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FotoLeggendo 2017 - Giovedì 22 giugno ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Watermark di Michael Ackerman

di Michael Ackerman
a cura di Lina Pallotta

Giovedì 22 giugno alle 19 apre all’interno di FotoLeggendo negli spazi espositivi di Officine Fotografiche Roma la mostra Watermark di Michael Ackerman a cura di Lina Pallotta. La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 15 luglio.Nome: Sospensione,

Verbo: Sospendere: “Provocare un’interruzione temporanea, tenere in sospeso; sospendere il giudizio”.

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie, al contempo grandiose e senza pretese. Tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi. Immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata.

I particolari viaggi racchiusi nel suo libro Half Life abbracciano New York, L’Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili. Già da tempo, nelle sue fotografie, Michael muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura. La traiettoria è chiara: allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale per arrivare a una forma del tutto diversa di approdare al mondo.

Se il lavoro di Michael è a volte duro, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. Michael ha un amore profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l’Europa, soprattutto l’Europa Orientale, specialmente per i treni notturni, mezzo di trasporto preferito di entrambi. Su questi treni si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore. Questo nulla in cui le cose fluttuano si riverbera nelle sue stampe, sebbene il bianco sia a volte fortemente vignettato, quasi fosse l’oscurità a imporlo. A tratti, invece, gli sfondi possono essere totalmente neri, e allora il soggetto irradia come una candela.

Negli ultimi anni Michael ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, shock, di semplice erotismo e naturalmente d’amore che, quando lo si considera con onestà, comprende un baule di contraddizioni. La paura si mescola dunque all’audacia, la gioia comporta un po’ di trepidazione, l’innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace.

Tuttavia, riflettendo sull’opera di Michael nel suo complesso, mi viene da pensare che una delle grandi sfide con cui gli artisti si misurano è capire quando fermarsi di fronte al proverbiale limite. Chi  cerca costantemente di superare il limite a volte cade in una trappola negativa che ha un proprio compiacimento. Un’immagine garbata o discreta o puramente bella può in realtà essere il rischio che non vogliono correre. Camminare sul filo è sempre stato parte integrante del lavoro di Michael, tuttavia non lo vedo cadere in questo tranello oscuro, ed è per questo che la sua opera è scabrosa ma mai cinica, forte ma anche dolce.

Estratti da “Sospensione” – un testo di Jem Cohen su Michael Ackerman

Biografia

Nato nel 1967 a Tel Aviv. Vive a Berlino.

Dalla sua prima mostra, nel 1999, Michael Ackerman ha lasciato la sua impronta per il suo approccio nuovo, radicale e unico. Il suo lavoro su Varanasi, intitolato End Time City sfugge ogni sorta di esotismo o qualsiasi tentativo di descrizione aneddotica per interrogare il tempo e la morte con una libertà che gli è concessa dall’uso di formati diversi, da quello panoramico – il cui utilizzo ha rinnovato – al quadrato e al rettangolare.

In bianco e nero, con un rischio permanente che lo ha portato ad esplorare illuminazioni impossibili, ha permesso alle immagini granulose di creare visioni enigmatiche e pregne. Michael Ackerman cerca – e trova – nel mondo che percorre, riflessi del suo personale malessere, dubbi e angoscia. Ha ricevuto il Premio Nadar per il suo libro “End Time City” nel 1999 e il Premio Infinity per Young Photographer dell’International Center of Photography nel 1998. Nel 2009 ha vinto il premio SCAM Roger Pic per la sua serie ““Departure, Poland “. Il suo ultimo libro “Half Life” è stato pubblicato nel 2010 da Robert Delpire. Nel 2014 ha collaborato con Vincent Courtois, violoncellista e Christian Caujolle, curatore, in uno spettacolo “L’intuition” che propone un dialogo tra fotografia e creazione musicale.

Questo spettacolo è stato presentato, tra l’altro, al festival Banlieues Bleues e al Rencontres d’Arles 2014. Il lavoro di Michael Ackerman è stato esposto negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, e recentemente alla Galleria Tete di Berlino.

E’ rappresentato dalla Galerie Camera Obscura, Parigi, e dalla Galleria MC2 di Milano.

