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FotoLeggendo 2018 | Giornate Inaugurali

FOTOLEGGENDO 2018 – XIV EDIZIONE
LA FESTA DELLA FOTOGRAFIA
Inaugurazione 8-9-10 Giugno 2018
negli Spazi di Officine Fotografiche Roma.

Mostre, letture portfolio, premi, incontri, proiezioni.

FotoLeggendo torna per il quattordicesimo anno a Roma con le sue attese mostre fotografiche, le letture dei portfolio, le installazioni, le proiezioni, i dibattiti, le conferenze che coinvolgono per più di un mese il mondo della fotografia del panorama nazionale e internazionale.

Ideato e prodotto da Officine Fotografiche Roma, associazione attiva nella capitale e a Milano, FotoLeggendo è un appuntamento che si rinnova continuamente, negli spazi e nei linguaggi, grazie anche all’ampia rete di collaborazioni creata nel corso degli anni.

Le giornate di apertura saranno tre, come di consueto: 8-9-10 Giugno 2018, nelle quali si concentreranno anche le attività gratuite aperte al pubblico.

FotoLeggendo nel 2018 torna negli spazi informali, nei locali, nelle vie che ospitano le mostre e gli incontri, nell’area intorno a Via Libetta (Quartiere Ostiense).

Parallelamente e nei giorni successivi, una serie di mostre inaugurerà presso alcuni spazi e gallerie private: 001, ISFCI, Roam, WSP Photography, Leporello, AAMOD – Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Cowall – coworking creatività cultura, l’IISS Cine-tv Roberto Rossellini (succursale) e una grande mostra retrospettiva chiuderà le inaugurazioni il 22 giugno presso il Museo di Roma in Trastevere.

Quest’anno nelle intenzioni del direttore artistico Emilio D’Itri c’è l’idea di coinvolgere il pubblico in una festa della fotografia più che sottolineare il suo essere un Festival. Ed è in fondo questa da sempre, la vera anima di FotoLeggendo che ogni anno si reinventa in nuovi spazi e con nuove collaborazioni mantenendo sempre intatta la capacità di stupire accogliendo linguaggi diversi ed innovativi pur non perdendo l’occasione di riflettere sui grandi temi dell’attualità.

Con l’avvento della “smart photography” la fotografia da una parte ha perso un po’ della sua purezza diventando accessibile a tutti, dall’altra ha sviluppato un linguaggio più complesso e ricco di contaminazioni legate alle nuove tecnologie. Sembra accresciuta la voglia di osservare il mondo, di raccontarlo e di raccontarsi ma con tecniche innovative, sempre più lontane dall’idea classica di fotografia.

Rappresentante esemplare della metamorfosi che ha attraversato il linguaggio fotografico in questi ultimi anni è Stefano De Luigi, fotografo dell’Agenzia VII, nato e cresciuto nel mondo del fotogiornalismo. Assieme a Michela Battaglia ha dato vita a “Babel”, un progetto che prende spunto da un fatto di cronaca che ha scosso l’Europa (l’attentato al Bataclan di Parigi) per indagarne le cause. “Regalando delle immagini gradevoli all’impatto che deflagrano a uno sguardo più attento. Mimmo Rotella che strizza l’occhio ai videogiochi” (Chiara Oggioni Tiepolo, curatrice). Raccontato e allestito in maniera volutamente straniante nei locali di Officine Fotografiche.

Altri importanti ospiti di quest’anno sono: Igor Posner con il bellissimo lavoro su San Pietroburgo “Past Perfect Continuous”, a cura di Lina Pallotta e ospitato da Officine Fotografiche; Mathieu Asselin con l’installazione “Monsanto-The book” (tratta dall’omonimo libro/inchiesta vincitore di premi a Fotobook Kassel, ai Rencontres de la photographie – Arles e a Paris Photo); Matthieu Gafsou (membro del nuovo collettivo MAPS) con “Only God Can Judge Me” (presso Officine Fotografiche) sull’ambiente della droga a Losanna.

Nello spazio Loft è allestito il toccante lavoro di Mayumi Suzuki “The Restoration Will” a cura di Laura De Marco sul recupero della sua memoria familiare dopo il terremoto del Giappone del 2011 che ha distrutto completamente la sua casa e la sua famiglia.

Tra le mostre più sorprendenti c’è “Traces”, curata da Daria Scolamacchia e ospitata sempre nello spazio Loft, dell’affermata artista polacca Weronika Gęsicka che indaga la manipolazione delle immagini, a partire da foto stock americane degli anni ‘50, da lei recuperate e rielaborate.

