l’Università di Amsterdam con una tesi sui serbi che vivono in Kosovo. Da allora collabora con diversi giornali e riviste, come De Groene Amsterdammer, NRC Handelsblad, Trouw e Het Parool. Per le sue ricerche ha viaggiato nei Balcani molte volte.

La mostra è prodotta da Festival della Diplomazia col supporto dell’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia e di Officine Fotografiche. L’iniziativa è parte di Contemporaneamente Roma 2018, promossa da Roma Capitale  – Assessorato alla Crescita culturale.

http://festivaldelladiplomazia.eu

 

Info mostra

Dal 18 ottobre al 9 novembre 2018

Officine Fotografiche, Via Giuseppe Libetta, 1 – Roma
Lunedì – venerdì 10.00 – 19.00

Ingresso gratuito