Info mostra
Inaugurazione

Giovedì 22 giugno, ore 19.00

Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta 1, 00154 – Roma

Orari

dal 22 giugno al 15 luglio
dal lunedì al venerdì 10-13 / 14.30-19

sabato e domenica chiuso

apertura straordinaria sabato 15 luglio dalle 16 alle 20

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Concorso fotografico Portfolio in Mostra - apertura mostra lunedì 15 maggio - Officine Fotografiche Roma - spazio piano aule

Bagnoli di Guglielmo Verrienti

fotografie di Guglielmo Verrienti

Bagnoli è uno dei luoghi più contraddittori di Napoli. Zona dalla forte vocazione turistica fin dai tempi degli antichi romani, subÏ uno stravolgimento totale dovuto all’insediamento, durante tutto l’arco del secolo scorso, di uno dei pi˘ importanti poli industriali del Mezzogiorno. Dopo il grande boom degli anni ’60 e ’70, che decretÚ la fine degli stabilimenti balneari nell’area, le attivit‡ delle fabbriche diminuirono gradualmente, sino alla chiusura dell’ultima industria nel 1992.
Oggi Bagnoli vede le nuove architetture confrontarsi con gli scheletri degli enormi capannoni ormai dismessi, nel mezzo di un deserto fatto di terreni inquinati e immense zone inaccessibili mentre Nisida, verde isolotto che ospita il carcere minorile, osserva dal mare come un estraneo spettatore.
In questa realt‡, tanto complessa quanto affascinate, è situata la Città della Scienza (polo museale nato nel 1996), spaccata in due da via Coroglio che ne separa la parte intatta da quella andata in fiamme nel rogo del 2013, ancora senza colpevoli; i cantieri attivi nel complesso fanno da contraltare al generale immobilismo di un quartiere prigioniero del suo passato, al quale contribuisce anche il sequestro delle grandi aree dove una volta sorgevano Italsider ed Eternit, terreno di disputa tra le istituzioni politiche locali e quelle nazionali. Lidi, turisti e spiagge piene di ombrelloni restano solo un lontano ricordo.

Guglielmo Verrienti, nato a Napoli nel 1985, laureato in arredamento, interno architettonico e design alla Federico II con una tesi sull’architettura nella storia della fotografia, coltiva da sempre la passione per gli scatti e, nel 2012, si avvicina al reportage. Nel 2014 frequenta i corsi del Centro di Fotografia Indipendente diretto da Mario Spada a Napoli, con il quale attualmente collabora. Nel 2016 espone nel complesso di Santa Sofia a Salerno in occasione della rassegna Officina Reporter.

www.guglielmoverrienti.it

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Photography Prize 2017 - Giovedì 18 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Life Framer

In collaborazione con DudeMag

Questa mostra itinerante segna il culmine della terza edizione del premio di fotografia Life Framer, che avrà come ulteriori tappe Tokyo, Londra e New York.

Le esposizioni metteranno in mostra la splendida fotografia contemporanea dei 24 fotografi vincitori,ciascuno di loro scelto nei dodici mesi passati da giudici acclamatia livello globale attraverso tematiche differenti.

Ogni tema è consapevolmente astratto al fine di creare libertà e incoraggiarela creatività e il risultato di questa selezione fotografica, impegnativae significativa, non è che il testamento di tutto questo.

FOTOGRAFI PRESENTI:

Maja NydalDK, Mark BenningtonUS, Melissa SpicciaAU, Sandrine LopezFR, Gustavo GomesBR, Alex KryszkiewiczCA, Sian GrahlAU, Stephanie StonemDE, Bas LosekootNL,Marcel LaponderUK, Prue StentAU, Luis Alberto RodriguezUS,Kovi KonowieckiUS, Kristof VadinoBE, Sandra MehlFR, Melanie ClearySA, Yasmin MundAU, Toby BinderDE, Demetris KoilalousGR, John SandersonUS, Valery MelnikovRU, Pierre AbensurFR, Giuseppe Lo SchiavoIT, Loreal PrystajUS

