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Mostra fotografica - Inaugurazione venerdì 18 gennaio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Creature

David McEnery
a cura di Stefano Bianchi

Officine Fotografiche ospiterà nella sue sede di Roma la retrospettiva dedicata al britannico David McEnery (1936-2002), con scatti fotografici autografi provenienti dall’Archivio Mantovani Galerie diSaint Maden (Francia) in collaborazione con l’Associazione Culturale Ponti x l’Artedi Milano.

Nei suoi trascorsi professionali, McEnery ha lavorato per varie testate giornalistiche internazionali fra cui la prestigiosa rivista Life, catturando gli aspetti più insoliti e divertenti della quotidianità. Il suo sguardo, improntato sulla leggerezza e l’ironia, garantisce uno stile unico e assai ricercato. Da autentico purista, non ha mai utilizzato il flash. La moglie Pat (anche lei fotografa e spesso sua modella) racconta che per eseguire un solo scatto David pazientava tutta la giornata pur di ottenere la luce che voleva.

La sua personalità, traboccante d’umorismo, gli ha consentito di creare situazioni fotografiche inventando curiosi accessori e oggetti di scena (una custodia per serpenti, una motocicletta per ranocchi…) da lui stesso costruiti che interagiscono coi personaggi umani. Peter Galassi, ex direttore del Department of Photography del MoMA di New York, ha commentato: «Scattare foto divertenti è molto difficile: richiede tatto e delicatezza. David McEnery possiede queste doti, oltre a un innato “sense of humour”».

L’allestimento della mostra, curato dal giornalista critico d’arte Stefano Bianchi, metterà in risalto l’arte fotografica attraverso l’efficacia delle immagini di McEnery, irresistibile mix di Slapstick Comedy (la gag da film muto che sfrutta il linguaggio del corpo) e umorismo tipicamente britannico.

Rimbalzando da un mondo all’altro (incluso l’universo animale), questo reporter dell’ironia declina l’essere, il non essere, l’apparire di quell’imprevedibile commedia che si chiama vita.

In vendita presso il bookshop b.strOf (aperto dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30)il  nuovo libro fotografico David McEnery “Creature” (2018) e “Smile!” (2014) edizioni gmebooks 

Info mostra

Officine Fotografiche Roma –
Via Giuseppe Libetta, 1 – 00154 –

Roma

of@officinefotografiche.org

Orari:
dal Lunedì al Venerdì

10.00-13.00 / 15.00 – 19.00

Visioni di Gruppo-01
mostra - inaugurazione Venerdì 14 dicembre 2018 ore 19.00 - Officine Fotografiche Roma

Visioni di gruppo #7

Venerdì 14 dicembre alle 19 inaugureremo la mostra dei gruppi di lavoro dell’a.a. 2017/2018. Come sempre sarà l’occasione per vedere il risultato finale dei laboratori portati a termine dai fotografi di Officine Fotografiche sotto la guida dei coordinatori dei vari gruppi.

Le tematiche in mostra sono:

  • LUCI DELLA NOTTE – Coordinatori: Angelo Antonelli, Adriana Miani, Stefano Marcovaldi
  • UN, DUE, TRE…STELLA! – Coordinatori: Andrea Alessandrini, Aldo Frezza, Carola Gatta, Angelo Miranda
  • … E IL GIARDINO CREÒ L’UOMO… – Coordinatori: Liliana Ranalletta, Fiammetta Carloni
  • LE CHIESE DEGLI ALTRI – Coordinatori: Carlo Bertana, Stefania De luca, Riccardo Allevi
  • MACRORIFLESSIONI – Coordinatori: Stefano Majolatesi, Achille Salerni, Giuseppe Marsoner
iniziativa di beneficenza

Quest’anno abbiamo organizzato una nuova iniziativa di beneficenza in collaborazione con i fotografi della collettiva Visioni di Gruppo #7.

In sostegno all’Associazione DVF Onlus, in particolare per supportare un progetto di cura di una giovane ragazza seguita dall’associazione, abbiamo selezionato una fotografia da ogni gruppo di lavoro. Chi vorrà, nella serata del 14 dicembre potrà contribuire all’iniziativa, ricevendo in cambio una delle fotografie selezionate*.

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Vi aspettiamo alla serata!

* Le foto saranno date in cambio di un contributo di almeno 20 euro. Potranno essere scelte durante la serata e saranno stampate per il 18 dicembre. 