Non può mancare come ogni anno l‘International Photobook Dummy Award di Kassel, l’esposizione dei migliori prototipi di libri fotografici selezionati nel prestigioso premio tedesco (spazio Loft).

Attesissimo è “La Crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril, presentato per la prima volta in Italia, in esposizione nel cortile di Officine Fotografiche, a cura di Laura Carnemolla. Il progetto, nato da un’inchiesta de El País Semanal, ha prodotto un libro “che ha qualcosa del romanzo fotografico, ma nulla di quello che racconta è romanzato, è tutto vero” (Le Monde) e che è divenuto un caso nel mondo dell’editoria: 4 edizioni in quattro lingue e 25.000 copie vendute.

“Dead Sea” è la mostra del Premio Fotoleggendo 2017, del fotografo Carlo Lombardi a cura di Eliana Bambino. Ancora per il Premio Boutographies il lavoro di Cédric Calandrau dal titolo “France 98”, un lavoro di recupero e rielaborazione di alcuni scatti realizzati quando era poco più che un bambino.

Alessandro Cosmelli e Gaia Light presentano la proiezione del lavoro completo “The Buzz Project” ritratto simbolico di metropoli contemporanee arrivato alla sua ottava tappa: immagini scattate dai finestrini dei bus delle grandi metropoli di Milano, Brooklyn, San Paolo, L’Avana, Mumbai, Istanbul, Città del Messico e Parigi (quest’ultime due serie sono inedite e sono presentate in esclusiva per FotoLeggendo nelle sole giornate inaugurali presso il Circolo degli Illuminati).

Presso l’IISS Cine-tv Roberto Rossellini (sede succursale di via G. Libetta), accanto alle mostre degli allievi della scuola serale coordinata da Aldo Cimaglia, il giovane Giovanni Pulice, fotografo di Zona, che lavora da anni sul tema dell’immigrazione, grande emergenza sociale contemporanea, presenta “Displaced”, lavoro sulla vita dei giovani richiedenti asilo e rifugiati in Italia e racconta le loro difficoltà d’integrazione, in alcuni casi superate attraverso lo sport. La mostra è realizzata in collaborazione con Sport Senza Frontiere Onlus e UNHCR.

Nello spazio Cowall – coworking creatività cultura, si aprono infine la mostra di Andrea Petrosino con il lavoro sulle Case Parcheggio di Taranto e i ritratti delle band indie della fotografa Giulia Razzauti.

Lungo via libetta saranno presentate mostre a sorpresa a cura degli studenti della Scuola Biennale di Officine Fotografiche Roma.

Nell’ambito del circuito del festival, che apre le sue porte subito dopo le giornate inaugurali, le mostre spaziano dai temi sociali ai racconti intimi. Tra i temi di grande attualità affrontati c’è la salute, minacciata dall’obesità dilagante. Come dice l’autrice Silvia Landi “per molto tempo l’azzeramento della fame nel mondo è stata considerata una delle più grandi sfide dell’umanità, ma oggi una nuova emergenza chiamata Globesity, sta minacciando la salute del globo” (presso WSP Photography).

Il lavoro minorile è una grave piaga planetaria legata al divario ricchi/poveri e ce la racconta Valerio Muscella con “Haraket” un’indagine sull’industria del tessile in Turchia. La mostra è ospitata all’interno della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Centrale di Montemartini, via Ostiense).

“Susy nuda” è una storia d’amore e insieme un album di famiglia, nel racconto di Valentina Sestieri, figlia di Lorenzo, autore delle fotografie (presso 001).
Al Museo di Roma in Trastevere viene infine presentata una grande retrospettiva di Sylvia Plachy fotografa ungherese, americana d’adozione (e madre dell’attore Adrien Brody) che mostra gli scatti di oltre sessant’anni di lavoro, dal 1958 al 2018.

Come afferma la curatrice Gabriella Csizek: “Comunicando i vari livelli d’emozione che accompagnano l’inevitabilità dell’attesa, con compassione e senso dell’umorismo, Sylvia conduce lo spettatore in un viaggio che mostra la sua capacità unica di creare immagini”.

La mostra è prodotta dal Robert Capa Contemporary Photography Center, Budapest, Ungheria, con il supporto dell’Accademia d’Ungheria in Roma.