LIFE FRAMER

Life Framer è una piattaforma di fama mondiale dedicata allascoperta e alla celebrazione della fotografia contemporanea diamatori, artisti emergenti e professionisti di tutto il mondo. Ospita un premio indipendente assistito da una crescente comunità difotografi, progettato per la cultura creativa online e offline.

www.life-framer.com

#lifeframer

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Selezione Concorso Portfolio in mostra - Apertura venerdì 28 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma - spazio piano aule

Il Parco Regionale dell'Appia antica, tra storia e natura.

fotografie di Sandro Luciani

Un parco meraviglioso di 3400 hm quadri, istituito nel 1988 dalla Regione Lazio e che si sviluppa all’interno dei territori comunali di Roma, Ciampino e Marino.

Un luogo che trasmette tranquillità, ma anche pieno di vita, in cui staccare la spina dalla quotidiana routine cittadina: è sufficiente camminare pochi minuti sulla via Appia Antica, per sentirsi in una bolla che estrania dalla frenesia della città.

E’ un luogo denso di storia e natura, dove queste due realtà coesistono e formano un sinolo armonioso. Dagli acquedotti Claudio e Anio Novus (38 -52) alla medievale Tor Fiscale, dall’acquedotto Felice, costruito dal 1585 al 1590, al Casale del Sellaretto, casa cantoniera di metà ‘800, molti sono gli edifici e i ruderi dal prezioso valore storico che si trovano nel parco, immersi nel verde.

Capita, poi, quando si vengono a creare particolari giochi di luce, di trovarsi a contemplare delle scene quasi surreali, in cui queste antiche costruzioni, inserite nel paesaggio naturale, ci forniscono delle magnifiche istantanee.

C’è qualcosa che conquista il cuore di tutti coloro che hanno avuto l’occasione -l’onore- di passeggiare in questi prati. Poco importa la stagione: il Parco è, e sarà sempre, un luogo accogliente e magico.

 

Biografia

Mi chiamo Sandro Luciani e sono nato a Roma 50 anni fa.

Ho avuto il mio colpo di fulmine per la fotografia con la classica Polaroid che si regalava alla prima comunione.

Da quel giorno in poi, come potevo mettevo l’occhio in un mirino.

Amo la fotografia sotto tutte le sue forme e sto ancora cercando di capire cosa voglio fare da “grande” :)

Devo dire che in questo OF mi sta aiutando molto nel trovare la strada.

L’anno scorso in occasione di Fotoleggendo, ho partecipato alla mostra collettiva “Un Ponte per la Fotografia”

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Finalisti del Premio Celeste - venerdì 21 aprile ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Streamers - i progetti finalisti in mostra

A cura di Irene Alison

Venerdì 21 aprile ore 18 a Officine Fotografiche inaugura la mostra Streamers a cura di Irene Alison. Durante la serata la chief-juror Irene Alison annuncerà i nomi dei due progetti vincitori che si aggiudicheranno gli 8.000 €.
Un caloroso ringraziamento ai giurati Xavier Antoinet, Camilla Invernizzi, Arianna Rinaldo e James B Wellford per la scelta dei progetti finalisti.

Esplorazione, introspezione. Viaggio in avanti nel tempo per indovinare i percorsi del futuro, o a ritroso, nella memoria, per preservare ricordi e nutrire le radici. Partecipazione, documentazione, astrazione: approcci diversi a un racconto visivo che quasi sempre mette al centro il conflitto, il rimosso collettivo, i nodi non sciolti. Che si tratti di un muro, di una guerra o di una piccola e personalissima frattura come un divorzio.

Ma quante funzioni può avere oggi la fotografia? Quante lingue diverse può parlare? La collettiva Streamers, che riunisce il lavoro dei dieci finalisti dell’omonimo premio, è una breve traiettoria che tocca alcuni punti del discorso visivo contemporaneo proponendo l’opera di fotografi e artisti differenti, uniti per l’occasione da un filo rosso che prova a tenere insieme (anche con salti e snodi azzardati) un pensiero condiviso sulla fotografia come strumento utile a decifrare e metabolizzare la complessità del tempo/mondo in cui viviamo.