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Concorso Fotografico Portfolio in mostra - Apertura mostra 19 novembre 2018 - Officine Fotografiche Roma - Spazio piano Aule

Stanze di Alessandro Fascetti

di Alessandro Fascetti

Dal 19 novembre è visitabile la mostra Stanze di Alessandro Fascetti, selezionata all’interno del concorso Portfolio in Mostra, riservato ai soci di Officine Fotografiche Roma.

Un antico palazzo in un paese della Calabria perde la sua ultima anziana proprietaria, anche ultima custode della sua storia secolare.

L’antico palazzo osserva l’oblio, la polvere sottile che si distende, il silenzio ininterrotto nelle sue numerose stanze, ormai inutili. Testimone di nuovi sguardi, talora smarriti in bilico tra passato e presente, osserva spaesato i nuovi abitanti come fantasmi aggirarsi nelle stanze quasi spoglie, ed infine affida con mesto orgoglio al fotografo la propria vetusta nudità.

Alessandro Fascetti

Decenni orsono fotografavo con una Ferrania Ibis, fermavo momenti, da inconsapevole dilettante.

Mi sono promosso fotografo esperto dopo lunga gavetta con macchine reflex analogiche fin oltre l’avvento del digitale, al quale ha poi ampiamente aderito, pur continuando ad amare la pellicola e i suoi effetti âgé.

Amo ancora cogliere l’attimo che il mio cuore-pancia-occhio (e quant’altro) mi suggeriscono al momento – e questo è un guaio, nel tempo del progetto (la fotografia al tempo del progetto, parafrasando Gabriel Garcia Marquez).

Comunque ci provo, per non rimanere emarginato, e il lavoro che presento lo testimonia.

Info mostra

Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta,1
Spazio Piano Aule
dal 19 al 30 novembre
dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19

Porpora NYC 1993-Lina Pallotta
Mostra fotografica - giovedì 15 novembre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Porpora - una mostra di Lina Pallotta

Inaugura giovedì 15 novembre alle 19 negli  spazi di Officine Fotografiche Roma, a via Giuseppe Libetta, 1 la mostra “Porpora”, fotografie di Lina Pallotta.

La mostra è un ritratto fotografico di Porpora Marcasciano, attivista per i diritti umani e presidente onorario del Mit (Movimento Identità Transessuale).

A partire dal 1990 e fino ad oggi, l’intimo viaggio visivo ci invita a partecipare al dispiegarsi del rapporto personale tra Lina e Porpora, iniziato ai tempi dell’università a Napoli, nel lontano 1977, all’interno di un movimento che hanno attraversato e dal quale si sono fatti attraversare: non tanto rappresentazione di singoli percorsi di vita ma stratificazione di livelli di significato e di percezioni che si intrecciano con il nomadismo di entrambi e anche con l’evoluzione, i cambiamenti sociali e culturali della nostra epoca.

Gli elementi documentaristici ma quasi diaristici ci rimandano a una riflessione sul ruolo delle immagini e alle problematicità della rappresentazione mediatica di situazioni marginali. Il lavoro, semplicemente, è una presentazione di esperienze condivise che solo la fotografia è in grado di carpire dall’incoscienza dell’attimo. È l’istantanea del momento, il frammento che sfida l’analisi razionale di ciò che pretende di documentare e si rifiuta di imporre un’interpretazione oggettiva e prevedibile della realtà. Le fotografie sono iconografie di momenti privati, che trovano ragione e valore al di là dell’ideologia.

 “Ci siamo poste mille domande sulla responsabilità, il bisogno, il desiderio di riportare una storia troppo importante per rimanere schiacciata dalla paura del nostalgico. Troppe bocche senza testa, soprattutto senza cuore, hanno divagato sulla necessità di rimuovere epoche ed esperienze, facendo largo al nulla. Per poi trovarci in questo mondo, dove non c’è più poesia capace di raccogliere i senza voce della storia, quelli che di solito non hanno diritto di parola, perché sovrastati dalle parole e dai gesti di quegli uomini da cui dipende il rumore del mondo, troppo spesso scambiato col destino della terra.” Porpora

Con la fotografia non esploro la distanza, ma anzi cerco di afferrare sentire e mostrare ciò che è là fuori. È nel caos delle emozioni, nel disordine effimero e imperfetto della vita personale che fugaci e mutevoli momenti di verità prendono forma. E, tra gli interstizi dei segni e simulacri della contemporaneità, spero si insinui la gioia della solidarietà e una timida sovversione.”