A questi fotografi, selezionati dalla giuria tra tutti i partecipanti al premio per la qualità dei loro lavori, abbiamo chiesto di condividere con noi non solo l’approdo finale del loro itinerario, ma anche le tappe del loro processo creativo, nel tentativo di fare di Streamers un’occasione di riflessione sull’importanza dell’architettura progettuale in un’epoca di bulimia iconografica; sulle diverse declinazioni che può assumere il linguaggio fotografico in funzione di un determinato contenuto; sulla progressiva messa a fuoco del punto di vista sul contesto o concetto al centro del racconto. Attraverso gli account che i candidati hanno aperto nello spazio virtuale di Streamers, abbiamo visto i loro progetti prendere forma, abbiamo seguito il filo del loro pensiero visivo, abbiamo avuto l’opportunità di frugare tra i loro appunti, di consultare le loro mappe, di ricostruire gli indizi e le ispirazioni attraverso i quali sono approdati a una certa interpretazione e sintesi. Abbiamo avuto modo di valutare le loro scelte di editing e le loro decisioni nello stabilire una gerarchia tra le immagini. Abbiamo provato a immaginare un premio che fosse (per tutti) una possibilità di confronto e non solo di giudizio, disegnando i confini di un playground in cui provare – fuori dagli asfittici limiti dei premi-lotteria – a definire se stessi e a mettere il proprio lavoro in prospettiva, fornendo un background, ripercorrendo un cammino, rivelando le prove e gli errori del work in progress.

A conclusione del premio, la collettiva vuol essere uno spazio aperto di dialogo  tra queste voci fotografiche così diverse, in cerca di assonanze, differenze, parallelismi e contrasti da elaborare e rielaborare liberamente: il filo rosso che lega insieme questi lavori è un’ipotesi, una sfida, un pensiero che può essere tagliato e riannodato come si vuole.

Molti dei loro progetti sono tutt’ora in corso, sono inizi di racconti più ampi, tappe di un viaggio che parte da qui ma che arriverà più lontano: Streamers è anche, quindi, un’occasione per scoprirli, conoscerli, appassionarsi al loro tragitto, e decidere che vale la pena non perderli di vista.

Irene Alison

Progetti in mostra:
Arianna Arcara ‘On the other side of’
Pietro Paolini TerraProject Photographers ‘Caso collettivo 11.227′
Fabio Moscatelli ‘A Sky Full Of Stars For A Roof’
Michael Cheung ‘Underground Life’
Francesca Cao ‘Hidden identities’
Franco Monari ‘E poi verrà la nebbia’
Davide Monciatti ‘on land’
Daria Addabbo ‘Marco’
Alberto Giuliani ‘Surviving humanity’
Diambra Mariani ‘The last summer’

Info mostra

Streamers
a cura di Irene Alison
Inaugurazione mostra
venerdì 21 aprile 2017 ore 18

Officine Fotografiche Roma
Via G. Libetta, 1
Tel. +39 06 97274721

orari di visita
dal 26 aprile al 5 maggio 2017
lunedì – venerdì ore 10.00/13.30 e 14.30/19.00
Ingresso gratuito

 

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Fotografie del gruppo di lavoro - Macro & Close-up - Inaugurazione mostra giovedì 20 aprile ore 19 - Teatro Ambra alla Garbatella

Opus Tessellatum

coordinatori del gruppo Liliana Ranalletta, Antonio Russo, Stefano Majolatesi

Giovedì 20 aprile alle 19 inaugura al Teatro Ambra alla Garbatella la mostra Opus Tessellatum, del gruppo di lavoro “Marco&Close up“coordinato da Liliana Ranalletta, Antonio Russo, Stefano Majolatesi. 

“Che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile.”

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe

La fotografia macro è spesso pensata e immaginata come uno strumento per vedere scientificamente i dettagli di esseri dalle piccole dimensioni, come un mezzo per indagare la realtà.

Il gruppo ha iniziato il suo percorso e ha lavorato a lungo su questi temi che sono alla base dell’apprendimento di una tecnica solida e più che mai necessaria. In seguito si è provato a uscire dalle regole e a scomporle, ad usare tecnica e sentimento per guardare il mondo da un altro punto di vista, e trovare in esso quella bellezza a volte nascosta e spesso ignorata.