Lina

Biografia

Lina Pallotta Fotografa documentaria nata a San Salvatore Telesino (BN), si trasferisce a New York alla fine degli anni ottanta, dove si diploma in “Fotogiornalismo e Documentario fotografico” all’International Center of Photography. Spinta da una forte motivazione a fare la differenza, è attratta dalla cultura underground, dalle sottoculture, dalle storie meno gridate, dalle donne del Messico, dalle persone che hanno storie di rivalsa da raccontare.

Tra i lavori più conosciuti: Porpora e Valerie (2013); BASTA – to Work and Die on the Mexican Border (1999), sulla vita delle lavoratrici messicane nelle fabbriche di frontiera. Ha esposto in mostre personali e collettive in Europa e negli Stati Uniti, e pubblicato in riviste nazionali e internazionali.

Dalla metà degli anni 2000 tiene regolarmente seminari e conferenze per l’International Center of Photography, l’Empire State College, di New York; Frontline Club, Londra; Spazio Labo’, Bologna; Limes, Cagliari; Minimum, Palermo; e “F.project – Scuola di Fotografia e Cinematografia”, Bari. Tiene il master annuale SHOOT! Narrazione e Ricerca ad Officine Fotografiche Roma ed è stata membro del comitato scientifico di Fotoleggendo, per cui ha curato le mostre di Morten Andersen, Birgitte Grignet, Jason Eskenazi, Katrien De Blauwer, Michael Ackerman e Igor Posner. È stata la direttrice artistica di Gazebook: Sicily Photobook Festival 2017.

Nel 2014 vince il Premio Osvaldo Buzzi del “International Trophies of Photography” BN.

Info mostra

Info mostra

Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta, 1 – Roma

Orario di visita:

dal 16 novembre al 7 dicembre 2018

Lunedì – venerdì: 10.00 – 19.00

Chiuso sabato e festivi
Apertura straordinaria
Domenica 2 dicembre
dalle 16.00 alle 20.00
con visita guidata dall’autrice alle 18.00
Ingresso gratuito
of@officinefotografiche.org

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Concorso Portfolio in mostra - Lunedì 15 ottobre - Officine Fotografiche Roma - Spazio Piano Aule

Vorrei cambiare il mondo

fotografie di Liliana Ranalletta

Mario D’Amico all’età di 65 anni continua ad essere un sognatore.

Quattro anni fa, per realizzare i suoi sogni, comincia a dipingere i muri del suo quartiere che diventa, non più triste periferia, ma centro di bellezza.

Dice che davanti ad un muro colorato le gente è più serena e non pensa alle avversità della vita.

Vuole cambiare il suo mondo, quello di tutti i giorni, e decide di donare la bellezza alle vie, scuole, centri anziani, case, scale, ad ogni cosa che lo circonda, dando un’anima a quei muri che parlano a tutti con dei semplici colori, cancellando la politica, il calcio, le infamie, lasciando solo la poesia.

Questa ondata di colori diventa solidarietà, socializzazione ed energia positiva.

All’inizio è solo, con pochi soldi in tasca ma ha fiducia che la più importante opera di bellezza è ormai in atto nella sua testa.

Si uniscono a lui altri amici e diventano i Pittori Anonimi del Trullo e si firmano PAT.

Info mostra

Dal 15 al 26 ottobre 2018
Officine Fotografiche Roma
Spazio Piano Aule
via Giuseppe Libetta, 1
dal lunedì al venerdì
dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19

 

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Mostra fotografica - Giovedì 18 ottobre ore 18.30 - Officine Fotografiche Roma

Resolution 808 - Inside the Yugoslavia Tribunal

Un progetto di Martino Lombezzi e Jorie Horsthuis
a cura di Daria Scolamacchia, Designer Marcello Piccinini
La mostra è prodotta da Festival della Diplomazia col supporto dell’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia e di Officine Fotografiche. L’iniziativa è parte di Contemporaneamente Roma 2018, promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale.

Visita guidata alla mostra mercoledì 24 ottobre alle 19 alla presenza del fotografo Martino Lombezzi e Daria Scolamacchia.