Ogni lavoro qui esposto è un progetto a sé, con un titolo, un tema portante, un senso. Guardandoli tutti insieme sembrano tessere di un unico disegno, un insieme di figure che si compongono e si avvicinano per colore, forma, grafismo. Un continuum armonico, come la stessa natura intorno a cui si richiamano e dalla quale prendono spunto. Da qui il titolo di questa collettiva.

In essa troviamo soggetti molto diversi. Dettagli di ruggine, dita che si muovono su tasti, sfere attraversate da luci colorate e fiori che sembrano disegni botanici. Parti, dettagli, segmenti astratti che a volte si fatica a capire da dove vengano.

Questo è stato il filo conduttore di tutti gli autori. Ognuno con la sua sensibilità, ognuno con la sua curiosità è andato, guardando da vicino, a scovare tratti che ad uno sguardo veloce possono sfuggire. Immagini che richiedono di andare oltre, che non vogliono presentare la realtà per quello che è, ma per quello che suscita, mentre si cerca un senso in oggetti noti e quotidiani.

Fotografi:
Anna Ammendolia, Fiammetta Carloni, Peppino Giannone, Giuseppe Marsoner, Maria Teresa Menna, Roberto Palombarani, Giuseppe Quattrone, Achille Salerni, Alessandro Vitale, Angela Volpe

Info mostra

Teatro Ambra alla Garbatella
dal 20 aprile al 21 maggio 2017
Inaugurazione giovedì 20 aprile 2017 ore 19

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Selezionata al concorso Portfolio in mostra - Apertura mostra lunedì 10 aprile - Officine Fotografiche Roma - spazio piano aule

Razionalismo-dialogo tra linee e forme di Simona Ballesio

di Simona Balesio

E’ un occhio particolare quello di chi fotografa: un occhio che non si accontenta di guardare la realtà che vede, ma vuole scrutare tra le pieghe di quello che osserva, indagare i nessi che si celano sotto le apparenze, scoprire significati meno apparenti e forse più veri.

Simona Ballesio da sempre è affascinata dai particolari che compongono la realtà, una porta scrostata, un albero vede dal finestrino di un treno, un viso di un gitano che balla. Il suo occhio coglie una parte del mondo che vede, e quella parte, da sola o sommata ad altri particolari, ricostruisce una realtà che sottolinea emozioni diverse da quelle apparenti, più segrete e più misteriose.

E’ quello che succede anche quando la fotografa guarda gli edifici del Razionalismo romano.

Il quartiere dell’EUR, il Foro Italico, l’Università La Sapienza, ma anche le tante palazzine sparse nei quartieri della Capitale, o di Ostia, sono capolavori della storia dell’architettura internazionale, perché hanno rivoluzionato il linguaggio architettonico italiano facendolo diventare moderno e internazionale, e perché disegnavano quartieri monumentali e funzionali insieme, pensati per rispondere a esigenze pubbliche e private di una città moderna.

Le linee geometriche che caratterizzano l’architettura di Adalberto Libera, Ernesto La Padula, Mario de Renzi, Luigi Moretti, Enrico Del Debbio, ma anche le loro forme tonde o quadrate che si intersecano o tagliano perpendicolari, disegnano edifici monumentali e case di abitazione usando la stessa sintassi compositiva sia nella grande dimensione che in quella piccola le stesse linee e le stesse forme.

Guardando le immagini, in ogni dettaglio architettonico emerge la stessa solennità, la stessa perfezione compositiva, la stessa pulizia e lo stesso rigore dell’intero progetto, sia che si tratti di particolari dei villini del lungomare di Ostia, o degli edifici del Foro Italico, sia che sia il Palazzo dei Congressi dell’Eur o la Facoltà di Fisica dell’Università La Sapienza.

Una scoperta che è anche un’emozione per la fotografa, che la sottolinea accoppiando due fotografie insieme, un modo di rafforzare un’immagine con l’altra, di sottolineare il concetto, di far nascere un dialogo tra una forma e l’altra, tra una linea e l’altra.