Il Tribunale penale internazionale per l’ex Yugoslavia (ICTY) è stato creato nel 1993 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per indagare sui crimini di guerra che avvenivano nel conflitto balcanico: assedio, detenzione in campi di concentramento, uccisioni di massa, genocidio. Per la prima volta nella storia un tribunale è stato istituito nel mezzo di una guerra, con il compito di perseguire e giudicare i principali responsabili politici e militari delle atrocità. Non esistevano precedenti per guidare il lavoro pratico di questa istituzione, la prima corte penale internazionale dopo i processi di Norimberga e Tokyo alla fine della seconda guerra mondiale.

Il fotografo Martino Lombezzi e la giornalista Jorie Horsthuis nel corso del 2017 hanno avuto un accesso privilegiato a questa istituzione, e nella mostra “Resolution 808” ci portano dietro le quinte del tribunale, raccontandolo attraverso immagini degli interni, ritratti di molti protagonisti ed interviste esclusive. Accanto a ciò, hanno avuto la possibilità di lavorare negli archivi e fotografare oggetti provenienti dalla scena dei crimini che hanno segnato la fine della Jugoslavia.

Il Tribunale ha pronunciato la sua ultima sentenza lo scorso novembre: Ratko Mladic, ex comandante dell’esercito serbo bosniaco, accusato di genocidio e crimini contro l’umanità per il massacro di Srebrenica e molti altri crimini di guerra commessi dalle sue truppe durante la guerra del 1992-1995, è stato condannato all’ergastolo. Dopo questo giudizio lungamente atteso, l’ICTY ha chiuso i battenti, mettendo fine a venticinque anni di indagini sui crimini di guerra.

Il progetto “Resolution 808” vuole essere anche una riflessione sul senso di questa esperienza, il primo esempio pratico di giustizia penale internazionale.

GLI AUTORI

Martino Lombezzi (1977, Genova) è un fotografo italiano. Sviluppa progetti sulla memoria, il territorio, l’identità. Si è laureato all’Università di Bologna nel 2003 con una tesi sulla nascita dell’ICTY e il suo ruolo nella guerra nei Balcani. Collabora con riviste italiane e internazionali. www.martinolombezzi.it

 

Jorie Horsthuis (1981, Amsterdam) è una giornalista e ricercatrice olandese. Ha ottenuto il master nel 2007 presso l’Università di Amsterdam con una tesi sui serbi che vivono in Kosovo. Da allora collabora con diversi giornali e riviste, come De Groene Amsterdammer, NRC Handelsblad, Trouw e Het Parool. Per le sue ricerche ha viaggiato nei Balcani molte volte.

La mostra è prodotta da Festival della Diplomazia col supporto dell’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia e di Officine Fotografiche. L’iniziativa è parte di Contemporaneamente Roma 2018, promossa da Roma Capitale  – Assessorato alla Crescita culturale.

http://festivaldelladiplomazia.eu

 

Info mostra

Dal 18 ottobre al 9 novembre 2018

Officine Fotografiche, Via Giuseppe Libetta, 1 – Roma
Lunedì – venerdì 10.00 – 19.00

Ingresso gratuito

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Vincitrice del Premio Il Reportage Photojournalism Award - Giovedì 4 ottobre ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Like a bird di Johanna Maria Fritz

a cura di Valentina Piccinni

l Reportage e Officine Fotografiche Roma hanno il piacere di presentare “Like a Bird”, la prima personale italiana della fotografa tedesca Johanna-Maria Fritz, vincitrice de Il Reportage Photojournalism Award 2018.

Tra i 210 progetti ricevuti da 34 differenti Paesi e 25 finalisti selezionati, la giuria, composta da Elisabetta Buffa (Presidente di Phos – Centro Fotografia Torino), Claudio Corrivetti (Fondatore della Postcart Edizioni), Riccardo De Gennaro (Direttore di Il Reportage), Emilio D’Itri (Direttore di Officine Fotografiche), Giulia Ticozzi (Photoeditor La Repubblica), Riccardo Venturi (Fotografo), ha decretato vincitore assoluto del concorso il progetto fotografico di Johanna-Maria Fritz con la seguente motivazione:

“Per l’originalità del tema trattato, l’attività circense in tre Paesi islamici (Palestina, Afghanistan e Iran), fonte di emancipazione e di libertà. Per il suo stile caratterizzato da una notevole identità e omogeneità visiva. Per avere saputo leggere e indagare la complessità di aree di conflitto evitando ogni forma di sensazionalismo a favore di uno sguardo puntuale su un microcosmo simbolico che rivela aspetti meno raccontati di queste società.”.