 

[ testo a cura di Linda de Sanctis ]

Officine Fotografiche Roma
dal 10 al 26 aprile 2017
Spazio Piano Aule

Concorso Portfolio in Mostra - Apertura mostra 27 marzo 2017 - Officine Fotografiche Roma - spazio Piano aule

Yo soy Fidel di Aldo Feroce

Fotografie di Aldo Feroce

La Carovana  con le ceneri del  Comandante è partita il giorno 30 novembre 2016 dall’Avana  alla volta di Santiago di Cuba.  Le spoglie mortali del Presidente,  avvolte nella bandiera cubana e protette da una teca di vetro,  hanno percorso lo stesso tragitto che nel gennaio 1959, a pochi giorni dal trionfo della rivoluzione, Fidel Castro intraprese per raggiungere  L’Avana.
Il convoglio arriverà a Santiago il 3 dicembre dopo un viaggio di oltre mille chilometri attraverso le principali città dell’isola i cui abitanti, specialmente “campesinos”, hanno utilizzato tutti i mezzi a disposizione per assistere al passaggio e dare l’ultimo addio all’eterno guerrigliero.

Biografia

Ho iniziato a fotografare nel 1976 a 19 anni con una camera a pellicola e da autodidatta ho imparato a stampare in camera oscura, sviluppando pellicole e stampando in bianco e nero.
Successivamente, per circa venti anni mi sono dedicato ai servizi fotografici matrimoniali fino a quando 8 anni fa iniziato a dedicarmi ad un genere diverso con lintento di realizzare
qualcosa che potesse soddisfarmi a livello emozionale.
Ho iniziato a frequentare i Corsi di Officine Fotografiche a Roma dove ho potuto acquisire la conoscenza della tecnica digitale e iniziare un percorso formativo basato su Reportage Editing e Post produzione
Ad oggi, tre miei progetti sono stati pubblicati su riviste di settore: Second Class , Ship Breacking Yard , Compartiendo Esperanzas

Info mostra

Dal 27 marzo al 7 aprile

 

©Rebecca Norris Webb, "Blackbirds," from "My Dakota"
Apertura al pubblico dal 29 marzo - - Officine Fotografiche Roma

My Dakota di Rebecca Norris Webb

La mostra è curata da RVM Hub

Mercoledì 29 marzo apriamo a Officine Fotografiche Roma la mostra My Dakota della fotografa americana Rebecca Norris Webb a cura di RVM Hub.
Due appuntamenti imperdibili accompagneranno la visione della mostra: mercoledì 29 marzo alle 20, una lecture con Rebecca Norris Webb e Alex Webb dal titolo “Slant Rhymes: The Photographs of Alex Webb and Rebecca Norris Webb.”

Venerdì 31 marzo alle 19 l’autrice condurrà i visitatori in una visita guidata della mostra “My Dakota” visitabile fino al 13 aprile negli spazi di Officine Fotografiche Roma a Via G. Libetta, 1.

Da tempo residente a New York, Rebecca Norris Webb è cresciuta nel South Dakota, i cui paesaggi continuano a perseguitare la sua anima. Nel 2005 si è prefissata di fotografare il suo Stato natale.

«L’anno successivo, mio fratello Dave è improvvisamente morto d’infarto», scrive. «Per mesi, una delle poche cose in grado di dare sollievo al mio cuore sconvolto è stato il paesaggio del South Dakota. Come se tutto ciò che potessi fare fosse guidare per i calanchi e le praterie, e fotografarli.

Ho cominciato a chiedermi: “La perdita ha una sua propria geografia?”» Norris Webb, che è anche poetessa, ha scritto – e scritto a mano – il suo poema, qui intrecciato con le fotografie. Inizialmente, con My Dakota intendeva produrre una visione intima e personale dell’Ovest americano, per contrastare e dare risalto ai maestosi paesaggi e alle avventure dei trivellatori petroliferi ritratti in passato da fotografi e pittori.

My Dakota affronta il tema dell’impatto umano sulla terra, il modo in cui ha influenzato le vite degli uomini; è un registro dell’economia e del paesaggio mutevoli dello stato.

Questa serie è un elogio funebre per le fattorie di famiglia che stanno scomparendo e per le piccole città che sostentavano; è un’elegia per il fratello della Norris Webb, un suo modo di affrontare il dolore, “per assorbirlo, estrarlo e, infine, lasciarlo andare”.

Biografia

Rebecca Norris Webb ha pubblicato cinque libri di fotografia – tra cui The Glass Between UsAlex Webb and Rebecca Norris Webb on Street Photography and the Poetic Image, eViolet Isle: A Duet of Photographs from Cuba (con Alex Webb).

Rebecca Norris Webb nasce come poetessa; intreccia spesso prosa e fotografie nei suoi cinque libri, soprattutto in My Dakota, un’elegia per suo fratello morto improvvisamente e oggetto della mostra personale tenutasi al Cleveland Museum of Art. Le sue fotografie sono apparse su New YorkerGuardianLe Monde, tra gli altri; inoltre, i suoi lavori figurano tra le collezioni del Museum of Fine Arts di Boston, il Cleveland Museum of Art e il George Eastman Museum di Rochester, NY.

Il suo sesto libro, Slant Rhymes (a cui ha collaborato Alex), edito da La Fabrica, uscirà a marzo accompagnato da una mostra a Madrid. My Dakota verrà esposto a Roma presso Officine Fotografiche a fine marzo, per festeggiare l’edizione italiana del libro, insieme a un workshop, una slide talk e il book signing di Rebecca e Alex.

Info mostra

Officine Fotografiche Roma
Via G. Libetta, 1
Tel. +39 06 97274721

orari di visita
dal 29 marzo al 13 aprile 2017
lunedì – venerdì ore 10.00/13.30 e 14.30/19.00
Ingresso gratuito

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Selezione Portfolio in mostra - Apertura mostra lunedì 13 marzo - Officine Fotografiche Roma - Spazio piano aule

Il mondo di Dainaly

Fotografie di Liliana Ranalletta

Dainaly, ventidue anni, è una ragazza autistica, nata e cresciuta in una famiglia circense.

Ama il Circo, è la sua casa fatta di sogni e colori.
Qui possono prendere vita i personaggi del suo universo, qui la sua fantasia può tessere le sue trame, solo qui Dainaly non è sola, sempre circondata dall’affetto dei suoi cari.
Il Circo, quel mondo dove tutto appare finto, diventa l’universo del possibile, teatro incondizionato dove Dainaly riesce a declinare le impercettibili sfumature del suo immaginifico universo, così impenetrabile ed a tratti indecifrabile e segreto, eppure fatto di disarmante fragilità e dolcezza.
Da due anni seguo Dainaly, con pazienza e con l’aiuto dei suoi cari, sono entrata a contatto con la sua quotidianità, fatta di piccoli gesti, del suo rapporto speciale con gli animali e con i componenti della sua famiglia circense.

Sua madre mi ripete spesso “Dainaly è amore e riceve amore”. Capisco che l’amore è l’unica chiave possibile per decifrare l’intricato tessuto del suo modo di relazionarsi con i suoi cari e con il resto del mondo.

Biografia

Sono Liliana Ranalletta.
Ho studiato fotografia presso Officine Fotografiche di Roma con validi docenti.
Prima di avvicinarmi alla street photography ho esplorato diversi generi ma soprattutto la macro che mi ha abituato ad osservare i particolari.
Alla strada e alla gente che la popola, fonte inesauribile di stimolo, dedico gran parte dei miei scatti.
Amo viaggiare ed ho capito che ogni angolo del mondo ha un sapore diverso per me se visto attraverso l’obiettivo.

Oltre alla fotografia di strada mi sono dedicata ad alcuni lavori con tematica sociale.
La macchina fotografica è diventata la mia compagna inseparabile della quale non potrei più fare a meno per non pentirmi di aver mancato una situazione interessante.

Al mio attivo ho parecchie mostre collettive ed una personale ad Obiettivo Donna 2015 10ª edizione

Il mio sito: www.lilianaranalletta.it

Info mostra

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1
Spazio Piano Aule
dal 13 al 24 marzo 2017
orario dalle 10.00 -13.30 14.30 -19