Un percorso espositivo dato dagli scatti a colori in medio formato realizzati dalla Fritz a testimonianza di differenti realtà circensi. Uno sguardo autoriale e inconsueto su Paesi dove repressione e guerra sono espressione dell’ordinario. Un confine ossimorico tra il mondo fantastico del circo e una quotidiana ricerca di evasione. Un punto di vista che mantiene sempre una certa distanza dai soggetti – di cui quasi mai incrociamo lo sguardo – che sembrano confinati in un limbo sospeso tra realtà e sogno.

All’inaugurazione sarà disponibile in anteprima Il Reportage n° 36 con il portfolio dell’autrice.

Johanna-Maria Fritz è nata in Germania nel 1994. Dopo aver studiato fotografia alla Ostkreuz Schule für Fotografie è stata assistente di  Daniel Josefsohn. Le sue fotografie sono regolarmente pubblicate sulla stampa internazionale. Ha esposto in Paesi come Australia, Francia, Germania, Svizzera, Cina, Islanda, Ucraina e Stati Uniti. Johanna-Maria attualmente vive e lavora a Berlino.

Info mostra

Inaugurazione: 4 ottobre ore 19.00
visita guidata: domenica 7 ottobre ore 18.00

dal 5 ottobre al 12 ottobre
lunedì – venerdì 10.00 – 19.00
domenica 16.00 – 20.00
chiuso sabato
ingresso gratuito

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Concorso Portfolio in mostra - Apertura mostra lunedì 7 maggio - Spazio Piano Aule Officine Fotografiche Roma

Là dove vivono i ricordi di Claudio Imperi

fotografie di Claudio Imperi

La Garbatella è il quartiere dove sono nato e dove ho trascorso tutta la mia adolescenza e gran parte del mio essere adulto.

Attraverso queste immagini provo a ripercorrere le sue strade e la sua anima, cercando di riscoprirla con una lettura personale ed intima.

Cerco di rivivere le sensazioni del tempo della mia giovinezza seguendo un percorso affettivo fatto di spazi familiari e scene di quotidianità già vissute usando

un linguaggio semplice ma carico di emotività, pensieri e ricordi.

“là dove vivono i ricordi” è quindi la ricerca di immagini di un mondo attuale che vive in bilico col mondo interiore della mia giovinezza.

Claudio Imperi è nato e vive a Roma.

Appassionato di fotografia inizia i suoi primi scatti negli anni ’80.

Dal 2009, frequentando vari corsi presso Officine Fotografiche, trova finalmente un ambiente e gli stimoli adatti per dedicarsi con più consapevolezza a temi quali la fotografia di Reportage, di indagine sociale e paesaggio urbano.

Ha fatto parte del pool di fotografi che ha realizzato il progetto :

“RhOME_Sguardi e memorie migranti” , presentato con una mostra nel Febbraio 2014 al Museo di Roma (Palazzo Braschi).

Durante il photoFestival di Fotoleggendo 2014 e 2015 ha esposto rispettivamente :

Giardini Urbani” e “Uomini dell’Asta.”

Info mostra

Dal 7 al 18 maggio 2018
Spazio Piano Aule
Officine Fotografiche Roma
via Giuseppe Libetta, 1
ingresso libero
Orari: 10 -13 / 15 -19
dal lunedì al venerdì
sabato e domanica chiuso

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Mostra - Venerdì 4 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Roma

Antipodes. Two Faces One Europe

fotografie di Alessandro Gandolfi

Venerdì 4 maggio dalle ore 19 inauguriamo a Officine Fotografiche Roma la mostra personale di Alessandro Gandolfi: Antipodes. Two Faces one Europe.


La distanza si vede a colpo d’occhio: lusso e penuria, floridezza e decadenza, prosperità e arretratezza. Sembrano due universi distanti nel tempo e nello spazio. Eppure. Benvenuti nell’Europa unita a due velocità, quella delle distanze siderali a chilometro zero. Raccontate attraverso il paradosso di due città: Wolfsburg (Germania) e Silistra (Bulgaria). Rispettivamente la più ricca e la più povera del Vecchio Continente. A separarle poco più di 1.500 chilometri e parecchi anni luce.

Alessandro Gandolfi ha voluto raccontare attraverso l’emblema di un paradosso una situazione che in realtà accomuna posti ancora più vicini fra loro, seppur con una forbice meno esasperata. Il linguaggio è quello che contraddistingue tutti i suoi lavori, in cui la serietà del fotogiornalismo viene stemperata attraverso una chiave ironica (senza tuttavia sminuire l’importanza del racconto).

La scelta visiva e materica è quella dei dittici, affinché sia evidente nel paragone immediato quanto raccontato dai numeri. Un operaio tedesco che guadagna 2.500 euro al mese, uno bulgaro che arriva a malapena a 200. Una città in crescita che punta prepotentemente alla perfezione e all’efficienza (perfino troppo, talvolta l’effetto alienante ricorda un po’ The Truman Show) e una che lotta per la sopravvivenza, e guarda impotente i suoi giovani andarsene lontano per poter sperare in un futuro.

Wolfsburg altro non è che il prodotto di una delle fabbriche automobilistiche più floride del mondo: la Volkswagen. Tutto dipende dalla grande industria: l’occupazione, il reddito, i servizi, la previdenza, persino gli investimenti culturali. In un flusso che si autoalimenta e che non può neanche immaginare la possibilità di un corto circuito del meccanismo. Benvenuti nel parossismo del successo. Tutto deve essere sano, vitale, proiettato verso il progresso dell’uomo, inteso come emanazione della macchina. Il detto locale non per nulla è: “ogni volta che la Volkswagen tossisce, Wolfsburg ha il raffreddore”.

Silistra, all’opposto, è la realizzazione del peggiore incubo della cittadina tedesca: la fine dell’indotto, la chiusura delle aziende e il collasso di una società che ha visto tutto precipitare. Ritrovandosi senza un progetto che possa ambire, seppur nel tempo, a una rinascita.

Info mostra

Inaugurazione 4 maggio 2018, ore 19
In esposizione dal 4 maggio al 31 maggio 2018
lunedì-venerdì 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00
sabato e domenica chiuso

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Concorso Portfolio in Mostra 2018 - apertura mostra dal 18 aprile - Spazio Piano Aule Officine Fotografiche Roma

Lost in bassa

Brando Ghinzelli

Mercoledì 18 aprile apre nello spazio piano aule di Officine Fotografiche Roma la mostra selezionata all’interno del concorso “Portfolio in mostra” Lost in La Bassa di Brando Ghinzelli.

A mio nonno Adolfo Ghinzelli, storico per passione che, come ben lo descrisse Cesare Zavattini, scopriva “le vecchie foto del Po come un cane i tartufi”.

Luigi Ghirri diceva che la malinconia può affiorare anche quando un paesaggio ci riporta alla mente troppi ricordi.

Forse è proprio questa la sensazione che ho provato quando ho intrapreso questo percorso di 40 km di strada provinciale tra Mantova e Viadana, immerso nel silenzio e nella nebbia.

Viadana, paesino della cosiddetta bassa mantovana, è il luogo in cui sono nato. Molto piccolo mi sono trasferito in provincia di Vicenza, ma ogni fine settimana tornavo in visita ai miei parenti e davanti agli occhi scorreva sempre lo stesso paesaggio, a prima vista freddo e inospitale. Le visite col tempo si sono fatte sempre più rade proprio come le memorie legate a quei luoghi.

Nonostante ciò, non appena mi sono soffermato nuovamente a guardare, frammenti, colori e sfumature sedimentati nella mia mente e nel mio immaginario sono ritornati prepotentemente in vita in un effluvio di immagini.

La serie, pensata inizialmente come progetto di reportage puramente descrittivo ha quindi assunto inaspettatamente connotati sentimentali, facendo riaffiorare reminiscenze di momenti vissuti o forse di vecchie storie che ho solo sentito raccontare.

Brando Ghinzelli è nato a Viadana (Mantova) il 23 Marzo 1989 e risiede a Roma da 3 anni. Lavora per un’agenzia pubblicitaria e le immagini sono il suo strumento preferito per convogliare messaggi ed emozioni. Si è avvicinato alla fotografia come autodidatta poco più di un anno fa, per poi affinare la sua tecnica presso la scuola di Officine Fotografiche dove frequenta il corso base di reportage. Alcune sue foto sono state pubblicate su testate locali e nazionali e su blog di settore.

Info mostra

Dal 18 aprile al 4 maggio 2018
Spazio Piano Aule
Officine Fotografiche Roma
Dal lunedì al venerdì
Dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19